Missere Fontana, Federica : Testimoni parlanti. Le moneta antiche a Roma tra Cinquecento e Seicento, con prefazione di Andrew Burnett e saggio introduttivo di Claudio Franzoni, formato 15x21; brossura; pp. 544; ill.; ISBN 978-88-7140-425-7; € 28,00
(Quasar, Roma 2009)
 
Compte rendu par Dario Calomino, Università di Verona
(dariokalos@tiscalinet.it)

 
Nombre de mots : 1530 mots
Publié en ligne le 2010-10-25
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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            Il volume di Federica Missere Fontana offre uno spaccato della cultura antiquaria romana tra il XVI e il XVII secolo che, nell’ambito specifico del collezionismo e del commercio numismatico, si può considerare un testo di riferimento per la ricchezza e lo spessore storico-documentario dei materiali selezionati, come confermano autorevolmente la prefazione di Andrew Burnett e il saggio introduttivo di Claudio Franzoni. L’autrice, che ha già al suo attivo un considerevole bagaglio di pubblicazioni sull’argomento, ha scelto di trattare la storia del collezionismo numismatico nella capitale non in forma sistematica e, per così dire, manualistica, ma adottando un taglio specialistico, impostato su saggi-capitoli autonomi e tuttavia uniti tra loro dal filo conduttore rappresentato dal contesto storico e culturale di riferimento: ogni saggio analizza la figura di uno studioso-collezionista o l’edizione di un’opera a stampa di argomento numismatico, affrontando una serie di  tematiche legate ai progressi della ricerca storico-antiquaria e allo sviluppo delle metodologie impiegate, soprattutto rendendo conto dei dibattiti e delle controversie maturati nell’ambito della folta cerchia di intellettuali, mercanti o semplici curiosi che animavano il vivacissimo polo antiquario romano. Come viene spiegato in sede introduttiva, la scelta di ordinare i materiali per tematiche piuttosto che per sequenza cronologica è nata dalla necessità di riordinare per la stampa una corposa mole di appunti e annotazioni di studio che l’autrice ha accumulato in vent’anni di ricerche d’archivio e di biblioteca. Le fonti documentarie su cui si basa il lavoro sono infatti sostanzialmente due: la letteratura numismatica e i carteggi privati dell’epoca, che restituiscono l’immagine fedele sia della circolazione delle monete antiche nelle principali collezioni cittadine, sia dei commenti scaturiti dalla pubblicazione di questo materiale, grazie alla quale si alimentava quel fitto scambio di idee e informazioni che contribuì attivamente a far progredire la storia degli studi di settore.

 

            L’autrice propone quindi un punto di vista privilegiato sulla materia, assegnando alle monete antiche il ruolo di protagoniste e di veri “testimoni parlanti”, come ben suggerisce il titolo, in cui si riflettono gli interessi e le conoscenze dell’epoca. All’interno di questa ricca cronaca numismatica, poi, uno spazio rilevante è riservato a una particolare categoria di monete, le falsificazioni, che proliferarono proprio tra Cinquecento e Seicento man mano che l’interesse, sia scientifico che soprattutto venale, per le monete antiche fioriva nella capitale e nel resto della penisola. Questi approfondimenti contribuiscono a vivacizzare ulteriormente le controversie tra i principali protagonisti della scena antiquaria romana, di cui il libro restituisce un resoconto attento e dettagliato.

 

            Il primo capitolo è dedicato ai Diàlogos de medallas, inscriciones y otras antiguedades, fondamentale opera di antiquaria pubblicata nel 1585 dall’arcivescovo di Tarragona Antonio Augustìn (1517-1586); il testo, corredato da superbe incisioni in rame realizzate a Roma e raffiguranti una mirabile galleria di monete antiche, era ricercatissimo tra i collezionisti romani, che potevano consultarlo in due traduzioni in italiano uscite postume. Proprio sui confronti tra il testo originale spagnolo e le sue traduzioni si concentra Federica Missere Fontana, che propone di identificare l’anonimo autore di una di esse in Alfonso Chacòn, domenicano molto vicino, come Augustìn, alla corte farnese. Segue un’accurata analisi testuale fondata, questa volta, sulla rilettura critica avanzata dal contemporaneo Lelio Pasqualini (1549-1611), canonico di Santa Maria Maggiore a Roma, considerato il massimo esperto nel riconoscimento dell’autenticità degli oggetti antichi che circolavano nella capitale. Gran parte dei rilievi mossi da Pasqualini all’opera di Augustìn e annotati in un codice vaticano a lungo studiato dalla Missere riguardano proprio le falsificazioni (molto interessante è ad esempio la sezione relativa ai falsi con difetti di legenda), in cui si finiva inevitabilmente per incappare se non ci si atteneva a quello che per il canonico era da considerarsi il principio basilare della ricerca antiquaria, il metodo sperimentale: spesso, infatti, le immagini delle monete riprodotte nei libri non provenivano dall’esame autoptico degli esemplari, che avrebbe consentito di distinguere quelli autentici dalle contraffazioni, ma erano citazioni di seconda mano, a loro volta tratte da immagini presenti in altri libri. Non mancano infine spunti polemici e prese di posizione nei confronti di altri autori, ad esempio contro Sebastiano Erizzo e a favore di Enea Vico nella controversia sull’interpretazione della funzione della moneta nell’antichità, come medaglia celebrativa o come moneta da spendere a tutti gli effetti.

 

            Nel secondo capitolo viene presentato un campione del “circolante collezionistico” estratto dal repertorio di monete che compongono l’album di Ludovico Compagni, antiquario romano attivo nel primo quarantennio del Seicento; il ricco catalogo, corredato da centinaia di disegni e conservato in un manoscritto della Biblioteca Civica di Verona, offre un prezioso regesto delle rarità, dei pezzi più pregiati e dei numerosi falsi in circolazione.

 

            Il terzo capitolo insiste invece sul confronto tra due delle più rilevanti personalità del mercato antiquario romano nel periodo storico considerato: Francesco Angeloni (1587-1652) e Francesco Gottifredi (1596-1669). Si tratta di figure imprescindibili per la storia del collezionismo numismatico della capitale, ciascuna delle quali incarna un differente modello di approccio alla materia, dando voce alle principali istanze che animavano la cultura antiquaria del loro tempo. Il primo, impegnato nella stesura di una Historia Augusta in cui la sequenza delle vite dei Cesari si articola anche attraverso il supporto delle testimonianze numismatiche, è un collezionista che studia la moneta antica essenzialmente come fonte storica da utilizzare ad integrazione delle fonti letterarie e a tal fine ne giustifica la raccolta. Il secondo si può considerare piuttosto un esperto antiquario che, forte dell’incomparabile esperienza pratica acquisita attraverso l’esame diretto di una quantità di materiale eccezionale per l’epoca, si inserisce nel dibattito sul valore storico delle monete antiche con spirito critico nei confronti di gran parte dei contemporanei, dedicando una speciale attenzione ai prezzari e alle falsificazioni, che il suo occhio particolarmente allenato gli consentiva di scoprire con maggiore facilità.

 

            La figura di Gottifredi viene approfondita anche nel capitolo successivo, grazie a un cospicuo corpus di testimonianze epistolari pazientemente raccolte dall’autrice nella Biblioteca Oliveriana di Pesaro. Le lettere del mercante romano sono indirizzate a numerose personalità dell’élite culturale dell’epoca, che operavano nei centri in cui il collezionismo conosceva maggiore fortuna, da Firenze a Napoli fino ai collezionisti francesi e ovviamente a quelli romani, tra i quali si annovera Pietro Ottoboni, futuro papa Alessandro VIII. Il ricchissimo materiale è organizzato per argomenti: dall’attività mercantile descritta negli aspetti più concreti, come la definizione dei prezzi e i criteri di selezione dei pezzi di maggior valore sul mercato, ai rapporti con gli acquirenti, i loro gusti e le loro aspettative; dalla fondamentale attività di perito numismatico, che valse a Gottifredi la fama di massima autorità nel riconoscimento dei falsi (di grande interesse sono le annotazioni che riguardano alcuni pezzi confluiti nella collezione della regina Cristina di Svezia), fino alle sue personali posizioni nei dibattiti e nelle controversie numismatiche del tempo, che lo portarono a recensire opere a stampa di recente pubblicazione corredandole di annotazioni assai rilevanti per la storia antiquaria, anche su singoli pezzi di particolare importanza. Concludono questo profilo diverse notizie relative sia alla produzione letteraria di Gottifredi (in particolare in merito al progetto di pubblicare una selezione dei pezzi più importanti in suo possesso, ma quel volume non vide mai la luce), sia alla sua privata collezione numismatica, di cui egli trattò personalmente la vendita valutando gli esemplari, stabilendo i prezzi e conducendo le trattative come era solito fare; il medagliere fu infine acquisito da Cristina di Svezia in persona.

 

            Nel quinto capitolo si analizza ancora un testo a stampa di argomento numismatico, tornando indietro nel tempo fino al 1579, anno di pubblicazione dell’Impp. Romanorum numismata a Pompeio Magno ad Heraclium di Adolf Occo (1524-1606), opera che segnò la storia degli studi numismatici, di fatto il più compiuto tentativo fino ad allora sperimentato di collazionare un corpus di monete romane, che costituì un repertorio di riferimento per decenni. Proprio quest’ultimo aspetto viene privilegiato dalla Missere Fontana, che si sofferma soprattutto sulle postille apposte nel corso della prima metà del secolo successivo su una copia conservata presso la Biblioteca Universitaria di Bologna, redatte da quattro mani differenti, quelle di Dionigi Ottaviano Sada, Lodovico Compagni, Leonardo Agostini e Giovan Pietro Bellori. Il prezioso palinsesto mette in luce il profilo dei postillatori, tutti importanti studiosi, disegnatori, antiquari e collezionisti di monete, e ne esalta la competenza scientifica e lo spessore intellettuale, di cui fanno fede le numerose note critiche e di carattere storico e antiquario che costellano il testo. Si tratta quindi di un documento estremamente interessante che può ben rappresentare il graduale processo di conoscenza, divulgazione e approfondimento del sapere numismatico attraverso il confronto continuo e incrociato tra esperienze diverse, tra fonti librarie differenti o tra le monete realmente possedute dai collezionisti e il riferimento che ne veniva fatto nei testi a stampa; una palestra insostituibile che contribuì fattivamente allo sviluppo delle scienza numismatica moderna.

 

            L’ultimo capitolo offre un ulteriore spaccato del dibattito seicentesco sull’utilità del collezionismo numismatico ai fini di una più compiuta e approfondita conoscenza della storia antica; in questo caso lo spunto iniziale è offerto dall’opera di Ézéchiel Spanheim, Dissertationes de prestantia et usu numismatum antiquorum (1664), che, rileggendo la lezione vichiana, divenne un vero caposaldo metodologico della disciplina numismatica, anche attraverso un lungo ed elaborato processo di aggiornamento e perfezionamento che portò l’autore a riscriverlo letteralmente nel corso di molti anni. Sul medesimo tema vengono infine riportate le posizioni di diversi altri autori del tempo.

 

            In conclusione, il libro di Federica Missere Fontana costituisce uno strumento di grande utilità per studiosi e ricercatori che intendano indagare la realtà antiquaria della Roma del XVI e XVII secolo, in grado di offrire una messe di conoscenze e di informazioni inedite per la storia del collezionismo e degli studi numismatici. E’ utile tuttavia ribadire che il taglio specialistico con cui la materia è presentata presuppone il possesso di conoscenze pregresse che garantiscano un inquadramento generale delle problematiche e del contesto storico-culturale a cui si fa riferimento. La consultazione del volume può essere agevolmente integrata con la lettura di testi sussidiari (peraltro puntualmente segnalati nella ricca bibliografia finale), soprattutto da parte di chi, per interesse scientifico o personale, si accosti per la prima volta all’argomento.