Le Foll, Joséphine: L’Atelier de Mantegna. Exposition Musée du Louvre, Paris, 29/09/2008 - 05/01/09. 27x26 cm, 170 illustrations, 140 pages, ISBN 978 2 7541 0305 3, 25 euros
(Hazan / Musée du Louvre, Paris 2008)
 
Compte rendu par Paulina Spiechowicz, École pratique des Hautes Études (Paris)
(paulina.spiechowicz@gmail.com)

 
Nombre de mots : 1749 mots
Publié en ligne le 2009-06-27
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
Lien: http://histara.sorbonne.fr/cr.php?cr=618
 
 

          La monografia nasce come accompagnamento alla mostra dedicata al Mantegna al Louvre (26 settembre 2008 – 5 gennaio 2009). Joséphine Le Foll, specialista del Rinascimento italiano, autrice di una tesi su Paolo Veronese, ripercorre l’integralità dell’opera dell’artista partendo dalla sua gioventù e cercando di abbracciare le sottese sfumature di un pittore che rese Mantova artisticamente celebre all’epoca del Rinascimento.

          Il libro, esente da un taglio critico di stampo accademico, si presenta perlopiù in maniera semplice ma rigorosa. Senza mai scemare nel dettaglio erudito, Le Foll propone una visione ampia del soggetto, atta a essere fruita soprattutto dal grande pubblico. Attraverso una ripartizione tripartita supportata da tre grandi nuclei tematici, l’atelier, i temi e le tecniche, si dipana un percorso retrospettivo sul Mantegna e sul ruolo che egli ha giocato nell’umanesimo dell’Italia settentrionale : l’apprendistato, le prime commissioni, l’ingresso alla corte dei Gonzaga con il passaggio da Padova a Mantova, per terminare con la descrizione del rigore cromatico e la ricerca della prospettiva.

          All’interno di questi tre grandi nuclei tematici, Le Foll accompagna il lettore alla scoperta iniziatica dell’opera e del genio del Mantegna. Si va dal generale al particolare, procedendo in maniera analogica, per mettere in risalto le innumerevoli componenti culturali e artistiche presenti nel Rinascimento del nord italiano, di cui Mantegna fu sicuramente il portavoce più erudito e originale. La narrazione, generalmente composta da un breve testo esplicativo attorno a un termine chiave, viene accostata puntualmente a una o due immagini. Queste sono accompagnate da una spiegazione a margine che si sofferma a grandi linee sulle tematiche portanti del soggetto dipinto, una sorta di nota a piè di pagina addetta ad arricchire la comprensione dell’immagine. Il libro, pertanto, ha come scopo primario quello di introdurre il lettore, generalmente poco esperto in materia artistica, al grande repertorio di immagini classiche presenti nella pittura del Mantegna, mettendo a disposizione gli strumenti di lettura e di interpretazione propri dello storico d’arte.

 

          Le Foll si sofferma sin dal principio sul ruolo fondamentale svolto dal Mantegna nella riscoperta dell’antichità nell’ambito artistico dell’Italia settentrionale. Uomo colto e raffinato, egli si distinse sicuramente per la sua capacità interpretativa del mito classico, così come per l’esigenza – tipica in epoca umanista – di trovare un comune accordo tra il pensiero cristiano e la filosofia degli antichi. Nato nella prima metà del secolo XV, il Mantegna fu indubbiamente uno dei portavoce di quel processo di elevazione del ceto dell’artista nel rango delle arti liberali : « Cette ascension sociale exceptionnelle est l’une des premières manifestations de la métamorphose qui, au cours du XVe siècle, va affecter le statut de l’artiste. […] Or, avec la Renaissance, va s’imposer l’idée que la peinture doit être envisagée comme une activité intellectuelle. […] C’est dans un traité rédigé en 1435, que le Florentin Alberti osa affirmer que “le plus grand travail du peintre, c’est l’histoire”, un terme qui recouvre à la fois le sujet de l’œuvre et la manière de la mettre en images » (p. 7). Influenzato dalle idee di Leon Battista Alberti, con il quale non è documentato se abbia avuto legami diretti, venne certamente affascinato dalle idee di questi in materia di pittura. Lettore dei classici, amante della scultura, con il proprio metodo Mantegna favoriva le linee marcate, i forti contrasti chiaroscurali, le architetture sontuose rielaborate a partire dal testo del Biondo Flavio, allora estremamente attuale.

 

          Il primo capitolo, l’Atelier, accosta la vita dell’artista alla sua opera, soffermandosi sulla formazione giovanile, passando per le due grandi città che maggiormente hanno giovato della sua produzione artistica (Padova e poi Mantova), per infine approdare agli sporadici eppure fondamentali viaggi del Mantegna (Venezia, Ferrara, Verona e Roma). Mantegna, nato nella piccola cittadina d’Isola di Carturo, figlio di un falegname, intraprese ben presto l’apprendistato artistico sotto la guida del maestro Francesco Squarcione, il quale allora attirava innumerevoli giovani artisti per la sua fama di collezionista di reperti antichi : « Ce maître qui s’est lancé sur le tard dans la peinture, après une formation de tailleur, n’a pas laissé de preuves bien tangibile de son talent. Pourtant, c’est un maître que recherchent les élèves – Squarcione se targuera d’en avoir formé plus de 137 – pour le matériel d’étude unique qu’il a amassé dans son atelier » (p. 14).

          Ancora minorenne, Mantegna decide di separarsi dal maestro per aprire la sua propria bottega, tramite la quale poté iniziare a lavorare indipendentemente e prendere le prime commissioni, quali ad esempio la cappella Ovetari, nella chiesa degli Eremitani a Padova. Il periodo trascorso in questa città ha sicuramente rappresentato un momento di grande arricchimento artistico e culturale per il Mantegna. Sono gli anni in cui circolavano per la città Filippo Lippi, Andrea del Castagno, Paolo Uccello e soprattutto Raffaello, il quale vi trascorrerà dieci anni. Sarà particolarmente grazie alla presenza di Raffaello che Mantegna imparerà a inquadrare le figure nello spazio pittorico, uno spazio destinato a diventare luogo abitabile, e non più semplice scena della narrazione visiva: «Dans les reliefs de Donatello, Mantegna découvre le moyen d’instaurer un rapport plus cohérent entre l’espace et les figures qui paraissent “habiter” le lieu qu’elles investissent, mais aussi les ressources d’une approche plus affective » (p. 16). Accanto alle presenze artistiche rinomate nella città, Padova rappresentava al tempo un cenacolo intellettuale estremamente fervido. Città tra le più rinomate per la sua università accanto a Bologna, questa procedette alla riscoperta dell’antico imprimendo alle sue ricerche un forte stampo archeologico : « Elle (Padoue) attire des juristes, des mathématiciens, des philosophes, des humanistes – ceux qui, à la Renaissance, lisaient et écrivaient en latin classique des textes traitant d’histoire, de littérature et de morale » (p. 22). Non stupisce affatto, allora, il grande interesse riservato dal Mantegna per le componenti prettamente statuarie e monumentali del mito classico, componenti che troveranno nella sua pittura un’elaborazione complessa e prettamente innovativa. Non accontentandosi di prendere un solo esempio mitologico e renderlo visibile, l’opera di Mantegna si sviluppa in un accostamento audace di spunti classici differenti, spesso di difficile comprensione anche per lo storico.

 

          Dopo Padova, sarà la città di Mantova la capitale del gusto e dell’opera del pittore padovano. Chiamato alla corte dei Gonzaga, presso i quali lavorò fino alla fine della sua vita, il Mantegna godette di una straordinaria notorietà, tanto che i signori della città gli concessero il titolo onorario di “cittadino mantovano” e di “conte Palatino”. Particolare attenzione, in questa sezione del libro, viene dedicata alla sicuramente più celebre e insigne opera del Mantegna: la camera picta o camera degli sposi : « Déployées sur toutes les surfaces disponibles – ce qui explique sa dénomination de camera picta ou “chambre peinte” – , les fresques illustrent un programme complexe, politique et dynastique, ressuscitant pour la première fois depuis l’Antiquité le principe du décor illusioniste » (p. 32).

          Il capitolo si conclude sui pochi viaggi fatti dal Mantegna. Si tratta di spostamenti sporadici, quattro per la precisione: Ferrara, Verona, Roma e Venezia. Il Mantegna si è sempre distinto per essere stato, al contrario dei suoi contemporanei, un artista sedentario. La corte dei Gonzaga accettava infatti a malincuore di far allontanare il proprio protetto, e le rare occasioni in cui il pittore poté partire furono dovute a proposte che i signori mantovani non potevano assolutamente rifiutare : « Ludovico Gonzague n’acceptera de “prêter” son peintre qu’avec beaucoup de réticence et seulement à ceux auxquels il ne peut pas refuser cette faveur » (p. 40).

 

          Il secondo capitolo della monografia, incentrato sulle tematiche dell’opera del Mantegna, ripercorre i soggetti della sua pittura e degli affreschi, contestualizzandoli nel più vasto discorso rinascimentale della riscoperta del mito classico : « Mantegna a exploré dans sa peinture les deux grands versants de la culture de la Renaissance que sont le sentiment chrétien et le mythe classique » (p. 52). Ancora una volta Le Foll si sofferma a illustrare l’arte del Mantegna partendo dall’assunto della necessità di conciliazione tra la filosofia antica e la religione cristiana. L’importanza della pittura religiosa rimane indubbiamente uno dei capisaldi dell’opera dell’artista. Un altro aspetto sottolineato da Le Foll s’incentra sull’arte del ritratto, arte nella quale il Mantegna si distinse per essere stato tra i primi a utilizzare il profilo a tre quarti : « Aux côtés des tableaux religieux et des thèmes classiques, Mantegna se distingua en tant que portraitiste, à une époque où le genre, d’invention encore récente, commençait à se développer en gagnant le cercle de la bourgeoisie. Là encore, le peintre innova en passant du strict profil, dont le prestige remontait aux médailles et monnaies de l’Antiquité, à la vue de trois quarts, moins graphique et plus volumétrique, c’est-à-dire plus “vivante” » (p. 53). Sebbene i ritratti del Mantegna siano stati apprezzati a più riprese per la loro capacità nel cogliere la similitudine tra il soggetto reale e il soggetto dipinto, i Gonzaga hanno sempre mostrato una certa reticenza verso queste opere, considerandole troppo simili al reale e poco idealizzate. Altro accenno interessante su cui si posa la disquisizione di Le Foll, viene dalla riflessione sull’autoritratto del Mantegna : « À travers cette série d’autoportraits, à laquelle il faut sans doute ajouter le buste en bronze qui orne sa chapelle funéraire et dont il pourrait bien être l’auteur, Mantegna se peint sous le jour d’un homme sévère et grave qui ne sourit jamais et regarde le spectateur, plein de défiance » (p. 88).

 

          Il testo si conclude con una terza parte consacrata alle tecniche utilizzate dal Mantegna. Passando in rassegna l’estrema versatilità del pittore, Le Foll analizzata l’arte del colore e della prospettiva, la grafica e il disegno, la pittura a olio e il tipo di tela utilizzata dall’artista. Nella sua opera ogni dettaglio acquista importanza : l’inquadratura e la composizione in particolare prendono le mosse dallo spazio teorizzato nel De Pictura albertiano, i colori attingono al gusto bizantino ancora ispirato al gotico internazionale, sebbene rivisitato con una maestria ormai rinascimentale : « Il (Alberti) exige que la peinture soit cultivée, férue d’histoire et de littérature – avec une préférence affichée pour les thèmes de l’Antiquité – et en possession de notions scientifiques comme la geométrie, l’optique, l’anatomie… Outre l’usage de la perspective qui permet de construire un espace pictural cohérent, il énonce toute une série de principes qui doivent régir l’élaboration de la représentation comme l’abondance de détails, la variété des mouvements, la recherche de l’émotion à travers les expressions » (p. 98).

 

          Il libro di Le Foll rappresenta sicuramente un buon punto di partenza per intraprendere una lettura del Mantegna che, sebbene a uno stadio elementare, offre gli strumenti e il metodo per un’analisi di comprensione dell’opera del pittore. Comprendente di una breve bibliografia selettiva, il testo permette al lettore inesperto di inoltrarsi nella scoperta dell’arte rinascimentale tramite appigli sicuri, percorso sicuramente rassicurante per un successivo approfondimento.