Haüssler, Ralph (dir.): Romanisation et épigraphie. Etudes interdisciplinaires sur l’acculturation et l’identité dans l’Empire romain. 2008, 373 p., nbr. ill. - 21 x 29,7 cm - ISBN : 978-2-35518-07-1 - 59 €
(Editions Monique Mergoil, Montagnac 2008)
 
Compte rendu par Paolo Bonini, Università di Padova
(paolobonini@inwind.it)

 
Nombre de mots : 1906 mots
Publié en ligne le 2010-12-20
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
Lien: http://histara.sorbonne.fr/cr.php?cr=1108
Lien pour commander ce livre
 
 


          Il diciassettesimo volume della collana Archéologie et Histoire Romaine, edita a Montagnac da Éditions Monique Mergoil, affronta una tematica tornata in anni recenti di grande attualità nel dibattito della critica storica e archeologica: il problema della romanizzazione. Tale problema consiste nell’individuare la natura del fenomeno, il significato da attribuire al termine che lo definisce e l’opportunità di utilizzarlo ancora come categoria interpretativa negli studi più recenti. Il termine “romanizzazione”, come ben noto, è entrato nell’uso già all’inizio del XX secolo per indicare il graduale processo attraverso il quale le popolazioni via via sottomesse da Roma divennero a loro volta “romane”, in una prospettiva che gli antropologi preferiscono piuttosto chiamare “acculturazione”. La vecchia visione unidirezionale di questo approccio, che esaltava i tratti comuni del sistema imperiale romano come direttamente trapiantati dal centro in periferia, si è però rivelata sempre meno adatta a descrivere correttamente la complessità del mondo romano stesso, man mano che fiorivano sempre più numerosi gli studi di carattere regionale. In ogni provincia del vasto impero, in altre parole, l’approfondimento del rapporto fra centro e periferia, ciascuna con peculiari variazioni su scala locale, ha alimentato negli ultimi trent’anni un cospicuo dibattito critico: a chi, come J.C. Barret e G. Woolf, sostiene la necessità di rinunciare a un termine ormai da considerare inattuale, si oppone invece chi preferisce mantenerlo in uso anche per comodità definitoria, come ad esempio S.J. Keay e N. Terrenato, purché certo gli si attribuisca un significato più pregnante, adatto a esprimere la multiformità delle interazioni culturali che stanno alla base del sistema imperiale romano.

 

          Il volume pubblicato sotto la direzione di Ralph Haüssler viene, dunque, a collocarsi in questo preciso contesto di revisione critica dell’idea stessa di romanizzazione, alla quale il sottotitolo collega molto opportunamente anche i concetti di acculturazione e identità. Il testo ben esemplifica la complessità del fenomeno indagato e apporta senza dubbio un contributo significativo al dibattito poiché sfrutta pienamente le potenzialità specifiche della disciplina epigrafica, che rappresenta forse la strada privilegiata per accedere, per quanto possibile, alla mentalità e al sentire comune delle società antiche.

 

          Come il curatore spiega nell’introduzione al volume (p. 7), l’idea della miscellanea prese forma durante l’organizzazione di una tavola rotonda intitolata “Romanisation et épigraphie en Méditerranée occidentale”, tenutasi nel settembre 2001 presso il museo archeologico Henri-Prades di Lattes. Un gruppo di studiosi, più folto rispetto a quello dell’incontro di nove anni or sono, ha offerto il proprio sostegno alla stesura definitiva, rendendo così possibile un ampliamento dell’indagine soprattutto sul piano geografico. Non più soltanto esempi significativi di area gallica e italica, ma anche iberica, britannica e germanica, cui si affianca in chiusura un contributo sulla Frigia, l’unico relativo al comparto orientale dell’impero.

 

          Al curatore del volume spetta l’onore e l’onere del pezzo di apertura (pp. 9-30), che precisa le possibilità d’interpretare il fenomeno “romanizzazione” attraverso l’epigrafia: l’autore discute con acribia il ruolo della disciplina e il suo peculiare apporto alla costruzione dei modelli interpretativi teorici, che vengono però sempre messi alla prova sperimentandone l’efficacia di fronte alla concretezza dei rinvenimenti e dei contesti culturali specifici. Affrontando il difficile rapporto fra integrazione nell’impero e mantenimento dell’identità locale (sia essa intesa a livello personale, di gruppo o di intere comunità), Ralph Haüssler discute dapprima di onomastica e forme di espressione religiosa, essendo il nome e il credo veri e propri cardini dell’identità individuale; l’autore procede poi alla disamina del contesto sociale e culturale della Gallia Cisalpina, vero e proprio laboratorio del cambiamento, a lungo diviso in età repubblicana fra dure resistenze e accettazione entusiastica dell’assimilazione, per non citare che gli esiti estremi di un atteggiamento dalle mille sfaccettature sia nell’ambito pubblico sia in quello privato.

 

          L’organizzazione del volume procede in senso geografico, a cominciare dall’Italia. Giovannella Cresci Marrone discute l’epigrafia funeraria della Transpadana (pp. 31-41), da intendersi in questo caso in senso lato, come Italia a Nord del Po (regiones X e XI dell’ordinamento augusteo); attraverso il confronto stringente fra la documentazione di Altino e quella di Torino, quasi agli estremi dello spazio geografico considerato, la studiosa evidenzia il diverso ruolo delle iscrizioni funerarie, impiegate ora essenzialmente come marcatori di proprietà, ora invece come vera e propria espressione di status sociale. Philip Milnes-Smith analizza invece la tradizione epigrafica di tre centri urbani (Padova, Este e Trieste), focalizzando la sua attenzione sulle differenze d’uso e di formulario che si mantengono a lungo e possono quindi rivelare un certo quale attaccamento a tradizioni locali (pp. 43-51).

 

          Al territorio delle Alpi Cozie Bernard Rémy dedica uno studio squisitamente onomastico, che esamina prenomi, nomi gentilizi e cognomi dei cittadini romani attestati, discutendone l’ascendenza indigena, greca o latina; una comoda appendice al lavoro elenca divise per sito tutte le epigrafi che l’autore ha preso in considerazione nella fase di raccolta del materiale (pp. 53-94).

 

          Al territorio delle Gallie si riferisce la maggior parte dei contributi del volume, che ben riflettono la diversità degli approcci possibili alla questione e la grande ricchezza di spunti che si può trarre dai vari filoni della ricerca epigrafica. I primi due contributi della sezione si situano all’incrocio fra epigrafia, storia delle religioni e storia sociale: mentre Isabelle Fauduet esamina caratteri e culti delle divinità epigraficamente attestate nei contesti santuariali delle tre Gallie (pp. 95-109), Delphine Acolat approfondisce le pratiche superstiziose e di sincretismo religioso note in contesti di alta montagna, dove le difficili condizioni climatiche suggerivano ai viandanti di affidarsi alla protezione divina (pp. 111-126). L’utilità della tradizionale indagine onomastica non può essere certo messa in discussione, anzi i due contributi successivi ne mostrano appieno la portata: studiando il cosiddetto tesoro di Berthouville (un ingente insieme di argenterie dedicate a Mercurio fra I e III secolo d.C.), Patrice Lajoye ricompone il profilo sociale di quanti incisero il proprio nome sull’offerta (pp. 127-132), mentre Jacques Gascou sfrutta le potenzialità dell’onomastica per indagare il tasso di residualità della cultura celtica nella città di Apt (Vaucluse), l’antica Apta Iulia (pp. 133-137). Un ruolo senz’altro di rilievo riveste il peculiare contributo di Michel Feugère, che sfrutta la ricca documentazione dell’instrumentum domesticum per proporre interessanti considerazioni sull’assetto economico e produttivo della città di Béziers (Languedoc), l’antica Baeterrae; anche la “piccola epigrafia” come suggestivamente la definisce l’autore, offre, a chi ne sa leggere il messaggio, informazioni essenziali per ricostruire la vita quotidiana del mondo antico (pp. 139-154). Il secondo, corposo, contributo di Ralph Häussler trascende i limiti di una semplice comunicazione di convegno e assume piuttosto i tratti di una sintesi magistrale non soltanto sul piano dei contenuti ma anche su quello del metodo (pp. 155-248): appare qui finalmente raggiunta la tanto spesso invocata interdisciplinarità dell’approccio ai problemi storico-archeologici. Facendo propri concetti e termini della topografia e ponendosi nel filone inaugurato da Susan Alcock, l’autore indaga il concetto di paesaggio sotto tre prospettive complementari: il paesaggio rurale, quello sociale e quello sacro. A partire dalle forme di popolamento e presa di possesso del territorio che i Romani pongono in essere nelle campagne di Apt e di Aix-en-Provence, Ralph Häussler procede nell’esaminare le dinamiche sociali e il cambiamento nella mentalità religiosa innescati dalla conquista romana, componendo così un quadro globale, ma saldamente ancorato alla scala locale, dei complessi fenomeni di interferenza culturale che si celano dietro il termine “romanizzazione”. Ad arricchire ulteriormente la sezione sulla Gallia, il contributo di Alex Mullen propone, in linea con l’impostazione della miscellanea, una nuova lettura della cosiddetta ellenizzazione cui la costa provenzale andò incontro già prima della conquista romana (pp. 249-266); per quanto apparentemente isolato fra i saggi del volume, il contributo apre lo spiraglio a un allargamento del dibattito in direzione della grecità ed è facile indovinare che ulteriori approfondimenti in questa direzione non tarderanno ad arrivare.

 

          I due contributi dedicati alla Penisola Iberica sono accomunati dalla precisa intenzione di mostrare al lettore la grande varietà di reazioni che anche in quel contesto geografico seguirono l’imporsi di Roma. Scott De Brestian presenta le iscrizioni funerarie dell’Iberia settentrionale nel periodo compreso fra I e III secolo d.C.; pur senza trascurare la tipologia dei supporti, integrando cioè l’indagine con uno sguardo archeologico, l’autore si concentra sugli epitaffi e conduce un esame statistico e sistematico volto a evidenziare i rapporti di parentela fra i defunti per definirne l’identità familiare (pp. 267-279). Silvia Alfayé e Francisco Marco Simón rivolgono invece l’attenzione a Celtiberi e Lusitani, osservandone il processo di cambiamento in ambito linguistico, religioso e identitario attraverso le iscrizioni su roccia (pp. 281-305).

 

          Il solo contributo di Wolfgang Spickermann riguarda l’area germanica; oltre a esaminare l’incidenza della scrittura presso le tribù germaniche variamente soggette al controllo romano, l’autore discute il ruolo dell’esercito come veicolo di diffusione della cultura scritta: nelle province di confine meno urbanizzate, in effetti, proprio l’esercito dovette costituire il principale veicolo di diffusione dello stile di vita e dei valori romani (pp. 307-320).

 

          La sezione britannica consta di due contributi. Valentina Asciutti assume una prospettiva in qualche modo “stravagante” rispetto al taglio del volume, perché in chiave essenzialmente archeologica indaga i pavimenti musivi con pannelli figurati e iscrizioni rinvenuti due secoli fa nella villa di Frampton; discutendo i manufatti attraverso l’integrazione dei vari punti di vista (archeologico, storico-artistico, storico-religioso e linguistico) l’autrice ricostruisce il profilo sociale del committente, certo imbevuto di cultura classica e dotato di mezzi economici cospicui (pp. 321-333). Esce invece a nome di Roger S. O. Tomlin un coinvolgente lavoro sulle tavolette con maledizione rinvenute in Gran Bretagna: una complessa analisi paleografica di raffronto fra i manufatti ha consentito all’autore la decifrazione dei testi, che aprono scenari suggestivi (e sinistri) sulla magia del mondo antico (pp. 335-350).   

 

          Il volume si chiude, come già accennato, con l’unico contributo dedicato alla parte orientale dell’impero, che per la complessità del rapporto fra cultura greca e romanità meriterebbe certo un volume interamente dedicato. Gian Franco Chiai presenta le forme di comunicazione religiosa dal territorio della Frigia di epoca imperiale, insistendo sul rapporto fra culti e identità etnica in una regione dalle antichissime tradizioni (pp. 351-374).

 

          Al termine di questa complessa quanto affascinante lettura, si avverte un po’ la mancanza di un saggio di sintesi che riprenda le conclusioni di ciascun contributo e le collochi nella prospettiva metodologica indicata dal curatore a inizio volume. È pur vero, però, che la natura in fondo pionieristica di alcuni contributi e la novità di molti dati presentati per la prima volta o riletti in chiave non tradizionale mal si prestano a un intervento che li leghi in un discorso unitario e compiuto. La mancanza di una vera e propria conclusione andrà dunque meglio intesa come la promessa e lo stimolo a lavori futuri: il discorso è tutt’altro che chiuso ma questa miscellanea resterà a lungo un punto di riferimento prezioso per metodologia e temi affrontati.

 

 

 

Indice dei contributi

 

Avant-propos, p. 7

1. Ralph Häussler : Signes de la « romanisation » à travers l’épigraphie : possibilités d’interprétations et problèmes méthodologiques, p. 9-30

 

Italie

2. Giovannella Cresci Marrone : Épigraphie funéraire et romanisation en Transpadane : marque de propriété foncière ou signe de statut social, p. 31-41

3. Philip Milnes-Smith : Local Epigraphies and Identities, p. 43-51

 

Alpes cottiennes

4. Bernard Rémy : Un exemple de romanisation : la dénomination des habitants des Alpes cottiennes au Haut-Empire d’après les inscriptions, p. 53-94

 

Gaule

5. Isabelle Fauduet : Divinités honorées dans les sanctuaires des Trois Gaules: témoignages épigraphiques, p. 95-109

6. Delphine Acolat : Prophylaxie et syncrétisme, quelques témoignages de cultes d’altitude en Gaule romaine, p. 111-126

7. Patrice Lajoye : Analyse sociale des donateurs du trésor de Berthouville (Eure), p. 127-132

8. Jacques Gascou : Onomastique romaine et onomastique celtique dans le territoire de la cité d’Apt, p. 133-137

9. Michel Feugère : Plaidoyer pour la « petite épigraphie » : l’exemple de la cité de Béziers, p. 139-154

10. Ralph Häussler : Pouvoir et religion dans un paysage gallo-romain : les cités d’Apt et d’Aix-en-Provence, p. 155-248

11. Alex Mullen : Rethinking “Hellenisation” in South-Eastern Gaul, p. 249-266

 

Ibérie

12. Scott De Brestian : Interrogating the Dead. Funerary inscriptions in Northern Iberia, p. 267-279

13. Silvia Alfayé & Francisco Marco Simón : Religion, Language and Identity in Hispania: Celtiberian and Lusitanian rock inscriptions, p. 280-305

 

Germanies

14.Wolfgang Spickermann : Romanisierung und Romanisation am Beispiel der Epigraphik der germanischen Provinzen, p. 307-320

 

Grande-Bretagne

15.Valentina Asciuttu : Sophisticated Britannia : classical literature at Frampton, pp. 321-333

16. Roger S. O. Tomlin : Carta picta perscripta : Lire les tablettes d’exécration romaines en Grande-Bretagne, p. 335-350

 

Phrygie

17. Gian Franco Chiai : Religiöse Kommunikationsformen auf dem Land im kaiserzeitlichen Phrygien : Der Beitrag der Epigraphik, p. 351-374