Di Liddo, Isabella (éd.): La circolazione della scultura lignea barocca nel Mediterraneo. Napoli, la Puglia e la Spagna. Un’indagine comparata sul ruolo delle botteghe: Nicola Salzillo, 16,5 x 24, cartonato con sovraccoperta, p. 480, 20 ill. col., 50,00 €, ISBN: 978-88-8016-897-3
(De Luca Editori d’Arte, Roma 2008)
 
Compte rendu par Giulia Savio, Università degli Studi di Genova
(giulia.savio@unige.it)

 
Nombre de mots : 849 mots
Publié en ligne le 2011-03-28
Citation: Histara les comptes rendus (ISSN 2100-0700).
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          “In realtà questo non è un libro ma dieci libri, tante sono le notizie e le analisi critiche contenute, tanto lo studio affrontato sulla bibliografia esistente, anche la più sparsa e difficile da reperire in Spagna, nonché l’approfondita ricerca inedita negli archivi.” (IX), con queste parole Mimma Pasculli Ferrara sintetizza, nell’introduzione, il monumentale lavoro di ricerca svolto da Isabella di Liddo. Nato da una tesi dottorale, il volume si inserisce all’interno di un più ampio contesto che fa capo al Centro ricerche di storia religiosa in Puglia. Istituzione che ha dato alle stampe innumerevoli e indispensabili contributi relativi all’ambiente artistico e storico del Sud Italia. A questo ricco elenco di opere si aggiunge ora un testo fondamentale: La circolazione della scultura lignea barocca nel Mediterraneo : Napoli, la Puglia e la Spagna; una indagine comparata sul ruolo delle botteghe; Nicola Salzillo della giovane studiosa pugliese di Liddo.

 

          In generale, l’analisi della circolazione della scultura in legno policroma in età barocca tra Napoli, Puglia e Spagna e lo studio di alcuni suoi specifici autori ha evidenziato ancor di più l’intenso scambio di opere d’arte nel Mediterraneo occidentale. Luoghi di scambio e di approdo delle sculture sono stati i porti di Napoli, della Puglia (Gallipoli), di Genova, di Cagliari e della Spagna (Alicante, Valencia, Cartagena e Cadice). Nell’ottica di tali scambi è emerso il ruolo importante di alcune botteghe napoletane tra Sei e Settecento protagoniste nella produzione di manufatti lignei di altissima qualità che venivano inviati in Spagna e in tutto il Regno meridionale (il contesto del fenomeno è ampliamente esposto nel cap. I).

 

          Isabella di Liddo fornisce il lettore di uno strumento indispensabile e completo per la comprensione di un settore della storia dell’arte ancora poco indagato, con un occhio di riguardo alla figura di Nicola Salzillo e di alcune botteghe artigiane dell’epoca, di cui l’autrice fornisce un ricchissimo catalogo ragionato (cap. V). Infatti, proprio alla fine del Seicento si distingue l’operosa bottega dei fratelli Aniello e Michele Perrone con al seguito numerosi apprendisti, tra cui si annoverano Nicola Salzillo, unico scultore della cerchia trasferitosi nella città spagnola di Murcia, dove apre un’importante bottega (dal 1699 al 1727) e Gaetano Patalano (cap. IV).

 

          Diviso in cinque macrocapitoli, il volume si prefigge l’obiettivo di mettere in luce alcuni aspetti e alcuni nodi cruciali relativi alla circolazione della scultura in legno in età barocca tra Napoli e la Spagna focalizzando l’attenzione soprattutto proprio sull’intenso scambio di opere d’arte nel Mediterraneo occidentale. L’autrice ha brillantemente dato corpo a uno studio coerente e organico di temi e argomenti fino a oggi trattati in maniera episodica ancorché approfondita. L’intento è stato quello di costituire un repertorio sistematizzato delle testimonianze scritte e figurative/scultoree. Il tema della scultura lignea barocca costituisce da tempo, com’è noto, oggetto di riflessione scientifica. Numerosi studi, europei e italiani, sono confluiti in mostre internazionali e in un’abbondante letteratura specifica (opportunamente riportata nella ricca bibliografia). Le competenze maturate in questi ultimi anni dall’autrice, dottore di ricerca in Storia dell’arte comparata, civiltà e cultura dei Paesi mediterranei (Università di Bari), sia in Italia sia in lunghi soggiorni di studio e di ricerca in Spagna, hanno consentito la configurazione di un enorme bagaglio di conoscenze e materiali. Muovendo da basi metodologiche strutturate e da originali specificatamente e diversificate prospettive di indagine, Di Liddo è stata capace di operare su realtà geografiche distinte e altamente rappresentative del fenomeno della scultura barocca lignea mediterranea. Nello svolgimento della ricerca l’autrice ha correttamente proceduto secondo un piano concordato che ha previsto le seguenti principali fasi: verifica dello "stato dell’arte", anche prendendo contatti con istituzioni pubbliche, centri e istituti culturali in Italia e all’estero, per garantire la più ampia e documentata raccolta di materiali; individuazione delle linee di ricerca, in aggiunta a quelle già delineate, ancora suscettibili di approfondimenti. Il tutto evidenziando  come solo in pochi casi esista una corrispondenza tra il numero delle testimonianze scritte e figurative censite e la disamina critica delle stesse,  sviluppando un percorso critico sostanzialmente inedito che ha visto legati da reciproci e profittevoli scambi e influenze, da un lato letteratura e ricerca d’archivio, dall’altro l’analisi diretta dei manufatti.

 

 

          A tale, completa e complessa analisi l’autrice ha succeduto un vastissimo apparato documentario in parte inedito, fra cui spicca la trascrizione delle polizze di pagamento inedite e di molti documenti conservati presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli, di cui ben quaranta trascritti con dovizia di particolari e competenza. Proprio tale apparato documentario risulta essere il fulcro del volume, opportunamente indagato nel secondo capitolo e reso disponibile finalmente allo studioso di storia dell’arte moderna ma altresì di storia e cultura. Dall’indagine comparata delle fonti scritte e iconografiche è emerso il ruolo determinante della committenza spagnola: da quella vicereale, nobile ed ecclesiastica, alle confraternite. È apparsa, altresì sempre più l’importanza dell’apporto dato dalle botteghe napoletane allo sviluppo della statuaria lignea del Sei-Settecento in Spagna, sebbene non fu solo un fenomeno di importazione ma di proficuo e reciproco scambio. Da questo studio comparato è quindi anche emersa la figura di Nicola Salzillo e la sua effettiva presenza presso la bottega napoletana di Aniello Perrone dal 1687 al 1697, con gli altri allievi Pietro e Gaetano Patalano.

 

          Il volume si impone, pertanto, nel panorama scientifico di settore come un ausilio indispensabile per lo studio della storia dell’arte scultorea lignea, della museologia (si veda in particolare l’apporto del Museo Salzillo a Murcia, p. 283) e del mercato artistico a essa legato affermando la necessità di rendere noti studi che seppure già in parte affrontati dalla critica precedente, possono schiudersi a nuove e interessantissime prospettive di indagine.