Treiber, Daniel: Frank Lloyd Wright, 21,5x24 cm, 240 pages, ISBN : 9782754102216, 39 euros
(Hazan, Paris 2008)
 
Compte rendu par Marco Iuliano, Università degli Studi di Napoli Federico II
(miulian@unina.it)

 
Nombre de mots : 735 mots
Publié en ligne le 2009-04-10
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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     Il volume è la riedizione, riveduta e corretta, del testo pubblicato per la prima volta nel 1985: analizza la produzione, varia ed articolata, di uno dei maestri dell’architettura del XX secolo, Frank Lloyd Wright (1867-1959), autore di cinquecento opere nella sua lunghissima e prolifica carriera professionale.

     Caratterizzato da uno stile agile, non eccessivamente specialistico, questo libro è diviso in cinque capitoli (due in più rispetto all’edizione originale): 1. Une nouvelle maison; 2. Riguer formelle et invention; 3. De l’amour du lieu à la ville diffuse; 4.Japon, japonismes; 5. Images et filigranes.

 

     Seguendo il filo logico di Treiber - che già nell’introduzione rende chiara la sua distanza dall’etichetta di organico che, come ogni etichetta, non rende giustizia alla complessità di una tale opera - va considerato il contesto entro il quale Wright si è mosso, dalle letture giovanili di Viollet-Le-Duc al pragmatismo del maestro Louis Sullivan e, più in generale, della Scuola di Chicago. Per questo motivo la prima parte del testo è incentrata sugli esordi di Wright e sul suo passaggio nello studio della cittadina che in quegli anni stava assumendo la fisionomia della metropoli.

 

     La Charnley-Persky House, la casa monofamiliare progettata per lo studio di Adler e Sullivan nel 1892 a Chicago, deve averlo profondamente segnato se, come è noto, a cavallo tra  Ottocento e Novecento lo stesso architetto annota su di una fotografia dell’edificio: “this is the first example where the plan brick wall mass is used as an ornament”. Il mattone ritorna nelle prime celebri Prairie Houses, le dimore private che gli diedero notorietà, analizzate nelle loro caratteristiche peculiari sia nel primo capitolo sia, in parte, nel secondo, in bilico tra rigore formale e creatività. Sono analizzati anche altri progetti, come lo Yahara Boat Club a Madison (1902), che giustamente Treiber colloca nella storia dell’architettura moderna tra il gruppo di edifici privi d’ornamento assimilabili alle opere di Adolf Loos. Il rigore formale, l’ornamento e il “bloc textile”  si alternano ciclicamente nell’opera di Wright ed hanno il medesimo peso specifico in questo libro.

 

     Il terzo capitolo è dedicato in buona parte all’analisi del grande complesso di Taliesin West (edificato in Arizona a partire dal 1937), oggi sede della Frank Lloyd Wright Foundation. Questa struttura, in origine casa invernale di Wright e scuola, seguiva il primo esperimento di  Taliesin nel Wisconsin che, a causa di varie vicissitudini, fu ricostruito per ben tre volte dal 1911. Altre architetture minori completano questa sezione del libro: si possono ricordare i  progetti per la Fondazione Masieri a Venezia e la casa di uno dei figli di Wright, Llewellyn.

 

     Il quarto capitolo affronta il viaggio in Giappone e l’influenza che questo ebbe sul pensiero di architetto. Wright si reca sull’isola nel 1905 per due mesi, scatta diverse fotografie, è suggestionato in maniera notevole dalle stampe giapponesi (cui dedicherà, nel 1912 un volume), progetta il ben noto Imperial Hotel. Gli ultimi due capitoli, sempre caratterizzati da un’apprezzabile forma discorsiva, approfondiscono le più note architetture da Fallingwater nei pressi di Pittsburgh (1935-1939) al complesso per la Johnson Wax a Racine (1936-1939) al Guggenheim di New York (costruito tra il 1956 ed il 1959, ma progettato in precedenza).

 

     Ben concepito dal punto di vista editoriale, questo libro si presenta con un apparato iconografico ricco, per certi versi inconsueto, frutto di una ricerca condotta anche presso le diverse fondazioni dedicate all’architetto. Molte delle splendide prospettive a matita che integrano le dense descrizioni, sono intelligentemente alternate a fotografie d’epoca e contemporanee, secondo uno schema ben collaudato. A titolo esemplificativo può essere qui ricordata un immagine molto particolare in cui Wright è ritratto su una delle rampe del Guggenheim in costruzione (p. 174): il rapporto spaziale dell’edificio con l’uomo è reso in maniera inequivocabile, come il grado di innovazione portato dal Museo nel panorama architettonico del secondo dopoguerra.

 

     Forse un appunto va mosso alle piante degli edifici, sempre di grande interesse per la comprensione delle architetture ma pubblicate in numero assai ridotto (tra l’altro, Wright indicava con precisione nei suoi disegni la successione degli ambienti, denominandoli e rendendoli comprensibilissimi nella successione degli spazi; cfr. la pianta del 1911 di Taliesin, a p. 38).

 

     Il pregio principale del volume sta nel tentativo di rileggere differenti stagioni e rapporti dell’opera dell’architetto che, non si può che essere d’accordo con Treiber, «nous fait voir la modernité architecturale dans une sorte de beauté native, et pourtant cette modernité est encore la nôtre, au moins pour une part».

 

     Il libro si chiude con alcuni utili apparati: la biografia con le opere significative, una selezione bibliografica con i principali scritti di Wright e su Wright, un indice dei nomi e dei luoghi.

 

Daniel Treiber è professore di Storia dell’Architettura presso l’Università di Lille.