Sève, Michel - Weber, Patrick : Guide du forum de Philippes. Sites et Monuments 18. Format : 17,5 x 24 cm, 91 p., 58 fig. N/B et 9 fig. couleur in texte, 5 dépliants, ISBN 978-2-86958-241-5, 19 €
(École française d’Athènes 2012)
 
Compte rendu par Paolo Bonini
(paolobonini@inwind.it)

 
Nombre de mots : 1656 mots
Publié en ligne le 2013-01-21
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
Lien: http://histara.sorbonne.fr/cr.php?cr=1768
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          La “Guida del foro di Filippi”, recentemente pubblicata dall’École Française d’Athènes, costituisce il diciottesimo volume della collana “Sites et Monuments”. Agile nel formato e nel numero delle pagine, accattivante nella ricchezza delle fotografie (anche a colori) e dei disegni ricostruttivi, il volume si mantiene fedele alle promesse implicite nel titolo e si presenta come un testo di consultazione immediata per chi si interroghi sulla funzione e sulla storia dei monumenti durante la visita ad uno dei siti archeologici più suggestivi dell’intera Grecia settentrionale. Le due carte topografiche stampate sui risvolti di copertina, rispettivamente la planimetria della città e quella del foro, permettono un chiaro orientamento anche grazie ai numeri che marcano gli edifici principali e che, per quanto riguarda il foro, rimandano alla trattazione all’interno del volume stesso. Il testo, tuttavia, supera ampiamente le promesse e si presta ad una lettura molto più proficua di quanto una normale guida turistica in genere consenta: gli autori infatti, Michel Sève e Patrick Weber, forti ormai di una pluriennale esperienza di studio “sul campo” nell’area considerata, hanno saputo tratteggiare senza banalizzazioni una sintesi che mantiene il fragile equilibrio fra il rispetto del dato scientifico e la necessità di chiarezza per la comunicazione al grande pubblico. Il risultato, quindi, quasi a dispetto dell’impostazione in forma di guida semplice da seguire e intuitiva da usare, è un’opera di alta divulgazione che non a caso gli autori dedicano, con un gesto che rende loro onore, alla memoria di Paul Collart, Jacques Coupry, Henri Ducoux ed Étienne Lapalus, gli studiosi che “li hanno preceduti al foro” (per parafrasare le parole degli autori stessi) e al cui magistero manifestano evidente riconoscenza. La guida del foro di Filippi è dunque una sintesi aggiornata della grande tradizione di studio che l’École Française d’Athènes ha maturato in questo ambito, formulata però in maniera tale da risultare di efficace comunicazione anche per un pubblico vasto, curioso ma non necessariamente specializzato.

 

          Il volume si apre con una prefazione (p. 7) che permette agli autori di chiarire i propri intenti e illustrare le finalità del lavoro: non certo offrire una visione d’insieme di tutti i monumenti visitabili nell’area archeologica che da oltre sessanta anni è oggetto delle indagini condotte da numerose istituzioni, bensì concentrare l’attenzione sul foro e facilitarne la visita, facendolo così “parlare” al pubblico nonostante la sovrapposizione delle diverse fasi edilizie e nonostante lo stato di conservazione dei resti, talora ridotti al livello delle fondazioni o poco più.

 

          Un breve avviso (p. 8) giustifica il motivo di alcune scelte grafiche (ad esempio un carattere di dimensioni inferiori per i passaggi più tecnici, che si possono eventualmente saltare senza che questo nuoccia alla comprensibilità del discorso) e la raccomandazione di completare la visita al sito archeologico con quella al museo, poco distante ma (a torto) non sempre visitato dalla maggioranza dei turisti.

 

          La trattazione vera e propria si divide in quattro sezioni. Il capitolo dedicato alla storia della città (pp. 9-10) è un profilo che in rapida sintesi accompagna il lettore attraverso le tappe fondamentali della storia urbana: dal primo stanziamento del 360 a.C., quando i Greci di Thasos pongono una prima fondazione dal nome di Krenides, e dal nuovo stanziamento del 356 a.C., quando il giovane re macedone Filippo II fonda una città a suo nome nel sito attuale per assicurarsi il controllo della regione del Pangeo, fino al progressivo abbandono verificatosi a partire dal VII secolo d.C., che non conosce importanti rioccupazioni almeno fino al X secolo, quando la porzione occidentale dell’area è occupata, ma solo per qualche tempo, da un abitato medievale. Il taglio molto sintetico è perfettamente adeguato ad una guida, eppure gli autori non per questo nascondono le problematiche ancora aperte ed i vuoti di conoscenza, intorno ai quali verosimilmente si organizzeranno le future linee di ricerca. È certamente un bene, ad esempio, esplicitare ciò che ad un semplice turista può in effetti risultare una sorta di aporia: ad esempio il fatto che in una città fondata nel VI secolo a.C. le vestigia archeologiche più antiche risalgano non oltre il IV secolo a.C., epoca alla quale vanno riferite le fasi antiche delle mura e del teatro, le fortificazioni alla sommità dell’acropoli e probabilmente anche la maglia urbanistica tracciata dalle strade, se si presta fede a un’iscrizione proprio di IV secolo a.C. ancora oggi in situ.

 

          Più articolato, come naturale attendersi, è il capitolo che affronta la storia del foro (pp. 11-27), cuore fisico e funzionale della città: la chiara scansione delle fasi monumentali e la ripartizione all’interno di esse degli edifici gravitanti sulla piazza concorrono a delineare un interessante spaccato di storia urbana. Le preesistenze nell’area del foro sono mal conosciute proprio a causa degli interventi costruttivi romani, che ne hanno quasi del tutto cancellato le tracce. È certo però che l’area fosse occupata da un quartiere di abitazioni, orientato in modo conforme alla schema urbanistico della città che in effetti fu rispettato anche nei secoli successivi; l’area dell’agora ellenistica, di conseguenza, va verosimilmente cercata più ad Est, in corrispondenza del cosiddetto Ottagono paleocristiano, dove una tomba macedone di III secolo a.C., costruita all’interno delle mura, non può che essere intesa come la tomba di un eroe assimilato a un fondatore. La prima fase monumentale del foro si inquadra all’età claudia, fra il secondo quarto e la metà del I secolo d.C.: è questo il momento in cui la piazza si articola in due terrazze poste a quote differenti e separate dalla strada che è tradizionalmente riconosciuta come il tratto urbano della celebre via Egnatia. Al livello inferiore, attorno allo spazio scoperto, sorgono ora tre edifici simili, forse botteghe, indipendenti ma chiaramente coordinati per delimitarne l’ampio rettangolo; sulla terrazza superiore invece alcuni apprestamenti monumentali coronavano forse la composizione architettonica, ma nulla di essi rimane ad eccezione delle due rampe di scale parallele che garantivano l’accessibilità. La seconda fase monumentale, meglio conosciuta, si data al terzo quarto del II secolo d.C.: la dedica della Curia testimonia l’inizio dei lavori durante il regno di Antonino Pio. Al livello inferiore gli edifici che delimitano la piazza sono interamente ricostruiti, uniformandone il prospetto tramite un portico colonnato a due navate che gira su tre lati. La funzione commerciale non viene allontanata, data la presenza delle botteghe, ma sembrano prendere il sopravvento le necessità amministrative e rappresentative della comunità: oltre a un tempio si annoverano una curia, una basilica civile, un tabularium, una biblioteca, senza contare poi i monumenti onorari e le dediche agli imperatori e ai cittadini benemeriti. Al livello superiore tre templi corinzi svettavano in posizione dominante: le dediche a Giove Ottimo massimo lasciano intendere che lì fosse proprio il Capitolium. La terza fase monumentale si data verso la fine del V secolo o all’inizio del VI secolo d.C. Al livello inferiore i portici sono interamente ricostruiti, sostituendo il colonnato corinzio di età imperiale con uno protobizantino ionico a colonne lisce e capitelli a imposta, concepiti per sostenere una trabeazione ad archi, mentre lavori di consolidamento e parziale rifacimento interessano la gran parte degli edifici. Radicale è invece l’intervento al livello superiore, dove i templi sono interamente smantellati per lasciare spazio alla grandiosa basilica paleocristiana convenzionalmente indicata con A. Con la cristianizzazione della città sono il senso e la funzione dello spazio pubblico a modificarsi e il nuovo paesaggio monumentale urbano manifesta, di conseguenza, una vera e propria cesura sul piano architettonico e culturale.

 

          Inatteso è invece, in una guida, il capitolo dedicato alle tecniche costruttive (pp. 29-31), che sono descritte e presentate con l’ausilio di fotografie, scandite per fasi cronologiche e collegate ai principali monumenti del sito. Si tratta di informazioni che potrebbero sembrare fin troppo specialistiche per comparire in una guida, ma che in realtà rivelano un’utilità pratica e una importante valenza didattica proprio per il visitatore comune: offrirgli infatti le informazioni essenziali per orientarsi, di fronte alla diversa tessitura muraria degli edifici, significa renderlo autonomo nell’osservazione dei resti e consentirgli di ripercorrere in parte, pur sempre guidato, l’itinerario di studio, classificazione e datazione già compiuta dall’archeologo; anche attraverso strade di questo tipo passa la valorizzazione di un bene archeologico e la promozione della pubblica consapevolezza del suo significato.

 

          Segue la guida vera e propria, che occupa la massima parte del volume (pp. 33-80). Per ragioni di spazio è naturalmente impossibile ripercorrere in questa sede, anche sotto forma di semplice ragguaglio, la minuziosa analisi di cui ciascun monumento è stato fatto oggetto dal punto di vista architettonico, decorativo e funzionale. Varrà comunque la pena segnalare sia la chiarezza dell’esposizione, che procede secondo un criterio topografico e accompagna la visita del sito, sia la grande ricchezza del materiale illustrativo che, attraverso fotografie, planimetrie e disegni ricostruttivi, permette al lettore la piena comprensione dell’assetto monumentale della piazza e di ciascun monumento; fondamentali in questo senso sono poi le tavole inserite in fondo al volume che rappresentano in alzato prospetti e sezioni.

 

          Concepito quale complemento della trattazione, il glossario dei termini specialistici (p. 81) è senz’altro di grande utilità per il lettore non esperto: i termini che vi compaiono sono opportunamente indicati, nel testo, da un asterisco che ne suggerisce la consultazione. Concludono il volume gli strumenti fondamentali di qualunque volume scientifico (ma non di tutte le guide), ossia l’indice (pp. 83-85), la bibliografia ragionata (pp. 87-88) e il sommario (p. 91).

 

          Questa guida non è, in conclusione, soltanto un agile strumento offerto al turista per orientarsi e comprendere meglio la storia della città o inquadrarne i monumenti del foro durante la visita, ma rappresenta una sintesi preziosa per quanti, siano studenti o studiosi, ricerchino una sintesi aggiornata e precisa che offra loro una “chiave di accesso” al sito archeologico in esame e consenta perciò di avvicinarsi gradualmente alle sue problematiche lungo un percorso, anche bibliograficamente guidato, nella mole di pubblicazioni scientifiche che da anni ormai l’École Française d’Athènes dedica al sito archeologico di Filippi.