Ferretti, Emanuela : Acquedotti e fontane del Rinascimento in Toscana Acqua, architettura e città al tempo di Cosimo I dei Medici. Aquae - Studi e testi sulle terme, vol. 8, x-332 pp. con 89 figg. n.t. e 15 tavv. f.t. a colori, ISBN: 9788822264152, 35 €
(Leo. S. Olschki Editore, Firenze 2016)
 
Recensione di Martina Massarente, Università degli Studi di Genova
(marty.massarente@yahoo.it)

 
Numero di parole: 2298 parole
Pubblicato on line il 2017-08-25
Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
Link: http://histara.sorbonne.fr/cr.php?cr=2832
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          I temi trattati dal volume Acquedotti e fontane del Rinascimento in Toscana sono la gestione, l’utilizzo e lo studio dei sistemi di approvvigionamento idrico che hanno caratterizzato la storia e le società nel tempo. Il tema dell’acqua, delle sue forme e manifestazioni, si pone al centro della riflessione critica contemporanea, arricchendo il panorama scientifico con approcci interdisciplinari, sviluppati in ottica sempre più diacronica e comparativa. Questa ricerca nasce  dalla necessità di studiare criticamente un argomento sino ad ora non adeguatamente considerato: l’approccio globale al tema delle acque come oggetto di lettura essenziale alla comprensione della cultura architettonica e urbana delle città cinquecentesche, con particolare riguardo rivolto alla situazione urbanistica della Toscana di Cosimo I e Ferdinando de Medici. L’autrice del volume è Emanuela Ferretti laureata in Architettura e specializzata in archeologia e storia dell’arte, la quale da diversi anni, si occupa di ricerca e didattica presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze. I suoi studi si rivolgono all’ architettura rinascimentale e alle strutture di impianti idrici urbani, argomenti centrali di questo volume per sottolineare il ruolo giocato da Cosimo I nello sviluppo di una nuova rete idrica necessaria all’alimentazione del primo impianto acquifero della città di Firenze. L’impresa di Cosimo I costituì un imprescindibile riferimento per altre realtà urbane di epoca coeva che investirono in importanti progetti di sistemi di adduzione e realizzazione di opere artistiche finalizzate alla produzione di fontane monumentali. Il volume è strutturato secondo tre macro capitoli e si sviluppa a partire da un’ampia e dettagliata introduzione in cui l’autrice ricostruisce il quadro di una complessa e capillare stagione di interventi relativi alle esigenze simbolico – culturali e quotidiane che interessarono il ruolo attribuito all’acqua nella società. Essa è infatti elemento centrale di fondamentale importanza, legata a significati economici e di prestigio politico/sociale nonché protagonista di una stagione fatta di significativi progetti per lavori pubblici avviati all’interno delle grandi capitali europee, con sviluppi di particolare entità e prestigio anche in Italia. Il rilancio della costruzione degli acquedotti sulla base delle monumentali strutture antiche fu programmato a partire dalla rimessa in funzione di impianti preesistenti, con l’intento di soddisfare la coesistenza tra elementi antichi e moderni. I tre capitoli del volume affrontano rispettivamente la nascita di reti idriche nelle città di Siena, Firenze e Roma confrontando piani di approvvigionamento riferiti a progetti di epoca medievale e rinascimentale.  Passando in rassegna le fonti (ricorrenti sono i nomi di Benedetto Varchi, Vincenzo Borghini, Giorgio Vasari e Leon Battista Alberti) come indispensabili testimonianze del Cinquecento, il volume fornisce al lettore un quadro dei principali piani di intervento legati alla diffusione dell’acqua nelle città e delle relative strutture architettoniche monumentali.

 

         Nel primo capitolo viene affrontata l’impresa considerata dall’autrice tra le più significative, in materia di reti idriche e fontane monumentali, del Cinquecento: la realizzazione dell’acquedotto mediceo di Cosimo I, una grande opera che ebbe come scopo la “ri-significazione” della città di Firenze aggiornata secondo più moderne istanze tecnico-espressive. Il volume affronta l’argomento in modo specifico senza focalizzarsi esclusivamente sulla complessità strutturale degli impianti idraulici, bensì approfondendo  uno spaccato dell’arte scultorea dell’Italia del Cinquecento, della ricerca formale e stilistica degli artisti dell’epoca e delle qualità peculiari dell’architettura urbana cittadina. Se nella prima parte l’autrice affronta i rapporti di Cosimo I con l’elemento dell’acqua, delineando dettagliatamente i suoi sforzi culturali ed economici per restituire a Firenze un programma idrico ed iconografico adeguato alla celebrazione dei fasti della grande corte, nella seconda parte il volume si concentra sulle figure di artisti e intellettuali che affrontarono, ciascuno secondo il proprio approccio stilistico, il tema dell’acqua. Ferretti passa quindi in rassegna i modelli di fontane monumentali realizzati da Giovan Battista Montorsoli in città come Roma, Genova e Messina, descrive gli interventi di Niccolò Tribolo e Baccio Bandinelli, le opere di Bartolomeo Ammannati e del Giambologna, ripercorrendo la cultura dell’acqua attraverso scritti della storiografia cinquecentesca.

 

         Interessante nel secondo capitolo è la messa a confronto tra modelli scultorei e architettonici cinquecenteschi descritta attraverso comparazioni che coinvolgono aspetti tecnici e trattatistica architettonica. Da Firenze l’analisi muove verso la Roma Pontificia, due città prese significativamente a esempio quali modelli di rinnovamento estetico e strutturale, delle quali viene accuratamente descritta l’evoluzione in materia di acque, poste a confronto con il più ampio contesto europeo. L’autrice delinea un quadro che dal generale scende con più attenzione nel particolare, approfondendo l’impresa di Cosimo I per la costruzione dell’acquedotto, una volontà che intreccia, come sottolinea Ferretti, istanze celebrative, sollecitazioni culturali ed esigenze funzionali, per ricordare il valore polisemico e la complessità del significato simbolico dell’acqua, nonché della sua estensione sul tessuto cittadino fiorentino. L’autrice sintetizza la complessità dell’intero sistema in tre correlazioni principali: la circolazione di artisti e tecniche (e di conseguenza dei modus operandi e degli stili), la rivendicazione del paragone con l’antica Roma e l’affinamento delle caratteristiche peculiari del sapere tecnico. Le esigenze simboliche e di rappresentanza di Cosimo I, in riferimento all’acqua e al suo protagonismo al centro della città, furono concretizzabili grazie alla presenza di eminenti personalità artistiche che seppero cogliere e sviluppare la volontà del duca grazie ad un programma architettonico ed estetico adeguato alla rappresentanza della committenza ducale. Lo studio di Ferretti ha voluto quindi indagare la ricchezza dello scenario fiorentino cinquecentesco al fine di ricostruire la genesi di questa impresa nonché l’attività dei singoli protagonisti della scena artistica e scultorea dell’epoca. Grazie ad una ricca documentazione e al sostegno dato dalla storiografia artistica alla ricostruzione di questi fatti, l’autrice ha restituito ai lettori il complesso tessuto di scambi culturali creatisi all’interno delle corti cinquecentesche, con il contributo di letterati e intellettuali nonché esperti in materia di architettura e idraulica. Ecco, quindi, emergere nomi noti come Baldassarre Peruzzi, alle cui esperienze si affianca anche l’orientamento stilistico di Niccolò Tribolo. Difficile, a dire di Ferretti, è a questo punto distinguere il raffinato scultore (in parte anche inventore di articolate composizioni) e l’esperto ingegnere di impianti idrici dal momento che, nelle realizzazioni del Tribolo stesso, in particolare per quanto attiene ai complessi di fontane, l’esperienza scultorea assume un carattere non esclusivamente artistico bensì anche di interesse intellettuale. Questo stesso interesse arricchì l’ambiente nel quale si mosse la corte cosimiana in particolare con contributi di letterati come Vincenzo Borghini e grazie all’operato di artisti come Baccio Bandinelli, Bartolomeo Ammannati, Giorgio Vasari e Giovan Angelo Montorsoli al quale l’autrice dedica una approfondita analisi collocando l’artista nel periodo storico in questione, ne determina i tratti di originalità stilistica e il ricco percorso che lo vide affermarsi con progetti per importanti fontane monumentali.  Del Montorsoli l’autrice cita momenti artistici particolarmente degni di nota come il soggiorno a Genova presso Villa Doria, dove realizzò la Fontana conosciuta come Fontana del Satiro, la Fontana dei Delfini e la scultura del Nettuno immagine emblematica e simbolica del capitano Andrea Doria. Altra tappa fondamentale fu certamente la formazione dello scultore avvenuta al fianco di Michelangelo tra Firenze e Roma. E’ proprio nel Cinquecento inoltre che l’acqua e le sue forme raggiunsero massima espressione grazie ad allestimenti, temporanei e permanenti, di grotte e ninfei, oltre che di bagni e fontane. L’esperienza di Montorsoli non si rintraccia solo nella città di Genova, ma si estende fino al sud Italia con importanti esempi di fontane monumentali realizzate a Messina; qui l’impianto idrico dedicato a Orione, fondatore della città, assume, dalle osservazioni di Ferretti, un ruolo fondamentale nello sviluppo del tema sulle acque e sulle fontane dell’Italia cinquecentesca. La magnificenza e la rilevanza di tale intervento è accentuata dalla collocazione commissionata all’apparato architettonico monumentale, ubicato all’interno del centro religioso cittadino, in prossimità della cattedrale. Dopo aver affrontato nel dettaglio le attività di massimo rilievo di questo scultore, l’autrice dedica ampio spazio al complesso profilo artistico del Tribolo al quale viene riconosciuta una particolare versatilità nella progettazione e realizzazione di complessi idrici, nonché di opere scultoree per fontane. Dopo la sua morte, un altro artista, Baccio Bandinelli, trovò pochi ostacoli alla sua affermazione a Firenze dimostrando di possedere le caratteristiche e le competenze adatte a soddisfare le esigenze di rappresentanza della corte ducale. Per Cosimo I Bandinelli avrebbe dovuto realizzare una grossa fontana per Piazza della Signoria confrontandosi e affermandosi come ottimo costruttore di reti idriche al pari di grandi esempi quali le opere del Montorsoli. Ed infatti anche Bandinelli diede vita, per questa importante committenza, a progetti elaborati dal punto di vista figurativo e formale sperimentando un linguaggio creativo in linea con le più aggiornate tendenze coeve. Cultura ed estetica dell’acqua sono inoltre coltivate sul territorio fiorentino da Giorgio Vasari e Niccolò Ammannati che, fra il 1554 e il 1555, realizzarono progetti incentrati sul recupero della tradizione culturale architettonica della antica Roma, mettendo in campo conoscenze e studi intellettuali di notevole complessità. Ammannati ricevette numerosi incarichi grazie ai quali poté mostrare le sue competenze ingegneristiche, tecniche e costruttive. Uno degli incarichi di maggior rilievo ai quali partecipò come progettista (insieme a Vasari) fu quello del cantiere di Villa Giulia a Roma, commissionato da papa Giulio III dove, oltre alle fontane, l’Ammannati realizzò anche il ninfeo architettonico ricordato per il sapiente connubio tra scultura e architettura. Ferretti dedica inoltre ampia trattazione alla definizione del profilo artistico e culturale di Bartolomeo Ammannati in relazione alla valorizzazione del ruolo assunto dall’acqua nel complesso plastico di Villa Giulia ed esplorando le tematiche che lo differenziarono rispetto a Tribolo e Vasari. Ninfeo e fontane recuperati quali simboli dell’universo dell’antica Roma, furono realizzati da Ammannati come un empatico e spettacolare incontro tra acqua e spettatori. L’autrice individua i caratteri costruttivi, le tecniche e le lavorazioni impiegate nei cantieri di Firenze e sul territorio nazionale, soffermandosi sulle caratteristiche dell’acquedotto realizzato per Cosimo I. Grazie a Giulio III vennero inaugurati i lavori destinati allo sviluppo delle fonti per Villa Giulia con evidente esaltazione della benevolenza papale nei riguardi della popolazione; con l’arrivo di Pio IV invece l’interesse per l’acqua e per l’insieme delle infrastrutture si estese oltre i confini della sede papale. Fu infatti Pio IV a realizzare il progetto per la fontana pubblica di Bologna e della relativa rete idrica. Ferretti ricostruisce nel suo volume le tappe dell’intera realizzazione del progetto dal punto di vista ideativo e tecnico. Su idea di Tommaso Laureti, fu però il Giambologna a realizzare il complesso scultoreo insieme a Zanobi Portigiani. Conclude questo capitolo un interessante sguardo sulla storiografia e trattatistica cinquecentesca corredato da un approfondimento sugli acquedotti nell’Architettura di Alberti – Bartoli (1550, 1565) e nel trattato di Pietro Cataneo (1567). Questa chiosa finale risulta utile per comprendere il fondamentale ruolo giocato dai due trattati nel contesto fiorentino, nell’organizzazione teorica e tecnica del sapere che a tratti, recuperò la tradizione precedente grazie alla traduzione, per mano di Cosimo Bartoli, del De re Aedificatoria di Leon Battista Alberti. 

 

         Il terzo e ultimo capitolo, che si apre con una riflessione di Carlo Ludovico Ragghianti, presenta una prima considerazione sulle nuove funzioni attribuite alle fontane nel Cinquecento, intese da una parte come sistemi decorativi, scenografie effimere e temporanee nei trionfi di Carlo V, dall’altra come spettacolo e meraviglia, nonché artifici di grande impatto emotivo. L’interesse cinquecentesco per i gruppi scultorei monumentali dedicati all’acqua si rifà alla considerazione di tali reti infrastrutturali come elementi atti a riqualificare, in termini di salute pubblica e bellezza, il contesto cittadino. Gli apparati effimeri nei trionfi per Carlo V mostrano un nuovo modo di concepire le trasformazioni del tessuto urbano grazie alla loro monumentale presenza in occasione di feste e trionfi. Tali strutture furono presentate nella maggior parte dei casi arricchite con  obelischi, archi di trionfo, colonne e monumenti partecipando all’itinerario celebrativo, simbolico,  politico e culturale della committenza; in questo contesto la presenza diffusa dell’acqua contribuì ad “accrescere il rango politico ed economico della città, divenendo espressione del suo prestigio”.

 

         In conclusione al libro l’autrice delinea una sintesi degli argomenti trattati; Bologna, Genova, Firenze, Messina, Napoli, Palermo e Roma furono città interessate alla costruzione, al miglioramento e alla progettazione di nuove reti idriche, aggiornate sotto il profilo idraulico e ingegneristico, creative e spettacolari dal punto di vista artistico e stilistico diventando, in molti casi, imprescindibili riferimenti per nuovi e articolati linguaggi decorativi. Il Cinquecento viene quindi indagato da Ferretti quale momento ricco di fermento costruttivo paragonabile soltanto alla progettazione di fontane e acquedotti dell’Italia medioevale duecentesca; è quindi da tali premesse che si articola un secolo fatto di importanti ed evidenti rimandi a modelli culturali ideali, con ricchezza di simboli, canoni estetici e standard funzionali. L’intreccio che si sviluppa mantiene comunque intatto il fil rouge dell’acqua, centro nevralgico e protagonista di questo volume nelle sue forme e simbologie.  Acqua e fontane si trovano coinvolte in diversi ambiti di interesse che si estendono dalla salute pubblica dei cittadini, ad esigenze sanitarie connesse ai piani di riqualificazione urbana delle principali città italiane, fino alla produzione di apparati effimeri creando un importante ponte di collegamento tra l’attenzione rivolta dai committenti patrizi dell’epoca per l’architettura e le sue relazione sempre più complesse con le arti plastiche. I trattati quindi, come il De re aedificatoria di Alberti o il De architectura di Vitruvio si rivolsero ai tecnici ma soprattutto ai committenti eruditi circolando, grazie alle edizioni a stampa, arricchiti da cospicui apparati illustrativi.

 

         Il volume è completato da un apparato iconografico costituito da tavole a colori e in bianco e nero come appendice e corredo alla lettura. Pur nella specificità dell’argomento e delle descrizioni tecniche, questa pubblicazione suscita notevole curiosità investendo una pluralità di temi ancora poco indagati nel settore di studi scientifici che riguardano urbanistica, architettura, ville e giardini storici, ma anche la storia dell’arte, la scultura e le arti figurative, la trattatistica e lo studio delle fonti risultando per tanto una lettura trasversale e dall’approccio originale.

 


N.B. : Martina Massarente prépare actuellement une thèse de doctorat sous la direction de Maurizia Migliorini (université de Gênes).