Cagianelli, Francesca (a cura di): Charles Doudelet : pittore, incisore
e critico d’arte. Dal «Leonardo» a «L’Eroica», Apparati documentari a cura di Francesca Luseroni, Biografie a cura di Francesca Cagianelli, cm 17 x 24, viii-140 pp. con 68 tavv. f.t. di cui 13 a colori (Arte toscana del primo Novecento, vol. 2) € 26,00 - ISBN 978 88 222 5866 3.
(Casa Editrice Leo S. Olschki 2009)
 
Compte rendu par Giulia Savio
(giulia.savio@unige.it)

 
Nombre de mots : 863 mots
Publié en ligne le 2011-10-27
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
Lien: http://histara.sorbonne.fr/cr.php?cr=1052
 
 

          Si è fortunosamente assistito, nel corso degli ultimi anni, a un parziale recupero e apprezzamento di alcuni personaggi, cosìdetti secondari, della storia dell’arte, fra questi il critico d’arte e incisore belga Charles Doudelet. La recente pubblicazione a cura di Francesca Cagianelli per la casa editrice Leo Olschki del volume Charles Doudelet, pittore incisore e critico d’arte. Dal “Leonardo” a “L’eroica”, ha finalmente messo in luce alcuni aspetti poco noti dell’artista, in particolare un segmento temporale della sua vita, la parentesi livornese, poco nota ai più. L’autrice non è nuova a questo tipo di ricerche, si è dedicata, spesso allo studio del Primo Novecento toscano come testimoniano i suoi saggi relativi al fauvisme in Toscana, al “Gruppo Labronico” e al Caffè Bardi.

 

          Artista fra i massimi esperti del simbolismo nordico, assai apprezzato in ambito toscano, Doudelet viene, in questa sede, rivalutato come pubblicista e critico d’arte sulle pagine di alcune note riviste di settore fra cui spiccano il Leonardo, L’Eroica…e dalle quali si sono rieditati alcuni significativi interventi. Ricco per corollario iconografico e per notizie (assai utile la biografia dell’artista e le note relative alle riviste in oggetto, apparato a cura della stessa autrice e della giovane studiosa Fracesca Luseroni), il volume si distingue per una attenta rilettura della figura del Doudelet incisore che, in questa sede, lascia il passo al critico militante con un occhio di riguardo ai rapporti che l’artista favorì fra l’Italia e il Belgio e che continuano proprio nell’ambito di questo volume, benevolmente patrocinato dai Musei Reali di Belle Arti di Bruxelles.

 

          Virtuosa a fini di studio la pubblicazione di alcuni testi poco noti dell’artista, fra cui spicca il saggio relativo all’arte romena edito su L’Eroica nel 1916-1917, in tale articolo Doudelet, seppur con tono divulgativo, approfondisce alcuni aspetti dell’architettura e arte popolare romena sviluppando prima originali confronti con l’arte di Rubens poi fornendo una breve ma utile cronologia del gusto nazionale.

 

          Ancor più interessanti il dialogo, quasi un testo teatrale e pertanto assai romanzato, che il nostro inventa fra due curiosi interlocutori: L’artista diplomatico (in cui riconosciamo, in parte, lo stesso Doudelet) e il poeta recalcitrante (p.85), e il saggio sui libri illustrati (p. 91), una vera dichiarazione d’amore, ampliamente condivisibile verso le buone letture (come egli stesso sostiene: Un buon libro è un amico eccellente). Se il primo ci consente di approfondire le tematiche, care all’artista,  relative alla funzione sociale dell’arte, resa ancor più piacevole oltre che dall’insolito schema  linguistico anche dall’ausilio di semplici e comprensibili esempi pratici, quali il trop plein, ovvero il concetto di eccesso in campo artistico.

 

          Il secondo  intervento consente di approfondire un aspetto inedito della figure del conoscitore belga. Infatti Doudelet non solo ci  accompagna nella sua personalissima collezione “virtuale” di opere librarie e manoscritte ma ci fornisce una chiave di lettura e una metodologia di analisi semplice ma efficace atta ad individuare quelli che a suo parere sono i canoni ideali per cogliere le peculiarità artistiche di ogni testo, indugiando particolarmente sull’apparato iconografico e spaziando sulla decorazione (con un occhio di riguardo alla miniatura) sia di matrice europea che orientale.

 

          Fondamentale poi, nel contesto dell’attività di critico militante, i saggi relativi agli artisti coevi Benvenuto Benvenuti, Gabriele Gabrielli e al gruppo Labronico in cui si evince, soprattutto in riferimento all’opera di Gabrielli,  il suo occhio attento ai nuovi stili e indirizzi artistici, quasi un anticipatore (p.103). Con Benvenuti ebbe invece un rapporto stretto, testificato altresì dalla ricca corrispondenza, presente nel fondo Benvenuti e conservata al MART di Trento e Rovereto e qui trascritta integralmente dalla quale si evincono sia notizie personali sia note relative al commercio, alla transazione e alla quotazione di opere di entrambi gli artisti.

 

          Meno curata la parte critica, seppur la studiosa si sia prodigata a introdurre l’argomento con dedizione e abbia fornito innumerevoli materiali di studio editi e inediti, manca però, una metodologia di lavoro chiara e dichiarata, le schede esemplificative relative alle riviste nonché la biografia dello stesso artista sono prive di bibliografia relativa (ovviamente è presente quella a fine volume) e la trascrizione dei materiali manoscritti non è anticipata da nessuna norma di trascrizione.

 

          Con ciò non si vuole ovviamente negare l’importanza del volume che, per la prima volta, come sottolinea Luciano Barsotti (Presidente della Cassa di Risparmio di Livorno, cofinanziatore del progetto), palesa “quella stagione decisamente europea che caratterizza la Livorno dei primi anni del XX secolo” (VII) e rende noti questi originali studi sulla personalità di Doudelet in Italia rammentando (si veda con attenzione la caustica ma giustissima e condivisibile nota dell’autrice a pag. 3) che tale ricerca risulta essere personale e frutto di anni di approfondimento da parte della Cagianelli. Nella stessa nota l’autrice ci fornisce una dettagliata rassegna della, assai povera, bibliografia relativa a Doudelet sia in Belgio che in Italia che deve essere stata utilizzata, non dichiaratamente negli apparati.

 

          In generale il volume, seppur con qualche superficiale e del tutto irrilevante pecca, si distingue per originalità e competenza e per una spiccata propensione al recupero e alla conoscenza di personalità, luoghi e periodi storici secondari ma non per questo meno importanti.