Yannopoulos, Panayotis : Théophane de Sigriani le confesseur (759‑818). Un héros orthodoxe du second iconoclasme. 328 pages, ISBN: 978-2-87457-066-7, 39.50 €
(Éditions Safran, Bruxelles 2013)
 
Compte rendu par Francesco Lovino, Academy of Sciences of the Czech Republic
(francescolovino@hotmail.com)

 
Nombre de mots : 2521 mots
Publié en ligne le 2016-05-27
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          “Teofane! Chi era costui?”. Come il Don Abbondio dei Promessi Sposi di fronte al nome di Carneade, la stessa domanda sorge di fronte alla figura di Teofane, santo confessore, fondatore ed egoumeno del monastero di Mégalos Agros, autore di una Cronaca che porta il suo nome, “che, da ricchissimo fattosi povero monaco, in quanto cultore delle sacre immagini fu tenuto in carcere per due anni dall’imperatore Leone l’Armeno e poi deportato a Samotracia, dove morì di stenti” come è scritto nel Martirologio Romano e come riporta similmente il Menologio della Chiesa ortodossa, finanche prozio di Costantino VII Porfirogenito, come l’imperatore afferma nel De administrando Imperio (XVII, 1). Nonostante la fama che lo accompagna, infatti, poco sappiamo realmente di questa figura, a cui è dedicato il volume di Panayotis Yannopoulos Théophane de Sigriani le confesseur ( 759‑818). Un héros orthodoxe du second iconoclasme, che partendo da fonti e documenti antichi indaga sulla reale vicenda umana di Teofane, scindendola dalla propaganda agiografica e imperiale che dopo la sua morte ne hanno fatto un campione della causa iconodula. Si tratta, giova riconoscerlo fin dal principio, di un volume che ambisce a “liberare” Teofane da tutte le interpretazioni (e interpolazioni, ça va sans dire) di cui la sua figura è stata investita nel corso dei secoli fino al giudizio talvolta superficiale da parte della critica moderna, e Yannopoulos vi riesce mirabilmente, restituendoci un ritratto sincero e oggettivo del santo: proprio quella sincerità che l’autore riconosce come la più apprezzabile fra le qualità di Teofane il Confessore (p. 306).

 

         Gli obiettivi dell’opera di Yannopoulos sono stabiliti con grande chiarezza fin dall’introduzione, nella quale l’autore elenca quattro assunti fondamentali (p. 21):

 

  • fissare una biografia affidabile di Teofane il Confessore;
  • chiarire l’identità di Teofane il Confessore e di Teofane autore della Cronaca;
  • specificare il ruolo di Teofane nella stesura della Cronaca che porta il suo nome;
  • studiare le sorti della Cronaca dopo la morte di Teofane.

 

         Risulta evidente, dunque, la necessità di scindere fra i pochi dati certi a disposizione e il substrato di leggende che nel corso dei secoli sono state attribuite a Teofane, operazione che Yannopoulos compie attraverso un’attenta collazione delle fonti dedicate al santo, dall’Elogio di Teofane scritto da Teodoro Studita alle Vite composte dal patriarca Metodio e da Niceforo Skevophylax fino agli inni che lo celebrano. La descrizione dettagliata delle fonti disponibili e il confronto degli eventi narrati nei diversi testi occupa una parte preponderante all’interno del volume (pp. 63-191), a cui Yannopoulos fa seguire una biografia “historiquement fondée” (p. 193) di Teofane. Nato nel 759, probabilmente sull’isola di Chio - Yannopoulos ritiene infatti che gli autori che attribuiscono al santo natali costantinopolitani siano infatti influenzati dalla grandeur della capitale bizantina - dove suo padre Isaakios ricopriva l’importante carica di stratega del tema dell’Egeo, Teofane cresce dunque in un’ambiente privilegiato: la famiglia possiede una residenza a Costantinopoli, terreni in Bitinia e sull’isola di Kalonymos, e soprattutto mostra una discreta confidenza con la corte imperiale, intrattenendo rapporti con la dinastia isaurica e soprattutto con Costantino V - curiosamente, uno degli imperatori più ostili alla causa iconodula - tanto che sarà suo figlio Leone a fare da padrino al piccolo Teofane. Nel 762 Isaakios muore e le redini della famiglia passano all’autoritaria moglie Teodote, mentre Teofane cresce “timide, au surplus plutôt gros” (p. 195), nonostante i biografi si prodighino a descriverlo di una bellezza mozzafiato. Gli stessi biografi, che tacciono sugli studi giovanili di Teofane, ci informano invece sulla influenza che in lui suscita lo schiavo Prandios, colui che in buona sostanza lo orienta verso la causa iconofila e il monachesimo, mentre Teodate aspira ad un buon matrimonio per il figlio, e nel 769 lo fidanza con Mégalo, figlia del patrizio Leone. Teofane ha dieci anni, Mégalo otto: da questo momento le fonti tacciono fino al 777 quando Teodate, probabilmente malata, affretta il figlio di sposarsi. Teodate non riuscirà comunque a partecipare al matrimonio di Teofane, morendo fra il 777 e il 778; qualche mese più tardi, quando Teofane ha già compiuto diciannove anni, la cerimonia si celebra. Nonostante il matrimonio, la vita del giovane prosegue apatica, fino a che l’imperatore - forse su sollecitazione del suocero - non lo invia in missione in Asia Minore, con il compito di guidare la fortificazione della città di Cizico: Teofane ne approfitta allora per visitare alcune comunità monastiche della Bitinia, facendosi ospitare sulla montagna di Sigriana, in un monastero diretto dall’egoumeno Gregorio. I biografi - aggiungendo alla vicenda dei topos letterari tipicamente agiografici, come l’intervento di Satana e di un angelo - raccontano che in quest’occasione l’anziano Gregorio predice che sia l’imperatore che suo suocero moriranno in breve tempo, permettendo a Teofane di coronare il suo sogno e di entrare in monastero.

 

         La predizione si realizzerà nel corso dell’anno 780, pochi mesi dopo il ritorno di Teofane da Cizico: a questo  la giovane coppia di sposi deve sostenere un’ultima prova, ottenere cioè l’autorizzazione imperiale per lasciare la vita pubblica e abbracciare la vita monastica - Teofane nel 780 ha solo 21 anni, Mégalo ne ha 19, mentre la legge stabiliva il raggiungimento della maggiore età al compimento dei 25 anni. Le fonti narrano in rapida successione gli avvenimenti successivi: ottenuto il placet dell’imperatrice Irene, Teofane accompagna Mégalo in un monastero femminile sull’isola di Principe (probabilmente l’attuale Büyükada, sul Mar di Marmara), quindi si dirige verso la Bitinia, dove fra la fine del 780 e l’inizio del 781 prende l’abito monastico nel monastero di Polichnion, costruito da un certo Stratigos nei terreni di proprietà della famiglia dello stesso Teofane. Dopo pochi mesi il monaco lascia Polichnion, forse a causa dell’incompatibilità di essere allo stesso tempo proprietario del monastero e monaco semplice nello stesso, per stabilirsi sull’isola di Calonymos, dove fonda un piccolo monastero - dipendenza di un altro monastero già presente nell’isola -  e dove resterà fra alterne fortune per altri cinque anni, svolgendo l’attività di calligrafo e dedicandosi allo studio dei testi biblici e patristici che doveva copiare. La tappa successiva è Sigriani, dove Teofane arriva nel 786 e viene accolto nella comunità di Micros Agros, e soprattutto dove nel volgere di pochi mesi fonda il proprio monastero, Mégalos Agros, il cui primo nucleo - una cella per lo stesso Teofane - risulta terminato nel settembre 787, quando Teofane lascia Sigriani per partecipare al VII concilio ecumenico a Nicea. La presenza di Teofane a Nicea è narrata solo nelle Vite dedicate al santo, tanto che egli non risulta neppure presente fra i firmatari del concilio: gli stessi biografi non dedicano ampio spazio all’avvenimento, poiché la presenza di Teofane - assieme a quella di numerosi egoumeni di monasteri iconoduli - era semplicemente funzionale a sostenere la politica religiosa dell’imperatrice Irene.

 

         Gli anni fra il 788 e l’815 sono quasi taciuti dai biografi, nonostante la loro importanza: sappiamo che la comunità di Mégalos Agros si ingrandì, accogliendo numerosi monaci da ogni regione dell’impero; sappiamo che il segretario del patriarca di Costantinopoli Tarasio, Giorgio Sincello, si ritirò a Mégalos Agros per redigere la sua Cronaca universale, argomento che Yannopoulos tratta diffusamente nel capitolo successivo; sappiamo che la salute di Teofane si aggrava progressivamente nel corso di questi decenni, e le fonti ce lo presentano come un uomo afflitto da litiasi e gravemente malato quando nell’815 l’imperatore Leone V lo convoca a Costantinopoli per benedire le armate. L’invito sottintende delle motivazioni politiche ben precise: benedicendo l’esercito imperiale, Teofane si sarebbe allineato anche alla politica religiosa dell’imperatore, che solo pochi mesi prima aveva reintrodotto il divieto di culto delle immagini. Yannopoulos ipotizza che, nonostante la sua iconofilia, Teofane fosse in realtà ritenuto un elemento ancora recuperabile alla causa iconoclasta, a differenza dei più intransigenti Teodoro Studita e Niceforo, e che probabilmente dal suo monastero in Bitinia egli non fosse più di tanto aggiornato sulla situazione a Costantinopoli (p. 209). Nella capitale, dove giunse nel gennaio 816, Teofane resterà per i successivi due anni e mezzo: ospitato dapprima nel monastero dei Santi Sergio e Bacco, e sottoposto a continue sollecitazioni da parte dell’egoumeno Giovanni il Grammatico ad abbracciare la causa iconoclasta, al suo netto rifiuto fu condotto presso il dominio imperiale di Eleutheriou, dove visse in un regime di libertà sorvegliata. La Vita anonima I, composta da un “hyperfanatique studite” (p. 210), racconta di punizioni corporali per convincere Teofane a schierarsi con gli iconoclasti, mentre le altre fonti dicono più realisticamente che il santo venne privato delle cure per la litiosi, con un ulteriore aggravarsi delle sue condizioni.

 

         Questa situazione ambigua - detenzione? Oppure, come dice il Menologio di Basilio, Teofane era libero purché non tornasse a Mégalos Agros? - si risolve all’inizio dell’818, quando viene condannato d’ufficio all’esilio a Samotracia: sbarcato sull’isola il 17 febbraio debilitato dalla malattia, poche settimane dopo Teofane morirà. Il suo sepolcro diventerà in breve tempo luogo di pellegrinaggio per gli iconoduli, finché nell’820 il nuovo imperatore Michele II non permette il ritorno dall’esilio per i religiosi condannati, e il corpo di Teofane viene traslato a Mégalos Agros attraverso un percorso cerimoniale che dura mesi: finalmente, la domenica di Pasqua dell’822, scortata da una folla numerosa, il sarcofago con i resti del santo raggiunge la chiesa di Mégalos Agros e in quest’occasione Teodoro Studita pronuncia il suo Elogio di Teofane.

 

         La ricostruzione della biografia di Teofane attraverso le fonti risponde al primo degli obiettivi elencati dall’autore; la seconda parte si dedica invece alla soluzione degli altri tre quesiti, che sono invece più strettamente connessi con la sua opera fondamentale, la Cronaca.

 

         Yannopoulos divide questa sezione del volume, intitolata semplicemente Théophane écrivain, in sei capitoli: muovendo ancora una volta dalle fonti, i primi due capitoli sono dedicati all’attività letteraria di Teofane, così come viene descritta nelle diverse Vite e negli altri testi dedicati al santo, per poi discernere se si tratti di topos agiografici oppure di opere composte effettivamente da lui: Yannopoulos conclude che vanno senz’altro espunti dalla produzione di Teofane la lettera all’imperatore Leone V attribuitagli da uno dei suoi biografi, l’Anonimo I, come pure il poema a contenuto dogmatico citato nel Libro dei Regni. Il terzo capitolo, intitolato senza parafrasi “La question théophanienne”, ripercorre la paternità della cronaca conosciuta appunto come Cronaca di Teofane. L’analisi di Yannopoulos evidenzia come l’opera sia da considerarsi il risultato della collaborazione fra Giorgio Sincello e Teofane, una collaborazione di cui l’autore traccia la genesi e gli sviluppi: a Giorgio spetterebbe l’ideazione e la conduzione del lavoro, mentre da principio Teofane si sarebbe limitato ad un ruolo di aiutante, nel poco tempo che il ruolo di egoumeno gli concedeva. Ad un certo punto, che Yannopoulos individua nelle settimane che precedono la morte di Giorgio Sincello (810/811), questi riesce a strappare la promessa che Teofane concluderà il lavoro - “Dieu sait de quels arguments Georges a pu user pour le convaincre” scrive Yannopoulos (p. 272). A partire dall’810/811, e per i successivi quattro anni, Teofane si impegna dunque a riordinare gli appunti e le note del compagno, redigendo l’opera così come noi la conosciamo: Yannopoulos esclude dunque categoricamente che Teofane possa considerarsi l’editore di Sincello - poco oltre anzi Yannopoulos sosterrà che Teofane non è neppure l’editore di sé stesso, mancando una revisione finale dell’opera che la renda uniforme da un punto di vista linguistico - poiché da un ammasso informe qual era la cronaca nell’811 “Théophane a d’abord mis de l’ordre dans la documentation et y a repéré les lacunes, avant de se mettre à la recherche des sources qui lui manquaient” (p. 273).

 

         Nei capitoli conclusivi Yannopoulos risponde all’unica domanda rimasta ancora inevasa, e cioè quali siano state le vicende della Cronaca di Teofane dopo la morte di quest’ultimo. L’autore si dichiara convinto che il manoscritto redatto da Teofane rimase confinato entro le mura di Mégalos Agros, dove un monaco saudita di passaggio in Bitinia probabilmente lo copiò, incorporando nel testo degli scoli relativi al sinodo Quinisexto del 692. Il terminus ante quem di questa prima edizione è l’anno 843, se consideriamo che uno dei più antichi specimen della Cronaca è il codice Parisinus Gr. 1710 (metà IX secolo), che riporta l’elenco dei patriarchi di Costantinopoli fino a Giovanni VII Grammatico (deposto nel marzo 843): da qui, complice la fine dell’Iconoclastia e la propaganda politica dei monaci studiti, la figura di Teofane e la sua opera spiccheranno il volo, fino all’edizione della Cronaca dell’imperatore Costantino VII Porfirogenito, che segnerà l’apogeo del culto di Teofane il Confessore a Bisanzio.

 

Sommaire

Introduction

1.    Théophane, le saint
2.    Théophane, le moine
3.    Théophane, l’auteur
4.    Méthodologie et plan de travail
5.    Qui s’intéresse à Théophane ?

Première partie. La biographie de Théophane

Chapitre premier. Les sources
1.    Théophane et Théodore Studite
2.    La Vie de Théophane par le patriarche Méthode
3.    La Vita Abrégée
4.    La Vie de Théophane par Nicéphore Skevophylax
5.    Constantin Porphyrogénète et son cercle
6.    La Vie Anonyme I de Théophane
7.    La Vie Anonyme II de Théophane
8.    La Vie Anonyme III de Théophane
9.    Une Vita perdue ?
10.  Les synaxaires et les typica
11.  Les hymnes
12.  Les Chroniques
13.  Les autres sources

Chapitre II. Concordance des données textuelles
1.    La famille de Théophane
2.    La naissance et le baptême de Théophane
3.    L’enfance et l’adolescence de Théophane
4.    Le mariage de Théophane
5.    Théophane au service de l’empereur Léon IV
6.    La retraite de Théophane et de Mégalo
7.    La première phase de la vie monastique de Théophane (780-787)
8.    Théophane au VIIe Concile œcuménique
9.    La seconde phase de la vie monastique de Théophane (787-815)
10.  Le second iconoclasme et la prise de position de Théophane
11.  L’exil et la mort de Théophane
12.  La translation des reliques de Théophane
13.  Le culte de Théophane
14.  Les actions miraculeuses attribuées à Théophane

Chapitre III. Établissement d’une biographie de Théophane

Deuxième partie. Théophane écrivain


Chapitre I. Les sources
1.    Le témoignage de Constantin Porphyrogénète
2.    La Préface et le Titre de la Chronique de Théophane
3.    L’auteur de la Chronique de Théophane à partir des données de la transmission du texte
4.    Le témoignage d’un canoniste du xe siècle

Chapitre II. Œuvres fictives ou perdues
1.    Une lettre fictive de Théophane à Léon V
2.    Un poème attribué à Théophane le Confesseur
3.    Une lettre perdue de Théophane
4.    En guise de conclusions

Chapitre III. La question théophanienne
1.    L’état de la question théophanienne
2.    Une base de départ pour la mise au point de la question théophanienne
3.    Les sources de la Chronique de Théophane peuvent-elles en indiquer le rédacteur ?
4.    Existe-t-il des indices internes relatifs au rédacteur de la Chronique de Théophane ?
5.    La comparaison entre la Sélection Chronique et la Chronique de Théophane révèle-t-elle l’auteur de cette dernière ?
6.    Les conclusions sur la question théophanienne

Chapitre IV. Théophane et « sa » Chronique
1.    La mise en ordre de la Chronique par Théophane
2.    Entre la fin de la rédaction du texte et le départ de Théophane pour Constantinople

Chapitre V. La transmission de la Chronique de Théophane
1.    Après 816
2.    L’édition studite
3.    Après les Studites
4.    L’après Constantin VII
5.    Les traductions de la Chronique de Théophane

Chapitre VI. Que dire de Théophane écrivain ?

Épilogue
Sources
Bibliographie