Fara, Amelio: L’arte vinse la natura. Buontalenti e il disegno di architettura da Michelangelo a Guarini. 15 x 21 cm , viii-148 pp con 70 ill. f.t. di cui 16 a colori (Pocket Library of Studies in Art, vol. 38) € 22,00 - ISBN 978 88 222 5964 6.
(Casa Editrice Leo S. Olschki 2010)
 
Recensione di Chiara Luminati
(chiara_lumi@yahoo.it)

 
Numero di parole: 1187 parole
Pubblicato on line il 2011-10-05
Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
Link: http://histara.sorbonne.fr/cr.php?cr=1053
 
 

          Il volume L’arte vinse la natura. Buontalenti e il disegno di architettura da Michelangelo a Guarini, scritto da Amelio Fara ed edito dalla casa editrice Leo S. Olschki di Firenze, come dichiarato dall’autore nelle prime pagine del libro, nasce da una ricerca delineatasi nella preparazione del convegno internazionale di studi Michelangelo e il linguaggio del disegno d’architettura, organizzato nel 2009 dal Kunsthistorisches Institut in Florenz e dalla fondazione Casa Buonarroti.

          Amelio Fara è uno dei più importanti studiosi europei di architettura militare dell’età moderna, membro dell’Accademia delle arti e del Disegno di Firenze ed è autore di molteplici studi su Bernardo Buontalenti. A seguito dell’interessante ritrovamento nel corpus grafico di Casa Buonarroti di un  disegno di Michelangelo per San Giovanni dei Fiorentini è nato l’inedito studio del rapporto Buontalenti-Michelangelo attraverso il disegno d’architettura, ricerca che ha portato anche alla realizzazione di questo volume.

          Il libro, organizzato in due parti, analizza nella prima sezione l’influenza che ebbe il disegno d’architettura di Buonarroti su Bernardo Buontalenti e  probabilmente su Guarino Guarini.

Nella seconda parte il testo si sofferma su Buontalenti e sulla sua vicenda artistica.

 

          L’elemento qualificante dello studio si rileva soprattutto nella prima parte dove, come aggiunta ai noti studi su Michelangelo architetto e quindi sui disegni, l’autore evidenzia alcune tematiche ancora poco conosciute. Nello specifico, Fara si sofferma sui progetti architettonici esplicitando in modo chiaro e completo le differenze tra la rappresentazione “ortografica” e  quella “prospettica”.

          La descrizione di tali tecniche viene accompagnata da un buon ed indispensabile apparato iconografico posto in appendice, fatto questo che, se da una parte rende difficoltoso seguire il testo e la rappresentazione grafica, dall’altra consente di impostare le immagini con una gestione ottimale dello spazio disponibile.

          Dal testo risulta che, il disegno era sempre finalizzato sia allo studio sia alla lettura di terzi per la sua realizzazione.

Infatti l’ortografia, come scrive Fara “non equivale né al prospetto (che utilizza soltanto la proiezione ortogonale) né alla sezione sul piano intersecante”, ciò significa che l’ortografia “contempla invece proiezioni ortogonali, proiezioni oblique e sezionature”, tale metodo consente di avere dello stesso elemento architettonico più viste, in molti casi misurabili.

          Questo tipo di rappresentazione architettonica, che non si basa esclusivamente sulle proiezioni ortogonali, sicuramente elaborato da Michelangelo, viene indagato e sviluppato sia da Buontalenti che da Guarini, oltre a risultare una prassi consolidata per gli architetti coevi. Ma è su questi tre artisti che l’autore rileva una continuità metodologica tale da poter effettuare una lettura comparata della loro produzione artistica, proprio in virtù di questo utilizzo rappresentativo ortografico.

          Fara sottolinea come, tramite questa vista multipla, si possa arrivare a comprendere e far comprendere costruzioni che si sviluppano nello spazio attraverso geometrie complesse, come ad esempio le opere del Guarini.

Possiamo ben dire che il vero punto di interesse del saggio può essere condensato all’interno del paragrafo cinque, dove Fara informa in modo chiaro ed inequivocabile come Buontalenti abbia utilizzato ortografie michelangiolesche di porte e finestre, rielaborando direttamente il disegno originale del maestro.

Nello specifico l’autore si sofferma su un disegno di finestra (Oxford, Ashmolean Museum, 1846.79 recto), giustamente riportato per intero alla tavola 10 dell’apparato iconografico del testo, sul quale scrive “l’ultimo tracciato grafico a matita nera della finestra deve essere riferito allo stesso Buontalenti con datazione intorno al 1596” ed ancora “egli interviene senza scrupolo alcuno sul disegno del maestro […]”.

          Quanto sopra non deve stupire, in quanto nel ‘500 non era data nessuna valenza artistica al disegno preparatorio nessuna valenza artistica in quanto tale, ma esso rappresentava esclusivamente un mezzo per effettuare studi e quindi destinato all’oblio.

          Occorre, inoltre, evidenziare come Fara individui nel continuo esercizio di Buontalenti sugli originali michelangioleschi uno “straordinario progresso qualitativo del fare disegnativo”, addirittura l’autore asserisce “di quei fogli, manipolandoli senza scrupolo Bernardo ha estrapolato i contenuti formali e la geometria della parabola creativa. La sua conoscenza di Michelangelo è dunque essenzialmente maturata sui disegni del maestro, e forse ciò ha determinato i limiti della sua identità di architetto insieme alla sua grandezza nel disegnare l’architettura”.

          Relativamente a Guarini, Fara esprime l’ipotesi che lo stesso abbia soggiornato a Firenze, suffragandola da indizi sempre tratti dal disegno di architettura. Infatti si riscontrano analogie sia sulla geometria dell’ottagono recepita dai disegni michelangioleschi per San Giovanni dei Fiorentini (Casa Buonarroti, 120 Ar/v e 7 Ar/v), sia dai modelli di Buontalenti per la Cappella dei Principi.

          In sintesi la tesi sostenuta è che la geometria dell’ottagono “[…]impiegata da Michelangelo e interpretata da Buontalenti, rappresenta la base tecnica sulla quale Guarini elabora la struttura statica ad archi intrecciati”.

 

          La seconda parte del volume è dedicata interamente all’excursus di Bernardo Buontalenti. L’autore studia e approfondisce l’intera vita dell’architetto della corte fiorentina, partendo dall’enigma caratterizzato dalla data di nascita di Bernardo.

          Vengono analizzate le sue opere grafiche, pittoriche e architettoniche, seguendo una linea cronologica a partire dai primi lavori a carattere pittorico, la cui importanza fu tale che anche Vasari gli dedicò attenzione nella seconda edizione delle “Vite”.

          Relativamente alle architetture è nota l’influenza dell’artista per quelle di tipo militare, in questo saggio ampiamente trattate.

          Il capitolo prosegue mettendo in evidenza il viaggio che Buontalenti fece in Spagna al seguito del principe Francesco, dove poté arricchire il suo già ricco bagaglio culturale.

         Scorrono quindi nelle pagine le descrizioni delle principali opere di Buontalenti, unite dall’analisi del disegno che le ha generate e che rimanda, sempre e comunque, alla profonda influenza dello studio dei modelli michelangioleschi.

          Ad esempio risulta evidente nel progetto per la Cappella dei Principi, compiuto tra il 1599 e il1602, dove il Buontalenti ormai ottantenne recupera temi che aveva lungamente studiato e che ripropone, come scrive Fara, “[...]attraverso lo studio di soluzioni Michelangiolesche […]”.

 

         Il volume è completato dalla cronologia su Buontalenti, da un ricco apparato di note a piè di pagina, da un indice dei nomi e da una esaustiva bibliografia nonché da un elenco delle illustrazioni.

         L’apparato iconografico è diviso in due parti: la prima comprende illustrazioni a colori, individuate con numeri romani, dove l’autore ha inserito grafici esplicativi originali al fine di evidenziare i complessi rapporti geometrici in gioco e la loro genesi. La seconda è relativa alle illustrazioni direttamente citate nel testo, reputate da Fara complementari alla comprensione descrittiva. Anche in questo caso sono stati inseriti grafici contemporanei, come nel caso della Grotta Grande di Boboli, dove il rilievo planimetrico e le sezioni contribuiscono alla corretta comprensione di un ambiente geometricamente articolato.

 

          Concludendo, il testo, certamente non di tipo divulgativo ma ben inserito nel panorama scientifico di settore, concorre alla definizione dei complessi rapporti tra disegno, rappresentazione e costruzione, secondo un insieme di influenze che l’autore ha saputo decifrare, attraverso l’analisi comparata degli elaborati e delle opere degli artisti esaminati. Essenziale è la nitida individuazione di Buontalenti all’interno dei suoi limiti artistici, derivati dall’enorme influenza che Michelangelo ha esercitato sullo stesso, così come interessante risulta essere l’ipotesi del soggiorno fiorentino di Guarini, che gli avrebbe permesso di acquisire una fondamentale conoscenza delle caratteristiche geometriche dell’ottagono anch’esso di provenienza michelangiolesca.