Folin, Marco - Preti, Monica (ed.): Wounded Cities: The Representation of Urban Disasters in European Art (14th-20th Centuries). Art and Material Culture in Medieval and Renaissance Europe, 3. 228 p, ISBN13: 9789004284913, 115 €
(Brill, Leiden 2015)
 
Compte rendu par Francesca Mattei, Humboldt-Universität zu Berlin
(frencimattei@gmail.com)

 
Nombre de mots : 1570 mots
Publié en ligne le 2017-10-31
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          “Roma quanta fuit ipsa ruina docet”. L’idea che la rovina porti con sé l’immagine della passata grandezza appartiene a una lunga tradizione culturale e storiografica, rappresentata ormai topicamente dalle parole tratte dall’Opusculum de mirabilibus novae et veteris urbis Romae di Francesco Albertini (Roma 1510) e rese popolari grazie a Sebastiano Serlio, che le appone emblematicamente sul frontespizio del libro sulle Antichità (Venezia 1540). Si tratta solo di due tra le più celebri occorrenze – ma non certo le uniche - che si servono di questo modo di dire. Al di là di una frase divenuta quasi un motto, è l’immaginario cui essa è legata ad aver goduto di grande fortuna: pur con approcci e metodi in continua evoluzione, lo studio delle rovine ha costituito da sempre uno strumento fondamentale per gli artisti e per gli architetti. Di recente – probabilmente per la martellante attualità che i concetti di rovina e distruzione rivestono nella cronaca – si è assistito a una notevole rivalutazione dei contributi relativi a questo argomento: in tale quadro si colloca il volume Wounded Cities: The Representation of Urban Disasters in European Art (14th-20th Centuries), curato da Marco Folin e da Monica Preti e pubblicato da Brill.

 

         Il testo appartiene alla collana Art and Material Culture in Medieval and Renaissance Europe, di cui sono responsabili Sarah Blick e Laura D. Gelfand, collana che si propone di costruire un forum interdisciplinare focalizzato sul tema della ricezione dell’arte in una cornice temporale racchiusa tra il 1200 e il 1600. Folin e Preti hanno raccolto nove contributi, presentati per la prima volta nella sessione “Città distrutte, città caduche. Rappresentazioni del disastro nell’iconografia urbana europea”, ospitata nell’ambito del V Congresso dell’Associazione Italiana di Storia Urbana (Roma 2011). Sul piano cronologico, gli studi spaziano dall’antichità o dalla sua ricezione, fino ad argomenti connessi a vicende che hanno interessato il XX secolo; quanto al contenuto – come programmaticamente dichiarato nel titolo della sessione – gli autori offrono un quadro della raffigurazione della rovina in uno scenario europeo. Folin e Preti hanno costituito una ormai solida alleanza relativamente a questa categoria di studi: nel 2015 hanno curato insieme il volume Les villes détruites de Maarten van Heemskerck: images de ruines et conflits religieux dans les Pays-Bas au XVIe siècle (Parigi 2015), che raccoglie gli esiti della mostra omonima tenutasi presso l’Institut national d’histoire de l’art di Parigi. Tale esposizione, a sua volta, fa parte di un più ampio progetto di ricerca, intrapreso a partire dal 2013 e intitolato “Catastrophe: histoire, mythes et images”, un progetto che ha avuto esito nella pubblicazione Villes en ruine: Images, mémoires, métamorphoses, curata sempre da Monica Preti, insieme a Salvatore Settis e Giorgio Agamben (Parigi 2015). Inserendosi in un campo disciplinare in continuo sviluppo, Wounded cities è uno dei testimoni del successo raggiunto dalla rovina nella storia della rappresentazione: sono sempre più frequenti le calls for papers dedicate a questo argomento, articolate secondo itinerari diversi: dall’impatto sul paesaggio (controcanto della città), alla riflessione sulla natura ambivalente del disastro (letto come distruzione e memoria), alla prevenzione di eventi catastrofici.

 

         Come i due curatori dichiarano nella prefazione, il volume propone di affrontare alcuni esempi “of the importance attributed in the past to the collective memory of calamities that had marked the history of cities, and hence to the commemorative images that could transmit this memory to future generations” (p. VII). In linea con tale proposito, i nove interventi accolti nella pubblicazione sono raggruppati in tre parti: la prima è incentrata sul significato della riproduzione dei disastri urbani in una lunga prospettiva storica; la seconda si focalizza sull’immagine della rovina raccontata da specifici casi-studio; l’ultima, dedicata a temi più recenti, tratta dei modi e dei media funzionali a imprimere il ricordo delle catastrofi. Tutti i testi sono esito di indagini rigorose, che hanno privilegiato – come esplicitamente dichiarato dal titolo stesso – la lettura dei documenti iconografici, seppure con presupposti differenti: dall’analisi del contesto storico, a quella tecnica, a quella puramente iconografica. Il libro viene corredato da alcuni apparati: una lista di tavole e figure, un indice generale, un indice dei nomi e dei luoghi, un elenco degli autori con un breve profilo biografico. Non è presente una bibliografia, cui si sostituiscono le note relative a ogni contributo. Tra gli autori si rintracciano ricercatori e professori universitari, insieme a direttori di Musei e di Centri di documentazione, così da comporre una squadra variegata, che vanta specializzazioni differenti. Il volume - disponibile in formato Hardback, in paperback o in edizione digitale - si rivolge a un pubblico di esperti in campi disciplinari diversi – dalla storia dell’arte, alla storia sociale - in virtù della varietà di approcci adottati nel testo.

 

         All’interno di un ampio spettro cronologico e di casi-studio diversificati, una delle idee di fondo che attraversa questi scritti è la potenzialità creatrice del disastro: se infatti le catastrofi naturali o le guerre segnano una frattura spesso irreversibile nella storia urbana, da queste possono scaturire (o sarebbe quantomeno auspicabile) nuove premesse di ricostruzione materiale e metaforica.

 

         La varietà semantica del concetto di distruzione, nelle sua più vasta accezione, viene efficacemente ripercorsa da Marco Folin, che traccia una panoramica attraverso i secoli compresi tra il XIII e il XVIII: lo studioso sviscera i diversi significati assegnati alla rappresentazione della rovina: da quello pedagogico, esemplificato negli affreschi eseguiti da Giotto nella Basilica superiore di Assisi o da Ambrogio Lorenzetti nel palazzo pubblico di Siena; a quello simbolico attribuito alla caduta di Roma-Babilonia negli anni della Riforma; fino alla spettacolarizzazione della rovina, immortalata nel dipinto della Kreuzkirche di Dresda realizzato da Bernardo Bellotto. Sempre adottando un’ottica trasversale, Emanuela Guidoboni (nome ricorrente all’interno della storiografia delle catastrofi) si cimenta in una raccolta di testimonianze iconografiche – dai terremoti, alle eruzioni vulcaniche, alle inondazioni – sostenendone l’importanza a fronte di una sostanziale scarsità di fonti scritte. Nei casi presentati da Guidoboni, tali raffigurazioni hanno un preciso intendo educativo: “ci faremo havante a dire […] quel che forsi n giorno potrà giovare a un altro secolo”, come spiega la studiosa servendosi delle parole di Pirro Ligorio (p. 36). Seguono questi due interventi di carattere introduttivo alcuni affondi su temi specifici. All’interno della suddivisione in tre parti, proposta nel volume, è possibile riconoscere altri raggruppamenti: si distinguono contributi incentrati su uno specifico arco cronologico (Fabrizio Nevola che si concentra sul Rinascimento); testi focalizzati su un singolo caso-studio (come la lettura del brano vitruviano sulla scoperta del fuoco, proposta da Olga Medvedkova, o l’analisi dell’opera di Ludwig Meidner condotta da Sophie Goetzmann, o ancora quella di Monsù Desiderio, tracciata da Phillippe Malgouyres); filoni tematici rispetto al tipo di calamità (la rappresentazione degli incendi nel XVI secolo ricostruita da Isabella di Lenardo o la disamina dei terremoti condotta da Alessandro del Puppo); studi che prediligono l’analisi stilistica o del mezzo di riproduzione dei disastri urbani (come Tiziana Serena che affronta i ritratti fotografici di alcuni territori devastati dal terremoto). Si tratta di un esempio delle varie letture cui si prestano tali materiali; d’altro canto è evidente che questi nove testi costituiscono solo un nucleo circoscritto all’interno di un argomento che offre il fianco a innumerevoli approfondimenti: per evidente scelta dei curatori, non vengono trattati altri aspetti legati ai “disastri”, come la cultural heritage, la prevenzione o la ricostruzione, connessa ai problemi del restauro e della trasmissione della memoria; per ovvie ragioni dovute all’assenza di distanza storica, poi, il testo esclude i fenomeni che caratterizzano l’epoca contemporanea: è tuttavia lecito pensare che sia proprio il riverbero della situazione attuale ad aver sollecitato le riflessioni raccolte in queste pagine.

 

         Pur dispiegandosi secondo un’inevitabile struttura rapsodica, dovuta alla ricchezza della materia, il volume ha il pregio di dispiegare una panoramica vasta di esempi, spaziando nel tipo di fonti (affreschi, quadri, fotografie, documentari) e nell’interdisciplinarietà dell’approccio. Se è senz’altro indubbio che il libro ruota intorno al cardine della messa in scena degli Urban Disasters – dunque delle arti visive – i contributi aggrediscono la questione da prospettive differenti: da studi di carattere prettamente storico, a testi che intendono dialogare in modo più ravvicinato con l’età contemporanea, mettendo in campo questioni di grande attualità (come la mercificazione di tali rappresentazioni). Nonostante la varietà cronologica e tematica degli argomenti trattati, il taglio critico del volume rimane ben definito, ponendo una solida base per i futuri approfondimenti.

 

 

Indice degli interventi

 

Part 1

 

The Representation of Urban Disasters in a Long-Term Perspective

 

1 Transient Cities: Representations of Urban Destructions in European

Iconography in the Fourteenth to Seventeenth Centuries, Marco Folin, 3

 

2 When Towns Collapse: Images of Earthquakes, Floods, and Eruptions in Italy in the Fifteenth to Nineteenth Centuries, Emanuela Guidoboni, 33

 

PART 2

 

Images of Ruination and Hopes for Redemption

 

3 Urban Responses to Disaster in Renaissance Italy: Images and

Rituals, Fabrizio Nevola, 59

 

4 In the Beginning, There was Fire: Vitruvius and the Origin of the

City, Olga Medvedkova, 75

 

5 “Cities of Fire”: Iconographic Fortune, Taste and Circulation of Fire

Paintings between Flanders and Italy in the early Sixteenth Century, Isabella di Lenardo, 100

 

6 The Destruction of the City: A Pledge of Salvation? Some Reflections

about Monsù Desiderio and the Genre of “Destruction Painting”, Philippe Malgouyres, 116

 

 

PART 3

 

Urban Disasters on Display: Art, Documentation, Remembrance

 

7 Catastrophe and Photography as a “Double Reversal”: The 1908 Messina and Reggio Earthquake and the Album of the Italian Photographic Society, Tiziana Serena, 137

 

8 Meidner’s Urban Iconography: Optical Destruction and Visual

Apocalypse, Sophie Goetzmann, 164

 

9 Destruction and Construction in Contemporary Art. Three Cases in

Twentieth-Century Italy (Gibellina 1968, Friuli 1976, Napoli 1980), Alessandro Del Puppo, 179