AA.VV.: Brun, Patrice - Cavalier, Laurence - Konuk, Koray - Prost, Francis (dir.) : Euploia. La Lycie et la Carie antiques. Collection Mémoires (34), 472 p., 55 €
(Ausonius, Bordeaux 2013)
 
Compte rendu par Simone Podestà, Università di Genova - Paris IV Sorbonne
(simone51088@hotmail.it)

 
Nombre de mots : 2822 mots
Publié en ligne le 2014-06-13
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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           Edito nel 2013, il volume contiene la pubblicazione degli atti del colloquio su Caria e Liciatenutosi a Bordeaux il 5, 6 e 7 Novembre 2009. L’opera intende fornire un profilo completo di questa macro-regione, analizzandone gli aspetti geografici, storici, economici e culturali. Quattro sono le questioni fondamentali attorno alle quali si sviluppato gli interventi: se sia esistita un’identità licia e un’identità caria e con quali “strumenti” essa sia stata eventualmente espressa; se alla costituzione di queste identità specifiche abbiano contribuito scambi interregionali e mutuali; quanto abbia inciso l’ellenizzazione delle due aree nel V e IV secolo a.C.; ed infine se esistette e quanto incise la creazione di uno “stile architetturale” da parte degli Ecatomnidi. Tutti i contributi cercano di fornire una qualche risposta ai quesiti o almeno di chiarirne alcune problematiche connesse: interventi chiari, che propongono ulteriori quesiti e spunti di riflessione per tutti gli studiosi interessati all’Asia Minore. 

 

          La prima sezione, intitolata Identités: unité et diversité, si sofferma sul concetto di “identità regionale” e sugli strumenti con cui questa veniva espressa nelle due regioni. L’intervento di Ignasi-Xavier Adiego (pp. 17-28, Unity and Diversity in the Carian Alphabet), mostra come l’alfabeto cario presenti particolarità uniche nel panorama linguistico anatolico: dall’adozione di numerose lettere greco con sonorità mutata alla presenza di varianti linguistiche locali aventi però tutte caratteristiche comuni. Diether Schürr (Überden Gebrauchder Schrift in Lykien: Dynasten, Familienväter und Poeten, pp. 29-40) interviene invece sull’uso della scrittura in Licia, analizzando il ruolo che ebbero i dinasti di V e IV secolo a.C., le assemblee municipali (in lingua licia mindis) e i poeti che lavorarono nelle varie corti licie. Christine Bruns-Özgan (Knidos: Carian Features in a Doric City, pp. 41-50) dopo aver ripercorso la storia della città di Cnido, descrive le trasformazioni edilizie della città durante il IV secolo, cominciate sotto Mausolo e terminate all’epoca dell’invasione di Alessandro Magno. Fabienne Colas-Rannou (Circulation et production d’images: autour de la question de l’identité lycienne, pp. 51-60) rintraccia la presenza di influssi greci e persiani edi motivi e temi strettamente locali nei principali monumenti lici: l’analisi di determinate forme offre anche lo spunto per descrivere la trasmissione di questi motivi iconografici nel contesto mediterraneo. Attraverso prospettive diverseviene sottolineata l’esistenza di un’identità regionale ben definita, basata essenzialmente su basi linguistiche e sulla creazione di monumenti architettonici che conservano una propria specificità e un rapporto con la tradizione locale.

 

         La seconda sezione, Pouvoir, territoire, structures communautaires, studia il rapporto esistente fra il territorio, la classe dominante e le istituzioni locali. Denis Rousset (Le Stadiasme de Patara et la géographie historique de la Lycie, pp. 63-76) analizzando un’iscrizione ritrovata a Patara–uno stadiasmo che descriveva il sistema viario della Licia sotto Claudio-esamina l’intervento romano sulla rete stradale licia e lo statuto delle varie città che costituivano i punti di partenza e di arrivo delle misurazioni presenti nello Stadiasmo. Thomas Corsten (Termessos in Pisidien und die Gründunggriechischer Städte in “Nord-Lykien”, pp. 77-84) analizza le origini pisidiche delle quattro città che costituivano la “Tetrapoli Cibyratica” -Cibyra, Balboura, Boubon e Oinoanda- e il ruolo che ebbe Termessos in questo processo. Pierre Debord (Hécate, divinitécarienne, pp. 85-92) studia invece la dea Ecate che aveva il proprio centro di culto a Lagina: dea di origine indoeuropea, dalla personalità complessa, rappresenta una delle divinità più arcaiche del pantheon cario. Wilfried Held (Heiligtümer und lokale Identität auf der karischen Chersonesos, pp. 93-100) analizza la correlazione esistente fra i santuari del Chersoneso cario (Kastabos, Köklü Dağ, Kargıcak Tepesi, Bybassos, Amos e Eren Dağ) e la presenza di una marcata identità locale, particolarmente visibile sotto la dominazione rodia di II secolo a.C. Anne Marie Carstens (Tracing Elite Networks. A View from the Grave, pp. 101-110) mette in correlazione l’élite aristocratica locale con la presenza di tombe monumentali (The angelae Esentepe in Caria, i tumuli di Elmalı in Licia edi Meydancikkale in Cilicia). La presenza di elementi comuni permette dunque di affermare che le tombe reali costituivano uno dei mezzi più efficaci per mostrare una precisa ideologia politica, oltre che la regalità dei vari dinasti.

 

          La terza parte del volume (Architecture et pouvoir) si concentra sullo sviluppo architetturale delle due regioni e sul rapporto che le strutture pubbliche delle città avevano con l’iconografia del potere politico. F. Kolb (Le pouvoir politique et son cadre architectural en Lycie antique, pp. 113-126) si propone di analizzare la situazione architetturale della Licia classicain relazione allo sviluppo politico del territorio (Zagaba, Trya, Tuminehi, Xanthos e Limyra). Una seconda parte è dedicata alla descrizione dei rapporti fra architettura e potere nei territori abitati da popolazioni parzialmente licie, quali la regione attorno al golfo di Fethiye e la piana di Elmalı. P. Pedersen (Architectural relations between Karia and Lykia, pp. 127-142), dopo aver presentato brevemente i caratteri della fioritura artistica di Caria e Licia in IV secolo, propone un’interessante ricerca delle fonti e delle influenze artistiche del monumento alle Nereidi diXanthos e dei suoi rapporti con il Mausoleo. In un secondo intervento (Retour au Mausolée et au Monument des Nèréides. Identités ethniques et frontières culturelles en Lycie et en Carie, pp. 175-186) Perdersen, parlando di “processo di acculturazione” piuttosto che di “ellenizzazione”, ricostruisce le influenze locali e straniere che sono alla base del programma edilizio monumentale del sovrano licio Erbinas e del satrapo cario Mausolo. Isabelle Pimouguet-Pédarros (Existe-t-il un style de construction hécatomnide? Recherche à travers l’étude des fortifications du sud-ouest de l’Asie Mineure, pp. 153-174) indaga sulla possibile esistenza di uno stile di costruzione “ecatomnide” in campo militare: analizzando le fortezze e le città carie vicine ai centri religiosi di Amyzon, Labraunda e Sinuri, le regioni sottoposte al dominio degli Ecatomnidi e la tradizione militare ellenistica, la Pimouguet-Pédarros giunge a concludere che non esiste un vero e proprio stile “ecatomnide”, ma bensì un’uniformità strutturale diffusa solamente in Caria. Laurence Cavalier e a Jacques des Courtils intervengono sul tempio di Leto nella valle dello Xanthos (Empreinte lagide au Létôon de Xanthos, pp. 143-152). Partendo dal confronto con altri edifici dell’Asia Minore costruiti sotto i Lagidi e dall’analisi degli elementi architettonici e decoratividel tempio -quali la forma delle foglie d’acanto, i capitelli delle colonne e le dimensioni generali- si mostra come anche nel Létôon l’influenza tolemaica sia forte e sentita.

 

          La quarta sezione (Matériel céramique) cerca di ricostruire il complesso sistema di scambi commerciali dell’area licio-cariaa partire dallo studio del materiale ceramico. Il saggio iniziale (Identité régionale et spécificités locales en Lycie antique: l’apport des céramiques culinaires, pp. 189-212, di S. Lemaître, S. Y. Kaksman, M.-C. Arqué, E. Pellegrino, C. Rocheron, B. Yener-Marksteiner) presenta una panoramica delle ceramiche ritrovate a Xanthos, nel Létôon e a Limyra fra il I e il VII secolo d.C.: l’analisi permette di mostrare sia una differenza nella composizione e nella tipologia di ceramiche culinarie utilizzate nell’est e nell’ovest del paese, sia la presenza di ceramica d’importazione (soprattutto focea) ancora nei primi secoli dell’impero. L’articolo di Lars Karlsson (The Hekatomnid Pottery from the Recent Excavations and the Date of the Fortsat Labraunda, pp. 213-224) studia la ceramica ritrovata nella fortezza sovrastante il santuario di Labraunda e in alcune piazzeforti militari poste lungo la via sacra che connetteva il centro a Mylasa (Burgaz Kale, Tepesar Kale), databile alla prima metà del IV secolo sotto la dominazione di Mausolo. Banu Yener-Markesteiner (Vorläufige Ergebnisseder Untersuchungender Keramikfundedes Andriake-Surveys, pp. 225-232) focalizza la propria attenzione sulle ceramiche ritrovate nel porto di Andriake nel corso delle campagne effettuate negli anni 2005-2006 e 2008, che risalgono al periodo romano e proto-bizantino. Fede Berti (La ceramica attica a vernice nera di Iasos nel V e IV secolo a.C., pp. 233-240) ricostruisce invece la diffusione della ceramica attica a vernice nera nella località caria di Iasos: destinata inizialmente alle sole pratiche rituali religiose, questa ceramica diventa comune in IV secolo. La seconda parte dell’intervento è riservata invece all’esame di alcuni ritrovamenti dal carattere eccezionale: supporti per marmitta utilizzati in occasioni specifiche; frammenti di ceramiche non attica e produzioni locali imitanti il modello attico. Gli ultimi due interventi della sezione riguardano le pratiche di inumazione. A.A. Tırpan, M. Tekocak, M. Ekici (Two Tombs from Börükçü Necropolis, pp. 241-256) descrivono due tombe di Börükçü, lungo la via sacra che da Stratonikeia portava al santuario di Ecate a Lagina.  La prima è compostada una camera sotterranea e da un dromos (ritrovamento eccezionale, visto che questa è la tipologia di tomba meno diffusa nel sito); la seconda invece consiste in una tomba a fossa (la più comune nel periodo compreso fra il Geometrico e l’epoca romano). Olivier Henry (Tombes cariennes, tombes lyciennes: un processus analogue de pétrification architecturale ?, pp. 257-268) cerca di confrontare l’architettura funeraria licia (testimonianza litica di un’architettura locale in legno) con alcuni ritrovamenti archeologici in Caria. L’analisi divide due grandi gruppi di tombe: il primo, nella valle dell’Harpasos, presenta tombe di VI secolo con porte marmoree di originali in legno (spiegabile con l’influsso lidio esercitato dalla città di Harpasa); il secondo gruppo diffuso in Caria centrale è databile al IV secolo ed è legato al rinascimento culturale cario sotto gli Ecatomnidi. Grazie a questi interventi è stato possibile ricostruire, almeno parzialmente, il reticolo di relazioni, commerciali e culturali, che attraversavano queste due regioni: dalla presenza di tipologie ceramiche comuni, all’esistenza di influssi architetturali funerari, una certa mobilità fra le due regioni è ben visibile e documentabile.

 

          La sezione successiva si dedica invece alle strutture portuali presenti lungo la costa cario-licia. É. Écochard, Fouache, C. Kuzucuoğlu, N. Carcaud, M. Ekmekçi, I. Ulosoy, V. Robert, A. Çiner, L. Cavalier, J. des Courtils (Paléogéographie et reconstitution des dynamiques géomorphologiques à l’Holocène autour des sites archéologiques de Xanthos et du Létôon –Turquie-) ricostruiscono l’evoluzione del delta del fiume Xanthos a partire da una prospettiva geo-archeologica: grazie allo studio congiunto dei dati storico-letterari, geografici e archeologici si è potuta ricreare la situazione ambientale dell’area dal 10000 a.C. fino al VII secolo a.C. Andriakè, un portlycien (di T. Marksteiner, pp. 281-290) trattainvece del porto licio di Andriake: dopo una breve descrizione geografica, si ricorda la storia degli scavi e si citano le testimonianze antiche sul porto. La seconda parte del saggio espone invece gli scavi effettuati dall’istituto archeologico austriaco fra il 2005 e il 2009. Questi interventi prendono in esame una delle componenti principali dell’economia locale: considerata la favorevole posizione geografica e la presenza di approdi naturali, le due regioni svilupparono nel corso dei secoli una rete di scambi commerciali marittimi che permisero alle economie locali di prosperare.

 

          La penultima sezione si dedica alle nuove scoperte epigrafiche (Histoire et épigraphie). Patrice Baker e Gaétan Thériault presentano un’iscrizione ritrovata nell’estate del 2007 a Xanthos (Dédicace de mercenaires lagides pour Kybernissur l’Acropole lycienne de Xanthos, pp. 293-302): essa contiene una dedica da parte dei soldati di Agatocle –probabilmente mercenari di un ufficiale lagide di III secolo- a Kybernis, figura eroicizzata di un dinasta licio di V secolo. Massimo Nafissi (Sur un nouveau monument de Iasos pour les Hécatomnides, pp. 303-316) analizza la base di una statua di Aba, sorella di Ecatomno, e un’iscrizione in onore di Idrieo, concludendo che le due epigrafi dovevano far parte di un gruppo statuario della famiglia degli Ecatomnidi a Iasos. Roberta Fabiani (Iasos between Maussollos and Athens, pp. 317-330) dedica il proprio intervento alla ricostruzione delle vicende storiche della città di Iaso in IV secolo, partendo dall’analisi di un decreto in onore dei figli di Peldemis, oppositore di Mausolo in Caria. L’iscrizione permette alla Fabiani di presentare un quadro descrittivo della situazione cittadina, divisa fra Atene e gli Ecatomnidi. Da questi brevi interventi si comprende come lo studio e la conoscenza della storia dell’Asia Minore sia in continua evoluzione grazie a continui ritrovamenti epigrafici in grado di ampliare e approfondire la nostra conoscenza sulla storia e le tradizioni locali.

 

             Le ultime pagine del volume sono consacrate alle nuove scoperte archeologiche (Nouvelles découvertes archéologiques): il primo intervento riguarda la città di Tlos (T. Korkut, Die Ausgrabungen in Tlos, pp. 333-344). Dopo un breve resoconto storico-geografico della località, Korkut riassume in qualche pagina gli scavi più recenti portati avanti nel sito. Kaan İren (Preliminary Report on the Archaeological Field Survey in Idyma and its Vicinity, pp. 345-358) non si limita ad analizzare le fonti antiche su Idyma, città caria vicino al golfo di Ceramo, ma ne elenca anche gli esploratori, dal sedicesimo secolo ad oggi. La seconda parte studia i ritrovamenti effettuati dividendoli in periodi cronologici ben definiti (età classica, ellenistica, periodo romano e tarda antichità). Abuzer Kızıl (Three Chamber Tombs from Belentepenear Keramos in Karia, pp. 359-384) ricorda la scoperta di tre tombe nella località di Belentepe, a nord di Keramos: dopo averne analizzato le caratteristiche strutturali, l’autore offre un quadro di sintesi, con una descrizione puntuale dei ritrovamenti avvenuti all’interno delle tre strutture. Marc Waelkenschiude l’opera presentando alcune considerazioni finali (Euploia: Exchange and Identity in Ancient Caria and Lycia. Concluding Remarks, pp. 385-438). Seguono le referenze bibliografiche, gli indici delle fonti, dei luoghi, dei personaggi e di alcuni nomi particolarmente significativi (varia).

 

          Il volume espone in modo chiaro e preciso diversi aspetti dell’identità di due regioni, Licia e Caria, costantemente divise fra l’appartenenza al mondo greco, al mondo anatolico o ancora al mondo persiano-orientale. Da questa fusione di influssi e suggestioni sono nate due società e due culture in grado di mediare e di amalgamare al proprio interno istanze e sentimenti diversi, talora opposti: a partire dalla lingua, dall’architettura, dalla concezione ideologica del potere venne sempre trovato un compromesso, che salvaguardasse gli elementi locali e tradizionali da una parte e le influenze straniere dall’altra.

 

 

Sommaire

 

 

Patrice Brun,

Dynamiques de la Méditerranée antique : le cas de la Lycie et de la Carie, p. 11

 

IDENTITÉS : UNITÉ ET DIVERSITÉ

 

Ignasi-Xavier Adiego,

Unity and Diversity in the Carian Alphabet, p. 17

 

Diether Schürr,

Über den Gebrauch der Schrift in Lykien: Dynasten, Familienväter und Poeten, p. 29

 

Christine Bruns-Özgan,

Knidos: Carian Features in a Doric City, p. 41

 

Fabienne Colas-Rannou,

Circulation et production d’images : autour de la question de l’identité lycienne, p.  51

 

Pouvoir, territoire, structures communautaires

 

Denis Rousset,

Le stadiasme de Patara et la géographie historique de la Lycie : itinéraires et routes, localités et cités, p. 63

 

Thomas Corsten,

Termessos in Pisidien und die Gründung griechischer Städte in “Nord-Lykien”, p.  77

 

Pierre Debord,

Hécate, divinité carienne, p. 85

 

Winfried Held,

Heiligtümer und lokale Identität auf der karischen Chersones, p. 93

 

Anne Marie Carstens,

Tracing Elite Networks. A View from the Grave, p.  101

 

Architecture et pouvoir

 

Frank Kolb,

Le pouvoir politique et son cadre architectural en Lycie antique, p. 113

 

Poul Pedersen,

Architectural Relations between Karia and Lykia at the Time of the Ionian Renaissance, p.  127

 

Laurence Cavalier,  Jacques des Courtils,

Empreinte lagide au Letôon de Xanthos ?, p. 143

 

Isabelle Pimouguet-Pédarros,

Existe-t-il un style de construction hécatomnide ? Recherche à travers l’étude des fortifications du sud-ouest de l’Asie Mineure, p. 153

 

Francis Prost,

Retour au Mausolée et au Monument des Néréides. Identités ethniques et frontières culturellesen Lycie et en Carie, p. 175

 

Matériel céramique

 

Séverine Lemaître, Sylvie-Yona Waksman, Marie-Camille Arqué, Emmanuel Pellegrino, Cécile Rocheron, Banu Yener-Marksteiner,

Identités régionales et spécificités locales en Lycie antique : l’apport des céramiques culinaires, p. 189

 

Lars Karlsson,

The Hekatomnid Pottery from the Recent Excavations and the Date of the Forts of Labraunda, p.  213

 

Banu Yener-Marksteiner,

Vorläufige Ergebnisse der Untersuchungen der Keramikfunde des Andriake-Surveys, p.  225

 

Fede Berti,

La ceramica attica a vernice nera di Iasos nel V e IV secolo a.C., p.  233

 

Ahmet A. Tirpan, Mehmet Tekocak, Makbule Ekİcİ,

Two Tombs from Börükçü Necropolis, p.  241

 

Olivier Henry,

Tombes cariennes, tombes lyciennes : un processus analogue de pétrification architecturale ?, p. 257

 

Ports

 

Émilie Écochard, Éric Fouache, Catherine Kuzucuoğlu, Nathalie Carcaud, Mehmet Ekmekçİ, İnan Ulusoy, Vincent Robert, Attİla Çİner, Laurence Cavalier, Jacques des Courtils,

Paléogéographie et reconstitution des dynamiques géomorphologiques à l’Holocène autour des sites archéologiques de Xanthos et du Létôon (Turquie), p.  271

 

Thomas Marksteiner,

Andriakè, un port lycien, p. 281

 

Histoire et épigraphie

 

Patrick Baker, Gaétan Thériault,

Dédicaces de mercenaires lagides pour Kybernis sur l’Acropole lycienne de Xanthos, p. 293

 

Massimo Nafissi,

Sur un nouveau monument de Iasos pour les Hécatomnides, p. 303

 

Roberta Fabiani,

Iasos between Mausolus and Athens, p. 317

 

Nouvelles découvertes archéologiques

 

Taner Korkut,

Die Ausgrabungen in Tlos, p.  333

 

Kaan İren,

Preliminary Report on the Archaeological Field Survey in Idyma and its Vicinity, p. 345

 

Abuzer Kizil,

Three Chamber Tombs from Belentepe near Keramos in Karia, p. 359

 

Marc Waelkens,

Euploia: Exchange and Identity in Ancient Caria and Lycia. Concluding Remarks, p.  385

 

Références bibliographiques : p.  439

 

Index : p. 463