AA.VV.: (Ebert-Schifferer, Sybille - Kliemann, Julian - von Rosen, Valeska - Sickel, Lothar), Caravaggio e il suo ambiente : ricerche e interpretazioni, 23 x 30, 240 p., 40 a colori, 172 in b/n, ISBN : 97888-3660769-3, 55 €
(Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo [Milano] 2007)
 
Compte rendu par Laura De Fuccia, Université de Picardie Jules Verne
(lauradefuccia@yahoo.fr)

 
Nombre de mots : 1639 mots
Publié en ligne le 2011-09-23
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Con qualche anno di anticipo rispetto alle celebrazioni per il quattrocentenario della scomparsa di Caravaggio, che hanno visto l’intensificarsi del numero di pubblicazioni dedicate all’artista, questo volume riunisce una raccolta di dieci contributi di studiosi, presentati in parte in occasione di due giornate di studio della Bibliotheca Hertziana (Caravaggio e l’arte del suo tempo: problemi d’interpretazione, nel giugno del 2002 e Caravaggio e il suo ambiente, nel gennaio del 2004). Ne risulta una scelta di saggi di grande interesse, alcuni scritti specificamente per questa pubblicazione   curata da Sybille Ebert-Schifferer, Julian Kliemann, Valeska von Rosen e Lothar Sickel.

 

          Di fronte alla complessità delle problematiche che inevitabilmente si intrecciano intorno alla questione caravaggesca, questo testo permette di fare il punto su una selezione di temi relativi principalmente a singole opere del pittore per poi estendere il dibattito al contesto socio-culturale e artistico. Ampio spazio è concesso ai legami dell’artista con la tradizione iconografica senza per questo tralasciare riflessioni relative a problemi di committenza, collezionismo o di recezione. Si accorda infine ampio rilievo a dipinti di allievi, tentando di misurare soprattutto la capacità dei numerosi seguaci e imitatori dell’artista a recepire l’arte del modello. Ne risulta una raccolta di contributi corredati da un ricco apparato di illustrazioni che rende i confronti stringenti.

 

          Da questi studi emerge soprattutto, molto più che in passato, come Caravaggio si confrontasse con problemi relativi alla narrazione, alla rappresentazione del tempo e alla mimesi pittorica, come risulta in particolare dal saggio di Wolfram Pichler che si sofferma tra l’altro su dipinti come la Canestra di frutta (Milano, Pinacoteca Ambrosiana) o l’Incredulità di San Tommaso (Potsdam, Sanssouci, Bildergalerie).

 

          I contributi scorrono poi seguendo essenzialmente un percorso iconografico. Sono così dedicati, quasi monograficamente, a singole opere come la Medusa (Klaus Krüger), per la quale, grazie ad un’analisi approfondita, si fa per esempio riferimento alla tipologia iconografica dell’anima damnata, ma anche a quella del cosiddetto « piatto di Giovanni » le cui radici risalgono almeno al XIII secolo.

 

          Nel saggio di Valeska von Rosen, ci si sofferma sulle ambiguità nell’iconografia del San Giovanni Battista della Pinacoteca Capitolina, analizzando, alla luce dei dati inventariali e di un gruppo di dipinti caravaggeschi ispirati al quadro romano, le diverse ipotesi che hanno portato a metterne in discussione il soggetto. L’ambiguità voluta dall’artista lascia in effetti coscientemente oscillare il tema dell’opera tra sacro e profano.

 

          Continuando a seguire un percorso iconografico, gli altri saggi si concentrano su dipinti come la Cattura di Cristo della National Gallery of Ireland di Dublino (Rudolf  Preimerberger) e i San Francesco in meditazione di Cremona (Museo Civico) e di Carpineto Romano (chiesa di San Pietro, sacrestia, in deposito a Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini).

 

          Per il primo si sottolinea la sua straordinaria « mimesi di metaforica concisione », soprattutto se lo si paragona a opere sullo stesso soggetto, probabilmente note a Caravaggio, come la Cattura di Cristo del Cavalier d’Arpino (Roma, Galleria Borghese). Ci si interroga anche sul processo interpretativo legato alla presenza nella tela dell’autoritratto dell’artista, che viveva ai tempi della realizzazione del dipinto a Palazzo Mattei, presso il committente dell’opera (Ciriaco Mattei).

 

          Per quanto riguarda invece i San Francesco in meditazione, Marco Pipillo nota l’importanza dei riferimenti alla religiosità cappuccina. L’autore reinterpreta in particolare la versione del Museo Civico di Cremona avvalendosi della Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, ricollegandola soprattutto all’episodio del gesto della triplice apertura del libro dei Vangeli. Anche per il San Francesco di Carpineto Romano, dove il santo in contemplazione stringe tra le mani un teschio, l’iconografia si riallaccia alla pietas cappuccina e, più precisamente, citando Alessandro Zuccari, alle « veglie […] compiute al modo di san Felice tra le ossa dei confratelli ». Il cappuccino Felice da Cantalice, scomparso nella primavera del 1587, aveva tra l’altro frequentato personalità come Tiberio Cerasi e Ciriaco e Girolamo Mattei, oltre che la famiglia Crescenzi, divenuti in seguito committenti caravaggeschi.

 

          È proprio nella cerchia di conoscenze di Caravaggio che si trovano anche indizi per la comprensione della sua ritrattistica. Lothar Sickel si interessa specificatamente a questo genere che per l’artista sembra essere stato soprattutto l’espressione di un « rapporto di amicizia, un favore privato ». Tra gli almeno undici ritratti dipinti durante il periodo romano, figurano infatti quello di Giulio Strozzi e Giovan Battista Marino, ma anche di Onorio Longhi, tra gli amici più stretti di Caravaggio, o quello del « procuratore » Andrea Ruffetti, la cui identità e biografia nonché i legami con l’artista, sono indagati approfonditamente dall’autore. Ruffetti è infatti tra quanti offriranno generosa ospitalità a Caravaggio e nella sua abitazione di Piazza Colonna l’artista dipingerà la Madonna dei Palafrenieri (Roma, Galleria Borghese).

 

          Alle Sette opere di misericordia  di Napoli (chiesa del Pio Monte della Misericordia) è poi dedicato il contributo di Costanza Caraffa, che ne ricorda il contesto di committenza che può aver portato a privilegiare, per quanto riguarda l’iconografia, « l’aspetto della speranza, alimentata dall’esercizio delle opere, rispetto al timore del giudizio » e l’associazione del tema a quello della Madonna delle Grazie del Purgatorio, frequente soprattutto in ambito napoletano, ma qui proposto nella Pero che allatta il padre Cimone e nell’allusione alla Caritas romana.

Nei saggi successivi, Alexandra Ziane indaga in maniera approfondita e inedita i legami dell’arte caravaggesca con il coevo sviluppo della musica spirituale volgare a Roma agli inizi del Seicento, studiandone il repertorio e le tematiche, per poi confrontarle con i dipinti del pittore. Il Suonatore di liuto dipinto per il cardinal del Monte (New York, collezione privata, in deposito al Metropolitan Museum of Art) è per esempio messo per la prima volta in rapporto con un madrigale di Battista Guarini, pubblicato nel 1598 (Guarini, Rime, II, Avventuroso Augello). In base a questo componimento, si propone una nuova lettura dell’opera per cui il suonatore di liuto diventa un « innamorato che intona un mesto lamento per l’assenza dell’amata ». Il San Francesco in meditazione di Cremona (Museo Civico) è poi per esempio messo in relazione alla versione musicale dell’  « Amasti amato amante » di Giovan Battista Marino. Esempi come quelli presentati dimostrano, nel saggio, come Caravaggio tenda a « incorporare nel contesto della devozione religiosa la sfera in origine sensuale e terrena » e questo in linea con la contemporanea musica spirituale.

 

          Per finire, gli ultimi due saggi lasciano spazio ad artisti di impronta caravaggesca e sono dedicati a Cecco di Caravaggio (Julian Kliemann) e Bartolomeo Cavarozzi (Marieke von Bernstorff).

 

           Per il primo, ci si sofferma sull’interpretazione dell’Amore al fonte (ubicazione ignota), dipinto singolare che tanto aveva entusiasmato Roberto Longhi che lo aveva definito come « una vera cannonata di illusionismo ». Ci si interroga per esempio sulla sua lettura in chiave omoerotica (proposta da Gianni Papi nel 1992 e, nello stesso anno, indipendentemente, anche da Herwarth Röttgen) e sulle possibilità che si possa considerare l’opera come una parte del gruppo delle numerose variazioni del tema di Amore dipinte successivamente all’Amor vincitore della collezione Giustiniani. Il dipinto è ricollegato, come già suggeriva Fritz Baumgart, all’invenzione caravaggesca del San Giovanni Battista al fonte, la cui idea compositiva ci è nota tramite numerose versioni. Ma per l’autore, che si fonda su una dettagliata analisi iconografica, la singolare rielaborazione di Cecco allude anche, e soprattutto, a una riflessione sull’arte della pittura e quindi sulle possibilità di rappresentazione dell’ « invisibile ». Per questa interessante interpretazione, Kliemann si serve tra l’altro di alcune considerazioni di Giovan Battista Marino (contenute nelle Dicerie Sacre), poeta che in effetti Caravaggio e probabilmente anche Cecco conoscevano.

 

          In chiusura del volume, il saggio di Marieke von Bernstorff intende ripercorrere la biografia e l’opera di Bartolomeo Cavarozzi. Il contributo ha tra l’altro il pregio di presentare per la prima volta un quadro inedito, di proprietà dell’Ambasciata Americana di Roma. Si tratta di un San Gerolamo immerso nella lettura la cui attribuzione è stata suggerita da Claudio Strinati. L’autore rintraccia nel dipinto riferimenti al ciclo di incisioni sulla passione di Cristo di Albrecht Dürer, nonché i legami con modelli caravaggeschi. In effetti l’artista si confronta qui con il tema dell’immagine nell’immagine e mette alla prova il suo osservatore nel decifrare i riferimenti visivi e colti dell’opera seguendo un modus operandi che non era estraneo a Caravaggio.

 

          Nell’insieme, il volume apporta numerose precisazioni, riletture, approfondimenti su problemi iconografici complessi, riallacciandosi al contesto culturale e sociale di produzione delle opere analizzate. Nel panorama degli studi consacrati all’artista negli ultimi anni, si distingue per aver fornito un solido e inedito contributo alla comprensione dell’iconografia delle opere di Caravaggio e di alcuni caravaggeschi.

 

 

Table des matières

- Sybille Ebert-Schifferer, Julian Kliemann, Valeska von Rosen, Lothar Sickel : Premessa, p. 7-8.

- Wolfram Pichler : Il dubbio e il doppio: le evidenze in Caravaggio, p. 9-33.

- Klaus Krüger : Un’immagine inconcepibile: la Medusa di Caravaggio, p. 35-57.

- Valeska von Rosen : Ambiguità intenzionale: l’ignudo nella Pinacoteca Capitolina e altre raffigurazioni del San Giovanni Battista di Caravaggio e dei “Caravaggisti”, p. 59-85. 

- Rudolf Preimesberger : Un doppio diletto nell’imitazione? Qualche riflessione sulla Cattura di Cristo di Caravaggio, p. 87-97.

- Marco Pupillo : I San Francesco in meditazione del Caravaggio di Cremona e di Carpineto Romano: appunti di iconografia, p. 99-109.

- Lothar Sickel :  Caravaggio e Andrea Ruffetti: la cornice storica di un ritratto sconosciuto, p. 111-117.

- Costanza Caraffa : “Ex Purgatorij poenis ad aeternam salutem per Dei misericordiam”: le Sette opere di misericordia di Caravaggio riconsiderate nel contesto napoletano, p. 119-131.

- Tavole, p. 133-160.

- Alexandra Ziane : “Affetti amorosi spirituali”: Caravaggio e la musica spirituale del suo tempo, p. 161-179.

- Julian Kliemann : L’Amore al fonte di Cecco del Caravaggio e l’ultimo quadro del Merisi: omaggio al maestro o pittura ambigua?, p. 181-215.

- Marieke von Bernstorff : La traduzione della Bibbia in pittura: il San Girolamo di Bartolomeo Cavarozzi, p. 217-229.