Mercuri, Laurence: La necropoli occidentale di Castiglione di Ragusa (Sicilia). Scavi 1969-1972. cm 24 x 33,5, pp. 312, ISBN 978-88-7689-273-8, Euro 250
(Giorgio Bretschneider, Roma 2012)
 
Compte rendu par Marco Camera, Università degli Studi di Catania
(marcocamera02@hotmail.com)

 
Nombre de mots : 1611 mots
Publié en ligne le 2014-10-28
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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         Edito nella prestigiosa collana dei Monumenti Antichi dell’Accademia Nazionale dei Lincei (n. LXIX della serie generale, n. XV della serie miscellanea), il volume di Laurence Mercuri presenta i risultati degli scavi nella necropoli occidentale di Castiglione di Ragusa, condotti tra il 1969 e il 1971, sotto la direzione di Paola Pelagatti, ad opera della Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale.

 

         Il volume, articolato in sei capitoli, è insolitamente bilingue: l’autrice si avvale della sua lingua madre, il francese, per le sezioni dedicate alla presentazione e all’inquadramento storico-culturale del sito e per l’analisi dei rinvenimenti; in italiano è redatto il catalogo delle tombe e dei corredi. Nel primo capitolo (Présentation générale, pp. 15-28), dopo le prime note di carattere geografico sul comprensorio ibleo, viene ricostruita la storia degli studi sul sito a partire dalla sua scoperta nel 1948: delineate le fasi e le modalità di occupazione tra il Bronzo Antico e la Tarda Antichità, vengono ripercorse le tappe della ricerca archeologica in uno dei rari insediamenti indigeni della Sicilia orientale di cui si conoscono, oltre alle necropoli, alcune porzioni dell’abitato. Alle fasi edilizie di quest’ultimo è dedicato l’interessante contributo di Giovanni Di Stefano posto in appendice (Castiglione. Un aggiornamento sulle fasi edilizie - Scavi 1977-2000, pp. 285-293). Conclude il capitolo una sezione riguardante la topografia e l’evoluzione spaziale e cronologica della necropoli occidentale. Il secondo capitolo (La tombe, architecture et pratiques funéraires, pp. 29-34) è dedicato all’illustrazione dei dati concernenti l’architettura tombale e le pratiche funerarie, con riferimenti allo studio dei reperti antropologici ed alla composizione dei corredi. Il terzo capitolo (Les mobiliers funéraires, pp. 35-82) è interamente occupato dall’analisi crono-tipologica dei materiali rinvenuti nelle tombe, mentre il quarto (L’épigraphie, pp. 83-88) ospita il corpus epigrafico della necropoli ed il relativo commento. La parte del volume dedicata alla discussione dei dati ricavabili dalla necropoli si conclude con il quinto capitolo (Castiglione dans le contexte de la Sicile sud-orientale, pp. 89-97) in cui l’insediamento di Castiglione viene collocato nel suo contesto storico-geografico, analizzandone i caratteri culturali e le relazioni con le vicine apoikiai greche. Chiude il lavoro il sesto e ultimo capitolo (Catalogo delle tombe, pp. 99-256), che costituisce il nucleo più cospicuo del volume e raccoglie la descrizione di ciascuna tomba corredata dalle schede dei reperti in esse rinvenuti, documentati anche graficamente e fotograficamente grazie all’apparato di figure e di tavole che segue. Il volume è completato, infine, da ulteriori utili elementi quali una tabella di concordanza tra numeri di inventario e numeri di catalogo dei reperti, una tavola sinottica con la cronologia delle tombe, indici tematici; la bibliografia, presentata per abbreviazioni, è invece collocata in apertura, dopo la premessa a firma di Michel Gras e Paola Pelagatti.

 

         La topografia e l’articolazione cronologica e culturale della necropoli sono esaustivamente illustrate nei primi due capitoli, corredati da planimetrie e tavole sinottiche. Alla cronologia della ceramica greca, di importazione o di imitazione, è legata l’individuazione del periodo di utilizzazione della necropoli, fissato tra l’ultimo quarto del VII ed il primo quarto del V secolo a.C. grazie alle prime attestazioni di ceramica corinzia ed agli ultimi esemplari di ceramica attica. Il limite cronologico superiore viene proposto dall’A. nonostante la datazione più alta (fine dell’VIII secolo a.C.) tradizionalmente attribuita a quattro oggetti in argilla grigia  provenienti dalla tomba G97 (una tazza-attingitoio e tre calderoni triansati a decorazione incisa). Con buona probabilità di essere nel giusto, l’A. suggerisce infatti di collocare tali esemplari tra quelli più recenti delle rispettive serie, abbassandone la cronologia di circa un secolo. L’A. si sofferma poi sull’architettura funeraria e sulla disposizione delle due tipologie di tombe attestate, a fossa e a grotticella, lungo le pendici del pianoro su cui si estende l’abitato, determinandone la cronologia sulla base dei dati forniti dai corredi funerari ma anche dalla disposizione topografica. Mentre le tombe a grotticella (molte scavate già nel Bronzo antico e riutilizzate in età arcaica) rappresentano la norma negli insediamenti indigeni della Sicilia orientale, per quelle a fossa, più rare e di fattura piuttosto rudimentale, viene dubitativamente ipotizzata un’introduzione indipendente rispetto all’arrivo dei Greci, forse risalente a movimenti di popolazioni preistoriche dalle coste calabresi del versante tirrenico.

 

         Un breve spazio è dedicato all’esposizione dei dati relativi allo studio antropologico dei resti scheletrici, assai limitati a causa dello stato di conservazione delle tombe, della loro reiterata riutilizzazione e delle modalità in cui si svolsero le operazioni di scavo. Tuttavia l’A. non manca di riportare sinteticamente, con molta prudenza nel trarne qualsiasi deduzione, i dati già editi, relativi al numero degli individui ed alla loro distribuzione per età, derivanti dagli esami svolti da F. Facchini e P. Brasili Gualandi presso l’Istituto di Antropologia dell’Università di Bologna sui reperti ossei provenienti da alcune delle tombe a grotticella.

 

         Per quanto concerne le pratiche funerarie, viene messo in evidenza il frequente fenomeno della rioccupazione delle tombe e la conseguente alterazione della disposizione originaria dei corredi, documentati sia nelle tombe a grotticella sia in quelle a fossa. Viene quindi sottolineata l’assenza di sensibili differenze, sia cronologiche sia relative alla composizione dei depositi, tra le due tipologie di tombe, interpretata come segno dell’omogeneità della popolazione di Castiglione. Sebbene la difficoltà di ricostruire le associazioni tra i materiali abbia limitato una loro analisi in chiave funzionale alla segnalazione delle forme vascolari più diffuse, il quadro generale della composizione diacronica dei corredi funerari sinteticamente delineato dall’A., in cui il materiale ceramico predomina sugli oggetti in metallo e su quelli per l’ornamento personale, collima pienamente con quanto si conosce delle produzioni artigianali e della loro circolazione negli insediamenti epicori della Sicilia orientale riconducibili alla facies arcaica di Licodia Eubea.

 

         Lo studio dei materiali prende naturalmente le mosse dal corposo catalogo dei reperti. Redatto con notevole accuratezza, contempla per ciascuna tomba una descrizione che fornisce tutte le informazioni disponibili circa topografia, stato di conservazione, struttura, dati antropologici, composizione e dislocazione dei corredi, cronologia. Ottenute grazie ad un’attiva rilettura da parte dell’A. della documentazione esistente (diari di scavo, fotografie, planimetrie), le notizie sulle tombe sono seguite dalle schede analitiche dei reperti rinvenuti nei depositi funerari, ordinate per classi di materiali, che si segnalano per completezza e meticolosità, collocandosi nel solco della migliore tradizione di studi, tutt’ora lontana dall’estrema sinteticità della letteratura archeologica anglosassone. La classificazione crono-tipologica degli oggetti di corredo afferenti a ciascuna classe di materiali è estesamente sviluppata nel terzo capitolo, dove la discussione è condotta sia sulla base dei dati desumibili dall’ampio corpus di reperti, sia sulla base dei confronti talvolta presenti anche nelle schede di catalogo. È degna di nota la scelta dell’A. di trattare separatamente le forme vascolari di produzione locale più legate alla tradizione autoctona di ascendenza protostorica (classificate come ceramica indigena) e quelle derivanti più direttamente dal contatto con l’artigianato greco (inserite all’interno delle rispettive classi di riferimento della ceramica greca o di tipo greco). Se tale scelta ha l’indubbio pregio di sottolineare con immediatezza i modelli di riferimento e la non sempre facile identificazione della sfera produttiva (greca o indigena) di ciascun oggetto (come nel caso, opportunamente segnalato dall’A., delle oinochoai a decorazione geometrica), questa non deve, tuttavia, oscurare la complessità e l’omogeneità di un repertorio vascolare che nella piena età arcaica risente nella sua interezza degli stretti contatti con il mondo greco-coloniale. L’apparato di illustrazioni del volume è nel complesso soddisfacente, sebbene sarebbe stata auspicabile la riproduzione, grafica o fotografica, di ciascun oggetto ed un più capillare ed efficace ricorso ai rimandi nel testo.

 

         È il quinto capitolo la sede in cui, allargando lo sguardo alla più ampia documentazione proveniente dal sito, l’A. tenta di disegnare più esplicitamente un profilo culturale dell’insediamento di Castiglione. La prima parte è dedicata al confronto tra le due necropoli ad oggi conosciute, quella occidentale, oggetto del lavoro, e quella orientale scoperta nel 1999. A partire dalla constatazione della coesistenza di rituali funerari di impronta diversa (indigena e greca) e talvolta del tutto originali (tomba 12/99), chiamando anche in causa due monumenti come il “guerriero di Castiglione” e una stele funeraria proveniente da collezione, entrambi rinvenuti fuori contesto ma riconducibili al sito ibleo, l’A. ripropone l’ipotesi dell’istallazione nel territorio di Castiglione di un nucleo di Greci accanto all’abitato indigeno. La seconda parte del capitolo mira all’inquadramento del sito nel contesto della Sicilia sud-orientale. Qui, i legami saldi con Siracusa e Camarina da un lato, quelli più evanescenti con Gela dall’altro, rintracciabili in modo non del tutto convincente (come sottolineato dalla stessa A.) nella composizione della documentazione ceramica analizzata, sono accuratamente ricostruiti intrecciando dati storici e topografici relativi alla viabilità antica. Una ripresa delle fonti storiche, collegata alla lettura dei dati sul terreno, permette infine all’A. di riconsiderare le ipotesi circa la toponimia dell’area iblea presenti in letteratura, rilanciando la “candidatura” di Castiglione all’identificazione con l’antica Hybla Héraia.

 

         La quantità e la rilevanza dei dati che l’A. fornisce ed esamina con acribia, sfruttando al meglio ogni tipo di documentazione, costituisce un prezioso stimolo alla prosecuzione della ricerca in diversi ambiti: la conoscenza del repertorio vascolare di produzione locale potrebbe giovarsi, infatti, di una più approfondita analisi dei legami con la documentazione di altri siti appartenenti alla stesa facies; il più ampio inquadramento dell’insediamento da un punto di vista culturale, d'altra parte, potrebbe trarre impulso dall’apertura dell’interpretazione al confronto, anche critico, con l’ormai ineludibile tematica inerente le varie e complesse forme che può assumere l’interazione culturale, posta al centro del vivace dibattito scientifico attuale dall’emergere della cosiddetta post-colonial archaeology.

 

         Il bel volume di Laurence Mercuri rappresenta, quindi, un indispensabile contributo alla conoscenza di un sito importante come Castiglione di Ragusa, a sua volta tassello fondamentale di un puzzle, quello della civiltà indigena della Sicilia orientale in età arcaica, che negli ultimi decenni si sta lentamente, ma costantemente, ricomponendo anche grazie all’opera di edizione di grandi complessi archeologici scavati ormai da lungo tempo.