AA.VV.: Il santuario delle divinità orientali e i suoi predecessori (Sibari - Casa Bianca) ; Scavi 2007, 2009-2012, 370 pagine di testo, numerose illustrazioni Annuario SAIA, Vol. 89 (2011), Serie III Vol. 11, ISBN 978-960-9559-01-0, Euro 150,00
(Giorgio Bretschneider, Roma 2012)
 
Compte rendu par Rosina Leone, Università di Torino
(rosina.leone@unito.it)

 
Nombre de mots : 2475 mots
Publié en ligne le 2013-10-03
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Il volume presenta, con apprezzabile tempestività, i risultati delle indagini condotte negli anni 2007 e 2009-11 a Sibari-Casa Bianca dalla Scuola Archeologica Italiana di Atene e dalla Soprintendenza Archeologica della Calabria (Ufficio Scavi di Sibari) sotto la direzione di Emanuele Greco. In via preliminare sono poi anticipate alcune notizie relative alla campagna di scavo del 2012. Vengono inoltre presentati i risultati delle indagini condotte dal 2007 dalla missione greca diretta da Michális Petrópoulos nell’area delle mura e della Porta Marina. In appendice, infine, il volume ospita i risultati dei saggi diretti da Maria Rocco nell’area dell’emiciclo-teatro a Parco del Cavallo in concomitanza con il progetto del 2007 di restauro e valorizzazione del teatro romano di Copia.

 

          Il volume è completato da una serie di tavole fuori testo con ubicazione e rilievi dei settori di scavo, restituzioni grafiche e piante di sintesi assai utili per una migliore comprensione del testo.

 

          Le indagini a Casa Bianca sono state riprese dalla SAIA nel 2004: le relazioni preliminari delle prime campagne di scavo sono state tempestivamente pubblicate negli Annuari del 2006, 2008 e 2009; il volume riprende e inserisce nel quadro complessivo qui offerto alcuni dei rinvenimenti più significativi di quelle prime campagne, come pure reperti già noti da quelle degli anni ’70.

 

          L’indagine è stata condotta per sondaggi mirati, di cui vengono presentati dettagliati rapporti di scavo a firma di Maria Rocco, Simone Marino, Luigi Coluccia, Maria Sangineto e Annalisa Correale mentre l’illustrazione dei materiali rinvenuti nel corso delle diverse campagne è affidata a Simona Di Gregorio, Maria Tommasa Granese e Maria Rocco. Ad Annalisa Polosa si deve il catalogo dei materiali numismatici, che dalle prime serie di bronzo di Thurii, di poco successive alla metà del V sec. a.C., arrivano fino alla fine del V sec. d.C.

 

          I sondaggi condotti hanno permesso di ampliare lo scavo, già intrapreso negli anni ’70, delle strutture disposte sulla plateia B nel settore orientale dell’impianto urbano: per il complesso messo in luce viene proposta l’identificazione con un’area dedicata al culto delle divinità orientali.

 

          A Emanuele Greco si deve il capitolo di inquadramento generale con la descrizione delle fasi di vita a Casa Bianca; la più recente di V e VI secolo è testimoniata da un grande pavimento lapideo realizzato con cubilia provenienti dalla demolizione delle strutture in opus reticulatum, da labili tracce di insediamento in capanne e da resti di sepolture e sarebbe successiva al terremoto che sconvolse l’area nella seconda metà del II sec. e a cui seguì nei secolo tra II e IV secolo solo lo sgombero delle macerie.

 

          Il complesso indagato, di età giulio-claudia, è articolato in tre parti: ad Est l’edificio F costituito da una corte pilastrata sui lati della quale è disposta una serie di ambienti (già identificata dai primi scavatori come macellum e che oggi viene invece considerato come una sorta di “albergo” per ospitare i fedeli), al centro il santuario M formato da un portico, introdotto a Sud da un propylon monumentale che invade la plateia B e completato a Est e a Ovest da 2 aule rettangolari (b1 e b2), e  al cui interno si colloca il tempio su podio O, a Ovest l’edificio N, un recinto ipetrale ai margini orientale del quale nel 2011 è stato portato alla luce il tempietto P.

 

          A far proporre l’identificazione di M come santuario dedicato alle divinità orientali (più probabilmente un Serapeo, secondo Greco, anche se non si può escludere che si trattasse di un Iseo-Serapeo) concorrono varie evidenze: il possibile riferimento al modello santuariale rappresentato dal Serapeo alessandrino, il rinvenimento - seppure non in contesto stratigrafico - di una tabella in bronzo iscritta con dedica a Iside in prossimità dell’aula b1 (a Nord della quale è stata identificata una edicola in laterizi che potrebbe essere consacrata al culto di Iside), la presenza tra i reperti di una statuetta frammentaria in bronzo di età greca,  poi restaurata in età romana, raffigurante un toro cozzante e, ancora, gli elementi che decoravano l’architettura del tempio (“falchi, pigne, spighe, papaveri e tralci vegetali” ) ben illustrati da Alessandro D’Alessio nel capitolo dedicato all’apparato architettonico. Il complesso viene datato alla metà circa del I sec. ma i saggi in profondità hanno evidenziato alcune strutture riportabili ad un tempio di età tardo repubblicana; sotto i gradini del tempio è stata messa in luce una eschara, riferibile ad un santuario attivo sicuramente nel I sec. a .C., che a sua volta copriva un altare in blocchi di pietra databile alla seconda metà del III sec., che a sua volta proverebbe l’esistenza di un santuario di età ellenistica verosimilmente da ubicarsi in un’area già riservata a funzione sacra al momento della apoikia thurina.  La continuità di vocazione religiosa per un settore di Casa Bianca troverebbe un ulteriore elemento di forza nell’antefissa a maschera gorgonica di età arcaica - ma in uno strato di età ellenistica - rinvenuta quasi al termine della campagna 2012 nello scavo ad Est del tempietto P e illustrata da Marcella Pisani, che condivisibilmente  Emanuele Greco riferisce ad un thesaurós già localizzato a Casa Bianca in età sibarita.

 

          Per le fasi più antiche Greco propone che il culto delle divinità orientali, ospitato originariamente in un santuario di cui erano titolari una o più divinità greche, fosse cresciuto gradualmente fino a soppiantare quello destinato alle divinità precedentemente venerate.

 

          Alcune osservazioni sui culti vengono presentati anche da Silvana Luppino, il cui contributo è completato dal catalogo dei rinvenimenti riferibili all’ambito religioso. Di particolare interesse la mano panthea in bronzo e la lamina in bronzo con dedica a Iside da parte di un membro della gens Marcia. Luppino propone di riferire il santuario  alla devozione delle divinità egiziane Iside, Serapide e Apis – cui potrebbe riferirsi il torello bronzeo– ma sottolinea la presenza di elementi riportabili a un sincretismo greco-egiziano, in cui sembra restare prevalente il riferimento alla tradizione religiosa greca. Particolarmente interessante a questo riguardo un torso femminile frammentario in marmo, dubitativamente interpretabile come una Iside “alla greca” e che potrebbe - con altri frammenti- essere riferibile alla decorazione frontonale del tempio.

 

          All’architettura delle strutture che compongono il complesso con relative planimetrie, interpretazioni delle strutture e accurate restituzioni dell’alzato realizzate con gli elementi architettonici rinvenuti nel corso dello scavo, con relativo catalogo, è dedicato il contributo di Paolo Vitti e Alessandro D’Alessio. 

 

          Il volume dà conto anche dei rinvenimenti epigrafici: l’epigrafe dei prefetti “municipali” dal tempietto P, accuratamente presentata da Alessandro D’Alessio, che ne sottolinea l’importanza in quanto prima testimonianza della presenza di prefetti municipali nella Regio III; le iscrizioni sui vasi a firma di Giovanni Marginesu, e i frammenti di lastra con attestazione epigrafica di un proconsole e di iscrizione di età repubblicana su un blocco di arenaria reimpiegato presentati da Antonio Zumbo.

 

          Arricchiscono il volume i risultati dello studio archeobotanico condotto da Donatella Novellis, che hanno permesso di tentare una ricostruzione del paleombiente vegetale. La metodologia di indagine microstratigrafica applicata in sede di scavo al livello di frequentazione dell’altare di III sec. a.C. ha consentito inoltre di isolare azioni rituali cui era associata l’offerta di vegetali: risulta costante l’offerta di uva ma sono attestati anche resti di mandorle, cereali e impasti farinacei.

 

          Le indagini della SAIA hanno interessato anche la plateia B, della cui sede stradale una sezione NS ha permesso di riconoscere i diversi livelli dalla fine di V sec.: i saggi relativi sono presentati da Annalisa Correale.

 

          Un capitolo è dedicato alla presentazione da parte di Michális Petrópoulos dei risultati delle campagne 2007 e 2008 della missione greca da lui diretta, che hanno interessato il settore sudorientale della città antica a ridosso della Porta Est. Di particolare interesse il rinvenimento di una sepoltura databile tra la fine del VI secolo a.C. e gli inizi del V che sarebbe riportabile alla fasi finali di vita della polis achea o al periodo compreso  tra la distruzione di Sibari e la fondazione di Thurii. Lo scavo ha inoltre permesso la messa in luce di un tratto della fortificazione di Thurii,  all’esterno del quale è stato documentato un altare a Π. Lo strato di abbandono è databile tra la fine del II e l’inizio del I sec. a .C. Riferibili alla vita della colonia latina di Copia sarebbero invece la porta Est e il cosiddetto Lungo Muro.

 

          A firma di Emanuele Greco, Paolo Vitti e Ottavia Voza è il saggio conclusivo, relativo alla topografia di Casa Bianca, in cui viene proposta una sintesi dei risultati più significativi delle campagne di scavo presentate nel volume. Nel settore orientale di Casa Bianca lo scavo ha permesso di individuare diverse fasi della cinta muraria: si ricorda il rinvenimento dell’innesto di una fondazione in ciottoli sul corpo S-SW della torre circolare che potrebbe appartenere ad un tratto della cinta muraria di età classica mentre di età ellenistica è la fase realizzata in opera quadrata. Ad età romana si riferisce il muro di cinta in cementizio e opera quadrata che taglia obliquamente l’impianto di Thurii (il cd. Lungo Muro) e una nuova porta avanzata, tra due torri. Nell’ultima fase di vita l’area sarà invece occupata da una necropoli. Per quanto riguarda il settore occidentale di Casa Bianca si sottolinea come in età imperiale il complesso lì indagato invada la sede della plateia B, che si riduce considerevolmente dalla larghezza originale di 29,40 m. a quella di 13,40. Analoga invasione della plateia è riscontrabile a Parco del Cavallo, come confermato da Maria Rocco nel contributo in appendice, e a Prolungamento Strada.

 

           Per quanto riguarda l’impianto del complesso formato da M, N  e F, si nota come questo sembri il risultato di un processo di aggregazione, di una costruzione realizzata per tappe e condizionata dalle preeesistenze. Il tempio O si colloca infatti in un’area sacra più antica, rimodellata in età imperiale. Non si hanno ad oggi notizie sulle preeesistenze all’interno di F. Un condizionamento alle vicende edilizie dell’area può essere senz’altro considerato il lungo muro, in particolare per quanto riguarda il santuario nella sua estensione settentrionale. La riedificazione di età imperiale appare strutturata a partire dal santuario M nella cui impianto planimetrico spiccano le due aule poste ai lati dell’ingresso che ne allargano la fronte.

 

          Molto interessanti sono infine le considerazioni relative all’impianto urbanistico di Thurii, la cui conoscenza si è certamente giovata dei risultati degli scavi condotti dalla missione diretta da Emanuele Greco. L’archeologo ricorda come all’inizio della ricerca sull’urbanistica thurina, nel 1999, fossero note solo tre plateiai (A, B, C) delle sette che definivano l’impianto urbano; il primo obbiettivo fu dunque procedere all’individuazione della plateia D, con andamento EO. Seguì un programma di prospezioni geomagnetiche e geoelettriche che permettessero di giungere alla restituzione complessiva del reticolo urbano. Si è così arrivati a confermare che l’impianto è formato da quattro  plateiai con andamento NS e tre con andamento EW. Per quanto riguarda la terza plateia EO, F, se ne propone ora la localizzazione a Sud di B; da identificare sul terreno è anche l’ubicazione della quarta plateia NS, la G, che si propone di localizzare ad Ovest di A. Il risultato finale è ben leggibile nella tav. 13, proposta in allegato. Già emersa dalle ricerche precedenti la probabile ubicazione del foro di Copia a Sud dell’incrocio tra A e B. Almeno tre plateiai su cinque erano larghe 100 piedi. Il restringimento della plateia B fornisce inoltre un dato importante per la ricostruzione dell’assetto urbanistico della città romana in età augustea e giulio-claudia. Greco ritiene inoltre che il cd. Lungo Muro non fosse un muro di fortificazione  ma “una sorta di status symbol dello stato di urbs”. Per quanto riguarda l’onomastica delle strade di Thurii  Emanuele Greco  ribadisce più volte nel volume la sua identificazione della plateia E con la Herakleia  di Diodoro; di diverso, e meno convincente, avviso Silvana Luppino che, sulla base dell’integrazione di un’iscrizione graffita frammentaria sul fondo di uno skyphos come possibile dedica ad Afrodite Nauarchis proposta –insieme ad altre - da Marginesu, suggerirebbe invece di riaprire la questione della onomastica thurina.

 

          In chiusura Greco ribadisce con forza la cronologia dell’impianto, confermata dai dati attualmente  disponibili che attesterebbero che le strade larghe B e D sono state tracciate nella seconda metà del V sec., e conseguentemente la paternità ippodamea dell’impianto di Thurii.

 

          Il volume dà conto anche degli importanti interventi finalizzati alla valorizzazione dell’area archeologica di Casa Bianca realizzati  nel quinquennio 2007-2012, nell’ambito di una convenzione tra SAIA, Direzione Regionale BB.CC. della Calabria e Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria: oltre a quelli di manutenzione, risultano particolarmente interessanti gli interventi di integrazione e di restituzione parziale dell’edificio M ottenuta tramite l’anastilosi indiretta della colonna d’angolo del portico. Il progetto e la sua realizzazione sono accuratamente illustrati da Paolo Vitti e Ottavia Voza.

 

          In appendice, infine, Maria Rocco dà notizia dei risultati dei saggi di scavo condotti  nell’emiciclo-teatro di Parco del Cavallo nel 2007. Le indagini hanno qui permesso di puntualizzare la storia del monumento che, in una prima fase - databile stratigraficamente tra il terzo e il quarto decennio del I sec. d.C.- si caratterizzava come un portico a carattere pubblico costituito da colonne monolitiche disposte a ferro di cavallo e inglobate in un muro perimetrale semicircolare affacciato direttamente sulla plateia B. Tra la fine del I sec. e l’inizio del II il portico venne trasformato con pesanti interventi edilizi in un teatro e ingombrò in parte la plateia B, causandone il restringimento. Alla distruzione dell’edificio, causata da un violento evento tellurico intorno alla metà del II sec., seguì un periodo di abbandono e dai primi decenni del IV secolo un parziale riutilizzo della struttura; tra il V e il VI sec. si collocano infine le attività di spoglio dell’edificio.

 

          La tempestiva e accurata presentazione dei risultati dell’attività di ricerca condotta a Casa Bianca offre dunque significativi aggiornamenti per la  conoscenza di Sibari, proponendo alcune novità che riguardano la storia del sito dalle fasi di vita della prima apoikia, con la probabile localizzazione qui di un’area sacra già di età sibarita, a quelle più tarde della città romana.  Di particolare interesse sono la scoperta dell’esistenza a Thurii di un santuario dedicato alle divinità orientali, che interrompe – lo sottolinea Luppino- lo iato di attestazioni di luoghi di culto destinati ad analoghe forme di devozione che dalla Sicilia arrivava fino alla Campania, come pure l’ampliata -  e sempre più fondata su basi archeologiche - conoscenza delle caratteristiche degli impianti urbani di Thurii e di Copia.

 

          Il volume mette così a disposizione del dibattito scientifico nuovi e importanti elementi per la ricostruzione storica della vita della città antica, rendendo davvero  auspicabili la continuazione delle ricerche a Sibari e la valorizzazione del sito archeologico.