Radin, Giulia : Correspondance Gino Severini - Jacques Maritain (1923-1966). Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto.
Collana «Documenti», vol. 14, cm 15 ¥ 21, xxx-304 pp. con 16 tavv. f.t. [isbn 978 88 222 6077 2], 34,00 €
(Olschki, Firenze 2011)
 
Compte rendu par Simona Bernardello, Università degli studi di Genova
(zimo2003@libero.it)

 
Nombre de mots : 1440 mots
Publié en ligne le 2012-10-29
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
Lien: http://histara.sorbonne.fr/cr.php?cr=1432
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          Il volume raccoglie il carteggio fra il filosofo Jacques Maritain e il pittore Gino Severini, cominciato nel 1923 e terminato soltanto con la morte dei suoi protagonisti. L’edizione comprende circa 200 lettere, di cui 72 scritte da Maritain (conservate oggi da Romana Severini Brunori, la figlia minore del pittore, e dall’archivio del Mart di Rovereto) e 117 ad opera di Severini (raccolte presso il Cercle d’Études Jacques et Raïssa Maritain di Kolbsheim). Sono state inoltre inserite cinque missive incomplete che non corrispondono a nessuna delle lettere conservate a Kolbsheim e sono in possesso di Romana Severini: non si è a conoscenza di come esse siano state terminate ed inviate al filosofo, ma le risposte successive di Maritain ne riprendono manifestamente il contenuto.  L’insieme è completato da 10 lettere scritte dalla moglie di Severini, Jeanne, mentre il pittore era malato, e da tre risposte inviatele dal filosofo; infine un’ultima lettera spedita dall’artista a Georges Porte nell’agosto 1928 (un medico ginevrino loro amico) per far avere a Maritain sue notizie.

 

          Il libro fa parte della collana “Documenti” del Mart (volume 14) dedicata all’attività scientifica del museo e dei suoi archivi storici. Il volume è stato pubblicato in contemporanea all’inaugurazione della mostra "Gino Severini (1883-1966). Futuriste et néoclassique" tenutasi al Musée de l’Orangerie; in seguito un’edizione italiana è uscita in concomitanza all’apertura dell’esposizione presso il Mart. Della revisione, del riordino e della traduzione delle lettere si è occupata Giulia Radin.

 

          Romana Severini scrive una piccola introduzione, testimoniando la lunga gestazione ed elaborazione che il volume ha avuto prima di essere dato alle stampe: la realizzazione è stata molto attesa e spesso riaggiornata. La figlia del pittore riporta alcuni fra i suoi ricordi più vivi legati ai Maritain: le cene presso il Consolato di Francia o la Santa Sede, il periodo trascorso a Meudon in cui la sua famiglia fu ospite nella casa del filosofo, i discorsi quasi quotidiani dei suoi genitori su quello che avrebbero voluto dire o scrivere agli amici. Romana sottolinea la grande stima intellettuale e l’importanza che Maritain rivestiva per il padre: al filosofo, Severini sottoponeva tutti i dubbi e le inquietudini che tormentano un artista che vuole realizzarsi al meglio attraverso la sua arte.

 

          La prefazione è ad opera di Piero Viotto, grande conoscitore dell’opera filosofica di Maritain: la sua estetica si è sviluppata grazie all’amicizia e ai carteggi intrattenuti con numerosi artisti (non solo pittori, ma filosofi, musicisti, romanzieri) fra cui appunto lo stesso Severini. Grazie alla copiosa corrispondenza, si possono constatare le reciproche influenze fra il mondo della riflessione filosofica e il mondo della creazione artistica: Maritain, fedele al realismo di San Tommaso d’Aquino e sicuro dell’oggettività della verità, “part de saint Thomas d’Aquin pour identifier la nature du beau, mais il se rapproche des artistes pour étudier la gestation du beau” (p. XIII).

 

          Giulia Radin, nella sua introduzione, ci ricorda come nacque l’amicizia fra Maritain e Severini: grazie a Gabriel Sarraute, un giovane abate appassionato d’arte ed editore, nel 1921, del volume Du cubisme au classicisme. Esthétique du compas et du nombre, scritto dal pittore. Entusiasmato dalle idee di Severini, Sarraute chiese a Maritain di aiutare l’artista ad aprire un’accademia di pittura a Parigi, preoccupato dell’influenza che aveva su di lui il mercante d’arte Léonce Rosenberg, ritenuto senza scrupoli. Fu così che, nel 1923, Severini andò dai Maritain a ritirare una somma di denaro che il filosofo aveva raccolto per lui grazie alla generosità di un amico rimasto nell’anonimato. Oltre al denaro, il filosofo regalò all’artista il suo primo trattato di estetica, Art et Scolastique, che diventerà per Severini un punto di riferimento, in particolar modo il capitolo riguardante l’arte sacra.

 

          Il legame fra i due continuò per oltre quarant’anni, interrotto solamente nel periodo della Seconda Guerra Mondiale a causa dell’impossibilità di comunicare e nonostante i frequenti spostamenti di entrambi, tra Francia, Svizzera, Italia e Stati Uniti.

 

          La lunga corrispondenza è una preziosa testimonianza della fraterna amicizia fra i due: attraverso le loro le lettere non diveniamo partecipi soltanto degli interessi, delle idee e del lavoro dei due intellettuali, ma anche della loro vita privata, dei sentimenti e delle traversie affrontate durante tutta una vita.

 

          Attraverso le missive dell’artista, possiamo seguire le diverse tappe della feconda attività da lui svolta in Svizzera nel campo dell’arte sacra: a partire dalla decorazione della chiesa di Semsales, ed in seguito quella di La Roche, di Saint Pierre a Friburgo, di Notre Dame du Valentin a Losanna. I rapporti di Severini con le autorità ecclesiastiche e gli abitanti dei paesi dove si trovava a lavorare furono in diverse occasioni non semplici. In particolar modo, la decorazione di Semsales scatenò una querelle teologica fra il Vaticano e la Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo. Severini scelse di rappresentare la Trinità attraverso tre figure umane: un decreto del Sant’Ufficio condannò l’opera dell’artista, facendo assoluto divieto di ritrarre lo Spirito Santo in forma umana. L’affresco venne salvato grazie all’intervento del vescovo della diocesi, Mgr Marius Besson: riuscì ad ottenere che il decreto non avesse effetto retroattivo, difendendone la pertinenza teologica. Il pittore riuscì in questi anni ad approfondire enormemente lo studio dell’affresco e del mosaico, diventando maestro in entrambe le tecniche.

 

          Le riflessioni sull’arte sacra ritornano a più riprese durante il corso degli anni, in particolar modo quando opere religiose vengono affidati ad artisti non cristiani: Severini lamenta il suo isolamento (sicuramente la disputa sulla sua Trinità non fu senza conseguenze) chiedendosi  in che modo un artista che non possiede un profondo sentimento religioso possa dar vita ad opere destinate ai fedeli.

 

          Molto interessanti sono le lettere in cui Severini rende partecipe l’amico dell’evoluzione della sua arte e dei suoi dubbi. Ad esempio la lettera numero 27, dove il pittore confessa di essere ad un punto di svolta nella sua vita che gli impone una revisione dei valori: riassume in questa missiva la sua vita d’artista dividendola in tre periodi, epoca futurista, epoca cubista ed infine post cubista. Severini si chiede che fine hanno fatto le buone intenzioni di un tempo che gli avevano consentito di distaccarsi dalle prime esperienze pittoriche per orientarsi verso “une recherche plus intense de construction et tendance plus définie vers une vraie spiritualité” (p. 51). Il pittore lamenta la mancanza di Dio al centro dell’essere, dell’operato artistico, vedendo in questa assenza il motivo dell’allontanamento dell’arte dalla vera creazione.

 

          Altra riflessione molto interessante è quella sull’arte astratta (lettera n° 86, del 1948): nella lettera Severini parla di questa nuova corrente dominante a Parigi e nel mondo, elencando per essa alcuni argomenti a favore e altri a sfavore. Il pittore lamenta la distanza fra la nuova corrente non figurativa e l’esperienza da lui portata avanti fra il 1912-1913: lui stesso eseguì in quegli anni delle opere “non figurative” ma, nonostante il desiderio di rimettere in discussione ognuno fra i valori pittorici, il tutto partiva ugualmente da un’esperienza sensibile, le cui sensazioni erano trasportate su di un piano poetico tanto che ogni traccia di realtà esteriore scompariva.

 

          Oltre alle considerazioni sull’arte, nelle lettere ritroviamo diversi accenni alla società e alla politica del tempo: in particolar modo da segnalare le considerazioni su Mussolini e sul Fascismo. Nella lettera n° 62 Severini parla della proposta del Duce di creare dei sindacati anche per gli artisti, riforma per la quale il pittore era incaricato di presentare uno scritto con le sue idee su tale soggetto. L’artista affronta anche il rapporto del regime con argomenti cardine quali la libertà individuale e la religione: Severini trascrive a Maritain le parole di Mussolini su entrambi gli argomenti, notando la confusione e la parziale contraddittorietà di alcune delle affermazioni del Duce.

 

          Purtroppo la perdita di alcune delle lettere non ci permette di ricostruire il dialogo in maniera esatta, ragion per cui sono ancor più pregevoli le occasioni in cui possiamo leggere le risposte del filosofo alle riflessioni dell’artista (come ad esempio nella lettera sopracitata).

 

          Mescolati alle considerazioni erudite, emergono dal carteggio gli aspetti quotidiani ed emotivi della vita dei due amici: le difficoltà lavorative, i problemi derivati dai numerosi spostamenti, il dolore e la sofferenza per la perdita dei propri cari, il reciproco e quasi tangibile affetto fra i due nonostante la lontananza.

 

          Conclusosi il carteggio, abbiamo un’appendice scritta da Maritain sull’amico, un importante contributo che fu introduzione al catalogo dell’opera omnia del pittore, edita da Gallimard nella collana “Les Peintres Nouveaux” (del 1930), nella quale il filosofo descrive con passione l’evoluzione dell’arte di Severini. Il testo termina con una lista delle lettere.

 

          Il volume è decisamente lodevole, in particolar modo  per due distinte ragioni: in primis per l’attento lavoro di riordino e revisione delle lettere (nonché di traduzione delle stesse per la versione italiana) che testimonia un lungo e appassionato impegno. Da sottolineare la ricchezza dei saggi introduttivi e la precisione delle note, che donano una serie di importanti informazioni sugli argomenti e sui personaggi citati. Secondariamente, in quanto  la pubblicazione di questo carteggio ci permette di ricostruire l’evoluzione e la maturazione professionale dei protagonisti, dandoci una visione differenziata (seppur da un punto di vista personale) su svariati argomenti inerenti alla vita culturale, politica e sociale di questi quarant’anni. Non di minor valore la parte emotiva e intima che emerge dalle lettere: abbiamo qui una testimonianza toccante ed emozionante dei sentimenti, delle gioie e delle sofferenze di due grandi uomini interpreti del Novecento.