Peruzzetto, Alessandra - Metzger, Francesca Dorna - Dirven, Lucinda (ed.): Animals, Gods and Men from East to West. Papers on archaeology and history in honour of Roberta Venco Ricciardi. x+206 pages, illustrated in black and white throughout, ISBN 9781407311340, £35.00
(British Archaeological Reports, Oxford 2013)
 
Compte rendu par Maddalena Bassani, Università degli Studi di Padova
(maddalena.bassani@unipd.it)

 
Nombre de mots : 1955 mots
Publié en ligne le 2016-02-25
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
Lien: http://histara.sorbonne.fr/cr.php?cr=1988
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          Il volume in oggetto nasce come omaggio a Roberta Venco Ricciardi, docente all'Università di Torino dal 1983 ed esperta di archeologia e storia dell'arte dell'India e dell'Asia centrale, dove ha compiuto negli anni molte missioni e operazioni di scavo, di salvaguardia e di valorizzazione del patrimonio archeologico di quelle regioni. Diversamente dalla maggior parte delle miscellanee realizzate in onore di colleghi e 'maestri', nelle quali viene lasciata libertà di sviluppare contributi non necessariamente legati a un tema specifico, in questo libro, viceversa, è stato scelto di presentare articoli che avessero come filo conduttore il rapporto fra gli animali e le divinità. Tale scelta, esplicitata fin dal titolo, si pone come un ulteriore omaggio alla particolare passione della Venco Ricciardi verso gli animali.

 

          Dopo le prime pagine introduttive, in cui le curatrici ripercorrono gli studi e la carriera della studiosa ricordandone anche le pubblicazioni (trentanove titoli, di cui trentasette articoli in riviste, atti di convegni, miscellanee e tre curatele di volumi), i diversi papers sono stati distribuiti per ambiti cronologici, dal III millennio a.C. all'età ellenistica fino all'età tardo-antica; oltre a un focus su alcuni reperti della città di Hatra, dove la Venco ha lavorato con la sua équipe per molti anni, vi sono anche contributi dedicati a manufatti conservati in alcune collezioni italiane d'arte antica. Tali lavori pertengono per lo più al mondo orientale: cinque sono dedicati alle civiltà del Vicino Oriente (pp. 1-64), uno alla civiltà minoico-micenea (pp. 65-71), altri cinque a manufatti recuperati fra le aree bactriana, partica e persiano-sasanide (pp. 85-133); e vi sono poi, come testé anticipato, sei articoli che analizzano reperti dalla città di Hatra (pp. 135-191). Eccedono da tale suddivisione tre contributi, dedicati in un caso a manufatti di età tardo-arcaico/classica di Selinunte (M.C. Conti, pp. 73-79), in un altro a problematiche di tipo storico-religioso (N. Parmeggiani, pp. 193-196), l'ultimo alle vicende di uno scultore di strada iracheno, morto nel 1972, che aveva realizzato opere aventi sovente come soggetto un animale (R. Parapetti, A. Akrawi, pp. 197-203).

 

          Il volume si presenta quindi come una miscellanea di studi che analizza manufatti accomunati da un tema, ma diversi gli uni dagli altri per tipologia, materiale, forma, destinazione, area geografica e cronologia. Tuttavia, da una lettura integrale del libro è possibile cogliere alcuni spunti e alcune ricorrenze che richiamano, come è facile aspettarsi, la dialettica fra uomo e animali, ovvero quella fra animali e divinità. Di essa si forniranno alcuni elementi concentrando l'attenzione su alcuni dei saggi presenti nel volume.

 

          Il primo contributo di S. Valentini (pp. 1-11) presenta alcuni vasi fittili risalenti al III-II millennio a.C. recuperati in Mesopotamia, che sono comparabili sia per il tipo di iconografia sia per il contesto di provenienza. Essi presentano infatti un serpente applicato sull'argilla cruda (solo raramente risulta inciso o dipinto) nella parte superiore del vaso, come se avesse voluto bere il liquido contenuto all'interno; provengono da contesti sia pubblici che privati e il loro utilizzo sembra legato principalmente a rituali sacri, forse connessi a Ningizzida, divinità ctonia patrona della fertilità e della salute. Il loro ritrovamento anche all'interno delle mura domestiche sembra sancire una forma di protezione del nucleo familiare, in maniera non dissimile da quella che in area occidentale -molto più tardi- avranno i serpenti agatodemoni, ad esempio a Delo (per i quali si veda la monografia di M. Bulard, Description des revétements peints à sujets religieux, Délos 1.9, Paris, 1926) e i serpenti crestati nei dipinti dei Lari (sui quali si rimanda a G.K. Boyce, The Pompeian Compita, in AJA 44, 1940, pp. 113-118; F. Giacobello, Larari pompeiani. Iconografia e culto dei Lari in ambito domestico, Milano, 2008; L. Anniboletti, Compita vicinalia di Pompei e Delo, in Religionem significare. Aspetti storico-religiosi, strutturali, iconografici e materiali dei sacra privata, Atti dell'incontro di studio (Padova 8-9 giugno 2009), a cura di M. Bassani, F. Ghedini, Roma, 2011, pp. 57-78).

 

          Analoga funzione sacrale e beneaugurante potrebbero aver rivestito alcune raffigurazioni di creature ibride, come i centauri o gli uomini-pesci, presentati da H. Basheer al-Aswad (pp. 19-25), delle quali si trova menzione anche nei testi cuneiformi: si tratterebbe di esseri dalla duplice natura, positiva ma anche negativa per l'uomo, talora raffigurati come simboli di divinità. Un approfondimento su tale argomento sarebbe stato di grande interesse, dal momento che il tema del rapporto fra uomo e natura, identificata con gli animali e gli elementi naturali, in primis l'acqua, è stato da sempre centrale nell'immaginario del mondo antico, poiché esso presupponeva l'affermazione del dominio umano sulle forze naturali, avvertite ad un tempo positive ma anche negative. Se ne può avere percezione leggendo un recente e pregnante articolo di E. Di Filippo Balestrazzi, nel quale la studiosa, partendo da un'anfora tebana di età tardo-geometrica/orientalizzante conservata al Museo Archeologico di Atene, propone uno studio iconografico allargato al mondo orientale della prima Potnia theron di tradizione greca. Da Babilonia, per poi arrivare alla cultura minoico-micenea e a quella greca arcaica, la Di Filippo ricostruisce un complesso sistema di ricorrenze iconografiche, in cui l'esercizio del potere coincide con il controllo dell'acqua, pur con varianti e adattamenti culturali: vengono così ricordati divinità che distribuiscono l'acqua o che nascono dall'acqua, ma anche esseri che combattono e che poi indossano le spoglie di pesci, fino ai sacerdoti greci della zona prossima ad Eleusi, nota per l'esistenza di due laghetti salati (i Rheitoi), dove solo gli intermediari sacerdotali potevano pescare (E. Di Filippo Balestrazzi, Iconografia e rituali per una dea dell'acqua, in L'indagine e la rima. Scritti per Lorenzo Braccesi, a cura di F. Raviola con M. Bassani, A. De Biasi, E. Pastorio, Hesperìa, 30, Roma, 2013, pp. 567-602).

 

          Dalla lettura dei contributi presenti nel volume, in effetti, molteplici sono gli spunti per sottolineare punti di contatto, pur con tutti i dovuti 'distinguo',  fra il mondo orientale e quello greco-romano. Tale legame culturale si può cogliere nell'articolo di L. Dirven (pp. 147-155), che rilegge una interessante statuetta di divinità femminile seduta in trono accompagnata da un cane, che fu scoperta ad Hatra e che è databile fra il 100 e il 240 d.C.; essa, in base alla lettura iconografica proposta, viene identificata con la dea Allat, la quale, insieme al dio Nergal, erano raffigurati ad Hatra accompagnati anche da cani. La Dirven richiama inoltre la possibile assimilazione di queste divinità orientali con Atena da un lato e con Eracle dall'altro, ma c'è da chiedersi se non si possa pensare, almeno per la divinità femminile, anche ad Ecate. Quest'ultima, come è noto, è una dea associata alla mantica e più in generale alla magia, oltre che al viaggio (su cui cfr. il volume di S.I. Johnston, Hecate Soteira: a study of Hecates roles in the Chaldean oracles and related literature, Atlanta, 1990); era spesso raffigurata triforme, tanto da poter essere legata a Diana e a Luna, ed era accompagnata da un cane. Questo animale infatti le era sacro e ad essa veniva sacrificato, non solo in Oriente e nella Grecia classica, ma anche in Occidente, ad esempio a Rimini: la fondazione di questa città sembra si debba associare proprio ad Ecate, come parrebbero indicare vari indizi, tra cui un sacrificio di un cane del quale in anni recenti è stato trovato uno scheletro a ridosso delle mura urbiche (per alcuni approfondimenti si rimanda al contributo di  M. Vaglio, Ecate a Rimini, addedum sulla colonia egineta, in Ariminum, storia e archeologia, Atti della giornata di studio su Ariminum (Rimini, 2007), a cura di L. Braccesi e C. Ravara Montebelli, Roma, 2009, pp.  51 ss.).

 

          Da Oriente a Occidente, dunque, e da Occidente a Oriente, con continui intrecci e richiami  offerti nei vari contributi. Questo è infatti lo stimolo che si ricava dalla lettura del volume, anche grazie alla presentazione da parte degli autori di manufatti inediti o sottoposti a nuove letture intepretative. Forse sarebbe stato più utile per il lettore che tali materiali venissero in qualche modo riconsiderati in sede finale, per proporre linee di lettura ed elementi di riflessione anche alla luce degli ambiti di interesse di R. Venco Ricciardi e soprattutto delle ultime pubblicazioni dedicate agli animali nel mondo antico (Anthropozoologica. L'animal dans les pratiques religieuses: les manifestations materielles, Actes du Colloque International (Compiegne, 11-13 novembre 1988), ed. P. Meniel, Compiegne, 1989; W. Van Andringa W., S. Lepetz 2003, Le ossa animali nei santuari: per un'archeologia del sacrificio, in Sanctuaires et sources dans l'antiquité. Le sources documentaires et leurs limites dans la description des lieux de culte, Actes de la table ronde (Napoli, 30 novembre 2001), dir. O. De Cazanove, J. Scheid, Napoli, pp. 85-102). Gli animali, infatti, oltre che protagonisti non secondari dei sacrifici, rivestivano un ruolo primario anche nell'economia delle società antiche (interessanti linee di indagine sono offerte nel volume Pecus. Man and Animal in Antiquity,
Proceedings of the Conference at the Swedish Institute in Rome (September 9-12, 2002), a cura di B. Santillo Frizell, Rome 2004). Anzi, per garantire il benessere degli animali si praticavano cure veterinarie specifiche, oltre che rituali e atti scaramantici, soprattutto per bestie di valore come i cavalli o i buoi: secondo alcune ipotesi che ho avuto modo di formulare di recente, è possibile che tali animali venissero curati anche tramite le acque termali, come parrebbe confermato da alcuni testi antichi, da iscrizioni e da molteplici manufatti (M. Bassani, Le terme, le mandrie e Gerione: nuove ipotesi per l'area euganea, in Aquae Patavinae. Il termalismo antico nel comprensorio euganeo e in Italia, Atti del I Convegno Nazionale (Padova, 21-22 giugno 2010), a cura di M. Bassani, M. Bressan, F. Ghedini, Padova 2011, pp. 223-243; M. Bassani, Greggi e mandrie fra termalismo e profezia, in Gerión, 2012, n. 30, pp. 185-208). 

 

          In conclusione, dunque, il presente volume si presta a molteplici letture e suggestioni, proprio in virtù di quel rapporto strettissimo fra animali, uomo e divinità che ha caratterizzato fin dai primordi l'orizzonte di vita delle civiltà antiche.

 

 

 

TABLE OF CONTENTS

 

Alessandra Peruzzetto, Francesca Dorna Metzger, Lucinda Dirven

Roberta Venco Ricciardi: a life with the Past, pp. vii-viii

Bibliography of Roberta Venco Ricciardi, pp. ix-x

 

ANCIENT NEAR EAST AND IRAN

 

Stefano Valentini

Snakes on pottery, pp. 1-12

 

Muayad Said Damerji

A flask from the tomb of Mulissu-Mukannishat-Ninua in Nimrud, pp. 13-18

 

Hikmat Basherr al-Aswad

Hybrid creatures (part human, part animal) in Ancient Mesopotamia, pp. 19-25

 

Olievier Lecomte, Marjan Mahkour,

La cigogne, la chèvre et les renards, pp. 27-46

 

Sylvia Winkelmann

Transformation of Near Eastern animal motifs in Murghabo-Bactrian Bronze Age art, pp. 47-64

 

 

ANCIENT AND CLASSIC GREEK WORLD

 

Anna Margherita Jasink

The bull's head symbol from the Tel Haror to the Linear B writing, pp. 65-71

 

Maria Clara Conti

Tile stamps depicting a frog on the roof tiles of Selinus (Sicily), pp. 73-80

 

Rosina Leone

A female figure with swan in the Camillo Leone Museum in Vercelli, pp. 81-83

 

 

HELLENISTIC, PARTHIAN AND SASANIAN

 

Pierre Leriche

Héraclès, l'anguipède et le géant. Le médaillon (emblêma) de Termez: un nouvel épisode de gigantomachie, pp. 85-98

 

Jean-Baptiste Yon

Weasels and calves. Animals and onomastics from Qaryatain to the Euphrates, pp. 99-102

 

St. John Simpson

Rams, stags and crosses from Sasanian Iraq: elements of a shared visual vocabulary from Late Antiquity, pp. 103-117

 

Marco Moriggi

Devilish apparitions in Mesopotamian incantation bowls. Preliminary remarks about demons in the guise of animals, pp. 119-122

 

Alessandra Cellerino, Vito Messina

Terrecotte animal figurines from Veh Ardashir (Coche) in the collection of the Museo Civico d'Arte Antica e Palazzo Madama (Torino), pp. 123-134

 

HATRA

 

Marjan Mashkour, Alessandra Peruzzetto

Animal remains at Hatra, City of the Sun. First archaeozoological evidence for the Parthian period, pp. 135-146

 

Lucinda Dirven

A goddess with dogs from Hatra, pp. 147-160

 

Ted Kaizer

The fish of Allat at Hatra, pp. 161-168

 

Francesca Dorna Metzger, Monica Girardi

Griffins in the architectural decoration at Hatra, pp. 169-179

 

Enrico Foietta, Ilaria Bucci

A gazelle pendant from Hatra. A comparative analysis, pp. 181-186

 

Roberto Bertolino

Scriptorial evindence of scratched inscriptions from Building A in Hatra, pp. 187-191

 

 

MISCELLANEOUS

 

 

Neda Parmegiani

Lambs and the tradition of the pallium, pp. 193-196

 

Roberto Parapetti, Aysar Akrawi

The fantastic world of Mun'im Furat, Iraqi sculptor, pp. 197-203

 

List of contributors with e-mail addresses, pp. 205-206