Morales, Nicolas - Quiles García, Fernando (éd.): Sevilla y corte. Las Artes y el Lustro Real (1729-1733), Collection de la Casa de Velázquez 114. 377 p., 33 ill. couleur, 30 ill. n&b, 21 x 29,7 cms. ISBN 978-8-496820-35-7, 43€
(Casa de Velázquez, Madrid 2010)
 
Compte rendu par Marco Villa, Università degli Studi di Firenze
(marco.villa@unifi.it)

 
Nombre de mots : 2352 mots
Publié en ligne le 2014-07-12
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Questo volume, frutto di un ciclo di conferenze organizzate tra Madrid e Siviglia nel 2007 da cui il presente libro trae il titolo, è stato pubblicato da La Casa de Velazquez nel 2010. La raccolta di contributi, curata da Nicolás Morales e Fernando Quiles García, celebra El Lustro Real, il periodo in cui per quattro anni Filippo V Borbone di Spagna, sollecitato dalla moglie Elisabetta Farnese, scelse di spostare la propria residenza da Madrid all’Andalusia, adattando in particolare la città di Siviglia al ruolo di città di corte. Per la seconda volta nella storia spagnola Madrid perse il ruolo di capitale. Tra il 1601 e il 1606 Filippo III Asburgo aveva traslato la capitale a Valladolid, antica capitale del regno di Spagna e città di nascita di suo padre Filippo II. Filippo V, il re che regnò due volte (abdicò per lasciare sul trono suo figlio Luigi I, morto prematuramente sette mesi dopo l’incoronazione), seguì le direttive della moglie in quello che si trasformò, molto semplicemente, in un colpo di stato.

 

          Cosa portò questo cambiamento? Approfittando della situazione, Elisabetta Farnese cercò lì di ricreare una “corte ideale”. Siviglia in questi quattro anni fu adattata al ruolo di città reale: furono chiamati architetti, artisti e musicisti per celebrare le glorie della dinastia Borbonica e dell’Impero Spagnolo. Per la città fu una vera e propria boccata d’ossigeno: come ricordato nell’introduzione al volume, Siviglia nel XVIII secolo visse un periodo di decadenza dovuto allo spostamento della Carrera de las Indias a Cadice e al conseguente “svuotamento” di tutto quel ceto mercantile che viveva in città fin dal tardo Medioevo. La città nel XVIII secolo provò a riorganizzarsi con la nascita di numerose industrie, le quali però, stranamente, non aumentarono con l’arrivo della famiglia reale.

 

          Il volume è dedicato alla memoria di Yves Bottineau, grande storico dell’arte barocca spagnola, ricordato da Antonio Bonet Correa con una breve biografia. Per la vastità degli argomenti e delle tematiche questo libro s’inserisce sulle orme, non solo di Bottineau, ma anche di molti storici della cultura come Jean Sarrailh, uno dei primi studiosi della storia culturale spagnola del XVIII secolo.

 

          Gli atti seguono la varietà degli interventi susseguiti tra Madrid e Sevilla: il volume utilizza un’ottica, per così dire, dagli orizzonti aperti. Esso offre infatti un ritratto a tutto tondo in cui storici, storici dell’arte, storici della musica e dell’architettura hanno offerto le loro competenze con l’intento di fornire una ritratto vivace della vita e delle trasformazioni della città andalusa. Il libro è suddiviso in quattro parti distinte: la prima, La estancia real en Sevilla, riunisce tutti i contributi di ambito storico. La seconda, Sevilla, ciudad engalanada, raccoglie gli articoli di ambito architettonico e delle arti “minori”. La terza parte invece, La pintura de corte, racchiude tutti gli articoli di storia dell’arte. Infine la quarta parte, la Sevilla festiva, dedicata all’espressione musicale e ai vari aspetti della vita.

 

          Nella prima parte, quella dedicata all’aspetto storico de El Lustro Real, Didier Ozanam ripercorre le vicende del viaggio in Andalucia per provvedere allo scambio delle principesse reali, che dovrà sancire il matrimonio della corona spagnola con quella portoghese. Per Filippo V, malconcio, si trattava di un’occasione per riprendersi. Infatti l’Andalucia, con il suo clima invernale mite, ben si prestava al soggiorno rispetto alla fredda Madrid. Come ricordato dall’autore, la presenza costante del sovrano in Andalucia, nei quattro anni di soggiorno, rappresenta un’anomalia. Tipicamente erano solo due le possibilità in cui la famiglia reale, o il re solo, abbandonavano la capitale: la prima, durante i soggiorni nelle residenze reali nei dintorni di Madrid e per un periodo ben limitato e consolidato (El Pardo, El Escorial, La Granja, Aranjuez); secondariamente a causa di particolari circostanze, come i viaggi di Carlo V in Europa o quelli di Filippo V nei vari territori durante la Guerra di Successione Spagnola.

          Lo spostamento della capitale da Madrid a Sevilla portò numerosi problemi: i corrieri dovettero effettuare un viaggio più lungo per raggiungere la Corte e la posizione centrale di Madrid, scelta appositamente da Filippo II per divenire la capitale dell’Impero, si perse. A ciò si collega l’intervento di Fernando Negredo del Cerro, incentrato sulla vita della capitale senza corte, Madrid. La città più popolosa della Castiglia conobbe, durante i 4 anni di traslazione della corte, una leggera perdita di popolazione, portata dalla mancata presenza dei cortigiani, degli ambasciatori e delle varie “nazioni” che la portarono, nel ’500, a divenire, in breve tempo, una delle città più popolate della Spagna. 

          María de los Angeles Pérez Samper invece tratteggia i caratteri di Elisabetta Farnese. Dopo un breve sunto della sua vita, Pérez Samper si concentra sulla presenza in Andalucia di Elisabetta: oltre al soggiorno e all’abbellimento di Siviglia, i coniugi reali programmarono viaggi all’interno della regione. Sono ricordate le tappe di Cadiz e di Granada, città importanti per la storia della monarchia castigliana.

 

          La seconda parte del volume, Sevilla ciudad enganalada, si concentra sull’architettura e sulla moda della città andalusa durante El Lustro Real. Le risistemazioni urbanistiche, le ristrutturazioni e le aggiunte agli edifici già esistenti sono significative del gusto dei sovrani dediti a trasformare Siviglia in una vera e propria capitale, monumento della potenza stessa della monarchia borbonica.

          A questo pro s’inserisce il contributo di Francisco Ollero Lobato. Siviglia ebbe una e vera propria trasformazione per essere adattata a città di corte. Sia gli edifici civili che religiosi, oltre a quelli militari, subirono rifacimenti per accogliere i reali e la corte a loro seguito. Alcuni edifici come l’Alcazar furono forniti di una armeria reale, la Real Armeria. 

          Di tenore più specialistico il lavoro di Francisco Herrera García sulla chiesa di San Luigi dei Francesi, edificata durante il Lustro Real e sulle figure dei padri che hanno permesso la ristrutturazione e l’addobbo di alcuni artisti famosi del barocco spagnolo come Duque Cornejo e Domingo Martínez. Concha Herrero Carretero invece ci offre la storia dell’industria dei tappeti sivigliana. Questa fu una vera novità, portata dai primi Borboni in Spagna. La fabbrica dei tappeti e dei tendaggi fu fondata a Madrid da Filippo V nel 1721 per tentare di arginare l’importazione di opere di fabbricazione francese, che risultavano molto care. La direzione della fabbrica fu affidata a Jacopo Vandergoten “El viejo”, fiammingo di nascita e esperto di questa arte. 

          Fernando Martìn Garcìa, nel suo intervento, tratta degli oggetti decorativi usati nei vari ambienti di corte subito ricreati a Siviglia da vari artisti italiani e spagnoli. Attraverso le carte dell’Archivo General de Palacio l’autore riesce non solo a individuare gli oggetti, ma anche le spese sostenute per l’acquisto di ciascun oggetto.

          I contributi di Amalia Descalzo Lorenzo e di Alvaro Molina Martín y Jesusa Vega González sono concentrati maggiormente sulla moda e sul vestiario della corte, nei contrasti tra la tipica moda del vestito spagnolo e l’innovazione che portò la Corte vivendo in Andalusia. Un esempio è la storia del tipico vestito nero spagnolo che fin da Filippo II caratterizzò la corte di re Cattolici, studiato  fino agli influssi francesi che si ebbero con l’avvento dei Borboni. Un esempio di questa dicotomia tra il vestire alla “francese e alla “spagnola si può trovare nel quadro Aranjuez desde melodia di Michel Ange Houasse (dipinto tra il 1720 e il 1724). Nel quadro, che ritrae la ristrutturazione del palazzo sivigliano, sono visibili due figure: la prima, alla sinistra, è un uomo allegro, molto plastico, vestito con colori sgargianti secondo il gusto francese. Alla sua destra invece un uomo vestito di nero con passo molto lento. La rappresentazione mostra come l’elemento francese, importato dalla monarchia borbonica, sia più vitale della stessa moda spagnola, rappresentata dall’uomo stanco e affannato.

 

          La terza sezione del volume, Pintura de corte, come si evince dal titolo, è dedicata alla pittura e alle arti raffigurative alla corte di Filippo V.

          Con la presenza della Corte in Andalusia negli anni del Lustro Real le maestranze locali ebbero un forte impulso incontrando nuovi stili e committenze, tra cui in primis i reali e la Corte, come ben analizzato da Fernando Quiles García nel suo intervento. Ana Aranda Bernal analizza invece la produzione pittorica nella prima decade del XVIII secolo, in particolare  considerando il periodo della traslazione della Casa di Contractation delle Indie a Cadiz. Siviglia perse tutto.

          Miguel Morán Turina invece si occupa dell’immagine artistica di Filippo V, il quale, alla ricerca della continuità politica con il passato, cercò di assimilarsi alla ritrattistica dei regnanti Asburgo.

          Sempre legato al mondo della famiglia reale è il contributo di Ángel Aterido Fernández con l’analisi delle collezioni reali e l’incremento avvenuto con importanti pitture di scuola spagnola e altrettante opere di scuola italiana e olandese, portate nella città sivigliana dai rispettivi ambasciatori negli stati in cui svolsero il loro mandato durante il Lustro Real.

 

          La quarta e ultima parte è dedicata alla Sevilla festiva, la Siviglia delle feste reali, della musica e delle cerimonie pubbliche avvenute durante il Lustro Real. Da notare come le cerimonie pubbliche, le festività lungo le vie cittadine e la comparsa in pubblico dei sovrani, non fosse altro che strumenti di controllo delle masse, come analizzato da José Marìa Alcazar, Felipe V en Sevilla,  Dello stesso tenore è il contributo di Jérôme de La Gorce, incentrato sulle celebrazioni per il Delfino, il figlio di Luigi XV, ordinate da Filippo V in onore di suo nipote. La festa aveva il duplice intento di simboleggiare l’unione tra le due famiglie e l’effettiva rinuncia al trono di Francia di Filippo V. Riguardo al primo punto vengono rappresentati il Guadalquivir, il fiume di Siviglia, e i Pirenei, il confine naturale tra la Francia e la Spagna. Margarita Torrione analizza invece i giochi equestri voluti da Filippo V. Come nota l’autrice in Spagna non esisteva, fino a quel momento, un’Accademia Equestre sul modello di quella francese e di quella austriaca. La mancanza di una tradizione di “Alta Scuola” spagnola ha portato a una fusione tra tecniche straniere con esercizi equestri tipicamente spagnoli.

          Altri aspetti de El Lustro Real, in ambito culturale, sono ovviamente il genere letterario/teatrale e la musica. Riguardo alle pieces teatrali Piedad Bolaños analizza la proibizione di rappresentazione delle opere teatrali. In sostituzione di esso vanno in auge i “pliegos sueltos”, forme di rappresentazione che raggiunsero in breve tempo un’alta sfera di pubblico e un’ampia diffusione.

 

          Per la musica invece, ultima arte trattata in questo volume, abbiamo ben tre studi.

          María Gembero Ustárrozpresenta una visione generale dell’attività musicale in Andalusia durante la permanenza dei sovrani per calibrarsi alla nuova situazione. La presenza della casa regnante portò nuovi sviluppi alla conoscenza musicale dei musicisti spagnoli che furono influenzati da molti compositori italiani, tra cui il maestro da camera, Domenico Scarlatti. Su quest’ultimo Nicolás Morales ha ricostruito l’ambiente in cui i musicisti si formarono sotto l’egida della casa reale durante il Lustro Reale e la guida dello stesso Scarlatti, che lasciò delle tracce a livello musicale fortissime. Inoltre la corte di Filippo V, grande consumatrice di musica, sfruttava gli artisti per concerti, balli, rappresentazioni. Morales inoltre denota la mancanza di una vera e propria istituzionalizzazione della musica da camera.

          L’ultimo contributo, di Jean Duron, è dedicato alle fortune delle opere di Domenico Scarlatti in Francia. Duron ha analizzato le pubblicazioni francesi e inglesi delle opere del compositore italiano cercando di individuare il passaggio delle opere tra la Spagna, la Francia e l’Inghilterra.  

          Il volume si conclude con un ricco apparato bibliografico e l’indice delle illustrazioni a corredo degli articoli presentati.

 

          Nel complesso questa raccolta di atti si presenta interessante per gli specialisti dei vari rami di ricerca. Inoltre la varietà degli argomenti propone al lettore una visione d’insieme sul Lustro Real, uscendo dalle tipiche logiche di ricerca che coinvolgono le singole discipline. Unico appunto di critica riguarda la scelta della suddivisione in parti: la sezione del volume dedicata prettamente all’arte (III. - Pintura de corte) risulta estremamente ridotta se comparata con quella precedente (II. - Sevilla, ciudad engalanada) e quella successiva (IV. - Sevilla festiva).

 

 

INDICE

 

Agradecimientos IX

 

In memoriam Yves Bottineau XI

 

Antonio Bonet Correa

Homenaje a un gran estudioso del arte barroco en España: el hispanista Yves Bottineau XV

 

Abreviaturas XIX

 

Introducción de Nicolás Morales 1

 

I - LA ESTANCIA REAL EN SEVILLA

 

Didier Ozanam

Reinar y gobernar desde Andalucía 7

 

Lucien Bély

La corte de España bajo la mirada de la diplomacia francesa 13

 

Bernardo García García

Dobles bodas reales. Diplomacia y ritual de corte en la frontera (1615-1729) 25

 

María de los Angeles Pérez Samper

La praxis politica durante El Lustro Real 59

 

Fernando Negredo del Cerro

El traslado real a Sevilla: una capital sin corte 71

 

II. - SEVILLA, CIUDAD ENGALANADA

 

Francisco Ollero Lobato

La arquitectura en Sevilla durante El Lustro Real (1729-1733) 85

 

Francisco Herrera García

La arquitectura de retablos sevillana en torno al Lustro Real. Patrocinadores y teatralización del espacio religioso 95

 

Concha Herrero Carretero

La Casa de la Lonja y la Fabrica de Tapices de Sevilla (1730-1733) 105

 

Fernando Martín García

Objetos decorativos para una corte fuera de la corte: la vida cortesana en Sevilla 113

 

Amalia Descalzo Lorenzo

Nuevos tiempos, nueva moda: el vestido en la España de Felipe V 157

 

Alvaro Molina Martín y Jesusa Vega González

Vistiendo al nuevo cortesano: el impacto de la «feminización» 165

 

III. - PINTURA DE CORTE

 

Miguel Morán Turina

¿Felipe V de Habsburgo? 179

 

Fernando Quiles García

Un viaje de la periferia al centro: la puntura sevillana y El Lustro Real 185

 

Ana Aranda Bernal

El medio artistico de los pintores sevillanos en las primeras décadas del siglo XVIII 195

 

Ángel Aterido Fernández

Las colecciones reales y el lustro andaluz de Felipe V 205

 

IV. - SEVILLA FESTIVA

 

José María Morillas Alcázar

Felipe V en Sevilla: fiesta, ceremonia e iconografia 221

 

Jérôme de La Gorce

La fiesta ordenada por Felipe V en París: celebración del nacimiento del Delfín y las representaciones de los Pirineos, España y el Guadalquivir (24 de febrero de 1730) 231

 

Margarita Torrione

Felipe V, el rey-jinete: impronta de los juegos ecuestres de Versalles en la Real Maestranza de Sevilla 243

 

Piedad Bolaños Donoso

Felipe V y el teatro sevillano en El Lustro Real: los «pliegos sueltos» en la configuraciñón del género 253

 

Nicolás Morales

Felipe V en Sevilla: una música y una corte itinerantes (1729-1733) 271

 

María Gembero Ustárroz

El contexto musical andaluz durante la estancia de la corte de Felipe V en Sevilla (1729-1733) 301

 

Jean Duron

La recepción de la obra de Domenico Scarlatti en Francia 313

 

Bibliografía 329

 

Indice de figuras 355