Mattusch, Carol C. : Enduring Bronze: Ancient Art, Modern Views. 168 pages, 6 1/2 x 8 1/2 inches, 99 color and 14 b/w 
illustrations, ISBN 978-1-60606-326-2, $30.00
(Getty Publications, Los Angeles 2014)
 
Compte rendu par Margherita Bolla, Musei Maffeiano e Archeologico di Verona
(margherita.bolla@comune.verona.it)

 
Nombre de mots : 1871 mots
Publié en ligne le 2015-10-27
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Il titolo, che rimanda al verso di Orazio “Exegi monumentum aere perennius”, conduce immediatamente all’obiettivo del volume: spiegare l’attrazione che la scultura in bronzo ha esercitato nell’antichità, ed esercita tuttora, e guidare il lettore alla conoscenza delle sue caratteristiche.

 

          In un formato agile, con un centinaio di curate illustrazioni, quasi tutte a colori, il tema è affrontato in sei capitoli, corredati da un’introduzione e da apparati: all’inizio, oltre allo scioglimento delle abbreviazioni comuni, un sintetico schema cronologico dei principali periodi artistici delle civiltà greca, etrusca e romana, cui nel volume si farà riferimento; in calce, un indice analitico (relativo a nomi geografici, di persone, di artisti, di soggetti, ecc.), preceduto da una lista di opere la cui lettura è suggerita per approfondire l’argomento: vi prevalgono ovviamente i testi in lingua inglese, con attenzione per le fonti (Plinio e Pausania in particolare) e incursioni nel mondo post-classico (il Rinascimento, ma anche periodi successivi). L’ambito di alta divulgazione in cui il volume si situa ha comportato la rinuncia alle note bibliografiche.

 

          Le immagini di apertura paiono scelte per sottolineare che l’attenzione non sarà diretta soltanto alla grande statuaria: in copertina un vaso globulare con raffinata decorazione (già nella collezione Fleischman, ora al Getty), poi una statuetta di Minerva, una testa romana di Bacco, l’attacco inferiore di un’ansa di recipiente. Si tratta comunque, sia qui che in seguito, di esemplari in genere di qualità elevata o con caratteristiche “straordinarie” nel senso letterale del termine, in quanto distanti dalla produzione corrente. Da notare che per la grande maggioranza delle illustrazioni si è avuto cura di indicare nella didascalia a fianco le misure dell’oggetto riprodotto, per consentire al lettore di collocarlo in una corretta scala dimensionale reale; purtroppo per molte opere non sono note informazioni su luogo e contesto di ritrovamento e le possibilità di datazione e collocazione in un ambito culturale sono affidate all’osservazione stilistica.

 

          Nell’Introduzione, l’Autrice tratta dell’attrazione attuale per i grandi bronzi dell’Antichità, dovuta al loro realismo quasi “magico”, alla rarità e al riscontro mediatico delle scoperte, sia di quelle provenienti dal mare sia di quelle rinvenute nel terreno. Nota che la conoscenza di questa produzione antica non può prescindere dallo studio delle fonti e dall’analisi delle tecniche di fabbricazione e della composizione della lega, che spesso però non può condurre a determinare periodo e luogo di produzione.

 

          La ragione della sparizione del gran numero di bronzi prodotti nell’antichità è individuata nella possibilità di riutilizzarli come “scrap metal” nella fusione di nuovi oggetti; pertanto delle statue bronzee distrutte per motivi politici, religiosi o naturali (come il Colosso di Rodi) in genere non è rimasto nulla, alimentando il topos moderno della loro rarità.

 

          I capitoli successivi ampliano e sviluppano i temi accennati nell’Introduzione; ciascuno è aperto, in epigrafe, da una citazione, in genere un verso poetico, scelto con cura a sottolineare un aspetto della trattazione e talvolta delizioso, come un epigramma tratto dall’Antologia Palatina.

 

          The allure of bronze, dopo una breve premessa sull’importanza del libro 34 della Naturalis historia di Plinio il Vecchio per la conoscenza dell’industria del bronzo, presenta la lega e i suoi componenti. Si elencano dapprima le zone di reperimento nell’antichità di rame, stagno, piombo, e anche di oro, argento e ferro, che potevano concorrere con il bronzo nella creazione del prodotto finito. Dopo aver ricordato il debito della scultura greca verso l’Egitto, sono descritte le proprietà della lega di bronzo in rapporto alla fusione e le indicazioni fornite da Plinio a confronto con quanto emerso dalle analisi condotte sulla grande statuaria. Ancora seguendo Plinio, vengono presentate le leghe di bronzo che ebbero grande fama in antico (corinzia, delia ed eginetica), delineando i caratteri stilistici della scultura di Egina di età arcaica. Le affermazioni di Plinio e Plutarco sui colori risultanti dalla diversa composizione della lega sono ritenute dall’Autrice poco fondate, poiché le diverse colorazioni si ottenevano a suo parere probabilmente dipingendo il bronzo o applicandovi una patina. Erano poi frequenti gli inserti in altro metallo e le dorature, dapprima mediante applicazione meccanica di lamine d’oro e in seguito con la doratura a foglia con l’ausilio di mercurio.

 

          Dopo aver ricordato le raccomandazioni antiche per la protezione del bronzo dalla corrosione, si esaminano gli approcci dei restauratori moderni: l’uso invalso fino alla metà del secolo scorso di asportare brutalmente i prodotti di corrosione spesso con l’uso di acidi, danneggiando irrimediabilmente la superficie del bronzo, e la tendenza attuale ad una pulitura lenta e conservativa, per tentare di non perdere il minimo dettaglio.

 

          Nel VI secolo a.C. in Grecia la fusione a cera persa, già usata nella piccola bronzistica almeno dal IX secolo, fu applicata alla statuaria, seguendo però in questa prima fase le convenzioni stilistiche proprie della scultura in marmo; vengono citate le sole statue in bronzo quasi complete rimaste del periodo arcaico: lo Zeus di Ugento, nel Museo di Taranto, e lo Zeus (da altri interpretato come Poseidone) dalla Beozia, conservato ad Atene. La successiva diffusione delle grandi sculture in bronzo viene collegata anche all’uso di erigere statue agli atleti vincitori nei santuari panellenici; ma del tardo VI a.C. e degli inizi del V secolo a.C. rimangono solo piccoli bronzi di atleti, non grandi statue, e della più innovativa, il Discobolo di Mirone, solo copie in marmo.

 

          Si affronta poi il tema delle statue-ritratto e del valore connotativo degli attributi, o identificativo nel caso di divinità. L’imitatio Alexandri rende più difficile dalla fine del IV secolo a.C. il riconoscimento dei singoli governanti, come più tardi le affinità fisiche nell’ambito delle casate imperiali romane, così che la presenza di un’iscrizione assume un ruolo fondamentale nell’identificazione. Nell’ambito dei programmi di arredo delle ricche domus, ebbero una notevole diffusione le rappresentazioni in bronzo dei grandi intellettuali greci, filosofi e oratori, che hanno fornito molti spunti di ricerca nel fortunato caso della Villa dei Papiri di Ercolano. L’Autrice commenta questa “moda” con l’ausilio di pertinenti citazioni di fonti antiche.

 

          Le opere illustrate sono scelte per lo più, qui come nel resto del volume, tra le ricche raccolte di bronzi del Getty Museum; la lodevole indicazione in didascalia del numero di inventario facilita, per chi voglia approfondire, la consultazione del database delle collezioni del Museo (www.getty.edu/art/collection/), nelle cui schede è compresa la bibliografia dell’opera, talvolta con la possibilità del link diretto ad alcuni testi, che offrono notizie complementari e possono contenere ulteriori immagini dell’oggetto.

 

          Proseguendo nella panoramica della produzione scultorea in bronzo un paragrafo è dedicato alle statue di Afrodite/Venere e ai bronzetti di genere, un altro ai larari romani e all’arredo delle ricche domus e delle villae. Alla pag. 52 un’evergesia di Plinio il Giovane (collocazione di un pregevole bronzo “corinzio” di vecchio nel tempio di Giove della propria città; Ad fam., III, 6) è riferita a Tifernum, sede di una delle villae del letterato, e non a Comum, come invece nella bibliografia italiana.

 

          Nel secondo capitolo, la descrizione delle tecniche si snoda – secondo gli interessi propri della studiosa – in collegamento con lo stile e le scelte iconografiche dell’epoca di riferimento, a partire dal periodo Geometrico; immagini di alta qualità (solo raramente non del tutto congruenti, come la fig. 34, che si discosta dal testo dal punto di vista cronologico e tecnico) e disegni aiutano nella comprensione. Per esempi significativi di alcune tecniche, ma non appartenenti al Getty Museum, si è talvolta rinunciato all’illustrazione, ricorrendo alla citazione del museo di conservazione o del numero di inventario, per consentire il reperimento dell’immagine anche da parte di un non specialista, in effetti possibile: ad esempio, lo sphyrelaton di Olimpia citato alla pag. 60 si può trovare on line in Wikipedia e nella banca dati Arachne (al n. 200327). Vengono descritte la fusione piena a cera persa, lo sphyrelaton, la lavorazione a sbalzo, poi si affrontano categorie di oggetti, come i tripodi donati nei santuari greci, fino ad arrivare a statuette e grande plastica, con passaggi dal mondo greco a quello romano.

 

          In Bronzes in text and image, il mito di Efesto/Vulcano, illustrato da ceramiche figurate, è occasione per descrivere l’ambiente dell’officina metallurgica, gli strumenti usati, i capolavori realizzati. Sono poi trattate le fonti antiche più importanti, Plinio il Vecchio e Pausania in particolare, con qualche ripresa di temi già trattati nei capitoli precedenti. Riguardo alle immagini, l’attenzione si concentra sulla coppa del Pittore della Fonderia (già oggetto di studio da parte della stessa Autrice, The Berlin Foundry Cup: The Casting of Greek Bronze Statuary in the Early Fifth Century B.C., in “American Journal of Archaeology”, 84, 4, 1980, pp. 435-444), per la quale sono ricordate le divertenti interpretazioni successive alla scoperta (cannibalismo degli Etruschi).

 

          Un capitolo è dedicato ad Atene, agli importanti resti di fonderie databili dal VI sec. a.C. al VI d.C. e alle sculture che vi erano innalzate; si conclude con un’interessante disamina dei passi della satira di Luciano Zeus Tragoidos relativi alla scala gerarchica delle statue, in rapporto alla materia prima usata.

 

          Nel quinto capitolo vengono trattati i grandi artisti greci del bronzo del IV secolo a.C. e il mercato di originali e copie dovuto alla conquista romana delle regioni greche e magnogreche, di cui sono testimonianza i relitti, come quello di Mahdia, con una digressione sull’erma di Dioniso di Boethos e sulla sua “gemella” del Getty Museum, riconosciuta come antica grazie alle analisi della lega. Un paragrafo è consacrato al Victorious Youth (l’Atleta di Fano), cui l’A. dedicò nel 1997 il volume omonimo nelle Getty Publications, reperibile on line: http://www.getty.edu/publications/virtuallibrary/089236470X.html?subject=antq.

 

          L’ultimo capitolo verte sull’attualità della ricerca, ravvivata da recenti scoperte come quella dell’Apoxyomenos rinvenuto nel mare della Croazia, che offre l’occasione per introdurre il concetto di originale e replica, anche nell’ambito dei bronzi “moderni”, e per osservazioni sul ruolo svolto dall’Ottocento dalla Fonderia Chiurazzi di Napoli, che lavorò fra l’altro per il Getty Museum, fornendo le copie dei bronzi della Villa dei Papiri, un altro tema cui l’A. ha dedicato un imponente volume (The Villa dei Papiri at Herculaneum. Life and Afterlife of a Sculpture Collection, Los Angeles 2005).

 

          Il testo può costituire per il pubblico statunitense un’utile preparazione alla mostra sui grandi bronzi, che si svolgerà in quest’anno (2015) al Getty Museum, dopo l’allestimento a Firenze a Palazzo Strozzi, con il titolo Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico. Di fatto, la grande padronanza dell’argomento da parte dell’Autrice, la sua familiarità con le fonti antiche e la scrittura piana e scorrevole, anche nei brani relativi alla tecnica, fanno sì che il volume possa essere una piacevole e scientificamente valida lettura anche per i non anglofoni.

 

 

Contenuti

 

Abbreviations and Chronology, p. 6

Introduction, pp. 7-16

The allure of bronze, pp. 19-53

            Copper and its alloys

            Bronzes produced in Corinth, Delos, and Aegina

            The colors of bronze

            Corrosion and cleaning of ancient bronzes

            Lost-wax casting

            Portrait statues

            Busts and herms

            Nude women?

            Lararia and home decor

Techniques, pp. 55-95

            Tripod caldrons and candelabra

            Mirrors

            Metal vases

            Statuettes

            Statuary

            Body parts

Bronzes in text an image, pp. 97-111

            Workshops

            Texts

            Images

Athens, pp. 113-123

            The bronze industry

            Statues

Artists, the art market, and Rome, pp. 125-147

            Lysippos

Lysippos in Thessaly and Delphi

            Praxiteles

            The art market

            Contacts and connections

            Another casuality from the sea

            The city of Rome

Ancient bronzes today, pp. 149-161

            New discoveries, more questions

            Which one is the original?

            Piso, Getty and Chiurazzi

            Bronze versus marble

New finds

Suggested readings, pp. 162-163

Index, pp. 164-167

Photo credits, p. 168