La Torre, G. F. - Mollo, F. (a cura di): Finziade I. Scavi sul Monte S. Angelo di Licata (2003-2005), «Archaeologica» 172, cm 22 × 30; pp. 550, Figg. 203 b/n; Tavv. XVI a colori; isbn 978-88-7689-279-0. Euro 200,00
(Giorgio Bretschneider, Roma 2012)
 
Compte rendu par Paolo Daniele Scirpo, National and Kapodistrian University of Athens
(pascirpo@arch.uoa.gr)

 
Nombre de mots : 3162 mots
Publié en ligne le 2015-01-12
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Inserita nella collana Archaeologica, edita da Giorgio Bretschneider, la pubblicazione definitiva degli scavi, effettuati nel biennio 2003-2005 sul Monte S. Angelo di Licata, sotto la direzione di Gioacchino Francesco La Torre, vede la luce e riempie un grande vuoto accademico che da anni tormentava l’ultima fondazione greca di Sicilia, Finziade. Come posto chiaramente in luce nella Presentazione, a firma di Pietro Meli (pp. IX-XIII), la zona archeologicamente ricca alla foce del fiume Salso è stata sempre prodiga di ritrovamenti, e sotto la luce delle indagini per lo più a carattere locale, aveva da rispondere all’ancora insoluto dilemma sull’ubicazione della polis, fondata secondo la tradizione nel 282 a.C. da Finzia, tiranno di Akragas, sul sito che si presupponeva avesse ospitato in età arcaica il phrourion gelese di Eknomos, e spentasi poi nel corso del I secolo a.C.

 

          Nella sua breve Introduzione (pp. 1-3), La Torre illustra gli scavi finanziati dalla Regione Siciliana, tramite fondi POR 2000-2006, che hanno interessato un ampio settore dell’abitato d’età ellenistica attorno ai due vani della Casa 1, già messa in luce nelle precedenti campagne del 1994 e 1998 [1]. Frutto di un lavoro di équipe, afferente al Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università degli Studi di Messina, col supporto della locale Sovrintendenza di Agrigento, il volume si divide in quattro parti: la presentazione del contesto e dei dati di scavo; gli apparati decorativi delle case; i materiali rinvenuti e l’inquadramento storico dei risultati di scavo nell’ambito dell’urbanistica e dell’edilizia domestica d’età ellenistica.

 

          Nelle successive Abbreviazioni Bibliografiche (pp. 5-60) si trova raccolta tutta la produzione scientifica inerente al sito, aggiornata fino al 2012. La prima parte del volume è dedicata allo scavo vero e proprio: dopo aver sintetizzato l’Inquadramento topografico generale del sito sulla Montagna di Licata, posta a controllo dell’ampia foce (un tempo navigabile) del fiume Salso (pp. 63-65), La Torre illustra le due campagne di scavo (2003-2005) effettuate in un’area di circa 1800 metri quadrati con un forte pendio, che in alcuni punti ha salvato le strutture poste a monte dei terrazzamenti sconvolti dai lavori agricoli e dagli agenti atmosferici. Non essendovi stata alcuna rioccupazione del sito, dopo l’abbandono, la stratigrafia abbastanza chiara ha permesso di isolare due periodi principali di antropizzazione del sito: il primo (I) tra la seconda metà del IV secolo e la seconda metà del III secolo a.C. ed il secondo (II), fra la fine del III secolo e il 40/30 a.C. Nel primo periodo si collocano due fasi, la prima delle quali (I.1) sulla scorta della notizia diodorea, sulla fondazione della polis da parte di Finzia (282 a.C.), andrebbe collocata nella prima metà del III secolo a.C., mentre la seconda fase (I.2) ne testimonia la sua distruzione nella seconda metà dello stesso secolo. Il secondo Periodo (II) invece, come esposto da Fabrizio Mollo, si articola in cinque fasi successive (II.3-7), che testimoniano la sistemazione dell’area, la costruzione delle Case 1-7, la distruzione, la spoliazione e l’abbandono del sito, il tutto fra i primi decenni del II secolo ed il 40/30 a.C. Il ritrovamento di materiali databili prima della fondazione tirannica lascia ragionevolmente supporre che il sito fosse abitato anche in precedenza.

 

          Le conclusioni sull’abitato del Periodo I portano a ritenere che esso si sia adattato alla natura del terreno, assecondandone l’orografia e modellandosi su di essa. In età repubblicana (Periodo II), si riorganizza l’abitato secondo un piano urbanistico preciso che prevede, dopo i necessari sbancamenti e terrazzamenti, la costruzione delle abitazioni, all’interno di uno schema formato dall’incrocio di due strade perpendicolari (A-1) e la delimitazione di almeno 3 isolati (pp. 67-125).

 

          Nella seconda parte, Alessio Toscano Raffa descrive gli apparati decorativi delle abitazioni del periodo II (pp. 129-170). I frammenti di decorazione parietale sono stati catalogati in 29 insiemi in base alle caratteristiche morfologiche e tecniche. Dall’analisi chimica dei pigmenti si è potuto ricavare anche la tavolozza cromatica usata. Nella Casa 1, la meglio conservata, gli apparati decorativi sembrerebbero pertinenti alla fase di costruzione originaria (fine III – inizi II secolo a.C.). Tutti gli esemplari però sembrano appartenere ad uno stile decorativo precedente al c.d. Stile strutturale e del I Stile (presente già per altro anche a Pompei, oltre che in altre poleis siceliote), definito come «Zone Style», caratterizzato dalla presenza del kyma reversa, della zoccolatura ad imitazione del marmo e dal fregio continuo figurato [2].

 

          Massimo Limoncelli offre al lettore il restauro virtuale degli apparati decorativi della Casa 1 e la sua restituzione in 3D, che oltre a permettere visivamente di farsi un’idea chiara sull’edilizia domestica d’età ellenistica, stimola gli archeologi a porsi anche nuove domande per indirizzare la ricerca futura (pp. 171-176).

 

          Nella terza parte, frutto del lavoro di gruppo, si trova il catalogo completo dei materiali rinvenuti, suddivisi in categorie (pp. 177-417): Ceramica a figure rosse, a vernice nera sovra dipinta, a vernice nera (Mollo), Ceramica a vernice rossa, a rilievo ed a pareti sottili (Fierro), Lucerne ed Unguentari (Terranova), Anfore da trasporto e Grandi contenitori (Mollo), Ceramica a vernice rossa interna e Ceramica comune (Buceti), Coroplastica (Cannatà), Pesi da telaio e oscilla e Laterizi (Mollo) e Varia (Mollo, Terranova, Toscano Raffa), Ceramica iberica (Toscano Raffa), Modellini fittili di imbarcazione (Terranova), Arule, Arule Thymiateria e altarini (Terranova & Toscano Raffa), Materiale lapideo e Metalli (Mollo).

 

          A Lorenzo Campagna è affidata l’esegesi di un’interessante epigrafe di età ellenistica (tardo III - inizi II secolo a.C.) sulla curatela di lavori edili incisa su una sottile lastra di marmo, che costituiva originariamente il bacino circolare di un louterion (pp. 391-401). Si tratta della commemorazione di due cittadini che ricoprendo una carica pubblica (ginnasiarchia?), furono incaricati di supervisionare i lavori di carattere edilizio riguardanti un edificio pubblico e la verifica del suo completamento. A Mariangela Puglisi, invece, è delegato lo studio dei Rinvenimenti monetali (pp. 401-407). Della circa sessantina di esemplari (non tutti restaurati), solo una ventina sono pubblicati ed inquadrati cronologicamente. Si distinguono tre fasi di circolazione: dalla metà alla fine del IV secolo (I), dal 282 al 279/8 sotto la tirannide di Finzia, quando forse in città funzionava una zecca locale (II) ed infine nel tormentato periodo della seconda guerra punica fino alla fine del II secolo a.C. (III).

 

          I Reperti osteologici esaminati da Nicoletta Perrone hanno fatto emergere un dato interessante: la prevalenza dei resti di animali selvatici (molluschi marini, cervi e caprioli) rispetto a quelli domestici (bovini, ovicaprini e suini) da indicazioni sulla probabile dieta locale degli abitanti (pp. 408-410), mentre dai Macroresti vegetali, esaminati da Donatella Novellis, si ricava una presenza maggiore in antico del leccio e dell’ulivo, i cui frutti insieme al melograno, facevano parte della dieta locale (pp. 410-417).

 

          Nella quarte parte, La Torre si dedica alla ricostruzione storica dell’impianto urbano e all’inserimento dell’architettura domestica di Finziade nel panorama dell’ellenismo siciliano (pp. 421-458). Sebbene non si sia potuto scavare interamente un singolo isolato (le cui misure potrebbero coincidere con quelle dell’isolato IV di Tindari) e non si conoscano le esatte dimensioni della plateia, l’impianto urbano si rivela comunque abbastanza chiaramente come un tipico esempio di “ippodameo”. Il settore in oggetto potrebbe inoltre essere quello posto al limite occidentale dell’area urbana dal momento che oltre la scarpata, in contrada Sant’Antonino s’ipotizza doversi trovare una necropoli ellenistica. La datazione dell’impianto, anche grazie alla scoperta di un tesoretto in una delle case, va posta sicuramente dopo la fine della seconda guerra punica e probabilmente intorno al 180 a.C. Ciò porterebbe per analogia, ad un sensibile abbassamento cronologico degli impianti urbani di molte poleis dell’isola (Solunto, Halaesa, Tindari, Morgantina, Eraclea Minoa e Tauromenion) generalmente posti dopo il IV secolo, all’indomani cioè della fondazione o rifondazione, senza tener conto del dato stratigrafico [3]. Per quanto riguarda l’architettura domestica, tutte le case rinvenute appartengono alla medesima tipologia con cortile centrale scoperto e compluviato e dall’analisi attenta dei vani superstiti si possono chiarire alcuni aspetti fondamentali della vita dei suoi abitanti: dall’approvvigionamento idrico tramite cisterne, al culto domestico celebrato in un’apposita stanza dotata di altare, fino alla decorazione parietale e pavimentale delle stanze a carattere pubblico (andrones). La Torre, criticando la cronologia alta data dalla Scuola Americana alle case a peristilio di Morgantina, ritiene che si possano distinguere tre raggruppamenti tipologici in uso, a volte anche in contemporanea, sull’isola: case con ampio cortile scoperto (metà del IV - metà del III secolo), con piccolo cortile centrale scoperto (metà del III – metà del II secolo) e case a peristilio molto vaste con secondo piano e cortile porticato centrale (ultimi decenni del III secolo nel regno ieroniano, ma diffuso nel resto della Sicilia dal 180 a.C. in poi).

 

          Prendendo le mosse da un suo precedente contributo [4], La Torre tenta di tracciare il profilo storico della polis alla luce dei risultati degli scavi (pp. 459-478). Sul monte Poliscia andrebbe identificato il phrourion falarideo di Eknomos, posto a guardia del promontorio della Mollarella sede di un villaggio che disponeva di due approdi naturali, accanto alla foce del ramo secondario del fiume Salso, mentre sulla vetta del monte Sole, si ebbe nel corso del IV secolo a.C., la creazione del phrourion agatocleo di Phalarion. Cronologicamente coeve ad esso, le prime tracce di frequentazione del sito posto su monte Sant’Angelo si potrebbero attribuire all’attività rivitalizzante di Timoleonte, responsabile della rinascita sia di Gela che di Akragas. Dopo la distruzione di Gela ad opera dei Mamertini, cacciati da Siracusa, all’indomani della morte di Agatocle (289 a.C.), il tiranno Finzia, sulla scia del modello alessandrino, diede rifugio ai Geloi superstiti nella nuova polis da lui fondata alla foce del Salso (282 a.C.). Teatro di uno scontro fra Romani e Cartaginesi nel corso della prima guerra punica (249 a.C.) citato dalle fonti, Finziade ancora non possedeva un porto degno di questo nome. I suoi abitanti costituiti per lo più dai discendenti dei Geloi, seguirono una politica strettamente filo-romana ed attivi dal punto di vista diplomatico (come si evince da un decreto di Entella), pur mantenendo il poleonimo dell’odiato tiranno akragantino, usarono nei decreti pubblici di carattere civico e sacro, l’antico etnico. Dopo la presa di Siracusa ad opera del console Claudio Marcello (211 a.C.), la fedeltà mostrata da Finziade fu premiata da Roma con la promozione della città ad un rango superiore, abilitata a coniare moneta [5], nell’ambito della riorganizzazione romana della provincia ad opera di Valerio Levino (209-207 a.C.). Così, con lo stato di crisi attraversato da Akragas che favorì altresì lo sviluppo urbanistico di Eraclea Minoa ed il probabile aumento demografico dovuto all’immissione nel corpo civico dei veterani di Marcello, si spiegherebbe la fioritura di una piccola polis fino ad allora insignificante dal punto di vista storico. E questo suo splendore ebbe breve vita, poiché grazie all’intervento riformatore di Rupilio (132-131 a.C.), Akragas riprese il suo ruolo egemone della Sicilia meridionale, proprio a scapito delle più piccole Eraclea e Finziade. Lo testimoniano la contrazione dell’abitato nella prima e la mancata crescita edilizia nella seconda (almeno nelle zone finora note). Grazie alle testimonianze epigrafiche (arricchite dalla nuova iscrizione rinvenuta negli scavi recenti), si può dire che Finziade tra il II ed il I secolo avesse avuto fra le cariche pubbliche anche quella della ginnasiarchia (cosa che presuppone l’esistenza dello stesso ginnasio) e che vi fosse a cura dei magistrati pubblici la supervisione sull’attività edilizia forse anche riconducibile ai grandi lavori per il terrazzamento del nuovo impianto urbano. L’abbandono volontario di Finziade (o quanto meno della zona alta presso il monte Sant’Angelo) da parte dei suoi abitanti sarebbe stato causato dallo stallo permanente del porto, dovuto al blocco navale imposto da Sesto Pompeo contro Ottaviano fra il 43 e il 36 a.C. Sulla base infine, del discusso accenno nell’Itinerarium maritimum di una Plintis da identificare con la polis ormai ridotta a miseranda borgata portuale, si può credere soltanto ad una sua sopravvivenza in età imperiale.

 

          In Appendice, trovano posto l’analisi di un tesoretto rinvenuto nel vano 7 della Casa 1, a cura di Maria Caccamo Caltabiano, Katia Longo e Grazia Salamone per le monete e di Armida De Miro per i gioielli (pp. 481-496). Il dato più interessante che si ricava dallo studio del tesoretto è l’ipotesi che la zecca dove si coniò il gruppo 44 della classificazione di Crawford [6], sia da localizzarsi in Sicilia e non a Roma e che la cronologia iniziale del denarius non sia più tarda del 215 a.C. Insieme alle monete sono stati rinvenuti dei gioielli d’oro (bracciali, anelli e un sakkos), certamente oggetti d’importazione che trovano confronti nell’oreficeria macedone ma la cui provenienza dall’ambiente tolemaico però, potrebbe supportare la tesi di La Torre che li ritiene parte del ricco bottino romano preso dal sacco di Siracusa.

 

          A cura di Fabrizio Mollo infine, sono ricomposti i contesti, tramite le tabelle dei materiali (pp. 497-564). L’ottimo apparato iconografico composto da Figure (336) e Tavole (I-XVI) completa degnamente il volume che si presenta in una veste tipografica di alta qualità (che non giustifica pur tuttavia, a nostro avviso, il “salato” prezzo imposto).

 

          Sebbene non immune da difetti, quali la mancanza di un estratto in qualsivoglia lingua straniera o la percezione di una disomogeneità stilistica, manifesta in alcune ripetizioni (caratteristica questa innata ed insita in qualsiasi lavoro di gruppo), l’importanza di una tale pubblicazione, relativamente tempestiva nell’ambito dell’archeologia, consiste nell’aver fornito un contesto intatto di un abitato ellenistico, consentendo una migliore e più approfondita conoscenza dello sviluppo dell’edilizia domestica e delle fasi ceramiche ad essa collegate. Vantaggio questo che mancava a tutt’oggi per le principali poleis dell’isola (Siracusa in primis), ad eccezione della recente pubblicazione degli scavi sul quartiere ellenistico-romano di Akragas [7].

 

          Grazie ad un apparato iconografico di prim’ordine, costituito da fotografie in B/N e a colori e da un’accurata pianta topografica dello scavo, in attesa del secondo volume dove troveranno posto le questioni topografiche ed urbanistiche inerenti alla polis, questo primo tomo risulta essere un indispensabile strumento di lavoro per gli addetti ai lavori, in particolar modo per coloro i quali si occupano di urbanistica alla periferia del mondo ellenistico, che l’avventura di Alessandro Magno aveva fondato quarant’anni prima della nascita di Finziade.

 

 


 

[1] De Miro, A. 2004, “I risultati degli scavi condotti a Licata negli ultimi anni”, in Carità, C. (a.c.d.), «Licata fra Gela e Finziade». Atti del Seminario di studi (Licata, 12/3, 16 e 30/4/2004), Licata, pp. 131-166.

 

[2] [2] La Torre, G.F. 2009, “Origine e sviluppo dei sistemi di decorazione parietale nella Sicilia ellenistica”, in La Torre, G.F. – Torelli, M. (a.c.d.) 2011, «Pittura ellenistica in Italia e in Sicilia. Linguaggi e tradizioni». Atti del Convegno di studi (Messina, 24-25 settembre 2009), Roma, pp. 255-278.

 

[3] Risulta a nostro avviso, colpevolmente assente nell’excursus fatto da La Torre, la piccola Akrai che, grazie anche ai recenti scavi effettuati dall’Università di Varsavia, potrebbe dare qualche ulteriore elemento per lo sviluppo dell’urbanistica siceliota dall’età arcaica a quella tardo imperiale. Per gli scavi polacchi, cfr. Chowaniec, R. 2009, “Acrae antica alla luce di indagini non invasive”, in RTA, XIX, pp. 121-138. Chowaniec, R. 2009-2010, “Palazzolo Acreide, ancient Acrae, Sicily, Italy in 2009 and 2010”, in Światowit, XLIX, n.s., VIII, pp. 169-171. Chowaniec, R.  - Guzzardi, L. 2011, Palazzolo Acreide, Sicily, Italy. Excavations in 2011”, in Światowit, L, n.s., IX, pp. 169-172. Chowaniec, R. et alii (Tomasz Więcek, Urszula Wicenciak, Anna Gręzak, Marcin WAgnr, Krzysztof Domżalski, Monika Rekowska) 2014, “Rapporto preliminare della campagna di scavi a Palazzolo Acreide (2013)”, Warszawa - Siracusa. Per l’agorà ed una sintesi sull’urbanistica acrense, cfr. Scirpo, P.D. 2011, Ο θρησκευτικός προσδιορισμός της Αγοράς των Ακρών (Σικελίας)”, in Αγ. Γιαννικουρή (επιμ.), «Η Αγορά στη Μεσόγειο από τους Ομηρικούς έως τους Ρωμαϊκους χρόνους». Πρακτικά του Διεθνούς Επιστημονικού Συνεδρίου (Κως, 14-17 Απριλίου 2011), Αθήνα, pp. 61-70.

 

[4] La Torre, G.F 2005, DallEknomos a Phintias: considerazioni sulla topografia del territorio di Licata in epoca storica, in R. Gigli (a.c.d.), Megalai Nesoi. Studi dedicati a Giovanni Rizza per il suo ottantesimo compleanno, II, Catania, pp. 91-114.

 

[5] Carroccio, B. 2004, Dal basileus Agatocle a Roma. Le monetazioni siciliane d’età ellenistica (cronologia-iconografia-metrologia) [Pelorias, 10], Messina, pp. 151-160

 

[6] Crawford, M.C. 1974, Roman Republican Coinage, Cambridge

 

[7] De Miro, E. 2009, Agrigento IV. L’abitato antico. Il quartiere ellenistico-romano, Roma.

 

 

Sommario


Presentazione (Pietro Meli) [p. IX-XIII]
Introduzione (Gioacchino Francesco La Torre) [pp. 1-4]
Bibliografia [pp. 5-60]

I. Lo scavo
1. Inquadramento topografico generale (Gioacchino Francesco La Torre) [pp. 63-65]
2. Lo scavo di Monte Sant’Angelo [p. 67]
1. Impostazione della ricerca (Gioacchino Francesco La Torre) [pp. 67-68]
2. Periodi e fasi (Gioacchino Francesco La Torre) [p. 68]
3. Periodo I: abitato di prima età ellenistica (Gioacchino Francesco La Torre) [pp. 69-70]
4. Periodo II: abitato di epoca repubblicana (Fabrizio Mollo) [pp. 70-125]

II. Gli apparati decorativi
1. Gli apparati decorativi delle case del periodo II (Alessio Toscano Raffa) [pp. 129-170]
2. Studio ricostruttivo della Casa 1. Restauro virtuale degli apparati decorativi e restituzione in 3D dell’edificio (Massimiliano Limoncelli) [pp. 171-176]

III. I materiali
a) Ceramica a figure rosse (Fabrizio Mollo) [pp. 179-185]
b) Ceramica a vernice nera sovraddipinta (Fabrizio Mollo) [pp. 185-188]
c) Ceramica a vernice nera (Fabrizio Mollo) [pp. 188-221]
d) Ceramica a vernice rossa (Modesta Fierro) [pp. 221-240]
e) Ceramica a rilievo (Modesta Fierro) [pp. 240-247]
f ) Ceramica a pareti sottili (Modesta Fierro) [pp. 247-254]
g) Lucerne (Clara Terranova) [pp. 254-260]
h) Unguentari (Clara Terranova) [pp. 260-263]
i) Anfore da trasporto (Fabrizio Mollo) [pp. 263-294]
l) Ceramica a vernice rossa interna (Marzia Buceti ) [pp. 294-296]
m) Ceramica comune (Marzia Buceti) [pp. 296-337]
n) Grandi contenitori (Fabrizio Mollo) [pp. 337-342]
o) Coroplastica (Maurizio Cannatà) [pp. 343-367]
p) Pesi da telaio e oscilla (Fabrizio Mollo) [pp. 368-370]
q) Laterizi (Fabrizio Mollo) [pp. 370-373]
r) Varia (Fabrizio Mollo, Clara Terranova, Alessio Toscano Raffa) [pp. 374-381]
- Ceramica iberica (Alessio Toscano Raffa)
- Modellini fittili di imbarcazione (Clara Terranova)
- Arule, Arule Thymiateria e altarini (Clara Terranova, Alessio Toscano Raffa)
- Materiale lapideo (Fabrizio Mollo)
s) Metalli (Fabrizio Mollo) [pp. 381-390]
t) Iscrizioni: un’epigrafe ellenistica sulla curatela di lavori edili (Lorenzo Campagna) [pp. 391-401]
u) Monete: la circolazione a Finziade alla luce dei rinvenimenti dall’abitato ellenistico di Monte S. Angelo (campagna di scavo 2004-2005) (Mariangela Puglisi) [pp. 401-407]
v) Reperti osteologici (Nicoletta Perrone) [pp. 408-410]
z) Macroresti vegetali (Donatella Novellis) [pp. 410-417]

IV. Dallo scavo alla ricostruzione storica
1. L’impianto urbano e l’architettura domestica di Finziade nel panorama dell’ellenismo siciliano (Gioacchino Francesco La Torre) [pp. 421-458]
2. Profilo storico della città di Finziade alla luce dei risultati degli scavi (Gioacchino Francesco La Torre) [pp. 459-478]

Appendice
Il tesoretto del vano 7 della casa 1
1. Le monete (Maria Caccamo Caltabiano, Katia Longo, Grazia Salamone) [pp. 481-489]
2. I gioielli (Armida De Miro) [pp. 489-496]
I contesti: le tabelle dei materiali (a cura di Fabrizio Mollo) [pp. 497-564]
Figure; Tavole