Bourdin, Stéphane - D’Ercole, Vincenzo (dir.) : I Vestini e il loro territorio dalla preistoria al medioevo. (Collection de l’École française de Rome, 494) 319 p., ill. b/n et coul., pl. coul., ISBN: 978-2-7283-0980-1, 65 €
(École française de Rome, Roma 2014)
 
Compte rendu par Massimiliano Di Fazio
(max.difazio@gmail.com)

 
Nombre de mots : 2035 mots
Publié en ligne le 2015-07-26
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Il volume raccoglie gli atti del convegno “Nei dintorni dell’Aquila. Ricerche archeologiche nel territorio dei Vestini Cismontani prima e dopo il terremoto del 6 aprile 2009”, svoltosi nel 2010 a Roma presso la sede dell’École Française de Rome. Il giovane direttore degli studi per le antichità dell’École, Stéphane Bourdin, è uno dei co-curatori insieme a Vincenzo d’Ercole, che per anni è stato protagonista di indagini e scavi in Abruzzo in veste di ispettore archeologo della Soprintendenza. Il convegno era, dunque, incentrato sui Vestini, popolazione dell’antico Abruzzo che fino a un paio di decenni fa era nota soprattutto grazie alle fonti letterarie, ma che negli ultimi vent’anni è emersa con nuova chiarezza grazie ad importanti scavi condotti da diversi enti (Soprintendenza, varie Università italiane e straniere). Un incontro di studi sul tema era dunque più che opportuno, anche per tentare un raccordo tra i diversi soggetti che stanno lavorando nella stessa regione e, si può dire che, il risultato è positivo.

 

          Il volume si apre con una doppia introduzione firmata dai due curatori. Nella prima, Bourdin presenta una breve storia degli studi e delle ricerche in area vestina, rendendo doveroso omaggio a figure di ricercatori locali che hanno fatto molto per l’archeologia abruzzese, e prospettando un quadro delle indagini attualmente in corso e di cui si tratta nel volume. D’Ercole, invece, si sofferma su un aspetto delle indagini in area vestina, ovvero l’archeologia della morte, ricordando anche in questo caso i precedenti, in particolare le fondamentali ricerche sui siti di Bazzano e Fossa che, grazie anche alle pubblicazioni eccezionalmente rapide e complete degli scavi, hanno portato alla ribalta i Vestini, e di cui lo stesso d’Ercole è stato protagonista.  La serie degli interventi si apre con un articolo di Silvano Agostini, Maria Adelaide Rossi e Marco Tallini dedicata alla “Geologia e paleontologia del Quaternario nel territorio aquilano”. Si passa poi a due importanti contributi di inquadramento generale della cultura vestina. Alessandro Guidi prova a dipanare la matassa della questione “Sabini e medio-adriatici”, ripartendo dagli studi di Paola Santoro e Marina Martelli sull’orientalizzante e l’arcaismo di area sabina. I contatti tra area sabina e area adriatica sono un tema cruciale per la definizione della cultura materiale vestina, e Guidi mette in luce la fitta trama di contatti ed influenze tra queste due realtà. “Per una definizione della koiné culturale vestina” è il titolo dell’ampio ed importante contributo di Vincenzo d’Ercole, che presenta i risultati più importanti di sedici anni di indagini nel territorio abruzzese, non senza qualche nota polemica nei confronti delle istituzioni preposte alla tutela del patrimonio archeologico. Tra le indagini più importanti spiccano i siti di Capestrano e del comprensorio di Aveia, in cui ricadono le località di Fossa, Bazzano e Varranone. Di notevole importanza sono i dati delle necropoli, preponderanti sugli abitati: risaltano però anche i numerosi piccoli insediamenti fortificati individuati nell’area, per i quali si propone una interpretazione come “torri di avvistamento” in virtù delle loro estensioni ridotte (meno di un ettaro) e della mancanza di sepolture riferibili a questi insediamenti. Interessanti risultano le osservazioni sull’armamento dei vestini, e in particolare i dati sulle calzature. La cultura materiale permette di individuare nel corso dell’età arcaica una differenziazione tra Vestini della zona cismontana e della zona costiera, transmontana. Ai “Rituali funerari vestini tra IV sec. a.C. e I sec. d.C.” è dedicato il contributo di Alberta Martellone: nella carrellata di tipologie funerarie emergono elementi utili ad una comprensione della struttura sociale di queste popolazioni. Posizione di rilievo meritano alcuni oggetti di lusso funzionali alla autorappresentazione delle élites locali, come il letto funerario in osso con splendide decorazioni dalla tomba 520 di Fossa.   

 

          Jacopo De Grossi Mazzorin firma un breve ma interessante contributo su “Gli astragali della tomba 101 della necropoli di Varranone (Poggio Picenze –AQ)”, che fornisce occasione per riflettere sul significato della presenza in tombe (non solo in area abruzzese) di astragali, che vengono opportunamente ricollegati alla questione delle modalità di allevamento degli ovini nell’Italia peninsulare preromana.

 

          In “Sabini, Piceni, Medio-adriatici. L’apporto della produzione metallurgica alla definizione di una cultura”, Raffaella Papi esamina la nota e dibattuta questione della classe dei dischi-corazza, confermando in maniera puntuale una sensazione già presente negli studi, ovvero che per questa classe non si può più parlare di produzione di origine capenate poi imitata nelle aree medio-adriatiche, dal momento che gli esemplari abruzzesi mostrano una precedenza cronologica. Valeria Acconcia dedica un ampio saggio a “L’organizzazione del territorio vestino. Rapporto tra abitati e necropoli”, aperto da uno status quaestionis in cui si sottolinea come le periodizzazioni cronologiche stabilite per le necropoli dell’area in questione non possano essere considerate valide per gli insediamenti, a causa delle conoscenze inadeguate e della difficile datazione dei materiali rinvenuti in abitato (p. 120). Il lavoro prosegue con un ampio e documentato affresco del territorio vestino; nel quadro, con occhio attento anche ai fenomeni storici e sociali, l’A. mette in evidenza diversi temi interessanti, come l’emergere di assetti gentilizi e il rapporto con i luoghi di culto, soffermandosi anche inevitabilmente sulla vexata quaestio del fenomeno dei vici e pagi.

 

          Un pioniere degli studi abruzzesi, Ezio Mattiocco, presenta alcune osservazioni sul tema dei “Loci muniti in area vestina”, richiamando anche gli studi meno recenti. Segue il contributo di Stéphane Bourdin, “Le ricerche dell’École Française de Rome sui centri fortificati dei Vestini Cismontani (2006-2009)”. Questo contributo offre al pubblico una serie di importanti novità, dal momento che in un territorio che si pensava sufficientemente indagato, le ricerche francesi hanno individuato diversi nuovi siti (insediamenti e necropoli protostorici, siti di età romana, siti medievali). Un aspetto degno di nota è la critica nei confronti di approcci molto in voga negli studi topografici degli ultimi decenni, in particolare l’uso di metodi di tipo “meccanico” come i Poligoni di Thiessen, sulle cui premesse epistemologiche l’A. muove sensate obiezioni (p. 162). Di seguito, Antonella Natali presenta “La ceramica d’impasto dai siti vestini. Le campagne di ricognizione 2006-2009”, che va a completare il precedente quadro offerto da Bourdin. Rilevante il contributo di Gianluca Tagliamonte, che sotto il titolo apparentemente minimale di “Note di archeologia vestina” offre al lettore un prezioso e documentatissimo approfondimento su armi (specie corazze e cinturoni) e tecniche di combattimento delle popolazioni vestine. Importante anche il breve intervento di Giovanni Colonna: “Non da Buca né da Amiternum ma da Velia (a proposito dell’iscrizione osca Vetter 174)”. L’A. dimostra in maniera convincente che l’iscrizione Vetter 174, una tessera bronzea in osco nota da tradizione antiquaria e attualmente conservata a Parigi, proviene da Velia, e non da area vestina, come in passato comunemente ritenuto (ancora di recente questa provenienza è stata riaffermata nella monumentale opera curata da M. Crafword, Imagines Italicae, BICS Suppl. 110, London 2011, p. 1247, che però non viene citata da Colonna). Il lavoro non si limita a rintracciare la vera area di provenienza della lamina, ma presenta anche interessanti ipotesi sulla funzione dell’oggetto, considerato come esempio delle tessere civiche che venivano utilizzate in contesto elettorale in Magna Grecia.

 

          In “L’organizzazione del territorio in età romana: pagi e vici nella conca aquilana”, Maria José Strazzulla torna sulla questione delle strutture territoriali nella fase di passaggio tra l’epoca preromana e quella romana. Al centro della sua riflessione vi è un noto ed eccezionale documento epigrafico, la celebre lex aedis Furfensis (CIL IX, 3513). Di questo testo, in particolare, viene proposta una nuova interpretazione per un termine presente nell’iscrizione, Fifeltares, che secondo l’A. starebbe ad indicare i rappresentanti del pagus al cui interno si era sviluppato il vicus di Furfo. Da questa nuova interpretazione scaturiscono interessanti considerazioni sul rapporto tra pagi e vici. Silvia D’Alessandro presenta una carrellata su “Insediamenti minori dei Vestini: Bazzano, Diamante, Settefonti, Cinturelli, Incerulae”: si tratta dei risultati di indagini condotte dalla Soprintendenza, che offrono nuovi dati su questi centri minori tra l’epoca della romanizzazione e la tarda antichità. Altre indagini importanti nell’area sono quelle dirette da Fabrizio Pesando ad Aveia, presentate in “Aveia (Fossa, AQ). Le indagini dell’Università di Napoli l’Orientale lungo il circuito murario nel biennio 2009-2010”. Le indagini, come spiegato dall’A., sono volte non solo ad indagare entità e cronologia del sito, ma anche a favorirne la tutela: una giusta preoccupazione che non dovrebbe mai mancare in questi casi. In appendice allo stesso contributo, l’A. ha potuto aggiungere in sintesi i risultati di due ulteriori campagne, del 2011 sempre ad Aveia, e del 2013 nel territorio del comune di Ocre, dove sono stati individuati un insediamento fortificato e i resti di una sostruzione in poligonale. Alle indagini su Aveia, in particolare sulla fase di passaggio dall’Antichità al Medioevo, è dedicato anche il lavoro di Maria Carla Somma, “Aveia, prima campagna di scavo (luglio 2009). Le indagini dell’Università «G. D’Annunzio» di Chieti-Pescara nel saggio III”. In “Gli scavi di Peltuinum” Luisa Migliorati presenta i risultati delle indagini che hanno riguardato una necropoli inquadrabile tra il VII secolo a.C, ed il I d.C., una fossa da ricondurre ad un’area di culto all’aperto con materiali di VII-VI secolo a.C., e l’area del complesso templare forense della città romana. I dati sembrano confermare che Peltuinum avesse avuto funzione di “centro direzionale” del sistema insediativo locale, in linea con la sua qualifica di praefectura. Spicca il rinvenimento di una mensa votiva tardorepubblicana con dedica ad Apollo (Apellune). Daniele Nepi offre un breve contributo su “Il teatro di Peltuinum. Studio tecnico strutturale”. Chiude infine il volume un ampio articolo a più mani (Oliva Menozzi, Domenico Fossataro, Serena Torello di Nino, Vincenzo d’Ercole) su “Aufinum: città e necropoli”. Anche in questo caso, indagini archeologiche approfondite su un sito abruzzese rivelano una ricchezza di materiali e di novità degne di nota, distribuite su un arco cronologico che va dalla protostoria all’età medievale. Il quadro che emerge è quello di un centro urbanizzato in pianura intorno e a ridosso di un abitato precedente, e intorno al quale dovevano gravitare diversi insediamenti rurali minori. Chiudono il volume dodici tavole a colori, la bibliografia generale, ed un opportuno index locorum. 

 

          In definitiva, il volume è una miniera di novità, di interessanti riflessioni e analisi, e si pone dunque come un momento fondamentale per i futuri studi sull’area vestina e, più in generale, sull’Abruzzo e le aree vicine, su un arco cronologico assai ampio. La qualità dei singoli contributi è sempre alta, e in alcuni casi decisamente di rilievo. Sarebbe stato utile, a mio parere, un capitolo finale che presentasse, almeno come tentativo, un quadro generale di riepilogo della nuova immagine dei Vestini quale emerge dai diversi contributi raccolti nel volume. Ma a parte questo, non si può che lodare lo sforzo dei curatori e dei vari autori che hanno offerto alla comunità scientifica materiale di qualità per futuri lavori.

 

 

Sommario

 

Stéphane BOURDIN e Vincenzo D’ERCOLE, Introduzione, 1-6

Silvano AGOSTINI, Maria Adelaide ROSSI e Marco TALLINI, Geologia e paleontologia del Quaternario nel territorio aquilano, 7-19

Alessandro GUIDI, Sabini e Medio-Adriatici, 21-28

Vincenzo D’ERCOLE, Per una definizione della koinè culturale vestina, 29-61

Alberta MARTELLONE, Rituali funerari vestini tra IV sec. a.C. e I sec. d.C., 63-80

Jacopo DE GROSSI MAZZORIN, Gli astragali della tomba 101 della necropoli di Varra- none (Poggio Picenze – AQ): elementi apotropaici per i vivi o per i morti?, 81-89

Raffaella PAPI, Sabini, Piceni, Medio-Adriatici: l’apporto della produzione metallur- gica alla definizione di una cultura, 91-116

Valeria ACCONCIA, L’organizzazione del territorio vestino: rapporto tra abitati e ne- cropoli, 117-142

Ezio MATTIOCCO, Loci muniti in area vestina, 143-153

Stéphane BOURDIN, Le ricerche dell’École française de Rome sui centri fortificati dei Vestini Cismontani (2006-2009), 155-166

Antonella NATALI, La ceramica d’impasto dai siti vestini: le campagne di ricognizione 2006-2009, 167-176

Gianluca TAGLIAMONTE, Note di archeologia vestina, 177-190

Giovanni COLONNA, Non da Buca né da Aternum ma da Velia (a proposito del- l’iscrizione osca Vetter 174), 191-196

Maria Josè STRAZZULLA, L’organizzazione del territorio in età romana: pagi e vici nella Conca Aquilana, 197-208

Silvia D’ALESSANDRO, Insediamenti minori dei Vestini: Bazzano, Diamante, Sette- fonti, Cinturelli, Incerulae, 209-228

Fabrizio PESANDO, Aveia (Fossa, AQ). Le indagini dell’Università di Napoli L’Orien- tale lungo il circuito murario nel biennio 2009-2010 , 229-240

Maria Carla SOMMA, Aveia, prima campagna di scavo (luglio 2009). Le indagini del- l’Università «G. D’Annunzio» di Chieti-Pescara nel saggio III, 241-248

Luisa MIGLIORATI, Gli scavi di Peltuinum, 249-260

Daniele NEPI, Il teatro di Peltuinum. Studio tecnico strutturale, 261-264

Oliva MENOZZI, Domenico FOSSATARO, Serena TORELLO DI NINO e Vincenzo D’ER- COLE, Aufinum: città e necropoli, 265-290

BIBLIOGRAFIA GENERALE, 291-312

INDEX LOCORUM, 313-319

SOMMARIO, 321-322