AA.VV.: Franek, Christiane - Lamm, Susanne - Neuhauser, Tina - Porod, Barbara - Zöhrer, Katja (Hrsg.), Thiasos. Festschrift für Erwin Pochmarski zum 65. Geburtstag (Veröffentlichungen des Instituts für Archäologie der Karl-Franzens-Universität Graz 10)
ISBN 978-3-85161-001-7. 1176 S., zahlr. Farb- und S/W-Abb., 29,7 x 21 cm, kartoniert. 129 Euro.
(Phoibos Verlag, Wien 2008)
 
Compte rendu par Maurizio Buora, Società friulana di archeologia
(mbuora@libero.it)

 
Nombre de mots : 3584 mots
Publié en ligne le 2009-06-15
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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           Non è facile dar conto di questo enorme volume (1176 pagine). Esso costituisce una rassegna amplissima, prevalentemente nei temi di cui si è occupato nel corso degli anni Erwin Pochmarski, ma rivela anche i collegamenti che la scuola austriaca (di Graz) ha nel mondo internazionale dell’archeologia.


          La miscellanea si compone di 96 saggi di 104 autori, che spaziano da Oslo a Wellington, dall’età del bronzo alla storia degli studi, pur avendo naturalmente il focus nell’arte classica e nell’area che va dal Norico all’Asia Minore: per ragioni di spazio e di interesse personale ci soffermeremo solo sulle linee generali e su alcuni contributi in particolare. La provenienza degli autori costituisce una sorta di concentrato della ricerca archeologica attuale. Infatti i contributori appartengono a 20 stati diversi: ovviamente la maggior parte (50 su 104) vengono dall’Austria e di essi quasi una metà da Graz, luogo abituale  di lavoro del festeggiato. Ma 16 sono tedeschi, 11 ungheresi, quattro italiani e tre sloveni. Seguono altre nazionalità, tra cui  alcune  non proprio comuni, come  la Norvegia, l’Ucraina, il Kossovo, l’Albania. 

          Pochi gli errori di stampa: ad es. Heliopolitanos (in un titolo!),  a p. 274 la località Preturi (il nome esatto è Preturo) è posta in relazione con Aquileia e non con L’Aquila, ove effettivamente si trova. Kunshistorisches a p. 497 e pochi altri casi, specialmente per quanto riguarda la grafia dei nomi italiani.

          Per comodità del lettore gli articoli sono elencati qui sotto a grandi linee per argomento.

          La prima parte, dedicata alla “Skulpturenforschung”, è la più ricca  e comprende circa un terzo di tutti i contributi. Vi sono saggi di iconografia (Christof studia secondo i criteri della “Stilanalyse” una ben nota testa tardotolemaica di Milano, Donderer tratta il noto fenomeno della rappresentazione di privati su monumenti funerari in veste di dei ed eroi per presentare  il caso di schiavi raffigurati come dei in Germania, Italia e Grecia, morti in giovanissima età), analisi di falsi (Ahrens et al. su un sarcofago che da Roma avrebbe raggiunto Oslo e poi la Nuova Zelanda.) o di rilievi rubati (Aigner sull’ immagine di Ercole sottratta all’oasi di Charga). Notevole spazio è dedicato ai sarcofagi. Se ne discute l’origine in ambito locale (Ciliberto, per Aquileia, che fa propria l’ipotesi, non da tutti condivisa, che il recinto degli Statii sia di età giulio-claudia), si presenta una rassegna regionale (la dozzina di sarcofagi dalla Dardania editi da Dobruna-Salihu meriterebbe una completa documentazione fotografica) o si trattano particolari temi (come i sarcofagi del Nordafrica con la rappresentazione delle stagioni o il riuso medievale). Compaiono altri monumenti funerari, quali le stele (ad es. di Poetovio)  o i cippi dalmatini. Il saggio su questi ultimi completa tutta una serie di analisi che sono state pubblicate gli scorsi anni relativamente alle particolarità della scultura della costa dalmata. Forse in certe classi di materiale sarebbe opportuno talora gettare lo sguardo anche sulla costa italiana che sempre ebbe rapporti con l’area prospiciente.

          Due contributi si occupano di rilievi policromi: una lastra severiana con dextrarum iunctio dalla catacomba di S. Panfilo a Roma e un curioso busto in gesso colorato che raffigura l’Hermes di Prassitele con i colori che al momento del rinvenimento furono visti sull’originale.

          Bernard Andreae interviene sul praetorium speluncae, e, citando Goethe,  passa in rassegna alcune recenti opinioni sul gruppo del Laocoonte di Sperlonga.

          Un buon numero di studi tratta singoli rilievi, come ad es. i due ritratti imperiali (da collezione?) e il frammento di sarcofago, dalla città di Roma,  conservati a Maastricht. Troviamo analisi di sculture da Cirene, a Butrinto, dalla Provenza, da Cipro, Efeso, Delfi oltre che dalla Pannonia e da vari musei (Berlino, Genova, Milano). Emerge dunque in questa parte della miscellanea un interesse specifico per l’arte provinciale o meglio per la “Grabplastik” di cui tanto si è occupato lo studioso cui è dedicata la miscellanea. Oltre alle importanti e dotte dissertazioni su vari aspetti dei ritratti o dell’iconografia, si segnala un curioso contributo di Mirjana Sanader che partendo da due rilievi dalmati che raffigurano giochi con la palla – ma l’analisi iconografica è solo un pretesto per un tema più ampio - si  domanda se i Romani abbiano giocato a  calcio o abbiano avuto qualche attività sportiva simile ad esso, dandosi risposta negativa.

 

S. Ahrens, A. Pomeroy, J. Deuling, The sarcophagus of Albius Graptus in Wellington (31-38)

H. Aigner, Ein geraubtes “Herakles-Relief” aus dem oberen Nadura-Tempel der Oase Charga (39-42)

A. Ambrogi, Polychrome Lastra mit dextrarum iunctio – Darstellung in der Catacomba di S. panfilo in Rom (43-56)

B. Andreae, “Einer neuen Wahrheit ist nichts schädlicher als ein alten Irrtum”. Noch einmal zum Praetorum Speluncae (57-64)

E. Christof, Das spätptolemäische Königsbildnis in Mailand “ Inv. E 0.9.4075” (109-116)

F. Ciliberto, Die Anfänge der Sarkophagproduktion Aquilejas. Kritische Beobachtungen (117-124)

B. Djurić, Early Stelae from Poetovio and the Marble Studies (159-166)

E. Dobruna-Salihu, Kaiserzeitlicher reliefgeschmückte Sarkophage aus Dardanien (167-184)

M. Donderer, Bildliche Darstellungn von Sklaven im Götterkostüm? Die consecratio in formam deorum auf Abwegen (185-196)

P. Dyczec, Unde et quando cippi dalmatini dardanique initium ceperint (197-210)

E. Fabbricotti, New Finds from a Roman Tomb in Cyrenaica. The Portraits (219-228)

V. Gaggadis-Robin, Ein römisches Grabrelief aus Butrothum (Butrint) (273-276)

U.-W.Gans, Ein Familienrelief am Mausoleum von Saint-Julien-lès-Martigues (277- 290)

B. Hebert, U. Steinklauber, In Privatbesitz – dreimal antike Plastik in steirischen Burgen und Schlössern (379-384)

G. Koch, Ein Jahreszeiten-Sarkophag aus Nordafrika (457-466)

G. Koiner, Die Grabstele des Stasis aus Marion. Eine attische Webkante in Zypern (467-478)

A. Kossatz-Deismann, Orest in Delphi (479-494)

J. Kraschnitzer, Kliometherthal Euer Urpokal – Erato oder Terpsichore? (503-506)

K. Kuzmova, Torques-Darstellungen auf den römischen Grabsteinen Nordpannoniens (545-552)

O.T. Láng, A Newly Discovered Statue of Jupiter from Aquincum (567-578)

St. Lehmann, Der Kopf einer hellenistische Athletenstatue in Olympia (579-590)

Th. Lorenz, Pseudopolykleitos (613-616)

F. Müller, Die Statue eines Kybelespriesters aus Caesarea Mauretania und die Ausbreitung des Kybelekultes im römischen Nordafrika (661-668)

U. Muss, Pothnia Theron im Artemision von Ephesos (669-676)

St. Oemke, Ein unverhofftes Liebespaar. Zur Berliner Priapos/Mänadegruppe (707-724)

T. Panhuysen, Zwei Kaiserporträts und ein Sarkophag. Römische Außenseiter in Maastricht (735-748)

A. Pastorino, Der Torso eines Satyrs im “Museo dell’Accademia Ligustina di Belle Arti” in Genua (749-754)

E. Ruprechtsberger, Reliefmedaillon mit Kaiserporträt (817-834)

M. Sanader, Über zwei römische Grabstelen aus der römischen Provinz Dalmatien, auf denen ein Ball dargestellt ist (835-842)

P. Scherrer, Agrippina minor als Concordia? Bemerkungen zu den imperialen Reliefs am Sebasteion von Aphrodisias (873-884)

G. Schick, Augustus als PRAESENS DIVUS oder doch der DIVUS Agrippa? Vaterschaftsfragen und ein gaditischer Dupond für Gaius und Lucius Caesar (885- 904)

G. Schwarz, Eine rätselhafte Frau. Zur Ikonographie von “Hektors Lösung” auf attischen Sarkophagen (911-920)

I. Skupińska-Lǿvset, Four Sculptures with the Provenience Caesarea Maritima in Oslo (921-932)

A. Starac, Volume, stilus, codex ansatus. Exemples from Istria (933-944)

A. Steinegger, Mädchen mit Spiegel sucht Jüngling mit Schriftrolle. Eine etwas andere Vermisstenanzeige (945-950)

V. Strocka, Das verkannte Weihrelief des Neoptolemos (1005-1016)

E. Tóth, Ein wiederverwendeter römischer Sarkophag aus Székesfehérvár (1073-1080)

M. Verzàr-Bass, Icarusdarstellungen aus Flavia Solva und das Problem der Vorbilder (1081-1094)

E. Walde, Schöne Männer. Die Körperkunst der Kouroi (1115-1128)

M. Weiß, Das Mithrasbild aus der Villa Altieri, Rom. Vergleich und Deutung (1147-1160)

W. Wohlmayr, Zur sog. Sempronier-Stele im “Savaria Múzeum” (1161-1173)

 

Artigianato artistico

 

 

          Un gruppo di altri studi  è dedicato all’artigianato artistico. Alcuni sono molto puntuali (es. il saggio di Ardevan) e non permettono di allargare di molto lo sguardo, altri invece investono tematiche più complesse. Si considerano gemme (del periodo protomiceneo e romano), coroplastica (di area magnogreca e provinciale romana), vasellame dipinto e a rilievi o graffito (dalla Praevalitana e dall’Etruria), mosaico (Virunum), pittura (affresco di Loig e decorazioni parietali a Poetovio) e toreutica (bronzi cretesi del 9-8 sec., recipienti di bronzo da Lussonium, anelli, con riferimento a quelli rappresentati sulle stele funerarie pannoniche, pendenti e parti delle briglie dal museo di Belgrado) nonché un raro recipiente in piombo. Quest’ultimo appare di grande interesse sia per i suoi numerosi paralleli in Germania sia per la raffigurazione di elevata ambizione, ma di resa non alta.  Esso dà comunque un’idea del gusto e dell’oggettistica di cui si circondava l’élite in Pannonia entro la fine del IV sec. Analogamente da un frammento dalla villa di Loig, con la gamba di un secutor, Norbert Heger ricava l’ipotesi che un vano fosse decorato con scene di gladiatori, come nella villa di Mechern (che trae il suo nome dal latino maceriae). Un notissimo mosaico, che fa bella mostra di sé dal 1906 nel Landesmuseum di Klagenfurt, è illustrato per quanto riguarda la scoperta (con documentazione della fine dell’Ottocento), la proprietà e il restauro da Glaser e Pöschl. La nota, che tocca anche la storia degli studi, coinvolge  anche il museo di Aquileia da cui si riteneva di poter ricavare operai specializzati (1932) e  pareri tecnici per la miglior conservazione del manufatto (1963 e 1972).

          Fritz Blakolmer analizza un sigillo leontoide con caccia al cinghiale dalla tomba a tholos protomicenea di Vapheio (pp. 91-102), che sembra presentare caratteri “misti” (p. 98) che ne fanno quasi un ibrido. L’A. suppone una sorta di  dialogo tra artisti minoici e  micenei dipendente da una specie di avvicinamento tra Creta e i centri protomicenei (p. 100).

          Tamas Gesztelyi continua la serie dei suoi studi sulle gemme pannoniche e per questo incrementa un ambito scientifico che negli ultimi anni ha incontrato molti seguaci. Qui egli analizza le gemme, perdute dalle donne di casa durante i lavori domestici e annidatesi nei canali di scolo di Aquincum o rinvenute nelle tombe nel secondo dopoguerra. La nota comprende riferimenti a esemplari molto antichi, ancora di gusto ellenistico e tardorepubblicano, che furono evidentemente portati molto a lungo o importate in Pannonia forse da alcuni dei primi coloni provenienti dall’Italia. Deriva dai rapporti con Aquileia ad es. una gemma dell’officina del “maestro del cane da caccia”, là attivo nel II sec. d. C. Interessante anche il tentativo di individuare alcuni portatori di questi oggetti di antiquariato che alcuni vollero con sé nella tomba.

          Radu Ardevan si occupa poi di un gryllos in terracotta da Gherla (Dacia) (pp. 65-68). Esso, di alta qualità e di produzione  locale, è  di ignota funzione. Ute Kurz si chiede il significato delle raffigurazioni di frutta e focacce votive nella coroplastica  di Siris Eraclea, con un ampio excursus sulle diverse qualità di vegetali e sulle loro proprietà curative, gastronomiche e simboliche. Interessante anche il contributo sugli arcieri cretesi, famosissimo in antico. Mentre le altre città greche sembrano aver presto abbandonato l’uso di quest’arma, Creta scelse una propria strada, come attesta la toreutica del IX e VIII sec. a.C. Accanto a questi si sviluppano altri tipi di parti dell’armamento e di carri che gli oggetti in bronzo riproducono.

 

R. Ardevan, Ein Gryllos aus gebrannten Ton aus Gherla (Dakien) (65-68)

F. Blakolmer, Zum Lentoidsiegel mit Keilerjagd aus dem frühmykenischen Tholosgrab von Vapheio (91-102)

A. Facsády, Earrings on Stone Monuments of Pannonia (229-254)

F. Fazekas, A. Szabó, Ausgewählte Bronzegefäße aus dem Kastell von Lussonium (243-254)

T. Gesztelyi, Die Gemmenfunde von Aquincum (299-326)

F. Glaser, G. Pöschl, Das Dionysosmosaik in Virunum. Entdeckung, Besitz und Restaurierung (327-342)

N. Heger, EX UNGUE LEONEM PINGERE – Zu einem Freskenrest aus Loig (384-388)

G. Hoxha, Zwei altchristlichen Gebetschalen mit biblischen Szenen aus der Provinz Praevalis (389-400)

U. Kurz, Früchte und Opferkuchen in der Koroplastik des Demeter-und Kore/Persephonekultes von Herakleia/Policoro (513-536)

M. Nagy, A Lead Tank from Late Roman Pannonia (677-684)

M. Poulkou, Mänade bei der Körperpflege. Eine Schale in Gravisca (773-780)

D. Ratkovic, Wagon and Harness Bronzes from the Roman Collection of the national Museum in Belgrade (793-816)

K. Tausend, Frühe kretische Krieger. Bemerkungen zu den Kriegerdarstellungen auf kretischen Bronzen des 9./8. Jhs. v. Chr. (1017-1032)

M. Vomer Gojković, Römische Wandmalereien aus einem Haus in der Gubceva ulica in Ptuj/Poetovio (1095-1114)

 

Rinvenimenti archeologici

 

           Nei saggi dedicati all’analisi dei rinvenimenti archeologici si distinguono tre gruppi, dedicati rispettivamente agli usi funerari (con l’inclusione di alcuni resti monumentali), al materiale e alle indagini topografiche, incluse quelle che riguardano ville rustiche.  Per queste ultime i vari autori dedicano una cura particolare alla ricostruzione delle vicende che in epoca moderna hanno interessato i vari complessi e hanno portato alla loro attuale interpretazione.

         Wolfgang Artner e Federico Bellitti pubblicano  i rinvenimenti della media età del bronzo dalla villa romana II di Grafedorf, indagata dal 1998 al 2005 nell’ambito di un progetto di cui era a capo lo stesso Pochmarski (pp. 69-82). Ben tre contributi analizzano la pratica di inumazioni secondarie entro tumuli dell’area pannonica. Ormai è da anni assodato che aree a speciale vocazione funeraria – come appunto i tumuli di per sé evidenti e forse circondati di rispetto – mantennero questa funzione per moltissimo tempo, anche ben oltre il periodo in cui furono eretti. Tuttavia una analisi puntuale di alcune situazioni offre appigli cronologici che possono valere anche per altre zone. Di particolare interesse le indagini paleoantropologiche nel tumulo n. 1 di Kemensszentpéter che rientrano nella buona tradizione ungherese in questo campo. Il censimento di parti di monumenti funerari con incavo nella parte superiore fa ipotizzare a Ditsch che anche in Germania fosse relativamente diffusa la pratica di accogliere le ceneri entro i monumenti funerari.

         Per il materiale ricordiamo un piccolo saggio sull’instrumentum, relativo ai graffiti su ceramica. Tratta un tema di particolare attualità il lavoro di Verena Gassner sulla ceramica “boica” che si pone la questione dell’attribuzione “etnica” della cultura materiale. La funzione che nella prima metà del Novecento ebbero i Germani per l’antichistica di matrice tedesca fu svolta dai Celti in ambito austriaco, ma a detta della studiosa le testimonianze databili dell’onomastica, della “moda”  e tipi ceramici attribuiti ai Boi sono posteriori di almeno 70-100 anni alla loro scomparsa.

        Porta nuovo vino nei vecchi otri R. Kastler narrando le vicende degli scavi della villa di Loig nel periodo napoleonico, quando il territorio di Salisburgo fu annesso al regno di Baviera. Recenti (2004) indagini hanno dimostrato che la villa con il suo fronte di circa 250 era la maggiore del Norico (p. 403). Essa, nonostante gli splendidi mosaici, non è nota al grande pubblico, per cui è stato predisposto un progetto divulgativo per le ricostruzioni tridimensionali ricavabili dagli scavi dal 1815 in poi. Simili gli interventi di Sylvia Palágy e Katia Zöhrer che si avvalgono anche del recupero di notizie d’archivio.

        Documenti di straordinario interesse vengono da una zona della Germania inferior nei pressi di Colonia per quanto riguarda il III secolo. In mancanza di  fonti scritte, lo studio della circolazione monetaria che risulta carente specialmente tra 259 e 260 e 274 e 275, l’assenza di pollini di prodotti dell’agricoltura, l’abbandono di molte ville e per contro la costruzione di alcuni burgi e l’assenza di dati dendrocronologici del tardo III secolo, che significa l’assenza di attività edilizia, ma soprattutto i contenuti dei numerosi pozzi indagati costituiscono fonti archeologiche di primario interesse.

         Alcuni studi, come quelli sul santuario di Jupiter Heliopolitanus di Carnuntum o sul teatro di Savaria, poiché rientrano tanto nei rinvenimenti archeologici (di cui danno ampia relazione) quanto nell’ambito propriamente monumentale.

         Di grande interesse, per quanto riguarda la topografia, le tracce di centuriazione nella valle di Laßnitz  (Stiria occidentale) e le osservazioni sull’antica Chersonesus Taurica con gli ultimi dati di un progetto ucraino-polacco per la conoscenza della città.

 

W. Artner, F. Belitti, Die bronzezeitlichen Funde aus dem Bereich der römischen Villa II von Grafendorf bei Hartberg (69-82)

O. Czirze, Sekundärbestattungen in den Hügelgräbern der späten Kaiserzeit und der frühen Arpadenzeit im Komitat Veszprém (Ungarn) (125-146)

St. Ditsch, Gehöhlte Grabdenkmalfragmente aus der Pfalz. Überlegungen zum Zusammenhang zwischen Grabmonument und Bestattung (147-158)

G. Fuchs, Spuren der römischen Landvermessung im Laßnitztal (Weststeiermark, Österreich) (255-272)

V. Gassner, “Boische” Keramik und “boischen” Grabstelen – zur Problematik ethnischer Zuweisungen in der Interpretation der materiellen Kultur in den römischen Provinzen ((291-298)

R. Kastler, Neue Wein in alte Schläuche (401-420)

S. Palágy, Einige Angaben zu den Gebäuden von Kékkút (Pannonia) (725-734)

T. Kaszab-Olschewschy, Das 3. nachchristliche Jahrhundert im Hambacher Forst (421-430)

E. Klenina, Some Remarks on the Topography of the Ancient Chersonenus Taurica (445-456)

E. Krenn, Das norisch-pannonische Hügelgräberfeld von Rothleiten, OG und KG St. Johann i.d. Haide, Grabung 2005 (507-512)

S. Lamm, “Dieser Teller gehört…” Ein instrumentum domesticum aus Grünau und Tellerinschriften in der Steiermark (553-558)

F. Lang, D. Knauseder, Überlegungen zum sogennanten Handwerkerviertel von Iuvavum/Salzburg (559-566)

U. Lohner-Urban, Der Tempelbezirk des Juppiter Heliopolitanus in Carnuntum – Ein Vorbericht (605-612)

M. Merczi, Sekundärbestattungen im frührömischen Hügel Nr. 1 von Kemenes-szentéter-Dombi Flur. Eine anthropologische Auswertung der Skelettfunde (639-648)

T. Neuhauser, Das römisches Theater von Savaria (699-706)

K. Zöhrer, Römische Siedlungsreste im Bereich von Thannhausen, Oststeiermark (1173-1176)

 

Architettura 


          I pochi articoli sono per lo più dedicati a emergenze dell’Asia Minore, con l’eccezione di un discorso complessivo sulle edicole funerarie di Poetovio. Per quanto riguarda i templi micrasiatici di grandi dimensioni costruiti sotto i Seleucidi T. Mattern ipotizza un intento preciso che sulla base del testo nel libro XVIII di Diodoro sembra si possa far risalire alla mania di grandezza di  Alessandro Magno e alla precisa volontà dei Seleucidi stessi di apparire come suoi (degni) successori. Di grande interesse il tentativo di interpretazione di alcuni vani della terza fase (metà del II sec. d. C.) dell’edificio abitato da C. Flavius Furius Aptus a Efeso, sacerdote di Dioniso, con elementi fondamentali del culto dionisiaco, per la consumazione dei cibi, la presenza di luoghi allusivi a grotte etc.

 

 

A. Bammer, Der Baldachin und das “Foundation Deposit” im Artemision von Ephesos (83-90)

T. Mattern, Ein Vermächtnis Alexanders des Großen? Antiochos IV. und drei monumentale hellenistische Tempel (617-626)

A. Maver, Funerary Aediculae in Poetovio and Her Ager (627-638)

H. Thür, Zum Stadtpalast des Dionysospriesters C. Flavius Furius Aptus im Hanghaus 2 in Ephesos (1057-1072)


Storia 


          Questa parte riguarda, come è naturale, in massima parte il Norico e le province contermini. Punti forti sono la sintesi di Graßl sulle nuove teorie che anticipano la creazione della provincia del Norico all’età tiberiana e l’ampio articolo dello Strobel sull’inclusione del Norico e  della Pannonia nell’impero romano. La prospettiva è veramente interessante anche se effettivamente si basa più su una nuova interpretazione che su nuovi documenti. Dove sono finiti i Celti dopo la conquista romana? Jan Bouzek persuasivamente opina che i Celti nelle province siano stati assimilati nella popolazione romana mentre a nord, al di fuori dell’impero, potrebebro essersi uniti ai Germani. Gernot Piccottini  da modestissimi frammenti ricostruisce un’iscrizione funeraria dei Barbii con la tecnica della scrittura “a risparmio”, ribadendo  lo stretto legame del centro sul Magdalensberg  con Aquileia. Il testo così recuperato pone un grave problema: perché mai sarebbe stato rotto e gettato via anziché collocato in un recinto funerario? Tra le risposte possibili Piccottini ritiene che i committenti possano essere rientrati nella loro città di origine (=Aquileia?).

        Il Wedenig riesamina  le datazioni proposte a metà degli anni sessanta dal Garbsch di monumenti iscritti, su cui egli si appoggiava per datare l’utilizzo di elementi del vestiario, fibule etc. Alle osservazioni, molto opportune, si sarebbe potuto aggiungere anche un “coté” archeologico, con l’indicazione delle diverse cronologie oggi accolte per alcuni tipi di fibule.

        Weber illustra un testo, emigrato nel tempo dall’Austria all’Ungheria, ancora problematico per una seconda iscrizione aggiunta alla prima.

        Intorno al concetto di “identità” ruota  il contributo di Markus Handy, che  analizza i cinque fattori che a parer suo avrebbero contribuito al sorgere del concetto di coscienza regionale tra i militari  dell’ area danubiana nell’età dei Severi. I nomi di molti reparti hanno spesso una origine geografica, ma non sappiamo se la definizione di Illyricus, Illyriciani abbia a sua volta prodotto qualche barlume di consapevolezza e di identità tra i militari di origine danubiana, benché sussistessero le condizioni per questo.



J. Bouzek, Das Ende der mitteleuropäischen Kelten: Was ist von ihnen geblieben? (103-108)

C. Englhofer, Das Priestertum des Poseidon auf Kalaureia (211-218)

H. Graßl, Der Prozess der Provinzialisierung im Ostalpen- und Donauraum im Bild der neueren Forschung (343-348)

M. Handy, Die Severer und das Aufkommen eines regionalen Bewusstseins am Donaulimes (365-378)

P. Kovács, Christian Epigraphy in Pannonia (495-501)

M. Lehner, Die Römer in Leoben (591-604)

R. Kurzmann, Prata, Territorium & Co – Römische Militärterritorien und ihre Bezeichnungen (537-544)

E. Nemeth, Taktik und Strategie in der militärischen Zusammenarbeit zwischen den römischen provinzen Dakien und Pannonien (685-698)

G. Piccottini, Munusculum epigraphicum Carinthiacum (755-766)

U. Schachinger, Der römerzeitliche Geldverkehr im norisch-pannonischen Grenzgebiet (843-872)

K. Strobel, Der Alpenkrieg und die Gliederung Noricums und Raetiens in die römische Herrschaft (967-1004)

S. Tausend, Der “schwarze Tod” vor Troia? Apollon Smintheus und die Yersinia pestis (1033-1044)

R. Wedenig, Die norisch-pannonische Tracht im epigraphischen Kontext. Zur Datierung der beschrifteten Grabsteine bei J. Garbsch (1135-1146)

 

Storia degli studi 


          In questo gruppo si possono inserire contributi che riguardano eruditi sei-settecenteschi, echi della tradizione classica nella storia dell’arte moderna ed episodi particolari. Una gustosa polemica sull’autenticità di alcuni pezzi con definizioni molto spinte (“Narr” ovvero pazzo) tra Froehner e Furtwängler è illustrata dallo Schidlofski sulla base di una lettera del 1902. Kurt Gschwantler aggiorna le redazioni ottocentesche di viaggio con il resoconto di una  escursione  da lui condotta alla ricerca della grotta di Pan sul Parnaso. Si tratta del secondo e  recente tentativo dopo quello, fallito, da lui effettuato  insieme a Erwin Pochmarski nel 1966; la narrazione, talora ispirata nella descrizione “dionisiaca” della natura, registra le modifiche intercorse nel paesaggio anche in anni recenti. Si parte ancora da un viaggio ottocentesco nell’amplissimo contributo di Felix Teichner. La descrizione di rovine e resti romani tramandata dal barone di Maltzahn fu alla base di fortunate campagne di scavo all’inizio del Novecento, continuate negli anni settanta dall’ufficio di Lisbona del Deutsches Archaeologisches Institut, di cui in questo articolo si sintetizzano i risultati. Oggi la villa di Milreu è completata in importanti dettagli e la sua vita è riconosciuta dall’età augustea fino al X secolo, quando venne definitivamente distrutta da un terremoto. Hugo Meyer  offre un bell’excursus tra antico e moderno: partendo da un commento del Launitz a due passi di Plutarco su Policleto ricostruisce una complessa vicenda interpretativa e getta un’occhiata sul mondo degli studiosi (in Germania, Italia e Inghilterra) nell’ultimo decennio dell’Ottocento.

          L’attività del parroco stiriano Richard Knabl,  inserita nell’archeologia “positivistica” della metà dell’Ottocento che spingeva colti cittadini  a riunirsi in associazioni  per  finanziare studi e ricerche (Heimatkunde), è ben resa da Johannes Steiner. 

 

K. Gschwantler, Die Grotte des Pan und der Nymphen auf dem Parnes (349-364)

M. J. Klein, Die “Alsatia illustrata” des Straßburger Gelehrten Johann Daniel Schöpflin (1694-1771) und die Erforschung römischer Steindenkmäler des Rheinlandes an den Höfen von Mannheim und Mainz (431-444)

H. Meyer, Polyklet über Fingernägel und Lehm. Zur Rezeptiongeschichte eines Künstlerausspruchs zwischen Horaz, Morelli und Beazley (649-660)

J. Steiner, Instruction und Anleitung zu Ausgrabungen in Steiermark (951-966)

F. Teichner, “Theile einer Badeanstalt im römischen Style”. Zu den Anfängen der provinzialrömischen Forschung im Süden Lusitaniens (1045-1056)

A. Schidlofski, Ein unbekannter Brief von W. Froehner. Beispiel einer “sachlichen” Gelehrtendiskussion (905-910)

E. Weber, Ein Römerstein aus der Steiermarken in Ungarn (1129-1134)


Varia

 

          Infine esulano per argomento dai gruppi sopra elencati due contributi. Il primo ritrova nella così detta “soluzione di Fowler” ovvero una soluzione di arsenato biacido di potassio – in uso in Austria fino al 1981 – la spiegazione scientifica per fenomeni che sarebbero avvenuti presso fonti indiane e sono descritti nel Bacco di Luciano. Il secondo analizza la grande acribia di Pausania nella descrizione di Olimpia.

 

R. Porod, B. Porod, Die Geburt eines Mythos. Zu Lukians prolalia Bacchus (767-772)

M. Pretzler, Pausanias in Olympia (781-792)

 

           In conclusione la miscellanea è veramente una enorme lanx satura offerta dai colleghi a Erwin Pochmarski e come tale avrà bisogno di qualche tempo per essere metabolizzata. Alcuni articoli sono di carattere tradizionale, ma altri sono fortemente innovativi e certo imprimeranno una nuova spinta ad alcuni generi di studi.