Baurain-Rebillard, Laurence (dir.): Héros grecs à travers le temps. Autour de Persée, Thésée, Cadmos et Bellérophon. Actes du colloque (CRULH, 58), ISBN : 2-85730-065-4, 25 €
(Centre de recherche universitaire lorrain d’histoire, Metz 2016)
 
Compte rendu par Claudio Franzoni
(claudiofranzoni@libero.it)

 
Nombre de mots : 1771 mots
Publié en ligne le 2017-06-29
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          Il volume raccoglie gli atti del colloquio svoltosi a Metz nel 2015. I saggi presenti nel volume possono essere divisi in due gruppi: il primo comprende lavori i cui confini cronologici restano all'interno del mondo antico; il secondo comprende, invece, i saggi il cui ambito cronologico esce da questo perimetro per giungere fino alla modernità e, in alcuni casi, alla contemporaneità.

 

         Proprio questo è l’aspetto che distingue il volume all’interno dei sempre più numerosi saggi dedicati alla ricezione dell’antico; in altre parole, la parabola degli eroi greci “à travers le temps” ha una sua storia già nella stessa antichità, per non parlare degli sviluppi nell’età moderna.

 

         Nel primo gruppo c'è un'ulteriore distinzione tra gli studi che rimangono entro lo spazio della cultura greca e quelli che analizzano la vicenda di alcuni eroi greci a Roma.

 

         C. Baurain, partendo da un passo di Pausania, traccia appunto un complesso quadro di storia e geografia del mito a proposito dell’area di Nemea, dove la ben nota presenza di Eracle potrebbe aver sostituito quella, più antica, di Perseo.

 

         K. Mackowiak, soffermandosi in particolare sulle fonti iconografiche (specificamente la ceramica attica), rilegge il mito di Cadmo in parallelo con quello di Erittonio; si tratta in entrambi i casi di miti legati alla dimensione autoctona di due città, Tebe e Atene; senonché la ricezione ateniese del mito tebano è, secondo l'autrice, esito di uno sguardo per nulla neutrale, ma teso a differenziare, esaltandola, l'autoctonia ateniese.

 

         H. A. Shapiro, a proposito dell'immagine di Teseo nella ceramica attica del V secolo parla di "mythe révisionniste"; vengono cioè espunti i lati meno coerenti con gli ideali dell'Atene di Pericle, per proporre l'eroe come "modèle d'éphèbe aristocratique"; l'immagine che di Teseo offre il teatro (Sofocle ed Euripide) è, invece, quella dell'anziano re della città.

 

         L. Baurain-Rebillard mostra come la figura di Teseo non abbia sempre goduto di una fama specchiata: a mettere in cattiva luce l'eroe attico per eccellenza erano tre episodi (l'abbandono di Arianna, il suicidio di Egeo e la morte di Ippolito), ma anche un presunto, controverso rapimento di Elena; in ogni caso, sia quando si tenta una "riabilitazione" dell'eroe (come accade con la ceramica attica del V secolo), sia quando lo si critichi (come fa apertamente Ellanico), è facile intravvedervi il riflesso della situazione politica internazionale o interna ad Atene.

 

         J.-P. Darmon passa in rassegna alcune attestazioni del mito di Perseo nella decorazione di ambienti domestici in età romana; è plausibile, come sostiene l’autore, che la scelta della liberazione di Andromeda fosse dovuta al desiderio di esaltare simbolicamente i legami nuziali dei padroni di casa, ma il gesto che compiono Perseo e Andromeda in queste scene non è certo quello della dextrarum iunctio (che comporta una vera e propria stretta di mano); quanto alle possibili connotazioni dionisiache di Perseo, sono sufficienti la presenza di una oinochoe o di un rython?

 

         M. Galinier prende in esame l'iconografia di Teseo nel mondo romano soffermandosi soprattutto su Pompei e, in modo particolare, sugli affreschi della casa di M. Lucretius Fronto; secondo l'autore l'iconografia avrebbe soprattutto la funzione di sottolineare e ribadire il sistema dei valori legati alla famiglia.

 

         Esaminiamo ora i saggi relativi al mondo post-classico. E. Ussel studia il Perseo che libera Andromeda di Piero di Cosimo, ma in modo non sempre convincente: la presenza di diverse persone a un sacrificio, ad esempio, autorizza a pensare che Piero, con una sorta di intento etnografico e con un “intérêt documentaire”, volesse proprio alludere alla “piété” degli Etiopi? Sembra poi difficile trovare nel quadro un tono carnascialesco, e perciò vedervi segni di una “culture populaire”.

 

         A.-É. Spica dimostra – con grande maestria – che sia nella pratica iconografica, sia in quella letteraria nell’Europa tra XVI e XVII secolo (e in particolare nella cultura francese) Perseo assume i contorni di una figura per eccellenza virtuosa; l’eroe antico, insomma, riesce a rappresentare la figura perfetta del miles christianus e l’imago boni principis; in Francia, nelle feste pubbliche, nell’emblematica, negli apparati provvisori, emerge poi una sorta di “Persée royal”, che di fatto va sostituendosi alla figura di san Giorgio come vincitore dell’eresia.

 

         C. Bohnert prende in esame Thésée, la "tragédie-lyrique" di Jean-Baptiste Lully su libretto di Philippe Quinault, occasione per osservare le connotazioni che rivestono la figura di Teseo nella Francia del Seicento, compreso lo spazio delle immagini (in particolare delle incisioni). Nell'opera di Lully-Quinault, che riprende Ovidio e Plutarco, Teseo è l'eroe valoroso sul campo di battaglia, il sovrano che ama il suo popolo, il re protetto dagli dèi, in altre parole è la figura che esprime l'idea di principe perfetto in chiave assolutistica.

 

         A quest’ultimo saggio si collega quello di J. Le Blanc, che torna sulle opere di Lully per esaminare il ruolo che vi svolgono gli eroi greci. Anche qui si ribadiscono le finalità celebrative di opere come Cadmus et Hermione (1673); nel Persée è addirittura la dedica a rendere esplicita l’identificazione dell’eroe con Luigi XIV. Le Blanc osserva come nella tragedia in musica convivano tre dimensioni differenti: quella eroica (e celebrativa), quella dell’intrigo amoroso e quella spettacolare. Tre dimensioni contrastanti, in cui le ultime due finiscono per indebolire la prima, tanto è vero che, agli inizi del Settecento, cominciano a diffondersi vere e proprie parodie in cui gli eroi greci assomigliano sempre più a buffi borghesi infiacchiti; le loro gesta vanno confondendosi con quelle dei personaggi della Commedia dell’Arte, ed ecco che abbiamo spettacoli intitolati Arlequin Bellérophon, Polichinelle Persée, Pierrot Cadmus!

 

         P.-F. Bertrand studia un dipinto di Carle Vanloo, Thésée vainqueur du taureau de Marathon, presentato al Salon del 1745; il pittore aveva già affrontato il soggetto una decina d'anni prima, ma in un formato molto più modesto. L'opera doveva essere la prima di una serie di sette, a loro volta destinate a essere tradotte in arazzi da parte della Manufacture des Gobelins, come accadde appunto al dipinto con Teseo (figg. 2-3). Uno dei più rilevanti contributi del saggio consiste nella pubblicazione di una anonima descrizione del quadro (pp. 344-348), un testo finora trascurato che rende conto anche delle fonti letterarie antiche usate dal pittore. Questa descrizione si conclude con un esplicito parallelo tra le virtù di Teseo vincitore del toro e Luigi XV reduce dal successo sul campo di battaglia di Fontenoy (1745).

 

         D. Gallo costruisce una ricca serie di raffigurazioni scultoree di Perseo partendo dalla celebre statua di Benvenuto Cellini fino a quella, non meno famosa, di Antonio Canova; la studiosa si sofferma soprattutto sul Settecento, analizzando, tra l’altro, alcune opere di bronzo destinate a interni raffinati come il Cabinet di scienze naturali di Joseph Bonnier, baron de la Mosson, che vediamo in un quadro di Jacques de Lajoüe (1734). Ma Perseo fa la sua comparsa anche in giardini (Melbourne Hall, San Pietroburgo, Tsarskoïe Selo), fontane (San Ildefonso, Vienna). Un caso speciale sono i quattro gruppi scultorei e il rilievo frontonale del Neues Palais del parco di Sanssouci a Potsdam di J.C.Wohler. Anche nelle sculture di grande formato il mito sembra trascolorare in favola e, nota la studiosa, una qualche influenza devono averla avuta le rappresentazioni teatrali contemporanee con lo stesso mito di Perseo. L’episodio più diffuso è la liberazione di Andromeda, episodio in cui si manifestano appieno le qualità dell’eroe, in certi casi perfettamente adatte a simboleggiare la forza positiva dei detentori del potere.

 

         J.-M. Demarolle affronta un quadro di Félix Vallotton, Persée tuant le dragon (Musée de Genève), che venne presentato con scandalo al Salon d’automne del 1910; l’occasione consente di osservare anche la produzione mitologica di Vallotton agli inizi del Novecento. L’opera di Vallotton è una coraggiosa una rilettura del mito di Perseo, che rifiuta del tutto i codici figurativi abituali; ma siamo sicuri che si tratti proprio di una "démythification"? e perché vedervi necessariamente una "dérision"?

 

         A. Eissen prende in esame i modi in cui il mito di Teseo viene presentato nella più recente letteratura per l’infanzia in lingua francese e si sofferma così su un corpus di sette opere (anche illustrate) che vanno dal 2001 al 2013. Come sostiene l’autrice, questi viaggi nella “regione” dell’Antichità, più che attraverso la storia, l’etnologia o l’antropologia, avvengono sul piano letterario, attraverso il racconto degli scrittori antichi. Ciò che conta davvero è l’elemento avventuroso, la favola, la meraviglia.

 

         P. A. Colombani si misura col tema dell’eroe (o meglio, del super-eroe) contemporaneo in rapporto con gli eroi antichi; lo spazio dell’analisi è soprattutto quello dei comics e dei videogiochi. L’obiettivo dello studioso non è tanto quello di costruire una rassegna di esempi, quanto quello di individuare delle costanti: prima di tutto, l’obbligo di sottoporsi e superare difficili prove (in particolare con figure di mostri); ma sono motivi comuni anche la contraddittoria identità dell’eroe (spesso “doppia” nei super-eroi), come anche lo speciale legame con una città (che diventa oggetto di speciale protezione).

 

         Il livello dei saggi è generalmente più che apprezzabile, tuttavia alcuni di essi destano perplessità ogni qual volta l’analisi delle immagini lasci il posto a una sovrainterpretazione e a letture simboliche basate su congetture, più che su stringenti riscontri. E’ in particolare l’ambito della Francia moderna (e contemporanea) ad essere oggetto d’attenzione: in questo modo il campo d’indagine è più limitato, ma, in compenso, diversi saggi si integrano reciprocamente in modo utile ed efficace.

 

 

 

INDICE

 

Laurence Baurain-Rebillard, Introduction, 5

 

Claude Baurain, Persée à Némée, 17

 

Jean-Pierre Darmon, Persée dans le décor domestique romain, 55

 

Emmanuel Ussel, Persée et Andromède de Piero di Cosimo : entre spécularité du mythe et imaginaire du monstrueux, 74

 

Anne-Élisabeth Spica, Métamorphoses de Persée dans la culture emblématique des XVIe et XVIIe siècles, 91

 

Daniela Gallo, Persée dans la sculpture européenne du XVIIIe siècle, 115

 

Jeanne-Marie Demarolle, Persée, Andromède et Félix Vallotton : le mythe de Persée revisité, 147

 

Karin Mackowiak, Errances entre Thèbes et Athènes : la réception du mythe de fondation de Cadmos à l’époque classique, 165

 

Harvey A. Shapiro, La famille de Thésée : le héros comme fils, mari et père, 193

 

Laurence Baurain-Rebillard, Thésée, le rapt d’Hélène et Hellanicos : les origines politiques d’une réprobation morale, 213

 

Martin Galinier, De l’usage de Thésée à Rome : exemples, contextes et intentions, 233

 

Céline Bohnert, Thésée sur la scène lyrique (1675) : une mythologie d’opéra, 265

 

Judith le Blanc, Les héros grecs dans les tragédies lullystes et leurs avatars parodiques : les intermittences de l’héroïsme, 297

 

Pascal-François Bertrand, Louis XV, Thésée et Vanloo, 331

 

Ariane Eissen, Quand Thésée devient héros pour la jeunesse, 349

 

Paul-Antoine Colombani, Évolutions intermédiales des représentations contemporaines du héros grec, 365.