Cavalieri, Marco: NVLLVS LOCVS SINE GENIO. Il ruolo aggregativo e religioso dei santuari extraurbani della Cisalpina tra protostoria, romanizzazione e piena romanità, 221 p., 3 fig. et XIX pl., 1 vol. 16 x 24 cm, ISBN : 978-2-87031-276-6 ; Prix : 44.00€
(Editions Latomus - Bruxelles 2012)
 
Compte rendu par Carlo De Mitri
(c_demitri@yahoo.com)

 
Nombre de mots : 1483 mots
Publié en ligne le 2012-12-30
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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       Il lavoro di Cavalieri si divide in tre parti, seguite dalle appendici, la bibliografia e le tavole. La prima parte è suddivisa in paragrafi, volti soprattutto a chiarire gli aspetti metodologici della ricerca e dove vengono enunciate le intenzioni e le linee guida seguite approfondendo alcune tematiche generali. Nell’Introduzione si sottolinea come i centri di culto antichi rivestano il ruolo di gangli vitali dell’organizzazione sociale, politica ed economica di una comunità. L’autore definisce il santuario la “memoria storica” di un gruppo e del suo territorio ed osserva come la penetrazione di Roma in questi comprensori non costituisca una cesura nell’attività dei luoghi di culto, ma si assiste, sovente,ad una continuità di utilizzo. Tale analisi è pertinente soprattutto in relazione ai santuari extraurbani; infatti, nonostante si assista a trasferimenti di popolazioni, tali spostamenti interessano soprattutto i centri urbani, o i grandi insediamenti, invece non coinvolgono il popolamento rurale che continua a riporre nei santuari il ruolo di “memoria”, come giustamente affermato da Cavalieri. Queste osservazioni generali confermano il modello proposto da Nicola Terreneto (Terrenato N. The Romanization of Italy: global acculturation or cultural bricolage?, in C. Forcey, J. Hawthorne, R. Witcher (eds.) Proceedings of the Theoretical Roman Archaeology Conference 1997, Oxford 1998, pp. 20-27) in cui si evidenzia la differente posizione di alcuni gruppi o categorie autoctone rispetto alla romanizzazione, caratterizzata da una maggiore o minore permeabilità alle trasformazioni che tale processo comporta: il modo rurale e cultuale, maggiormente legato alla sfera femminile, presenta forti caratteri conservativi.Lo studioso si prefigge di analizzare il ruolo svolto dai santuari extraurbani della Cisalpina tra la fase precedenti e quella successiva alla “romanizzazione” attraverso lo studio di due aspetti principali, ovvero il dato religioso-cultuale, fortemente legato a motivazioni ideologiche e politiche, e quello economico-insediativo.

 

          Dopo il paragrafo introduttivo viene affrontata la questione riguardante  i Limiti e metodi della ricerca riaffermando che lo studio dei luoghi di culto non può prescindere dallo studio della religiosità, intesa come esperienza strettamente connessa ad istanze sociali, economiche e politiche. Dopo una breve Storia degli studi circoscritta soprattutto all’area occidentale dell’Impero, con una particolare attenzione ai lavori svolti da studiosi francesi in aree geografiche occupate da popolazioni galliche e, più in generale, celtiche, si passa ad una definizione geografica della ricerca in oggetto: la Cisalpina, nella fase immediatamente successiva alla ripartizione distrettuale augustea in quattro regiones, dall’VIII all’XI, comprese le province alpine occidentali, in pratica il territorio corrispondente attualmente all’Italia settentrionale con sforamenti nei settori alpini svizzeri e sloveni. Alla definizione geografica segue poi quella cronologica, dal II sec. a.C. sino alla fine del III- inizi del IV secolo d.C., dalla fase tardo repubblicana, quindi, sino a quella tardo imperiale quando si affermano nuove religioni, come quella cristiana, che determinano grosse trasformazioni nei diversi ambiti della vita socio-culturale, e dunque anche religiosa, delle aree geografiche oggetto di indagine. Una fase particolarmente significativa è quella augustea, soprattutto per quanto riguarda la definizione tipologica degli insediamenti immediatamente prima e subito dopo il riassetto amministrativo che interessò l’intero territorio italiano. Nella parte finale del paragrafo l’autore difende la propria scelta metodologica, che ha un carattere prevalentemente espositivo-narrativo, e l’approccio utilizzato per affrontare la materia di studio con l’intento, data l’impossibilità di realizzare un lavoro esaustivo sull’argomento, di fornire un primo agile strumento per coloro che in futuro intraprenderanno uno studio di analisi complessivo sul fenomeno dei luoghi di culto in Italia settentrionale.

 

          L’ultimo paragrafo della prima parte, intitolato Alcune questioni preliminari, si articola in sottoparagrafi che definiscono concetti importanti e propedeutici allo studio. Si analizza dapprima “Romanizzazione: significato e valori” e, in linea con gli studi recenti, si definisce il concetto di romanizzazione, inteso come un processo con tappe e differenti modalità, nonché con tempi diversi a volte imposto, ma il più delle volte voluto, in cui c’è sempre la matrice locale e l’apporto esterno. Sarebbe stato interessante utilizzare il modello elaborato dalla Alcock, (Alcock S. E., Grecia Capta. The Landescapes of Roman Greece, Cambridge 1993) che parte proprio dall’analisi del grado di organizzazione raggiunto dalla popolazione “sottomessa” per  definire le possibili interazioni, soprattutto di carattere politico-amministrativo, che si instaureranno tra la forza “dominante” e quella ad essa sottoposta. Successivamente la tematica affrontata è “Il rapporto città-campagna: un modello inadeguato” in cui si sottolinea la necessità di superare i rigidi schemi con i quali spesso si legge il passato e proporre nuovi modelli interpretativi flessibili che tengano conto delle caratteristiche precipue del contesto geografico di riferimento in rapporto alle istanze sociali, culturale, commerciali e, non ultime, religiose. Fondamentale è anche la questione terminologica, poiché la designazione moderna non trova una facile corrispondenza con quella antica; ma d’altronde quella antica si presta spesso a difficili “traduzioni” moderne. Conseguenza di tale riflessione è il  sottoparagrafo che affronta “la terminologia latina”, con una rassegna bibliografica sull’uso fatto e sull’accezione data a termini quali: conciliabulum,  vicus, fanum e lucus.

 

          Nel paragrafo che segue La nozione di luogo di culto/santuario nella Cisalpina, Cavalieri riprende un punto focale del suo studio, ovvero che, a prescindere dal carattere architettonico e monumentale, il santuario o luogo di culto è un luogo in cui si possono distinguere due parti funzionali: quella destinata alla divinità e quella riservata alle persone che si ritrovano per celebrare i riti sacri. Di grande interesse sarebbe stabilire se la gestione dei santuari extraurbani fosse a carico di privati o se questi dipendessero dalle comunità organizzate poste nelle vicinanze, ma questo aspetto risulta di difficile analisi per le difficoltà di verificare eventuali analisi interpretative.

 

          Sulla base di quanto analizzato, lo studioso nell’ultimo paragrafo La funzione aggregativa: modelli e loro applicabilità, elabora una classificazione dei santuari che tiene conto dei rapporti amministrativo-territoriali con gli insediamenti posti nelle vicinanze, giungendo così alla seguente tipologia:

1.      santuario comune ad un pagus ed ubicato al di fuori di eventuali centri abitati;

2.      santuario comune ad un pagus ma ubicato entro uno dei suoi vici;

3.      santuario di pertinenza esclusiva di un vicus;

4.      santuario di pertinenza municipale ma collocato al di fuori del centro urbano;

5.      santuario comunitario ma posto in proprietà privata.

 

Un’ulteriore ed importante suddivisione viene proposta sulla base geografico-funzionale del santuario che porta alla seguente griglia interpretativa:

   santuari in relazione con un fenomeno naturale come la presenza di acqua (sorgenti, fiumi, acque termali, grotte, etc.) con valenze salutifere;

1.      santuari in relazione con un fenomeno naturale come la presenza di acqua (sorgenti, fiumi, acque termali, grotte, etc.) con valenze salutifere;

2.      santuari in relazione con un fenomeni naturali ma che hanno acquisito una forte connotazione politica e culturale come luoghi d’incontro tra comunità politiche o gruppi sociali diversi;

3.      santuari quali luogo d’incontro, di mercato, di “pellegrinaggio” anche da zone relativamente distanti etc.;

4.      santuari di valico, quindi montani, con funzione itineraria

 

          Nella seconda parte del lavoro l’autore, dopo una premessa in cui difende l’approccio metodologico utilizzato che non prevede un catalogo ragionato con campi predefiniti, passa ad un’analisi delle attestazioni nelle quattro regiones. Per ognuna di esse viene approntato dapprima un inquadramento territoriale, cui segue una descrizione del paesaggio fisico, un excursus storico e l’analisi della situazione insediativa mettendo in relazione la realtà precedente all’occupazione romana con quella elaborata dopo la suddivisione territoriale augustea. Infine vengono presentati i santuari, dei quali si offre una sintesi interpretativa della situazione priva però dei dati oggettivi derivati dalle indagini archeologiche.

 

          La terza parte, dedicata alle conclusioni, si articola in tre sezioni: ausilio delle fonti; Santuari, territorio e popolamento; santuari e romanizzazione. Qui vengono riprese e commentate le posizioni a cui è pervenuto l’autore che sono state già enunciate nella prima parte e che supportano la classificazione proposta. Lo studio pertanto riesce a contestualizzare il fenomeno dei santuari e dei luoghi di culto all’interno del paesaggio della Cisalpina, soprattutto in relazione alle trasformazioni avvenute a seguito della “romanizzazione” di tali territori. Il dato più rilevante che si ricava è che la continuità di vita della maggior parte dei santuari, dalla fase protostorica all’età imperiale, andrebbe riferita a due principali motivazioni ovvero la capacità stessa di tali santuari di assoggettarsi al nuovo elemento romano attraverso una autoromanizzazione religiosa e,in secondo luogo, che proprio in virtù di tale trasformazioni, essi riuscirono a rivestire anche un importante ruolo di controllo territoriale. L’assenza però di un catalogo ragionato, esplicitamente indicata dall’autore come scelta metodologica, non consente un immediato raffronto tra i dati oggettivi e la lettura interpretativa. Inoltre appare poco approfondita l’analisi dei dati sui materiali e, genericamente, delle informazioni archeologiche che avrebbero potuto ampliare il quadro delle conoscenze fornendo ulteriori  argomentazioni.

 

          Il lavoro è infine corredato dalle appendici che constano in una tabella riassuntiva dei santuari citati nel testo; una carta geografica con l’ubicazione dei santuari; una tavola sinottica della cronologia dei santuari; due grafici che evidenziano la presenza numerica dei santuari nelle quattro regiones e la funzione che ne viene ipotizzata. Seguono l’indice, la bibliografia e le tavole.