Bolpagni, Paolo - Di Brino, Andreina - Savettieri, Chiara: Ritmi visivi. Luigi Veronesi nell’astrattismo europeo,
catalogue de l’exposition, Lucques, 9 octobre 2011-8 janvier 2012, 271 pages, ISBN 978-88-89324-29-5, 25 €
(Edizioni Fondazione Ragghianti. Studi sull’Arte, Lucca 2011)
 
Compte rendu par Paolo San Martino
(Paolo.SanMartino@regione.piemonte.it)

 
Nombre de mots : 1129 mots
Publié en ligne le 2011-12-15
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Abituati alla pesantezza disutile dei cataloghi di mostre blockbuster, questo volume ci appare, al confronto, di una freschezza colorata di sperimentalismo e competenza. La mostra, organizzata dalla Fondazione Ragghianti, si inserisce in un’iniziativa culturale che ha visto l’importante esposizione Lucca e l’Europa un’idea di Medioevo e che prevede una cadenza annuale nella progettazione di eventi. Il 9 ottobre ha inaugurato appunto Ritmi visivi. Luigi Veronesi nell’astrattismo europeo, mentre è in programma per il prossimo anno la seconda parte della quanto mai attuale Lucca e l’Europa.

 

          Come accade sovente nell’arte contemporanea la bibliografia degli artisti è in buona parte costituita da cataloghi di gallerie private e da poche monografie scientifiche. Per Veronesi vale questa regola e dopo i contributi di Piero Quaglino, Luigi Veronesi, Ravenna 1983; Osvaldo Patani, Luigi Veronesi: catalogo generale dell’opera grafica (1927 - 1983), Torino 1983; Luigi Veronesi, a cura di Luciano Caramel e Piero Quaglino, catalogo della mostra di Milano, Milano 1989; Chiara Savettieri, "L’essence du cinéma consiste dans le rythme": peinture, cinéma et musique dans l’univers de Luigi Veronesi, in Ligeia 2010, si segnala per serietà questo catalogo curato da Bolpagni, Di Brino e Savettieri.

 

          Dopo un introduzione degli autori, seguono tre densi saggi degli stessi: Chiara Savettieri si concentra sulle radici musicali del cinema dell’artista, due aspetti malnoti e sagacemente indagati; Andreina Di Brino molto opportunamente si concentra sulle interazioni fra fotografia, grafica e cinema; Paolo Bolpagni si concentra sul tema nodale della musica nell’opera del pittore. Il catalogo, che spazia con autentica interdisciplinarietà, conta 112 opere fra pittura, grafica, fotografia, cinema. Un antologia tematica di scritti arricchiscono l’appendice, corredata da una sintetica biografia e da una nutrita bibliografia.

 

          Luigi Veronesi dopo gli studi tecnici si dedica a pittura, grafica, fotografia e cinematografo. Nella prima personale del 1932 alla galleria milanese del Milione espone xilografie ancora figurative. Lo stesso anno è a Parigi, dove fa amicizia con Léger, Vantongerloo e i Delaunay. Altre incisioni sono in mostra nel 1934 al Milione insieme alle xilo di Albers. Molto intenso il biennio ’35-36, in cui si lega ad Abstraction-Création ed è presente alla Prima collettiva di arte astratta italiana a Torino, all’Omaggio a Persico a Milano, alla Mostra di pittura moderna a Como. Negli stessi anni è in corrispondenza con Moholy-Nagy, conosce i costruttivisti e alcuni artisti Bauhaus. Nel 1949 aderisce al M.A.C. (Movimento Arte Concreta).

 

          La produzione seriale di Veronesi deriva in buona parte dalla sua vocazione di artista applicato, di grafico, condivisa con esponenti di primo piano delle avanguardie europee, quali El Lissitskij e Moholy Nagy innanzitutto. Da quest’ultimo conseguono anche il dinamismo di linee e i collages fotografici. Il catalogo ci da modo di ripercorrere, attraversa la vicenda di uno dei suoi protagonisti, lo sviluppo dell’astrattismo geometrico italiano ed europeo e in questo contesto Veronesi raggiunge punte di purezza di linee e superfici piuttosto rare. Pittura difficile ma intelligibile che ha subito una certa sfortuna in epoca di post modern.

 

          Veronesi è un autentico moderno nella sua fiducia nei mezzi della razionalità, precisamente ancorati a quell’”antica razionalità mediterranea” che attraeva anche i giovani architetti razionalisti quali Pagano, Terragni e Ponti. Si è voluto, nel dopoguerra, recuperare le ragioni dei giovani modernisti a discapito dei meno giovani razionalisti accademici quali Piacentini, con un operazione ideologica legittima e progressiva che non trova però riscontro nelle biografie effettive degli artisti. Molti giovani ingenuamente guardarono al fascismo quale strumento per una modernizzazione sociale e artistica, mentre la vecchia generazione tardo eclettica rinnovava con gusto novecentista un vocabolario formale divenuto logoro. Piacentini è il colto campione di questa operazione raffinatamente trasformista, ma anche un Michelucci, nella Stazione di Firenze, non mancherà di appoggiare un ben modanato cornicione su un monumento del razionalismo.

 

          Nell’astrattismo si confrontano e intrecciano due correnti che corrispondono a due diversi modi d’intendere la vita, l’arte. L’espressionismo di Kandinskij (esprit de finesse) e il supremo razionalismo di Malevic (esprit de géométrie). Una dicotomia che troviamo nell’architettura di Juvarra e di Perrault, nel cinema di Mélies e dei Lumière, nelle teorie istintiviste e comportamentiste. Veronesi è affascinato dal razionale, dalla possibilità di comporre forme e colori usando la tavolozza come uno spartito musicale. E’ una ricerca che affonda le radici nella trattatistica rinascimentale e nella ricerca di un’armonia matematica e musicale che fu posta in opera specie nell’architettura, partendo da principi universali che furono degnamente indagati da Rudolf Wittkower. L’Impressionismo troverà una sintesi empirica fra i due poli razionali e sentimentali della rappresentazione, ma sarà il post Impressionismo a dare una base scientifica, forte delle ricerche ottiche contemporanee, alla figurazione divisionista.

 

          Dividere il colore e riportarlo ai suoi fondamenti cromatici: è questa una linea di ricerca che appassionerà almeno due generazioni di artisti fra cui Luigi Veronesi. Sul piano tecnologico l’applicazione di tali scoperte alla riproduzione foto meccanica della tricromia, darà un’ulteriore spinta alle sperimentazioni artistiche. I tecnici e i grafici avevano compreso che nella sintesi sottrattiva bastavano tre soli colori (giallo, magenta, cyan) per riprodurre appropriatamente un originale. Il risultato risultava un poco sbiadito, tanto che nel giro di pochi anni si decise di aggiungere il nero per dare corpo alla nuova quadricromia. Fu un procedimento scientifico ma anche in parte empirico, perchè il dosaggio del colore nei quattro clichés avveniva dopo una serie di prove verificate dalla sensibilità visiva del grafico. Lo stesso avvenne per il cinema (e poi per la sintesi additiva della televisione), tanto che furono chiamati pittori per agganciare il colore alla realtà raffigurata (ad esempio Domenico Purificato nei Giorni d’amore di De Santis). Veronesi va oltre, e facendo tesoro della lezione di Vantongerloo e Severini riporterà su cartoncino la corrispondenza fra le sette note musicali e lo spettro cromatico scalato sulla lunghezza d’onda che deriva dalla rifrazione d’un raggio di luce su un prisma. Fu così che visivamente Veronesi suonò l’armonia d’un arcobaleno, traendone ispirazione per le sue manipolazione di linee e superfici. E’ così potè tradurre visivamente Bach, Stockhausen, Schönberg, Satie.

 

          Il catalogo fa puntuali confronti con riferimenti e sodali di Veronesi: Albers, Max Bill, Moholy-Nagy, Klee, Hoffmann, Domala, Léger, Man Ray, Eggeling, e via discorrendo, introducendoci a una pagina poco conosciuta dell’attività del nostro, ovvero la realizzazione di cortometraggi, cinema in cui Veronesi mette in dinamismo la sua pittura, la sua fotografia, cosa già apprezzata da Mario Verdone (1965). Qui c’è l’intenzione dello sperimentatore di superare la ristretta cerchia dei fruitori delle sue opere, per giungere ad un pubblico più vasto, cosa che fu sempre presente in Veronesi e che si manifesta soprattutto nella sua grafica, nel suo talento di artista (intellettuale) applicato all’industria. Si ricordano le straordinarie copertine dei libri dell’editore Poligono, nome programmatico, oppure l’idea grafica per la rivista Ferrania.