Naser Eslami, Alireza (a cura di) : Incontri di civiltà nel Mediterraneo. L’Impero Ottomano e l’Italia del Rinascimento. (Storia, arte e architettura, 17). 184 pp. con 75 figg. n.t. di cui 56 a colori. ISBN : 97888 222 6364 3, 25 €
(Leo S. Olschki, Firenze 2015)
 
Compte rendu par Piera Arata, Accademia di Belle Arti di Cuneo
(piera.arata@gmail.com)

 
Nombre de mots : 1711 mots
Publié en ligne le 2017-10-11
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          I contatti tra l'Italia del Rinascimento (secoli XV-XVI) e l'Impero ottomano sono stati studiati spesso in termini di contrasto e di "crociata", come due culture tra loro distanti e, specialmente la seconda, prevalentemente chiusa ed impermeabile alle influenze esterne. In realtà, gli studi più recenti, basati su una più moderna visione storica, nonché più dialettica e comparata, della cultura mediterranea vedono il mare nostrum non più come terreno di scontro, ma come un luogo di relazioni reciproche, complesse e sincretistiche e sottolineano l'interdipendenza ed il legame tra  la cultura italiana rinascimentale e la Sublime Porta. Emerge prepotentemente la figura di Mehmet II, colto ed attento a recepire della tradizione araba, classica, bizantina, europea gli elementi necessari a sostenere culturalmente e simbolicamente l'immagine dell'Impero ottomano.

 

         Il volume Incontri di civiltà nel Mediterraneo. L'Impero ottomano e l'Italia del Rinascimento. Storia, arte e architettura,curato da Alireza Naser Eslami e pubblicato con il contributo della Bruschettini Fondation of Islamic and Asian Art, sviluppa ed amplia il dibattito nato dal convegno omonimo, tenutosi a Genova nel novembre 2013, dove sono stati studiati esaustivamente i contatti tra le due culture sotto vari punti di vista, storico, politico, artistico e culturale; un tema poco affrontato nella ricerca precedente, più attenta ai legami dell'Italia con il mondo bizantino e quindi denso di spunti e di scoperte.

 

         Il cambiamento di prospettiva viene sottolineato dall'articolo di apertura del curatore Alireza Naser Eslami, docente di Storia dell'Architettura presso l'Università di Genova,  Incontri di culture tra Rinascimento italiano e la "Sublime Porta". Un'introduzione, che ricorda come l'approccio innovativo basato sulle ricerche antropologiche e culturali e della storia della cultura abbia permesso di superare la ristrettezza della visione tradizionale che separava in due universi incompatibili la cultura europea e quella ottomana.

 

         Giovanni Ricci, Nemici o alleati? L'ambiguo rapporto fra gli stati italiani e l'impero ottomano nei secoli XV- XVI, esamina, per l’ appunto, l'ambiguità dell'atteggiamento politico da parte dei singoli stati italiani nei confronti dell'Impero ottomano, alternante tra appelli, vassallaggi, scambi di doni e timore e scaramucce. Non si verificherebbe quindi uno scontro di civiltà, piuttosto prevarrebbe una tattica basata sull'accordo sul tempo breve, un contrasto tra la pubblica (e ipocrita) esecrazione, contraddetta  sistematicamente dalle prassi di comportamento abituali, che vedono specialmente Genova, ma anche Venezia, cercare l'accordo con il Turco.

 

         Gabriella Araldi, Oltre le frontiere. Genovesi e Turchi tra Medioevo e età moderna, affronta proprio le relazioni tra i due stati, un fenomeno culturale di lunga durata intenso e costante che porterà Genova ad essere la più importante partner commerciale della Sublime Porta, con una colonia particolarmente numerosa e fiorente nella zona di Galata-Pera.

 

         Il contributo di Franco Cardini, L'impero ottomano e l'autunno della crociata. Analisi del periodo 1683-1718, è un'attenta disamina dell'idea di crociata, che cessa di esistere soltanto agli inizi del XVIII secolo, quando la pace di Passarowitz del 1718 mette fine alla paura dei Turchi, permettendo peraltro l'ingresso dell'orientalismo nella nostra cultura artistica.

 

         Marco Spallanzani, Ceramica ottomana in un palazzo fiorentino del tardo Rinascimento , attraverso lo studio dell'inventario dei beni mobili del 1583 di Palazzo Salviati a Firenze, che ricorda 177 maioliche provenienti dalla manifattura di Iznik, sottolinea come lo scambio tra manufatti italiani e ottomani nel Rinascimento abbia favorito proficui influssi artistici; l'abbondanza di ceramiche turche in Palazzo Salviati è però una situazione eccezionale e non riflette la situazione italiana, in quanto negli inventari delle grandi famiglie (Medici, Gonzaga, Este, Della Rovere) del  Cinquecento le ceramiche ottomane sono poche o del tutto assenti.

 

         Anna Contadini, L'ornamento del mondo ottomano e dell'Italia del Rinascimento: trasmissione e congiunzione, mostra come il decoro mediorientale diventi, dal punto di vista ornamentale, parte integrante del  lessico italiano rinascimentale, il quale emula o integra, piuttosto che imitare, i manufatti turchi, considerati un modello di ispirazione, trasferendo gli stimoli in materiali diversi. Quelli che genericamente vengono definiti "arabeschi" alla metà del Cinquecento fanno  ormai parte integrante del vocabolario stilistico italiano.

 

         Giovanni Curatola, Tappeti ottomani nella pittura. Dalla devozione mariana all'uso profano, ricorda come nella pittura italiana compaiano tappeti, iscrizioni arabe, abbigliamento esotico di derivazione ottomana ed in particolare elenca alcuni esempi di tappeti nella pittura del Quattrocento e del Cinquecento, specialmente nelle raffigurazioni di Maria con il Bambino in trono, con una connotazione sacrale che lascia il posto nel tempo ad un uso di questi manufatti come status symbol, specialmente nei ritratti.

 

         Luigi Zangheri, Il giardino ottomano, l'Italia e la cultura europea,  osserva che a partire dalla seconda metà del Cinquecento fino al Seicento vennero diffuse centoventimila nuove specie e sottospecie botaniche di provenienza ottomana (tulipani, ippocastani, lillà, anemone, giacinto, gelsomino, gaggia, bacche di leone...); per accrescere le collezioni francesi e toscane vennero intrapresi appositi viaggi nel Levante alla ricerca di nuove varietà (albero di Giuda, quercia da sughero, leccio, pistacchio, cedro, giaggiolo, mirto...). I giardini ottomani forniscono un modello di maggior libertà, svincolata dal disegno,  tenendo conto del paesaggio a cui si adeguano con terrazzamenti.

 

         Il corposo contributo della storica dell'architettura  Aygül Ağir, La cultura architettonica veneziana e genovese nella Istanbul ottomana (XV - XVI secolo), ricostruisce gli insediamenti veneziani e genovesi a Istanbul, sulla base delle fonti storiche e archeologiche, seguendone le vicende e le fortune alterne. Emerge la colonia genovese di Galata-Pera sulla riva settentrionale del Corno d'Oro, fornita dall'Impero bizantino di particolari privilegi ed autonomia nel 1261, non avendo la città partecipato alla IV crociata; dopo la conquista turca del 1453, i Genovesi conservarono i privilegi ma persero l'autonomia, assoggettati al kadi inviato dal serraglio e gradualmente la colonia si turchizzò, sia demograficamente,  sia architettonicamente.

 

         A chiusura del volume, Alireza Naser Eslami, Emulazione, appropriazione, interazione culturale. Architettura tra il Rinascimento italiano e l'Impero ottomano, sottolinea i nuovi risultati della ricerca comparata; la storia delle influenze e delle ricezioni applicata all'architettura ha permesso di cogliere i vari esempi di interazione tra la cultura rinascimentale e quella ottomana, che supera la visione tradizionale di queste come entità omogenee e chiuse in se stesse. Gli ottomani ereditano la concezione universale  dell'impero bizantino e configurano Istanbul come una terza Roma, ponte tra Oriente ed Occidente: la cultura della Sublime porta sarà imperiale e sincretica e guarderà a Bisanzio, filtro dell'Antichità ed al Rinascimento, nel tentativo di emulare ed approfondirne i simboli  per sottolineare l'aspirazione universalistica. Santa Sofia, trasformata in moschea con l'aggiunta di due minareti, un minbar, un mihrab ed iscrizioni musulmane,  diventa il modello per le grandi moschee imperiali. Ma i sultani, in particolare il colto e aperto Mehmet II, sono fortemente attratti dal Rinascimento e ripetutamente richiedono l'invio di artisti ed artigiani italiani; Mehmet II si fa effigiare in medaglie celebrative da Costanzo da Ferrara e da Gentile Bellini, il quale soggiorna ad Istanbul dal 1479 l 1481 e probabilmente lo ritrae in un famoso dipinto alla National Gallery. Naser Eslami approfondisce il possibile trasferimento a Istanbul del Filarete, il coinvolgimento di Leonardo e di Michelangelo nel progetto del ponte sul Bosforo, le possibili influenze delle architetture di Sinan, il massimo architetto turco del Cinquecento, sulla Sacrestia nuova di Firenze (il piano interposto tra pianterreno e cupola semisferica) e sulla basilica di san Pietro (i contrafforti a speroni affiancati da colonne binate alternate alle finestre). La Cronaca di Benedetto Dei, a Istanbul dal 1461-66, riferisce degli stretti rapporti tra il Sultano Mehmed II e la comunità fiorentina, che collaborava ad opere di fortificazione (la "Chiave del Mare", il castello di Yedikule) mentre maestranze italiane erano coinvolte nella costruzione e decorazione del palazzo Topkapi.

 

         Sul versante europeo, la stessa ricezione della cultura classica nel Rinascimento era però passata attraverso il filtro bizantino e arabo islamico, con un'apertura maggiore rispetto all'approfondimento della sola cultura romana, a riprova di una visione universale del sapere  e dell'Antico tipica della cultura artistica e scientifica del Rinascimento. L'interesse per la cultura araba era principalmente, ma non solo,  legato all'ambito della matematica, della geometria e dell'ottica. Le opere di Alkindi, Alhazen, Savasorda erano ben conosciute dagli artisti italiani come Piero della Francesca, Leonardo, Ghiberti . Molte opere artistiche richiamano poi stilemi  bizantini ed arabi, mentre le sperimentazioni sulla pianta centrale meditano gli esempi della gerosolimitana Cupola della roccia e di santa Sofia di Costantinopoli (lo schema a quincunx, rivisto  nelle architetture veneziane di Codussi, nel duomo di Pavia e nello stesso san Pietro,  la presenza di torri circolari simili a minareti, decorazione ad arabesco). È  Genova comunque la città  che può vantare una continuità di collegamenti con il mondo ottomano e la ricezione di alcuni particolari architettonici e decorativi (canalizzazioni, voliere, bagni ).

 

         In conclusione, scambi artistici ed emulazione reciproca tra l'Impero ottomano e l'Italia contraddistinguono i secoli del Rinascimento, come viene mostrato ampiamente in questo volume. Mentre i legami e gli influssi del mondo bizantino sulla cultura italiana sono stati studiati, in questi ultimi anni l'indagine si è ampliata al mondo dell'impero ottomano. Un'ottica nuova e molto promettente che ha permesso di raggiungere una visione più obiettiva dei complessi rapporti che hanno unito le due culture europea ed araba.

 

         Il volume, indagando a tutto tondo questi legami, dal punto di vista politico, culturale e artistico (pittura, ceramica, urbanistica, decorazione) si presenta come un imprescindibile punto di partenza per la ricerca storica di questo periodo e per l'approfondimento delle interessanti tematiche.

 

 

Indice

 

Alireza Naser Eslami, Incontri di culture tra Rinascimento italiano e la "Sublime Porta". Un'introduzione, pp. 1-10

Giovanni Ricci, Nemici o alleati? L'ambiguo rapporto fra gli stati italiani e l'impero ottomano nei secoli XV- XVI, pp. 11-18

Gabriella Araldi, Oltre le frontiere. Genovesi e Turchi tra Medioevo e età moderna, pp 19-30

Franco Cardini, L'impero ottomano e l'autunno della crociata. Analisi del periodo 1683-1718, pp. 31-43

Marco Spallanzani, Ceramica ottomana in un palazzo fiorentino del tardo Rinascimento, pp. 45-56

Anna Contadini, L'ornamento del mondo ottomano e dell'Italia del Rinascimento: trasmissione e congiunzione, pp. 57-73

Giovanni Curatola, Tappeti ottomani nella pittura. Dalla devozione mariana all'uso profano, pp. 75-88

Luigi Zangheri, Il giardino ottomano, l'Italia e la cultura europea, pp. 89-101

Aygül Ağir, La cultura architettonica veneziana e genovese nella Istanbul ottomana (XV - XVI secolo), pp. 103-131

Alireza Naser Eslami, Emulazione, appropriazione, interazione culturale. Architettura tra il Rinascimento italiano e l'Impero ottomano, pp. 133-178