García García, Francisco de Asís - Walker Vadillo, Mónica Ann - Chico Picaza, María Victoria (ed.): Animals and Otherness in the Middle Ages: Perspectives Across Disciplines. 153 pages, 39 figs. ISBN 9781407311166. £29.00
(Archaeopress, Oxford 2013)
 
Compte rendu par Francesco Lovino, Università degli Studi di Padova
(francescolovino@hotmail.com)

 
Nombre de mots : 1485 mots
Publié en ligne le 2014-09-29
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Il grande scienziato e filosofo svizzero Paracelso scrisse nel De Fundamento Sapientiae che gli animali e i loro istinti hanno preceduto gli uomini; così l'anima animale dell'uomo deriva dagli elementi animali del cosmo. L'uomo possiede in sé, combinati in una sola anima, tutti gli elementi animali del mondo. Si potrebbe riassumere in queste poche righe il contenuto del volume Animals and Otherness in the Middle Ages: Perspectives Across Disciplines, curato da Francisco de Asís García García, Mónica Ann Walker Vadillo e María Victoria Chico Picaza, e dedicato al ruolo degli animali nella cultura del Medioevo. Un ruolo che è duplice: l’uomo infatti riconosce la propria radicale diversità dagli animali - diversità sublimata nella scena della vocatio animalium di Adamo nella Genesi, come ricordano giustamente i curatori nell’introduzione - ma, al tempo stesso, non può che rassegnarsi dinanzi al fatto che i comportamenti animali sono specchio fedele della natura umana, come non manca di ricordarci Aristotele nell’Animalis Historia.

 

          L’origine del volume risale al convegno internazionale Animals and Otherness in the Middle Ages, ospitato dall’Università Complutense di Madrid il 7 e l’8 febbraio 2011 e organizzato dall’università madrilena in collaborazione col progetto internazionale MAD (Medieval Animal data-Network), che dal 2005 raccoglie e cataloga raffigurazioni medievali di animali reali o immaginari (http://www.imareal.oeaw.ac.at/mad/index.html). A scorrere la lista dei contributi assenti (sono qui raccolte dieci relazioni, delle venti presentate a Madrid) ci si potrebbe rammaricare per la mancanza di alcuni saggi che avrebbero ulteriormente arricchito il volume; ma il libro mantiene la promessa sottesa al sottotitolo, Perspectives Across Disciplines, offrendo un ampio spettro di temi di ricerca che abbracciano la storia dell’arte, la filosofia, l’araldica, il diritto e altro ancora.

 

          Il primo aspetto da sottolineare è la prospettiva del tutto inedita che i contributi offrono: pur muovendosi nell’ambito di un tema assai indagato come quello degli animali nella cultura medievale, a cui ormai trent’anni fa è stato dedicato una Settimana di Studio del Centro Studi Italiano sull’Alto Medioevo (L'uomo di fronte al mondo animale nell'alto medioevo, Spoleto 1985), il volume sfugge argomenti frusti come i bestiari miniati o l’esegesi patristica, per concentrarsi in larga parte su soggetti meno studiati. Aleksander Pluskowski (The Dragons Skull: How Can Zooarchaeologists Contribute to Our Understanding of Otherness in the Middle Ages?), ad esempio, introduce nel dibattito critico la zooarcheologia, ovvero lo studio di organismi animali in contesti archeologici, attraverso l’analisi degli scheletri di animali esotici importati in Europa, che sono circolati e sono stati trasformati per ragioni religiosi o estetiche, e che hanno contribuito a costruire un immaginario fantastico legato al concetto di “diverso”, secondo punto attorno a cui ruota il volume.

 

          La ricchezza e la varietà degli interventi rendono difficile riassumere in poche righe la miscellanea; un’impresa per altro resa ancor più ardua dall’ordine con cui sono disposti i saggi nel volume, di cui talvolta non si comprende il criterio. Ad esempio i contributi di Thierry Buquet (Animalia extranea et stupenda ad videndum. Describing and Naming Exotic Beast in Cairo Sultans Menagerie) e di Yehoshua Frenkel (Animals and Otherness in Mamluk Egypt and Syria), pur trattando entrambi, sotto profili differenti, il ruolo degli animali nel sultanato del Cairo, non sono consecutivi bensì separati da un altro saggio (considerando soprattutto che gli stessi curatori ne riconoscono l’omogeneità nell’introduzione). I due testi, ad ogni modo, forniscono un ampio resoconto del rapporto fra uomo e animale in Egitto: nel primo Buquet narra di pellegrini, diplomatici e commercianti occidentali meravigliati in visita alla menagerie del sultano del Cairo, che nei loro carnet de voyage costruiscono un immaginario esotico e lussureggiante dell’Africa; dall’altro Frenkel descrive l’uso  dell’immagine animale in Egitto e Siria durante il sultanato mamelucco, nella letteratura e nell’arte.

 

          È possibile però tracciare alcune linee interpretative comuni, che attraversano il volume. Anzitutto, un gusto tassonomico nella definizione degli animali, inseriti continuamente entro categorie binarie in opposizione l’una con l’altra: puro e impuro, lecito e vietato, buono e malvagio, utile e inutile, come già scriveva Claude Lévi-Strauss in The Savage Mind (qui citato nell’articolo di Yehoshua Frenkel). La loro funzione assume contorni didascalici, utili a forgiare la morale dell’uomo medievale: si passa dalle belve feroci della Vita Antonii di Atanasio di Alessandria, che, tormentando il Santo, sottolineano il potere miracoloso di Antonio (Laura Fenelli, From the Vita Pauli to the Legenda breviarii: Real and Imaginary Animals as a Guide to the Hermit in the Desert), alla figura immaginaria della draconcopes, un grande serpente con testa umana cha appare spesso come simbolo di corruzione, in contrapposizione alla beatitudine cristiana della Vergine in Europa Centrale (Gerhard Jaritz, Draconcopedes, or, the Faces of Devilish Virgins), e ancora alle immagini profane dipinte nella chiesa di abbaziale Saint-Savin-sur-Gartempe, in Francia, all’interno del ciclo dedicato a storie dell’Antico Testamento, che si servono della favolistica antica (una delle scene è la rappresentazione della favola di Esopo La volpe e il corvo) per educare il fedele ad una retta vita cristiana (Delia Kottmann, Animal Fables set among the Biblical Cycle of the Nave of Saint-Savin-sur-Gartempe). La catalogazione assume un tono giuridico nel contributo di Marco Iuffrida (Dogs and Human Relationship between Solidarity and Otherness in the Leges barbarorum), dove si registra l’evoluzione dell’inquadramento normativo del cane, dal diritto romano alle Leges barbarorum. Fra quinto e nono secolo, in corrispondenza con una considerazione sempre maggiore riservata al cane nella vita quotidiana ed in attività come la caccia, i popoli germanici dedicarono una produzione giuridica sempre più raffinata al quadrupede, arrivando a catalogarne le differenti specie.

 

          Un secondo aspetto, ampiamente citato nell’introduzione dei curatori, è la questione linguistica: dalla vocatio animalium di Adamo si passa ai viaggiatori occidentali al Cairo del già ricordato testo di Thierry Buquet, che attingono al vocabolario autoctono arabo per definire le specie sconosciute in Europa (ghazāl che diventa il latino gazela in Alberto di Aquisgrana, o zarāfa per giraffa). Ma l’invocazione del nome può assumere anche un valore apotropaico, come nelle differenti invocazioni del serpente nella tradizione popolare bulgara: trascritti su amuleti o in testi religiosi, ai diversi nomi del serpente sono attribuite funzioni diverse, dalla protezione della casa alla guarigione della malattia alla morte (Svetlana Tsonkova, Snake Pernicious and Venomous. The Malicious and Dangerous Other in Medieval Bulgarian and Early Modern Charms). Al nome, in questo caso della casata, è invece dedicato lo studio di Olga Vassilieva-Codognet (Ambiguous Figures of Otherness: Redoubtable Beasts in Princely Badges of the Late Middle Ages), che indaga l’utilizzo di bestie feroci nell’araldica medievale. Il ricorso a belve feroci nell’ideazione degli stemmi principeschi può rispondere ad esigenze onomastiche (l’orso, bear in inglese, per il Duca Jean di Berry) o ad una passione del principe (Bernabò Visconti, amante della caccia, scelse per questo il leopardo), in un processo di identificazione fra uomo e animale. Identificazione di cui si occupa anche David González Ginocchio, nel suo saggio dedicato ad Avicenna (Avicennas Philosophy of the Animal Soul in Context): il filosofo arabo affermò per primo che, seppur incapaci di comunicare, anche gli animali sono dotati di una coscienza primitiva, anticipando di secoli le conclusioni della psicologia cognitiva moderna.

 

          Un ultimo appunto, in conclusione, ai caratteri formali del libro, pubblicato nella serie BAR (British Archeological Reports) da Archeopress. L’assenza di un indice di nomi e luoghi non costituisce una lacuna pregiudizievole ai fini della lettura del testo, mentre alcuni saggi, come ad esempio quello di Delia Kottmann dedicato a Saint-Savin-sur Gartempe, avrebbero meritato un apparato illustrativo più ricco (sono solo 39 le immagini che accompagnano il volume), magari con foto a colori tali da restituire la squillante cromia dei dipinti.

 

 

 

 

 

INDICE:

List of Illustration and Tables (pp. 3-6)

Alice Choyke, Preface: The MADNESS Continues (pp. 7-9)

Acknowledgements (p. 11)

Francisco de Asís García García, Mónia Ann Walker Vadillo e María Victoria Chico Picaza, Animals and Otherness in the Middle Ages: An Overview from the Garden of Eden (pp. 13-24)

I. Thierry Buquet, Animalia extranea et stupenda ad videndum. Describing and Naming Exotic Beast in Cairo Sultans Menagerie (pp. 25-34)

II. Laura Fenelli, From the Vita Pauli to the Legenda breviarii: Real and Imaginary Animals as a Guide to the Hermit in the Desert (pp. 35-47)

III. Yehoshua Frenkel, Animals and Otherness in Mamluk Egypt and Syria (pp. 49-61)

IV. David González Ginocchio, Avicennas Philosophy of the Animal Soul in Context (pp. 63-73)

V. Marco Iuffrida, Dogs and Human Relationship between Solidarity and Otherness in the Leges barbarorum (pp. 75-83)

VI. Gerhard Jaritz, Draconcopedes, or, the Faces of Devilish Virgins (pp. 85-93)

VII. Delia Kottmann, Animal Fables set among the Biblical Cycle of the Nave of Saint-Savin-sur-Gartempe (pp. 95-107)

VIII. Aleksander Pluskowski, The Dragons Skull: How Can Zooarchaeologists Contribute to Our Understanding of Otherness in the Middle Ages? (pp. 109-124)

IX. Svetlana Tsonkova, Snake Pernicious and Venomous. The Malicious and Dangerous Other in Medieval Bulgarian and Early Modern Charms (pp. 125-132)

X. Olga Vassilieva-Codognet, Ambiguous Figures of Otherness: Redoubtable Beasts in Princely Badges of the Late Middle Ages (pp. 133-150)

Editors and Contributors (pp. 151-153)