Extermann, Grégoire - Varela Braga, Ariane (a cura di): Splendor Marmoris, I colori del marmo, tra Roma e l’Europa, da Paolo III a Napoleone. formato 16,5 x 24, brossura, pp. 496; 309 col., 21 b/n, ISBN : 978-88-6557-292-4, euro 50
(De Luca Editori, Roma 2016)
 
Compte rendu par Micaela Antonucci, Università di Bologna
(micaela.antonucci@unibo.it)

 
Nombre de mots : 2008 mots
Publié en ligne le 2016-10-28
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Questo ricercato volume, curato da due giovani ma esperti studiosi come Ariane Varela Braga e Grégoire Extermann, raccoglie e compone in una narrazione organica una ricca serie di contributi di ricercatori di diverse nazionalità e lingua, costruendo un racconto inedito e internazionale dell’evoluzione del gusto per i marmi policromi in Europa attraverso varie epoche e geografie, dalla metà del Cinquecento alla fine dell’Ottocento.

 

         I due personaggi-chiave scelti per segnare l’inizio e la fine di questo percorso sono il papa Paolo III Farnese (1534-1549) e l’imperatore Napoleone III (1808-1873), entrambi – pur in contesti storico-politici e geografici diversi – particolarmente attenti all’uso dei marmi policromi come strumento evocativo dei fasti imperiali e promotori di una ricca produzione artistica ed architettonica caratterizzata dall’uso di questi splendidi materiali.

 

         Il punto di partenza di questo lungo viaggio non poteva che essere Roma, il più grande deposito mondiale di marmi policromi, dove sin dall’età antica il loro uso nell’arte e nell’architettura aveva costituito uno dei più significativi segni tangibili del suo dominio universale, politico e poi artistico.

 

         Dopo la fondamentale e ancora attuale monografia di Raniero Gnoli, Marmora Romana (1971), uno snodo centrale su questo tema è stato la mostra I marmi colorati della Roma imperiale ospitata ai Mercati di Traiano a Roma nel 2002-2003; fondandosi solidamente su questi due “pilastri storiografici”, il volume Splendor Marmoris si spinge in avanti ad esplorare una strada ancora poco indagata, che da Roma parte per allargarsi a tutta l’Europa e oltre: seguendo il filo rosso dei marmi policromi antichi, che attraversano i secoli e le architetture nella doppia veste di materiale di reimpiego e di modello per le opere realizzate ex novo.

 

         Il riuso dei marmi antichi è una costante a Roma nel corso dei secoli e, a partire dal Cinquecento, questa attività – che in precedenza generalmente si limitava a singoli elementi come gli apparati decorativi o alcuni frammenti architettonici – inizia ad investire l’intero oggetto architettonico nella sua totalità: una “marmorizzazione” dell’architettura che trova nella splendida cappella Gregoriana in San Pietro in Vaticano uno degli esempi più fulgidi e uno dei modelli più imitati. Questo volume ha dunque il merito di sfatare la tradizione storiografica, ormai divenuta luogo comune, che vuole legato prevalentemente al Barocco l’uso dei marmi policromi in età moderna: in realtà lo sviluppo maggiore della policromia marmorea avviene proprio nel secondo Cinquecento, proseguendo poi anche nei secoli successivi. Anche un altro luogo comune legato a queste tematiche viene qui efficacemente contestato: quello che l’uso dei marmi colorati fosse – sulla scorta del noto giudizio di Giorgio Vasari nelle Vite – dettato dalla ricerca di un effetto pittorico nella scultura e nell’architettura: in realtà, come emerge chiaramente dai contributi raccolti nel volume, questa scelta ha rappresentato uno degli strumenti più efficaci della ricerca di una sontuosità e di una magnificenza che richiamassero direttamente l’antichità imperiale.

 

         Il volume si articola in quattro sezioni. La prima, intitolata Le pietre di Roma, indaga i modi del riuso dei marmi antichi nell’Urbe in età rinascimentale, attraverso alcuni personaggi protagonisti e alcuni cantieri particolarmente significativi. A partire dal contributo introduttivo di Patrizio Pensabene – un prezioso filo conduttore che lega il volume alla già citata mostra I marmi colorati della Roma imperiale, della quale Pensabene è stato uno degli ideatori – incentrato sulle trasformazioni e i reimpieghi dei marmi antichi nel primo Rinascimento, i saggi di questa sezione esplorano l’attività di personaggi relativamente poco noti ma di grande interesse come il ticinese Giacomo Pernio da Cassignola, uno dei protagonisti del rinnovamento in senso policromo della statuaria romana (nel saggio di Fernando Loffredo), o di realtà più note come la celebre bottega dei fratelli Tommaso, Giovanni Paolo e Giovan Battista Della Porta, che riveste un ruolo di assoluta preminenza nell’uso e nel commercio dei marmi colorati nel secondo Cinquecento (Giovanna Ioele). Tre interessanti e inediti casi studio sono poi esplorati in questa sezione: il cantiere piemontese per la decorazione con pietre antiche promosso da Pio V nella chiesa di santa Croce a Bosco Marengo, sua città natale (Grégoire Extermann); l’uso dei marmi colorati nelle cappelle romane a cavallo tra Cinque e Seicento: in particolare, nelle cappelle della chiesa di Santa Caterina dei Funari di Guidetto Guidetti (Carla Trovini) e nelle cappelle Caetani in Santa Pudenziana e Rucellai in Sant’Andrea della Valle (Laura Gori).

 

         La seconda sezione, intitolata Da Roma in Europa, esplora il tema della diffusione del gusto per i marmi colorati nelle corti italiane ed europee. In Italia, dopo Roma si guarda alle due città che più di ogni altre nei secoli entrano in competizione con l’Urbe, proponendosi come “capitali alternative” ad essa in particolare in ambito culturale e artistico: due saggi esplorano rispettivamente la competizione Firenze-Roma nella produzione in marmi policromi, che si scatena non tanto nella ricchezza dei materiali ma si sposta sul piano tecnico, attraverso la produzione di lusso controllata dall’Opificio delle pietre dure (Philippe Malgouyres); e i particolari modi dell’impiego dei marmi colorati a Venezia, osservati attraverso l’analisi delle committenze dei Grimani, che ebbero un ruolo centrale nelle relazioni artistiche tra la Serenissima e Roma (Michel Hochmann). Allargando lo sguardo all’Europa, un’attenzione particolare nel volume è riservata alla Francia e alla Spagna, legate all’Italia da frequenti scambi e strette analogie sui piani religioso, culturale, politico. In questa sezione trova spazio soprattutto la penisola iberica, dove si collocano gli interessanti casi studio scelti tra arte e architettura: andando dalla tradizione dei tavoli commessi montati su piedi di marmo e legno (Bertrand Jestaz) all’uso dei marmi policromi nelle decorazioni degli interni dei palazzi nobiliari nella Spagna del Seicento (David García Cueto); uno sguardo approfondito è dedicato all’uso dei marmi colorati come strumento di affermazione monarchica, in particolare nei casi della decorazione del coro della basilica dell’Escorial promossa da Filippo II d’Asburgo (Almudena Pérez de Tudela) e del palazzo della Granja de San Ildefonso a Segovia, residenza di Filippo V ed Elisabetta Farnese (Mercedes Simal López). Oltre alla Spagna, si guarda anche al vicino Portogallo, che nella tradizione decorativa con marmi e materiali policromi segue un proprio peculiare percorso, sul quale si innestano pratiche e linguaggi direttamente provenienti dall’ambiente romano (Maria João Pereira Coutinho).

 

         Nella terza sezione, intitolata Simboli e munificenza, l’indagine si concentra sulla rappresentatività e sul valore simbolico assunto dall’uso dei marmi policromi in Europa tra Cinque e Ottocento. Si parte dal caso di Napoli, oggetto di due interessanti saggi: il primo centrato sullo sviluppo della decorazione policroma nel XVI secolo, grazie anche al forte influsso romano portato dall’arrivo in città di personaggi come Giovanni Antonio Dosio e Domenico Fontana (Daniela Del Pesco); il secondo dedicato alla cappella del Balzo nella chiesa di Santa Chiara a Napoli come caso esemplare dell’ornamento marmoreo di ambito partenopeo nel Seicento (Sabina Iorio). Sempre rimanendo in Italia, si scende poi verso Palermo, vero e proprio “crocevia del Mediterraneo”, in cui si realizza un felice connubio tra rinnovata classicità romana e arte islamica (Axel Gampp) e si sale di nuovo a Roma, “capitale dei marmi” anche in età tardo barocca, con il caso studio delle opere promosse da Pio VI attraverso il suo artista di fiducia Francesco Antonio Franzoni (Alvar González-Palacios). Uscendo dall’Italia, si torna in Spagna con un saggio dedicato alla tipologia dei tabernacoli nell’architettura religiosa (Felipe Serrano Estrella) e si arriva poi nella Francia del Grand Siècle, in cui il controllo dei marmi era prerogativa dello Stato e il loro impiego – analogamente al caso spagnolo – aveva un ruolo centrale nella costruzione dell’immagine del Re (Sophie Mouquin).

 

         Nella quarta sezione, intitolata Estetica, si esplorano le questioni del gusto, della teoria artistica e del collezionismo legate all’uso dei marmi policromi, in particolare nei secoli XVII-XIX. Ancora Roma è presente come protagonista, sia come centro dell’arte marmoraria e del collezionismo nell’Ottocento (Maurizio Mariottini), sia come caso studio dell’uso dei marmi colorati nell’ambito del revival neomedievale (Antonella Ballardini). All’interno del dibattito estetico e della produzione letteraria in questi secoli, oltre alla Francia in cui fiorisce la discussione sul ruolo della policromia nella teoria e nella trattatistica (Claire Barbillon), lo sguardo si concentra sull’Inghilterra, in particolare analizzando il ruolo dei marmi policromi nella visione artistica di  personaggi-chiave come Sir Joshua Reynolds (Jan Blanc) e John Ruskin, che nel suo celeberrimo The Stones of Venice esalta l’estetica della policromia naturale e il fascino sprigionato dai marmi (Ariane Varela Braga). Infine, due temi poco noti e di grande interesse allargano lo sguardo anche a geografie poco frequentate: l’influenza della tradizione fiorentina nella produzione di sculture policrome nella corte imperiale russa, in particolare nel XIX secolo (Ludmilla Budrina), e la ricerca di marmi nelle città antiche del litorale nordafricano, come la celebre Leptis Magna, per rispondere alle necessità del loro approvvigionamento come materiale per la statuaria e la decorazione architettonica in Francia tra XVII e XIX secolo (Sandro Lorenzatti).

 

         Nonostante l’apparente eterogeneità dei temi e delle geografie, la lettura dei saggi scorre senza scosse e discontinuità, grazie alla scelta dei curatori di organizzarli nelle quattro macro-tematiche che amalgamano e legano i diversi contributi in un discorso continuo e unitario. Il merito di questo volume è senz’altro nella capacità insieme di esplorare in maniera originale temi già noti e di proporre inedite ricerche su temi e personaggi poco o per nulla indagati, offrendoci uno sguardo nuovo su modi e luoghi nell’uso dei marmi policromi, che si affianca alle molte ricerche promosse dall’Università dei Marmorari di Roma e ai più recenti studi monografici, tra gli altri, di Dario Del Bufalo, di Adriano Amendola. Un contributo dunque doppiamente valido, quello rappresentato da Splendor Marmoris: perché ci offre una raccolta di interessanti contributi su temi e soggetti originali e insieme costruisce un quadro organico che costituisce un nuovo punto di riferimento per la storia dei marmi policromi nell’arte e nell’architettura occidentali.

 

 

Sommario

 

RANIERO GNOLI

Prefazione, 7

 

GRÉGOIRE EXTERMANN, ARIANE VARELA BRAGA

Marmi e magnificenza. Il modello romano, 9

 

I. LE PIETRE DI ROMA

 

PATRIZIO PENSABENE

Nota sulle trasformazioni e sui reimpieghi dei marmi antichi

nel primo Rinascimento, 31

 

FERNANDO LOFFREDO

Sugli esordi di Giacomo da Cassignola, e sull’oscuro Giacomo Pernio,

da Villa Giulia indietro fino al cantiere di San Pietro, 51

 

GRÉGOIRE EXTERMANN

Marmi romani in Piemonte.

Pio V e il cantiere di Santa Croce a Bosco Marengo, 69

 

GIOVANNA IOELE

Marmi colorati nella bottega Della Porta:

mercato, collezionismo, restauro, 87

 

CARLA TROVINI

Il pregio della materia.

I marmi colorati nelle cappelle di Santa Caterina dei Funari, 105

 

LAURA GORI

Due cantieri sul crinale tra Cinquecento e Seicento:

la cappella Caetani e la cappella Rucellai, 119

 

II. DA ROMA IN EUROPA

 

ALMUDENA PÉREZ DE TUDELA

Marmi e pietre dure nella decorazione della basilica dell’Escorial

sotto Filippo II, 139

 

PHILIPPE MALGOUYRES

Propagande et dévotion: à propos des reliefs de porphyre

de Francesco di Giovanni Ferrucci del Tadda (1497-1586), 159

 

MICHEL HOCHMANN

Les Grimani et le goût pour les marbres colorés à Venise, 171

 

BERTRAND JESTAZ

À propos de Jean Ménard. Le sculpteur Giuliano Menichini

à Naples et à Séville (1565?-1575), 183

 

DAVID GARCÍA CUETO

Potere e distinzione.

I marmi policromi italiani nella Spagna del Seicento, 196

 

MARIA JOÃO PEREIRA COUTINHO

Works of marble inlay in Portugal (1670-1720): context and memory, 219

 

MERCEDES SIMAL LÓPEZ

Marmi per la decorazione del palazzo della Granja de San Ildefonso,

residenza di Filippo V e Elisabetta Farnese, 233

 

III. SIMBOLI E MUNIFICENZA

 

DANIELA DEL PESCO

Giovan Antonio Dosio e Domenico Fontana a Napoli:

decorazioni polimateriche e in marmo colorato, 261

 

SABRINA IORIO

La cappella del Balzo nella chiesa di Santa Chiara a Napoli:

il dialogo con il Medioevo nell’arte marmoraria di Jacopo Lazzari

nel primo Seicento, 273

 

AXEL GAMPP

A distant glance. Coloured marble decorations

in the Sicilian baroque and their link to imperial Rome, 291

 

SOPHIE MOUQUIN

«On serait en état de se passer du marbre d’Italie»

(Lettre de Jean Tarlé au duc d’Antin, 1737), 305

 

FELIPE SERRANO ESTRELLA

Marmi per l’eucaristia.

I tabernacoli nell’architettura religiosa spagnola, 319

 

ALVAR GONZÁLEZ-PALACIOS

Pio VI, Franzoni e il colore delle pietre, 343

 

IV. ESTETICA

 

SANDRO LORENZATTI

Riuso e ricezione estetica del Marmor Carystium (Cipollino)

di Leptis Magna in Francia tra il XVII e il XIX secolo, 377

 

JAN BLANC

«Un plaisir intellectuel»:

Sir Joshua Reynolds et le refus de la sculpture peinte, 401

 

MAURIZIO MARIOTTINI

Arte marmoraria e collezionismo nell’Ottocento a Roma, 419

 

ANTONELLA BALLARDINI

Marmi “bizantini” di fine Ottocento.

La decorazione della cripta di Pio IX in San Lorenzo fuori le mura, 433

 

LUDMILA A. BUDRINA

Carl Fabergé et la production des sculptures polychromes en Russie, 447

 

ARIANE VARELA BRAGA

Ornement, architecture et marbre polychrome:

la contribution de John Ruskin, 459

 

CLAIRE BARBILLON

Polylithe ou polychrome?

Les résistances à la couleur chez les théoriciens de la sculpture:

Charles Blanc et ses sources, 469

 

Indici, 477

 

Abbreviazioni, 494