Biasutti, Franco - Coppola, Alessandra (a cura di): Alessandro Magno in età moderna. pp. 495, numerose illustrazioni, formato 17x22, ISBN 978 88 6129 508 7, €28.00
(CLEUP, Padova 2009)
 
Compte rendu par Flavia Cecchi, Università di Genova
(flavia35@alice.it)

 
Nombre de mots : 1443 mots
Publié en ligne le 2011-11-29
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          La fortuna di un personaggio storico i cui tratti sfumarono ben presto nella leggenda è al centro del volume, realizzato a conclusione del Progetto di ricerca di Ateneo La fortuna di Alessandro Magno in età moderna (prospettive filosofiche, storiografiche, iconografico-letterarie), finanziato dall’Università di Pavia per l’anno 2006.

 

          Riletture in chiave moderna e attualizzante, rielaborazioni teatrali e pittoriche, pretesto di propaganda politica o speculazioni filosofiche: sono tante le versioni di Alessandro Magno dal Medioevo al Novecento, oggetto di studio nei vari contributi.

 

          Come ricordano Franco Biasutti e Alessandro Coppola nell’introduzione (p. 7-10), il volume privilegia principalmente quattro dei molteplici filoni di ricerca individuabili: quello iconografico, quello storiografico-letterario, quello filosofico e quello teatrale-librettistico-musicale.

 

          Dedicato all’iconografia è l’intervento di Piero Boitani (p. 11-71), arricchito da numerose e pregevoli illustrazioni a colori, che offre un’ampia rassegna del motivo pittorico del trionfo e fine di Alessandro dall’età medievale a quella moderna, mostrando come le suggestioni della letteratura coeva si riflettano sull’arte di ogni tempo.

 

          Giulio Bodon (p. 95-116) propone invece una lettura “platonica” del ciclo di affreschi cinquecenteschi di Villa Godi a Lonedo di Lugo Vicentino, di cui fornisce alcune immagini: nell’ambito del genere rinascimentale della “pittura di storia”, il personaggio di Alessandro sarebbe da leggere alla luce del binomio Mens/Amor oppure di quello Sapientia/Voluptas, rappresentato in altri affreschi della stessa sala, forse proprio con un’“intenzionale pluralità di messaggi” (p. 110).

 

          Ancora sull’iconografia il contributo di Barbara Stendel (p. 315-348), che porta alcuni esempi della diffusione della tematica alessandrina a Roma, iniziata a partire dal periodo napoleonico, e culminata nelle decorazioni della villa del banchiere romano Alessandro Torlonia, di cui la studiosa fornisce alcune fotografie. Molti degli artisti che lavorarono alle decorazioni della villa contribuirono poi a illustrare la Vita di Alessandro il Grande, un album offerto nel 1840 a Carlo Alberto di Savoia, dal prelato domestico di Sua Santità, Paolo Durio, da cui vengono riportate numerose figure.

 

          Tra i lavori di ambito storico-letterario, quello di Patrizio Tucci (p. 73-93) analizza l’evoluzione di Alessandro dal Medioevo all’Umanesimo, attraverso l’impiego che ne fanno due autori emblematici: Villon e Montaigne. Il primo annovera il Macedone nella ballata De Fortune tra gli exempla di personaggi che precipitarono al culmine della loro fortuna, punito per ingordigia e curiositas, mentre ne Le Testament Villon Alessandro è protagonista di un apologo in cui perdona un pirata di nome Diomede, costretto al male dalla necessità. Anche Montaigne nomina più volte il Macedone negli Essais, fornendone un’opinione mutevole, ora ricca di ammirazione, ora critica, sulla base dell’alternarsi delle fonti da lui consultate.

 

          Alessandro Magno nel ‘700 è il tema dell’intervento di Achille Olivieri (p. 117-132): dalla rappresentazione che ne fa Pierre Bayle, come un moderno Principe “illuminato”, all’interpretazione in in chiave mistica di Suor Arcangela, senza dimenticare la menzione di Goethe nell’Urfaust, come modello di pensiero e azione, il condottiero rimane al centro della cultura europea anche nel secolo dell’Encyclopédie.

 

          La fortuna sette-ottocentesca di Alessandro è trattata anche da Jean-Marie Roulin (p. 255-269), che evidenzia come in epoca rivoluzionaria Chateaubriand assuma il Macedone a emblema del secolo, mentre con l’avvento di Napoleone lo impieghi per la trattazione di nuove problematiche, quali il ruolo del Cristianesimo nella storia dell’Occidente e la scoperta dell’Oriente.

 

          Ultima tappa della fortuna di Alessandro in ambito storico-letterario è quella novecentesca: Alessandro Coppola (p. 357-370) mette in evidenza vari aspetti della visione fascista del Macedone, dall’identificazione propagandistica con il Duce “uomo della provvidenza”, al suo inquadramento nella concezione fascista del mondo classico, che ne faceva il fondatore di un impero cosmopolita ereditato da Cesare e infine passato in consegna a Mussolini. Lo studioso ricorda inoltre la strumentalizzazione di Tito Livio, da cui viene ripresa la superiorità romana sui Greci, per concludere rievocando i punti principali del dibattito dell’epoca intorno alla figura di Alessandro.

 

          Al filone di ricerca filosofico si può ricondurre il contributo di Romana Bassi (p. 133-149), che analizza i riferimenti ad Alessandro nelle opere di Francis Bacon, la cui personale interpretazione del personaggio, a partire da Tito Livio, emerge in particolare da due passi tratti da Nuvum Organum e De augmentis scientiarum: il ritratto baconiano del condottiero assume i connotati di quello di un uomo di scienza. L’Alessandro Magno di Spinoza è invece al centro del contributo di Filippo Mignini (p. 151-166). L’analisi dei luoghi in cui compaiono i riferimenti al Macedone tiene conto delle fonti da cui il filosofo attinge, in primis Curzio Rufo e Seneca: ne emerge un giudizio negativo del personaggio politico, alla luce della critica all’oppressione dei popoli mediante la superstizione.

 

          Michel Delon (p. 187-199) analizza le interpretazioni di Alessandro nel secolo delle Lumières:  dai “dialoghi dei morti” di Fontanelle e Fénelon, attraverso una rassegna delle letture che del personaggio forniscono autori come Diderot, Voltaire, Montesquieu o Molière.

 

          Franco Biasutti (p. 271-284) considera invece la presenza di Alessandro in Hegel: nella Philosophie der Geschichte il filosofo, paragonando il mondo greco all’età giovanile, individua due personaggi determinanti all’inizio e  al culmine dello spirito greco: Achille, “giovane poetico” e Alessandro Magno, “giovane reale” nonché “secondo Achille”.

 

          Giuseppe Cantillo (p. 285-313), infine, si occupa dello storicismo tedesco dell’800: il concetto di ellenismo come “modernità” si riscontra a partire dagli scritti di Droysen, in cui è individuabile un’influenza hegeliana, che sottolineano la politica “liberale” del Macedone nei confronti dei popoli conquistati. Tale visione, con una prospettiva protestante e di teologia liberale, ritorna in Ranke, che ingloba il personaggio e le sue gesta nel più ampio complesso di riflessioni sul concetto di comunità popolare e su quello di potenza, e in Burckhardt, che riprende l’idea secondo cui in Alessandro biografia e storia universale coincidono, sottolineando il ruolo di mediazione dell’Ellenismo rispetto al mondo romano e all’avvento del Cristianesimo.

 

          Per quanto riguarda i contributi dedicati al teatro e alla musica, Claudia Corti (p. 201-232) tratta la presenza di Alessandro nella drammaturgia romantica inglese, in particolare confrontando The Rival Queens di Nathaniel Lee (1677), che racconta la vicenda della rivalità tra Rossana e Statira, con la sua rivisitazione Alexander the Great di John Philip Kemble (1795), non mancando di accennare  alla contemporanea realizzazione di parodie comiche di tali drammi e corredando il contributo con alcune immagini di incisioni sette-ottocentesche.

 

          Carla Ravazzolo (p. 167-185) considera la tragicommedia Alessandro in Susa di Girolamo Frigimelica Roberti, andata in scena nel 1708 a Teatro Grimani, con musica di Luigi Mancia. La studiosa nota come la vicenda del trio Alessandro-Apelle-Campaspe si ritrovi anche in numerose opere iconografiche dello stesso periodo, di cui fornisce alcune immagini esemplificative, come simbolo implicito del riconoscimento della superiorità dell’artista sui committenti o sulle critiche.

 

          Mercedes Viale Ferrero (p. 233-253) mette in evidenza le analogie tra gli impianti scenografici dell’Alessandro nell’Indie di Metastasio, della Vittoria d’Imeneo di Giuseppe Bartoli e dell’Alessandro e Timoteo, di Carlo Castone della Torre di Rezzonico, fornendo anche alcune immagini significative degli schizzi per le scenografie.

 

          Alessandro Taverna (p. 349-355), infine, va alla ricerca dell’interesse wagneriano per il Macedone: dal medievale Roman d’Alexandre o dall’Alexanderlied di Lamprecht il compositore avrebbe potuto trarre ispirazione per le Blumen-Mädchen del Parsifal; la figura del condottiero sarebbe poi dovuta essere oggetto di un’opera wagneriana mai realizzata, ispirata dalla lettura della Geschichte Alexanders des Grossen di Droysen e dell’Alexander und Darius di Uechtritz. Lo studioso ricorda poi un ultimo legame tra Alessandro e Wagner: quello che fu sottolineato a suo tempo da Nietzsche, nella cui definizione il compositore divenne un Gegen-Alesander.

 

          In appendice ai contributi, Paolo Moreno (p. 373-474) aggiunge una ricca rassegna di rappresentazioni artistiche antiche di Alessandro Magno, di cui fornisce anche l’immagine a colori, suddivise in base al motivo iconografico (annunciazione, natività, Pan, Ares Macedone, Cheronea, vincitore col padre, Olimpia, diadema, Granico, trono di Zeus, punta di lancia, Dioscuro, caccia con Cratero, Gaugamela, Oceano, signore della terra e del mare, rimembranza, epifania, il globo di Alessandro).

 

          Il carattere multidisciplinare del volume, oltre a renderlo fruibile per una vasta gamma di studiosi e appassionati, rappresenta un felice esempio della possibilità di una collaborazione fruttuosa tra discipline anche molto diverse tra loro che, nell’affrontare uno stesso tema, e offrendo ciascuna il proprio apporto culturale, contribuiscono a un comune arricchimento nel campo della fortuna dell’antico.

 

 

Indice:

 

Introduzione, p. 7.

P. Boitani, Trionfo e fine di Alessandro: dal Medioevo all’età moderna, p. 11.

P. Tucci, Dall’Alessandro medievale all’Alessandro umanistico (Villon, Montaigne), p. 73.

G. Bodon, Alessandro eroe “platonico?” Una proposta di lettura del ciclo cinquecentesco nel salone di Villa Godi a Lonedo di Lugo Vicentino, p. 95.

A. Oliveri, Alessandro Magno creatore di saperi: fra ’500 e ’700, p. 117.

R. Bassi, Francis Bacon come Alessandro Magno. L’impresa eroica della Regeneratio Scientiarum, p. 133.

F. Mignini, Paura, superstizione e tirannide. Alessandro Magno in Spinoza, p. 151.

C. Ravazzolo, L’Alessandro in Susa di Girolamo Frigimelica Roberti, p. 167.

M. Delon, Alexandre conquérant et séducteur, p. 187.

C. Corti, Eroico/erotico: Alessandro Magno nella drammaturgia romantica inglese, p. 201.

M. Viale Ferrero, Per Alessandro: prodigi storici e scenografici, p. 233.

J.M. Roulin, Chateaubriand: Alexandre à la lumière de la Révolution et de Napoléon, p. 255.

F. Biasutti, Alessandro Magno nella Philosophiegeschichte di Hegel, p. 271.

G. Cantillo, Alessandro Magno e l’idea di ellenismo nella teoria della storia: Droysen, Ranke, Burckhardt, p. 285.

B. Steindl, L’iconografia alessandrina nella Roma dell’800, p. 315.

A. Taverna, Alessandro, Wagner e il disordine dei fiori, p. 349.

A. Coppola, L’Alessandro fascista, p. 357.

Appendice:

P. Moreno, Iconografia di Alessandro nell’arte antica, p. 373.

Indice dei nomi, p. 475.