Rougemont, Françoise : Contrôle économique et administration à l’époque des palais mycéniens (fin du IIe millénaire av. J.-C.) (BEFAR 332), 21 x 29,7 cm, 696 p., 2 planches couleur, 6 planches n/b in fine, ISBN 978-2-86958-215-6, 90 €
(École française d’Athènes 2009)
 
Compte rendu par Nicola Cucuzza, Università degli studi di Genova
(Nicola.Cucuzza@lettere.unige.it)

 
Nombre de mots : 1552 mots
Publié en ligne le 2010-12-20
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          La decifrazione della lineare B, vecchia ormai di oltre cinquanta anni, ha consentito di leggere una serie di documenti che contengono delle informazioni preziose per quanto riguarda l’organizzazione dei regni micenei. Le tavolette di Pylos, ad esempio, forniscono una serie di informazioni che i soli dati archeologici non permetterebbero di ricavare. Anche se la precisa datazione dei documenti cnossii rimane al momento indeterminata e pochi sono quelli da Micene, Tirinto e Chania, negli ultimi anni il rinvenimento di un cospicuo lotto di tavolette a Tebe (1993-96) e quello di un paio di esemplari ad Haghios Vasilios presso Sparta (2009) lasciano sperare che altri testi potranno in un prossimo futuro aggiungersi a quelli noti, aumentando le conoscenze sulla civiltà micenea e sulla sua organizzazione economica.

 

          Non solo gli specialisti in lineare B ma più in generale gli studiosi interessati alle ricerche archeologiche sulla civiltà micenea saluteranno senza dubbio con favore la pubblicazione del volume di F. Rougemont, che esamina la documentazione offerta dai documenti scritti in lineare B in rapporto all’amministrazione e al controllo economico dei palazzi micenei. L’opera, che sviluppa e amplia la tesi di dottorato della stessa Autrice, si rivolge infatti a un pubblico più vasto rispetto a quello dei soli micenologi, consentendo anche ai non specialisti di affrontare le problematiche esistenti su diversi aspetti offerti dalla lettura dei documenti in lineare B recuperati a Cnosso, Chanià, Pylos, Micene, Tirinto e Tebe. Infatti nel volume della Rougemont si trova una trattazione piana e una bibliografia di riferimento in genere molto esaustiva e aggiornata [1], indicata per esteso nella parte conclusiva del volume. Essa contiene anche la citazione di alcune opere fresche di stampa (se non ancora inedite), grazie alla disponibilità dei colleghi, che ne hanno permesso la consultazione ancor prima della loro pubblicazione.

 

          Il volume si sviluppa in due parti distinte: nella prima, dedicata all’amministrazione e all’economia nell’epoca dei palazzi micenei, l’A. fa il punto della situazione, riepilogando in otto diversi capitoli i dati sugli scribi e sugli archivi, sulla geografia micenea (con il gravoso problema dell’identificazione dei siti archeologici con i toponimi noti dalle tavolette), sull’organizzazione fiscale, sul controllo della mano d’opera, delle terre, dei santuari e degli scambi. L’ultimo di questi capitoli tratta i diversi gradi di dignitari registrati nelle tavolette in lineare B (dal ko-re-te al wa-na-ka): esso costituisce un raccordo con la seconda parte del volume, sviluppata in cinque differenti capitoli e interamente dedicata ai "collettori", che rappresenta il contributo più nuovo e originale dell’opera.

 

          Il tema dei "collettori" (inglese "collectors", francese "collecteurs") ha avuto in anni recenti una notevole fortuna: esso era già stato variamente analizzato in quattro differenti relazioni (J. Bennet, P. Carlier, J. Driessen e L. Godart) nel IX Colloquio Internazionale sui testi egei e micenei tenutosi ad Atene nel 1990 (Mykenaikà, BCH suppl. 25, 1992). F. Rougemont, dopo una storia degli studi sull’argomento, a partire dalla creazione stessa del termine da parte di M. Ventris e J. Chadwick, riepiloga i criteri identificativi di questa categoria di funzionari palatini ed esamina il ruolo dei collettori nell’ambito economico in cui sono stati identificati, ossia quelli dell’allevamento di ovini e dell’industria tessile dei palazzi micenei. Si interroga quindi sulla possibile esistenza di collettori nell’ambito delle produzioni agricole e conclude la sua trattazione con un utile tentativo di chiarire chi, nell’ambito dei personaggi attestati dai documenti in lineare B, può essere effettivamente classificato come collettore.

 

          La trattazione ha il merito di mettere ordine nell’argomento, rimarcando i criteri che permettono di definire come collettori solo alcuni personaggi e tentando di chiarire il ruolo svolto da queste figure nell’ambito dell’economia micenea. La definizione di collettori, nata per designare quattro personaggi che, nelle tavolette di Pylos, sono associati alle parole a-ko-ra e a-ke-re, è stata infatti in seguito utilizzata per molte altre persone menzionate nei documenti cnossii e anche tebani: il tentativo della Rougemont non mancherà di fare discutere gli specialisti, che non si troveranno d’accordo su tutte le considerazioni svolte dalla studiosa, ma il desiderio di operare alcune distinzioni sulla base dell’intero corpus dei documenti disponibili sembra indubbiamente la strada giusta da percorrere. La trattazione critica della studiosa beneficia peraltro delle acquisizioni scientifiche che si sono ormai consolidate e che permettono di apprezzare alcune differenze cronologiche tra i documenti in lineare B (ovviamente non note agli autori dei Documents in Mycenaean Greek e ancora non sufficientemente consolidate in occasione del convegno ateniese del 1990) come risulta evidente, per esempio, nell’esame del dossier sul termine a-ko-ra (pp. 289-309), cruciale nell’identificazione stessa dei collettori.

 

          L’esigenza di porre ordine nell’argomento, avvertita dall’A., è certamente condivisibile: si dispone infatti adesso di una eccellente base di partenza su cui affrontare il problema del ruolo effettivamente svolto da questi personaggi nell’economia micenea e sul loro rapporto con l’autorità palatina. A più riprese l’A. rimarca come l’identificazione di alcuni personaggi come collettori si fondi essenzialmente su criteri formali; la ovvia conseguenza dovrebbe essere la massima cautela nell’individuazione dei criteri (essenzialmente formulari) che permettono di qualificare alcuni nomi come quelli di collettori. La prudenza è tanto più necessaria quanto profonde, in chiave di interpretazione storica, sono le possibili conseguenze: per esempio, come l’A. rileva (pp. 272-277), nell’accettare che la ricorrenza di antroponimi uguali in siti diversi indichi legami di parentela fra gli individui in questione, si finisce per interpretare i collettori come membri di una élite internazionale, con implicazioni in chiave di interpretazione storica tutt’altro che trascurabili.

 

          Lo studio di F. Rougemont, grazie a una accurata analisi della documentazione relativa a ciascuno dei personaggi identificati come collettori (oltre che dei criteri stessi impiegati per giungere a una tale identificazione), permette di sfrondare il numero di coloro che possono realmente essere denominati come tali e richiama a una opportuna e salutare prudenza nell’impiego di una terminologia che rischia di determinare errori interpretativi. Occorre peraltro ricordare, come l’A. rileva in più punti, che tale denominazione è moderna e di comodo e parte da un assunto (il legame con il termine a-ko-ra) che non sembra reggere a un esame puntuale e sistematico. L’analisi sui collettori porta inoltre l’A. a misurarsi con una serie di importanti questioni relative all’organizzazione della società micenea, quali ad esempio la nozione di proprietà privata (pp. 316-318) e la trasmissione ereditaria delle cariche (pp. 321-328) che risultano di grande interesse anche estrapolate dal contesto in cui sono inserite. Viene notato come, in rapporto all’allevamento degli ovini, la menzione dei collettori si ha in coincidenza con l’assenza di capi: questo porta a escludere che si tratti di personaggi beneficiari dell’autorità palatina. Rougemont ritiene possibile che essi siano da identificare con alcuni fattori (come ipotizzato già da Carlier) o imprenditori che agivano come intermediari dell’autorità palatina nell’ambito di alcune specifiche attività produttive o semplicemente del loro controllo.

 

          Come già detto, l’A. analizza anche la possibilità, avanzata da alcuni studiosi, che altri personaggi (come ku-pi-ri-jo attestato a Cnosso), legati alle produzioni agricole, alla lavorazione dell’olio d’oliva e alla metallurgia, siano identificabili come collettori; la Rougemont preferisce però evitare l’impiego di questa denominazione, in assenza di espliciti legami tematici e formulari con quanto riscontrabile nell’ambito dell’allevamento di ovini e della produzione tessile. Piuttosto, la presenza di un nome di collettore (e-me-si-jo) a proposito della produzione di cereali (in KN E 843, E 7338 e X 35), rivela l’importanza che i collettori dovevano avere nella società micenea. In ogni caso tanto i collettori "certi" quanto quelli "incerti" e anche quelli sicuramente non identificabili come tali sono oggetto di una specifica analisi che riepiloga tutti i dati disponibili per ciascuno, con puntuale esame della principale documentazione epigrafica (pp. 437-524).

 

          L’accurata disamina dei documenti in lineare B porta l’A. a ravvisare la possibile esistenza di differenze nelle pratiche amministrative fra Pylos e Cnosso: si tratta di un argomento, come indica la stessa Rougemont, degno di specifici approfondimenti che ci si augura non mancheranno.

 

          Utili tabelle permettono di seguire le argomentazioni condotte dall’A., consentendo in particolare di verificare le ricorrenze di nomi di pastori accanto a quelli di collettori, mentre concludono l’opera accurati indici analitici (dei termini citati in lineare B e in greco alfabetico e dei testi citati).

 

          Il pregio del libro coincide con il suo stesso limite e dipende probabilmente dalla genesi dell’opera, nata, come si è detto, dall’elaborazione di una tesi di dottorato: la prima parte, arricchita da un paio di utili carte geografiche e dalle piante dei complessi palatini micenei che hanno restituito documenti in lineare B, è una pregevole e completa messa a punto per un lettore non specialista, ma per chi è addentro alla materia essa è in larga parte superflua: si segnalano comunque alcune interessanti riflessioni sul termine do-e-ro (al quale sono dedicate le tabelle 2 e 3). Le due parti dell’opera si rivolgono di fatto a differenti tipologie di lettori che difficilmente finiranno per leggerle entrambe: quella degli specialisti troverà infatti ridondante la prima, in cui il tentativo di comparare i dati filologico-testuali dei documenti in lineare B con quelli archeologici incontrerà invece certamente il favore di quanti hanno minore dimestichezza con la materia. Allo stesso modo solo gli specialisti si addentreranno nelle sottili disquisizioni sui collettori, che costituiscono senza dubbio il maggior contributo scientifico dell’opera. Si tratta di una deliberata scelta dell’A., che chiarisce, proprio nelle righe finali (p. 534), come l’intenzione fosse esattamente quella di offrire una sintesi sull’argomento fruibile al più largo pubblico di studiosi del mondo greco antico; questo obiettivo è senz’altro raggiunto e si può essere certi che il volume di F. Rougemont costituirà in futuro un prezioso punto di riferimento per tutti quegli studiosi che vorranno orientarsi nel campo dei documenti in lineare B.

 

 

[1] Anche se riportata in bibliografia, l’opera di L. Bendall (Economics of Religion in the Mycenaean World, Oxford 2007), apparsa nelle more di stampa, non è stata invece utilizzata, come correttamente indicato. Si segnala tuttavia l’omissione dello studio di G. Mariotta, Struttura politica e fisco nello "stato" miceneo, Padova 2003 che, pur scritto prima dell’edizione dei più recenti documenti tebani, esamina molti degli argomenti analizzati dalla Rougemont. Alcune tematiche relative allo sfruttamento dei terreni sono adesso affrontate anche in S. Privitera, I granai del re. L’immagazzinamento centralizzato a Creta tra il XV e il XIII secolo a.C., Padova 2010.