Comte, Marie-Christine: Les reliquaires du Proche-Orient et de Chypre à la période protobyzantine (IVe -VIIIe siècles). Formes, emplacements, fonctions et cultes. 512 p., 582 b/w ill. + 12 colour ill., 220 x 280 mm, ISBN: 978-2-503-54212-6, 95 €
(Brepols, Turnhout 2012)
 
Compte rendu par Claudia Matoda
(claudia.matoda@gmail.com)

 
Nombre de mots : 1530 mots
Publié en ligne le 2013-10-02
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
Lien: http://histara.sorbonne.fr/cr.php?cr=1878
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          Il culto delle reliquie e l’impatto (sociale, culturale ed economico) della venerazione dei santi sulla civiltà medievale rappresenta una vera miniera d’oro per la storiografia. Durante l’ultimo secolo, un’attenzione crescente è stata consacrata da ricercatori di discipline differenti al ruolo dei (supposti) resti mortali di cristiani illustri e il risultato di tale interesse è stata la costruzione di una solida bibliografia sul tema. È tuttavia a partire dagli anni Quaranta del XX secolo che l’interesse accademico ha assunto caratteri di sistematicità e coordinazione tra le diverse branche di studio (storia, agiografia, storia dell’arte e dell’architettura), portando ad esplorare il ruolo giocato dall’adorazione delle reliquie in temi specifici, quali ad esempio: l’organizzazione delle città, lo sviluppo degli itinerari devozionali, l’impatto economico e sociale della pratica cultuale. Esulerebbe dalle finalità di questa recensione fornire un’esaustiva rassegna bibliografica sul tema, mentre pare utile ricordare al lettore una data. Era il 1946, quasi settant’anni fa, quando André Grabar diede alle stampe il proprio lavoro riguardante il culto delle reliquie e l’arte cristiana antica, ossia Martyrium (1). Non temiamo di esagerare nel dire che la pubblicazione di Marie-Christine Comte dev’essere accolta in questo scenario come degna prosecuzione del cammino intrapreso dallo studioso ucraino e, conseguentemente, con particolare entusiasmo. Se Grabar ha indicato un approccio metodologico destinato a enorme fortuna accademica, la Comte propone ora un’opera assolutamente comparabile al proprio eccellente precedente, per coerenza dell’indagine, padronanza della disciplina, validità scientifica degli argomenti, qualità della scrittura e impatto della tematica.

           

          Nell’imponente e sontuoso (anche per edizione) testo della Comte, revisione della tesi dottorale discussa dall’autrice in Sorbona nel 2006 sotto la direzione di François Baratte, i reliquiari sono stati studiati da due punti di vista: come elementi artistici con funzione di contenitore di resti santi e come oggetti liturgici contestualizzati all’interno di un sistema culturale più vasto (che va dalla localizzazione del reliquiario sino all’intero edificio ecclesiastico in cui l’oggetto è inserito).

 

           L’originalità dell’opera deriva anzitutto dalla scelta del particolare contesto geo-cronologico. Dal punto di vista temporale, l’autrice studia gli inizi dell’arte cristiana e le premesse di epoca bizantina (il periodo protobizantino); il lasso di tempo analizzato va dalla fondazione di Costantinopoli (330) sino all’insediamento della dinastia isauriana (717). Territorialmente invece, la ricerca si occupa dei reliquiari ritrovati nella parte orientale dell’Impero, ossia nella maggior parte delle diocesi orientali (Siria I e II, Eufratesia, Fenicia I e II, Arabia, Palestina I, II e III, Cipro). Quest’opera rappresenta pertanto il primo tentativo di sistematizzazione dell’argomento in area orientale. Numerosissime sono infatti le indagini riguardanti singoli oggetti venerabili o edifici collegati al culto dei martiri; unico è il lavoro di catalogazione sistematica realizzato dalla Comte, che rende il testo a nostro parere un riferimento fondamentale nello studio dell’Oriente cristiano.

 

          L’opera si compone di tre parti. Dopo un’introduzione metodologica e una breve descrizione del panorama scientifico in cui l’opera si colloca, la prima parte è costituita da un’accurata prefazione. Suggestivamente denominata “La toile de fond” (pp. 15-40), la sezione presenta al lettore le finalità del lavoro, la storia della ricerca e un inquadramento delle fonti impiegate, i limiti storici e cronologici, chiudendosi con un esame della nozione di “martire” e della creazione dei reliquiari. Se l’esposizione del percorso scientifico, testuale, archeologico (attraverso un’analisi sistematica dei cantieri di scavo) è rigorosa, molto meno soddisfacente risulta la presentazione della bibliografia sul tema. Sarebbe stata auspicabile una più corposa analisi critica della letteratura per contestualizzare più efficacemente il lavoro della Comte nel quadro più vasto della ricerca e enfatizzarne l’indiscutibile originalità, che risulta apprezzabile solo da occhi consapevoli. Il lavoro sulle fonti è, al contrario, notevole.

           

          L’opera vera e propria è costituita da due parti. La prima, “Étude des reliquaires” (pp. 41-128), può essere considerata un riferimento essenziale per coloro che si avvicinano per la prima volta al tema delle reliquie e desiderano una visione organica della questione. L’analisi degli oggetti liturgici è completa ed esaustiva, includendo una rimarcabile quantità di problematiche differenti. Il capitolo “Analyse des différentes parties” presenta una selezione di forme, materiali e decori impiegati abitualmente negli oggetti sacri dell’area analizzata. I due capitoli seguenti sono invece consacrati al culto e alla localizzazione dei reliquiari e del loro contesto nell’edificio cultuale; è questa un’altra delle maggiori forze del lavoro. L’approccio della Comte, attento a leggere “l’oggetto nel contesto”, permette di sviluppare una lettura davvero completa dell’oggetto, visto come parte di un sistema di venerazione vasto, studiato quindi non solo per la propria forma, ma anche in ragione del proprio uso effettivo. Tra i temi affrontati nel capitolo “Types principaux et modes de vénération”, l’autrice propone una classificazione per forme e per modi di venerazione; la tassonomia descritta viene poi impiegata nell’inventario che costituisce la seconda parte dell’opera. Sei sono le forme individuate (sarcofago, cassa, cippo, nicchia, capsella, a fiala) e due modi di venerazione (“per contatto” o “a circolazione d’olio”); questa visione organizzata permette al lettore di sviluppare un’idea solida sulle caratteristiche specifiche e la diffusione delle diverse tipologie, fornendo inoltre una panoramica sui problemi che riguardano la datazione degli oggetti. Il capitolo sulla localizzazione dei reliquiari nell’installazione liturgica si focalizza invece sui caratteri specifici e sulle variazioni geo-cronologiche nel rapporto tra reliquiario e intorno (in altre parole, relazionando la chiesa alla quale si ricollega la regione con i “modi d’uso” dell’oggetto venerabile). Ciò che colpisce positivamente il lettore in questa prima parte è l’alternanza continua tra una visione generale e l’illustrazione di casi particolari; questo gioco di rimandi, sempre accurato e finalizzato, rende estremamente chiara ed efficace l’esposizione e convince pienamente per forza argomentativa. La sezione seguente, “Les reliquaires inscrits”, tratta il tema dei reliquiari con epigrafi; il tema è trattato non solo dal punto di vista materico ma anche dell’analisi della dedicazione. L’ultimo capitolo di questa parte, “Fonction des reliquaires et cultes associés”, esplora il funzionamento, i modi di venerazione e il culto dei santi legato alle reliquie. Una conclusione generale chiude la prima sezione.

           

           La seconda parte, “Catalogue des reliquaires ” (pp. 129-414), presenta una selezione di reliquiari studiati dall’autrice secondo una classificazione per province (Palestine I, Palestine II, Palestine III, Arabie, Phénicie I, Phénicie II, Chypre, Syrie I, Syrie II, Euphratésie); l’inventario si conclude con una raccolta di oggetti venerabili dal contesto incerto. Una menzione particolare meritano le schede: la struttura efficace e chiara permette al lettore di leggere davvero il reliquiario nel contesto. Ogni scheda presenta (nella sua forma essenziale): luogo di ritrovamento (e/o di conservazione), materiale e dimensione dell’oggetto. Una classificazione ulteriore è proposta per ogni reliquiario, ossia la definizione per tipo e per modo di venerazione. La scheda scende infine nel dettaglio della localizzazione, delle eventuali iscrizioni, del tipo di reliquiario e tenta una datazione. Il livello di accuratezza dello studio circa la localizzazione, con uno sguardo vasto all’edificio nel complesso, porta il volume ad essere non solo un efficace repertorio di reliquiari, ma anche un inventario di architetture di prima età bizantina in area orientale.

           

          L’opera termina con una selezione di tavole a colori (pp. 415-424), di allegati (pp. 425-462) e una ricca bibliografia (pp. 463-484). Tra gli allegati bisogna sottolineare le utili tavole ricapitolative poste in conclusione dell’opera, che propongono una classificazione differente e sintetica, basata su elementi classificabili (numero di reliquiari, forma, dimensione, materiale, tipo di decori).

           

           I meriti di questo volume sono numerosi e vanno al di là dell’indiscutibile valore come primo accurato inventario di un immenso patrimonio artistico oggi disperso. Si tratta infatti di un’opera che riesce a sviluppare in modo organico un problema generalmente trascurato dalla storiografia, ossia il legame reliquiario-edificio cultuale e (in senso lato) oggetto come motivo generante l’architettura. Inoltre, la visione è molto vasta e il catalogo è estremamente curato dal punto di vista bibliografico e delle fonti primarie, diventando quindi anzitutto un aggiornato riferimento per numerose architetture secondarie di area vicino-orientale. Se la zona è infatti estremamente gettonata per lo studio dell’epoca macedone-crociata, una visione ampia sulla diffusione cultuale in età protobizantina rappresenta una lettura inedita di un problema affrontato di solito in modo particolarista. Estremamente positiva è infine la presentazione chiara ed efficace, che rende il volume un riferimento per coloro che si avvicinano al tema del culto delle reliquie: le numerose piante e immagini rendono estremamente chiara la comprensione e forniscono al lettore un repertorio valido per lo studio. Le utilissime tavole sinottiche poste a chiusura del volume rappresentano una visione differente sulla questione ed stimolano nel lettore riflessioni supplementari.

           

          La curiosità di chi scrive avrebbe gradito una maggiore attenzione al destino basso-medievale delle reliquie e una lettura delle relative fonti; tuttavia il tema esula (almeno apparentemente) dalle intenzioni dell’opera e ci auguriamo sia oggetto di una possibile prosecuzione delle indagini dell’autrice. Allo stesso modo e come già sottolineato, ci si può dispiacere dell’assenza di un’approfondita analisi dello stato dell’arte, che avrebbe permesso di apprezzare maggiormente il percorso svolto dalla Comte nella propria ricerca e di far comprendere meglio anche ai non specialisti quali lacune scientifiche abbia colmato il suo eccellente lavoro.

 

Note

1)      Grabar André, Martyrium: recherches sur le culte des reliques et l’art chrétien antique, Paris, Collège de France, 1946.