Chankowski , Véronique - Karvonis, Pavlos (éd.): Tout vendre, tout acheter. Structures et équipements des marchés antiques. Actes du colloque d’Athènes, 16-19 juin 2009 (Collection Scripta antiqua 42) - 445 p. 35€ - ISBN EFA 978-2-86958-239-2 - ISBN Ausonius Éditions 978-2-35613-045-7
(Ausonius, Bordeaux / École française d’Athènes, Athènes 2012)
 
Compte rendu par Maurizio Buora, Società friulana di archeologia
(mbuora@libero.it)

 
Nombre de mots : 2322 mots
Publié en ligne le 2013-07-18
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Ultimamente sembrano incontrare favore le raccolte di studi dedicate a singole tipologie di monumenti. Abbiamo già recensito su Histara la raccolta dedicata agli horrea [1], cui ha fatto seguito un altro volume della collana, sulle basiliche e le agorà della Grecia e dell’Asia Minore [2]. Questo, di cui ci occupiamo, raccoglie i testi delle relazioni presentate ad Atene tra 16 e 19 giugno 2009. Esso si organizza in tre temi, rispettivamente nuove ricerche su alcune agorà del mondo greco, sull’organizzazione dello spazio di vendita e infine sul commercio e gli spazi di vendita. In tutto sono ben 26 i contributi di autori di varie nazionalità, per lo più greci, ma anche francesi, italiani, belgi, canadesi, israeliani e statunitensi.

 

          A partire dall’età ellenistica l’agorà è il cuore della città, per cui ogni indagine su di essa coinvolge vari aspetti di carattere urbanistico, commerciale, economico, sacro. Come osserva Charlotte Blein “ces espaces ne sont pas uniquement des lieux d’échanges commerciaux, mai revêtent aussi des dimensions sociale set symboliques” (p. 174).

 

          Le aree interessate sono la Grecia (con la Macedonia), l’Asia Minore e la Sicilia. Le trattazioni riguardano grossi centri (Atene, Tessalonica) e piccoli (es. Pétrès in Macedonia). In buona parte, come appare comprensibile, i contributi sono dedicati a recenti scavi o a una panoramica dell’indagine archeologica nei diversi siti. Talora alcuni siti sono richiamati più volte in contributi diversi o altri, come Delo, hanno più saggi. Emerge un quadro aggiornato delle diverse sistemazioni urbanistiche ad es. a terrazzi (Andros, Elea) e degli edifici spesso associati all’agorà, come i macella (Andros, p. 29 e articolo di Andreau), gli archivi (a Pella, p. 55 ove i sigilli riprendono motivi presenti nelle monete emesse dalla città), l’agoranomio (Iasos), l’ubicazione di qualche attività artigianale (es. per la produzione di figurine in cotto a Pella, p. 57, e p. 164), la presenza di magazzini, anche per accogliere le derrate destinate ai banchetti pubblici per dignitari o ospiti della città per cui esisteva anche un apposito servizio di stoviglie, contrassegnato dal motto Damosia (Elea, pp. 66 e 68) o il riuso di alcuni edifici come chiese (ad Andros p. 29) o ancora i contatti commerciali, espressamente indicati dai resti archeologici (Andros, pp. 31-32) e luoghi specifici per determinate persone (topoi) indicate da apposite iscrizioni come nell’agorà di Atene (pp. 122-124). Per la storia dell’architettura sono importanti le assenze di strutture, interpretate come l’utilizzo di elementi lignei (Pella, pp. 66-67) o quanto resta del disfacimento di laterizi in argilla cruda (sempre a Pella, p. 67). Dal punto di vista urbanistico compare talora il tipo fondamentale dell’agorà quadrangolare circondata da portici, presente a Megalopoli, a Messene e a Pella. Il volume non riguarda solo l’area mediterranea di cultura greca, poiché ad es. Andreau si occupa del primo macellum di Roma (pp.75 e segg.). A proposito dei macella romani Andreau sottolinea alcune fondamentali differenze tra le agorà commerciali greche e i macella romani (p. 78). Rimane in sospeso la questione se i macella siano derivati dall’architettura ellenistica. Il termine passa alla lingua greca verso la fine del II secolo d. C. quando specialmente in Asia Minore si costruiscono numerosi macella su modello diciamo italo-romano o piuttosto romano-imperiale (pp. 103-104) e accanto ad essi sorgono altri edifici definiti “Marktbau” che sembrano essere serviti per la vendita di generi (alimentari?) sottoposti a controllo, dato che sono poche le aperture e generalmente ben chiudibili.

 

          Un caso eclatante di continuità nell’agorà è fornito da Sagalassos, ove le strutture della fine del II secolo d. C. paiono rispettate e in parte restaurate nel corso del VI e VII secolo, dopo alcuni rovinosi terremoti che sconvolsero la città. Qui gli scavi hanno mostrato le modalità di crollo degli edifici a causa dei terremoti.

 

          Originale il contributo di Catherine Bouras dedicato alle porte tra le aree portuali e le città.

 

          Talora gli autori non trattano la parte monumentale di una città, quanto dipingono un piccolo borgo, come quello di Petres, spazzato via probabilmente durante un episodio bellico intorno alla metà del I secolo a. C. La pittura della vita della cittadina, per cui sono stati calcolati 5000 abitanti, è molto suggestiva, ma si basa sostanzialmente su elucubrazioni dell’autore anziché su dati archeologici.

 

          Lo schiavo, in quanto merce, rientra nel novero dei prodotti commerciali e per questo Raymond Descat si domanda a cosa sia simile un mercato di schiavi. Aspetto questo, dopo le discussioni intorno all’agorà degli Italiani di Delo (accenni a questa anche nel successivo articolo di Moretti, Fincker e Chankowski) , alquanto trascurato. La vendita in spazi chiusi circolari citata dalle fonti suggestivamente si ricollega ai “cerchi” di Socrate, di Delo, considerati in un successivo articolo. Con buoni argomenti l’autore trova nella situazione dell’agorà di Magnesia al Meandro, ove era emerso un cippo con l’indicazione di uno statarium un apprestamento fornito di tutte le caratteristiche del mercato degli schiavi, ovvero luogo pubblico e aperto al pubblico, dotato di uno spazio o tribuna ove far salire il banditore e lo schiavo.

 

          Sempre nel campo degli edifici specializzati, l’ipotetico luogo di riscossione (telonion) della tassa sul pesce di Efeso è indicato da una famosa iscrizione. Ephraim Lytle svolge un ampio discorso di carattere generale in cui l’analisi si allarga poi alle vicende del porto ellenistico di Efeso e del suo interramento per suggerire che l’edificio di cui parla l’iscrizione, costruito a spese di pescatori e pescherie, fasi inquadrasse in un più ampio disegno di monumentalizzazione del fronte mare della città.

 

          Due contributi posti di seguito si occupano di due mercati di Delo e di due opere evergetiche. Uno sono i “cerchi di Socrate”, agoranomo (carica spesso citata nei diversi saggi del volume e riferita al responsabile del controllo dei pesi e delle misure e probabilmente anche della sorveglianza delle transazioni e della qualità dei prodotti,. Quindi il controllo dei commerci e conseguentemente dei prezzi poteva rendere benemerito ai suoi concittadini chi deteneva questa carica ), che si ritengono espressamente dedicati alle vendite all’asta, regime cui erano soggetti molti beni e non solo gli schiavi, l’altro era i magazzini di fronte al mare, realizzati dall’epimelete Ariarathes. Ancora Delo, il quartiere dell’agorà, è oggetto di analisi (pp. 263-275) con particolare riferimento a quegli spazi “polivalenti” che poterono essere usati per attività mercantili e/o artigianali. Sempre a proposito delle tabernae ci si sposta poi sul Pireo, ad Atene, dove Grigoropoulos e Tsaravopoulos studiano le trasformazioni di alcune “botteghe” soprattutto in base ai dati disponibili dopo le ristrutturazione dell’iniziale IV secolo d. C.

 

          Nel corso dei vari studi spesso compare il sékôma ovvero l’apprestamento che serviva per contenere i recipienti con le misure standard. Ovviamente ve ne erano parecchi in ogni città. Ad essi è dedicato lo studio di Fritzilas (che ne menziona poco meno di un centinaio, di cui oltre sessanta nella sola isola di Delo) per un esemplare di Megalopoli, che reca la misura ufficiale dell’anfora propria di quella città, come appare da un’iscrizione. Un’ampia serie di sékômata dalla Grecia sono illustrati da Fritzilas, che tratta anche degli annessi e connessi, quali vasi di misura della capacità. Tali contenitori di misure ufficiali sono particolarmente numerosi nelle regioni che producevano vino. Sui sékômata si aggiungono le precisazioni terminologiche e funzionali di Geraci a p. 350.

 

          Inoltre pesi in piombo, pesi di riferimento, pesi da pesca, marchi su anfore e altri oggetti tratti dagli scavi di Maresha (Israele, antica capitale dell’Idumea) sono studiati da Gérald Finkielsztejn con molte interessanti citazioni. Qui, partendo dagli scavi la prospettiva si allarga fino ad offrite un quadro il più possibile completo della città.

 

          Non poteva mancare un accenno alla moneta, essenziale per le contrattazioni. Nel volume il breve, ma denso saggio di Kourempanas si occupa della zecca di Pella. In apertura ricorda che si possiedono pochissimi conii, che erano conservati, come risulta da testimonianze epigrafiche, nei templi e che probabilmente venivano distrutti dopo la coniazione. Le altre zecche greche scavate – tutte nell’agorà - sono quelle di Atene, di Tessalonica e di Taso. Il materiale più abbondante viene della zecca di Pella – mercato centrale della Macedonia sotto i re e residenza del governatore romano fino alla distruzione della città all’inizio del I sec. a. C. – già oggetto di studi. Gli scavi hanno mostrato che la zecca fu distrutta quando era in funzione, quindi all’inizio del I sec. a. C. Al di sotto sono stati individuati resti di una precedente attività: in precedenza un’altra zecca era attiva nel palazzo reale.

 

          I contributi del volume si spingono fino a studiare le navi da trasporto (muriophoroi) e soprattutto la loro capacità. Qui il confronto con i dati di epoca moderna (per materiali pesanti, per liquidi e granaglie) è molto significativo, ma lo sono di più i dati ricavabili dai relitti, dai quali si evince che il tonnellaggio di stazza lorda dei muriopohoroi poteva arrivare a oltre 400 tonnellate, comprendenti sia i contenitori che il contenuto.

 

          Giovanni Geraci tratta delle operazioni di controllo dopo lo scarico ovvero della probatio, in particolare per le granaglie – per cui si avvaleva di campioni, detti exemplaria o deigmata in contenitori sigillati - e delle abbondanti attestazioni epigrafiche e papirologiche connesse con dovizia di attestazioni molto interessanti e precise. Anche qui il confronto con la documentazione recente (secc. XVIII-XIX) risulta quanto mai utile.

 

         L’ultimo saggio mira a ricostruire il pensiero di Aristotele sulla nascita della moneta e le differenze con quello di Platone, nel quadro delle teorie economiche del IV secolo a. C.

 

         Particolarmente utili le 25 pagine di bibliografia in cui sono elencati oltre 1150 titoli: molti di questi sono relativi a singoli scavi e rinvenimenti e alcuni si riferiscono a testi non ancora pubblicati.

 

         Come è largamente noto, gli scavi evidenziano una documentazione estremamente parziale, priva di gran parte della suppellettile, delle attrezzature in legno, che dovevano essere ovunque molto ingenti, e di eventuali materiali di pregio, come oggetti in ferro etc. che furono certo recuperati in antico. Per questo il compito di delineare l’aspetto degli ambienti commerciali era non facile; dal mosaico di contributi emerge un quadro molto ricco che può valere anche per altre realtà regionali. Ammirevole la varietà di temi e di contenuti espressi nel volume, con numerose intersezioni e riferimenti incrociati. Come spesso avviene, purtroppo alcuni importanti siti oggetto di scavi recenti non sono stati considerati. È il caso dell’agorà di Elaiussa Sebaste di cui l’anno dopo il convegno è stato pubblicato il resoconto degli scavi [3].

 

         Nel complesso il volume si rivela un utile strumento di consultazione per chi si occupa di antichità nel bacino mediterraneo e costituirà certo un’ottima base di partenza per ulteriori future indagini.

 

         Abbiamo riscontrato pochi errori. A p. 58 si intenda non la non fine del I (secolo), ma fine del II, poi la superficie dell’agorà di Pella, in base ai dati forniti nel testo, era di 62.000 metri quadrati e non 72.000 come indicato a p. 164. Infine la via Egnatia non fu costruita dopo il 140 p. C. (p. 175), ma dopo il 146 a. C.

 

 

 

1. J. Arce, B. Goff aux (edd.), Horrea d’Hispanie et de la Méditerranée romaine, Casa de Velázquez 2011, “Histara. Les comptes rendus”, 20 agosto 2012. 

 

2. L. Cavalier, R. Descat, J. Des Courtils, Basiliques et agoras de Grèce et d’Asie Mineure, Bordeaux 2012. I testi relativi alle agorà furono presentati nel convegno di Istanbul del 2010.

 

3. E. Equini Schneider (ed.), Elaiussa Sebaste, III, L’agorà romana, Istanbul 2010.

 

 

 

Indice

 

De l’agora archaïque à l’agora hellénistique

 

Lydia Palaiokrassa-Kopitsa, The Archaeological Evidence from the Agora of Ancient Andros (Cyclades), pp. 23-36

 

Petros Themelis, The Agora of Messene, pp. 37-48

 

Ioannis Akamatis, L’agora de Pella, pp. 49 – 60

 

Georgios Riginos et Kassiani Lazari, L’agora d’Eléa en Thesprotie. L’organisation architecturale et les activités commerciales des habitants, pp. 61-71

 

De l’agora hellénistique à l’agora romaine

 

Jean Andreau, Quelques observations sur les macella, pp. 75-82

 

Julian Richard, Marc Waelkens, Le macellum de Sagalassos: un marché “romain” dans les montagnes du Taurus? Compte-rendu préliminaire des fouilles archéologiques menées depuis 2005, pp. 83-104

 

Fede Berti, Fabrice Delrieux, Un luogo di vendita dell’età medio-imperiale nell’agora di Iasos, pp. 105-118

 

Dimitrios St. Sourlas, L’agora romaine d’Atrhènes. Utilisation, fonctions et organisation intérieure, pp. 119-138

 

L’organisation des espaces de vente

 

L’agora et ses relations avec l’espace urbain

 

Catherine Bouras, Les portes entre le port et la ville, pp. 143-152

 

Maria Costanza Lentini et Jari Pakkanen, Nouvelles découvertes sur l’agora de Naxos en Sicile, pp. 153-162

 

Charlotte Blein, L’implantation des lieux de vente dans les centres des villes de Grèce du Nord à la fin de l’époque hellénistique et à l’époque impériale, pp. 163-174

 

Polyxéni Adam-Véléni, Pètrés. Le centre commercial d’une petite ville hellénistique de la Macédoine antique, pp. 175 - 184

 

Olga Kakavogianni et Michaël Anetakis, Les agoras commerciales des dèmes antiques de la Mésogèe et de la région du Laurion, pp. 185 – 199

 

Équipements et pratiques de vente

 

Raymond Descat, À quoi ressemble un marché d’esclaves? pp. 203-212

 

Ephraïm Lyttle, A Custom House od Our Own: Infreastructure, Duties and a Joint Association of Fishermen and Fishmongers (IK, 11.1 a-Ephesos, 20), pp. 213-224

 

Jean-Charles Moretti, Myriam Fincker, Véronique Chankowski, Les cercles de Sôkratès: un édifice commercial sur l’agora de Théophrastos à Délos, pp. 225-246

 

Claise Hasenohr, Ariarathès, épimélète de l’emporion et des magasins du Front de mer à Delos dans le Quartier du Théatre à Delos, pp. 263-276

 

Aris Tsaravopoulos et Dimitri Grigoropoulos, Un quartier commercial au Pirée de l’époque hellénistique à l’Antiquité tardive: le mobilier de la fouille préventive du terrain de “Palais de Justice”, pp. 277-298

 

Commerce et instruments de vente

 

Instruments de mesure

 

Gérald Finkielsztejn, Instruments inscrits, boutiques, agora et cités au levant sud hellénistique, pp. 303-318

 

Stamatis Fritzilas, AMΦOREΥΣ MEΓAΛOΠOΛITΩN. Un sékoma en marbre de Mégalopolis, pp. 319-332

 

Théodôros Kourempanas, Un atelier monétaire sur l’agora de Pella, pp. 333-340

 

Emmanuel Nantet, Les muriophoroi: état historiographique, pp. 341-344

 

Organisation du contrôle des ventes

 

Giovanni Geraci, Sekomata e deigmata nei papiri come strumenti

 

di controllo delle derrate fiscali e commerciali, pp. 347 – 364

 

Alain Bresson, Le marché des philosophes: Platon, Aristote et la monnaie, pp. 365-384

 

Bibliographie, p. 385

 

Résumés, p. 411

 

Index des sources, p. 429

 

Index général, p. 437

 

Index des lieux, p. 441

 

Index de noms propres, p. 445

 

Index de mots grecs, p. 447