Rössler, Johannes (Hg): Carl Justi. Moderne Irrtümer: Briefe und Aphorismen. 590 Seiten, ISBN: 978-3-88221-863-3
39,90 €
(Matthes & Seitz Berlin, Berlin 2012)
 
Recensione di Antonie Wiedemann
(antonie.wiedemann@unige.it)

 
Numero di parole: 1349 parole
Pubblicato on line il 2012-09-27
Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
Link: http://histara.sorbonne.fr/cr.php?cr=1700
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          Il volume “Moderne Irrtümer” [Errori Moderni], edito dallo storico dell’arte e germanista Johannes Rößler, raggruppa novantotto lettere e una raccolta di aforismi di Carl Justi (1832-1912), provenienti da varie biblioteche. Le lettere pubblicate in questo volume integrano le già esistenti – e alquanto datate - pubblicazioni della corrispondenza dello storico dell’arte (1) e ricoprono un arco temporale che va dal 1880 al 1909. Justi, di formazione teologo e filosofo, decise di dedicarsi alla storia dell’arte in un momento in cui questa materia si stava diffondendo in ambito universitario. Dal 1872 egli ricoprì la cattedra di Anton Springer a Bonn, dopo aver insegnato a Marburg e Kiel. Gli scritti di questo “aristocratico di spirito” (Geistesaristokrat), come lo definisce Rößler, si contraddistinsero, soprattutto nelle sue grandi monografie come Winckelmann. Sein Leben, seine Werke und seine Zeitgenossen e Diego Velasquez und sein Jahrhundert  da un lato per un approccio bibliografico e una particolare attenzione alla storia della cultura e dall’altro per il suo stile letterario di grande eleganza, da lui considerato caratteristica irrinunciabile di ogni testo scientifico. La corrispondenza pubblicata nel volume di Rößler non solo è utile per delineare un ritratto nitido di questo eccentrico studioso, ma offre anche un panorama del who’s who della giovane disciplina e della vita intellettuale della Germania appena unificata. Il volume è strutturato essenzialmente in tre parti: la prima composta da vari carteggi, la seconda da una raccolta di aforismi riscoperta dal curatore e la terza da apparati archivistici e bibliografici e da una ricca ed utile postfazione. La rete di corrispondenza di Justi qui esposta include personaggi di spicco della Germania di fine Ottocento; le raccolte più consistenti sono le lettere destinate a Charlotte Broicher (pp. 9-162), Wilhelm Bode (pp. 163-393) e Ludwig Justi (pp. 394-413).

 

          Charlotte Broicher (1851-1917/18?) era amica di famiglia dei Justi, fu traduttrice dall’inglese e scrisse un’opera in tre volumi su John Ruskin. Inoltre era particolarmente interessata ad argomenti sociali, teologici e all’emancipazione della donna, suscitando per questo una certa ironia nelle lettere di Justi. Essa ebbe un ruolo di rilievo nella società berlinese di fine secolo soprattutto per il suo salon, frequentato da alcuni esponenti dell’élite intellettuale dell’epoca, tra cui per esempio il filosofo Wilhelm Dilthey e alcuni membri del “circolo” del poeta d’avanguardia Stefan George. Nelle sue lettere all’amica nella capitale del Reich traspare spesso lo scetticismo di Justi nei confronti della modernità e della società mondana. Particolarmente interessante da un punto di vista storico-culturale sono le sue riflessioni dedicate alla “setta” dei Wagneriani, derisa dal acuto osservatore Justi soprattutto per il fanatismo con cui gli “adepti” del musicista cercarono di imporre la propria visione dell’arte e del mondo. In queste lettere, di carattere più prettamente privato, si delinea la figura dello storico dell’arte: un conservatore, ma pur sempre aggiornato sulla vita culturale, dedicato alle proprie ricerche, senza particolare vocazione o passione per l’insegnamento e dal temperamento a volte irruente.

 

          Il secondo carteggio pubblicato è quello tra Carl Justi e lo storico dell’arte e direttore dei musei berlinesi Wilhelm Bode (1845 – 1929) e ne fanno parte anche dodici lettere di risposta. A differenza del primo è composto anche da dodici lettere di risposta di Bode. Nonostante la lunga amicizia tra i due studiosi, gli argomenti trattati sono principalmente di carattere scientifico ed organizzativo, offrendo in tal modo interessanti spunti per la comprensione delle dinamiche interne della politica culturale della Prussia postunitaria, e in particolare circa la politica d’acquisto dello storico direttore dei musei berlinesi. Bode infatti si consultava spesso con il collega in questioni attribuzioniste, specialmente riguardante l’arte spagnola. D’altro canto, Justi rese il suo collega partecipe delle proprie ricerche e del suo metodo di studio, basato soprattutto su indagini in loco e sulla conoscenza diretta delle opere. In effetti, Justi fu un viaggiatore notevole – scorrendo le pagine sembra che non passò un anno in cui non si recò in Italia, in Spagna, nei Paesi Bassi, in Belgio o in Inghilterra – e fu, da vero conservatore, nettamente contrario all’uso delle fotografie sia per l’insegnamento, sia per quel che riguarda l’illustrazione delle sue pubblicazioni. Le lettere intercorse tra i due studiosi ci offrono inoltre un vivace panorama delle tensioni all’interno della ancora piccola comunità degli storici dell’arte tedeschi, in cui non si risparmiarono giochi di potere degni dei migliori concorsi odierni, come rivela per esempio la vicenda circa l’abilitazione di Henry Thode, negata da Hermann Grimm a Berlino e infine accettata da Justi a Bonn grazie all’intercettazione di Wilhelm Bode.

 

          Le lettere di Carl Justi a suo nipote Ludwig (1876 - 1957), anch’esso storico dell’arte, risalgono per lo più al periodo in cui il giovane si stava avvicinando alla materia, e contengono spesso consigli dello zio circa la formazione e le tematiche da approfondire nella tesi di dottorato. Come illustra Rößler nella sua postfazione, per Ludwig Justi, più tardi direttore della prima raccolta di arte del XX° secolo a Berlino e allontanato dalla sua posizione durante il nazismo, la memoria dello zio come maestro rimase sempre preziosa, nonostante posizioni diametralmente opposte circa l’arte contemporanea.

 

          Nella parte finale del volume vengono infatti pubblicati gli aforismi raccolti da Justi, conservati in copia dattiloscritta all’archivo della Berlin- Brandenburgischen Akademie der Wissenschaften e dai quali è tratto il titolo dell’intero volume. Gli errori moderni [moderne Irrtümer] per lui infatti sono le manifestazioni della cultura contemporanea, da Ibsen a Rodin, da Wagner allo “schizzismo” degli  impressionisti che si allontanano dal canone dell’estetica classica. Lungi dal difendere artisti dal rigido tradizionalismo come ad esempio Franz von Lenbach, nei suoi aforismi Justi interpretò le manifestazioni della cultura moderna di massa spesso come risultato di una debolezza psicologica della società. Mentre la raccolta di aforismi è pubblicata per la prima volta nel presente volume, il pensiero di Justi fu diffuso all’epoca tramite la stampa di un suo discorso inizialmente tenuto presso un incontro dei colleghi dell’università di Bonn, come spiega Rößler nella postfazione. Il pamphlet circolò poi nel ministero della cultura prussiano e giunse infine nelle mani di Guglielmo II, in un momento in cui si discusse animatamente la politica degli acquisti della galleria nazionale. In seguito a questi eventi, la Sezession berlinese rinunciò anche alla partecipazione alla esposizione mondiale del 1903.

 

          Complessivamente l’edizione di questi materiali risulta di gradevole lettura . Ciò è merito del ben dosato e non pesante apparato critico fornito dall’autore, che comunque rispetta ogni esigenza filologica. La stringente postfazione, in cui si ripercorrono la vita e l’opera di Justi, permette al lettore non specialista di apprezzare la figura dello storico dell’arte e la sua collocazione nel vasto panorama culturale della fine dell’Ottocento. Una lieve critica resta da arrecare da un punto di vista meramente editoriale: forse sarebbe stato più indicato pubblicare i tre carteggi con Broicher, Bode e Ludwig Justi separati dalla raccolta di aforismi, e senza le lettere sparse a Wilhelm Dilthey, August L. Meyer e Sigismund Blumner, che risultano decontestualizzate. Ciò avrebbe garantito una maggiore omogeneità e avrebbe permesso di fornire gli aforismi di un (ancora) più approfondito apparato, forse utile per una immediata comprensione della posizione del conservatore Justi nel dibattito culturale del tempo.

 

           Complessivamente il volume si inserisce in un ampliamento del interesse verso la storia della critica d’arte in Germania, dedicando attenzione anche a figure apparentemente più isolate come Carl Justi o Carl Ludwig Fernow (2), ma in particolar modo con la riedizione di classici della materia e la pubblicazione di antologie raggruppanti i capisaldi della disciplina (3).

 

 

(1)   C. Justi, Briefe aus Italien, a cura di Heinrich Kayser, Bonn 1922; C. Justi, Spanische Reisebriefe, a cura di Heinrich Kayser, Bonn 1923; C. Justi/ O. Hartwig, Briefwechsel, a cura di R. Leppla, Bonn 1968 (Veröffentlichungen des Stadtarchivs Bonn).

(2)    R. Wegner (Hg.), Kunst als Wissenschaft. Carl Ludwig Fernow - ein Begründer der Kunstgeschichte (= Ästhetik um 1800, hg. v. Reinhard Wegner, Bd. 2), Göttingen, Vandenhoeck & Ruprecht, 2005.

(3)   H. Lochner (Hg.), Kunstgeschichte im 20. Jahrhundert. Eine kommentierte Anthologie (Quellen zur Theorie und Geschichte der Kunstgeschichte), Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 2007.